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Conferenza
stampa del Ministro degli Esteri di Cuba Felipe
Pérez Roque, riferita ai mercenari al servizio dell’impero
processati i giorni 3,4,5 e 7 aprile. Città
dell’Avana, 9 aprile 2003.
José L. Ponce (moderatore).- Buongiorno a
tutti i colleghi. Benvenuti a questa
conferenza stampa speciale del Ministro degli Esteri
Felipe Pérez Roque.Sono presenti 82 giornalisti
della stampa internazionale accreditata, in
rappresentanza di 59 mezzi di 22 paesi; è
rappresentata anche tutta la stampa nazionale.
Vi lascio
quindi con il Ministro Felipe Pérez Roque che farà
un intervento speciale e poi potrete fare le domande
che saranno risposte dal ministro.
Felipe Pérez.-
Buongiorno a tutti i corrispondenti della stampa
straniera accreditata nel nostro paese e della
stampa mondiale.
Vi abbiamo
convocato per fornirvi informazione sui processi
giudiziari svoltisi recentemente, sui relativi
precedenti e faremo anche qualche commento su altri
temi d’interesse.
In primo luogo
vorrei stabilire che il governo e il popolo di Cuba
hanno capito molto chiaramente che devono ancora
combattere una dura battaglia per il diritto alla
libera determinazione, per il diritto all’indipendenza.
Il popolo e il
governo di Cuba non dimenticano nemmeno per un
minuto che Cuba deve continuare a difendere l’indipendenza,
il futuro del nostro paese in quanto nazione e la
possibilità di tutti i cittadini del nostro paese
di usufruire di tutti i diritti.
Dopo 40 anni di
ferreo blocco economico, finanziario, commerciale,
di aggressioni, di azioni terroriste, dopo oltre 600
piani di attentati, piani di assassinio contro il
capo dello Stato cubano; dopo decenni d’incoraggiamento
alla sovversione, all’emigrazione illegale, ai
sabotaggi, all’azione di gruppi armati che sono
stati tollerati; dopo tutta questa storia che il
nostro popolo conosce bene e ha dovuto soffrire con
la perdita dei propri figli e con elevate perdite
materiali –soltanto il blocco è costato è
costato a Cuba oltre 70 milioni di dollari--; dopo
tutto ciò, il nostro popolo ha dovuto affrontare l’ossessione
dei governi degli Stati Uniti di fabbricare a Cuba
un’opposizione, di fabbricare a Cuba una quinta
colonna, di incentivare la nascita e il
rafforzamento di gruppi che rispondano ai loro
interessi, con una chiara visione annessionistica,
che un giorno sarebbero incaricati di favorire l’annessione
di Cuba agli Stati Uniti, in un ipotetico scenario
di sconfitta della Rivoluzione Cubana. Questa
è stata la loro ossessione: leggi, finanziamento,
stimolo, lavoro dei servizi speciali a tale scopo.
Tutti i piani, uno
dietro l’altro, sono stati sconfitti dall’unione
del nostro popolo, dall’autorità morale di cui
gode la Rivoluzione cubana tra il popolo, dal fatto
indubitabile che la stragrande maggioranza del
popolo cubano appoggia e difende la Rivoluzione,
dall’indubitabile leadership morale della
direzione storica della Rivoluzione cubana. Si
sono schiantati contro ciò e non sono riusciti a
superare questa resistenza, che ha causato l’ammirazione
del mondo.
Devo citare questo
precedente perché non è possibile analizzare i
recenti avvenimenti a Cuba dimenticando che esiste
ancora un differendo storico: la lotta dei cubani
per il diritto ad essere un paese indipendente, che
ha dovuto affrontare gli appetiti storici degli
Stati Uniti e i piani concreti di annettere Cuba; a
Cuba ancora oggi è gioco questo e per analizzare la
realtà cubana attuale e quanto sta avvenendo nel
nostro paese bisogna considerare questo fattore.
Cuba sa bene che il
diritto internazionale è dalla sua parte, perché
la Carta delle Nazioni Unite riconosce a Cuba il
diritto a scegliere il proprio sistema politico,
riconosce il rispetto all’uguaglianza tra gli
Stati e riconosce il diritto alla libera
determinazione dei popoli. Quindi, il blocco,
l’attività di aggressione e le pressioni su Cuba
cercano di evitare che il nostro popolo eserciti il
proprio diritto alla libera determinazione, crei le
proprie istituzioni, fondi il proprio sistema
politico ed economico come vuole.
Ecco ciò che è in
gioco a Cuba oggi: se un piccolo paese vicino a una
grande potenza possa seguire il proprio cammino.
I patti
internazionali dei diritti umani approvati nelle
Nazioni Unite e di cui si parla tanto in questi
giorni, stabiliscono testualmente che "tutti i
popoli hanno il diritto di libera
determinazione", e noi cubani ci abbiamo dato
questo diritto. Abbiamo approvato una
Costituzione, l’abbiamo emendato, abbiamo leggi,
istituzioni, abbiamo oltre 2000 organizzazioni della
società civile, tra organizzazioni non governative,
istituzioni sindacali e altre, abbiamo il nostro
sistema, le nostre istituzioni; abbiamo scelto il
nostro cammino e ci devono rispettare. Ecco
cos’è in gioco qui: se possiamo o meno
costruire il nostro cammino ed esercitare questo
diritto.
La Carta dell’Organizzazione
di Stati Americani (OSA), dalla quale –come
sappiamo--, Cuba è stata espulsa per le pressioni
del governo degli Stati Uniti, sulla quale la nostra
opinione è stata ripetutamente espressa e dove gli
Stati Uniti esercitano tutto il loro potere,
tuttavia, sancisce: "Ogni Stato ha il diritto
di scegliere senza intromissioni esterne il proprio
sistema politico, economico e sociale, e di
organizzarsi nel modo che ritenga più conveniente,
e ha il dovere di non intervenire negli affari di
altri Stati."
Ciò stabilisce la
Carta dell’OSA, che si ipotizza pietra angolare
dell’organizzazione delle Americhe, allora noi
stiamo lottando a Cuba per questo diritto, contro le
pressioni e contro la rafforzata ostilità di un
nuovo governo negli Stati Uniti che nell’esercizio
del suo potere unilaterale sul mondo ha aumentato
fino a livelli impensabili la sua retorica
aggressiva e la sua ostilità nei confronti di
Cuba.
Quindi, i suddetti
elementi devono essere presi in considerazione.
Sebbene è vero che
ci sono stati più di 40 anni di blocco, di
aggressioni, l’invasione armata; è vero che hanno
incoraggiato l’emigrazione illegale come strumento
contro Cuba; è vero che c’è stata una politica
seguita da 10 amministrazioni statunitensi che Cuba
ha dovuto affrontare e superare. Ma con l’arrivo
dell’amministrazione presieduta da Bush, negli
Stati Uniti c’è stato un balzo nell’ostilità
contro Cuba.
La presenza in
posti chiavi del governo degli Stati Uniti di più
di una ventina di cubani provenienti dai gruppi
estremisti di Miami, la decisione di consegnare la
principale responsabilità nel Dipartimento di Stato
negli affari dell’America Latina, e quindi di
Cuba, nelle mani del signore Otto Reich, hanno
propiziato, insieme al compromesso e al debito di
gratitudine che il presidente Bush aveva già nei
confronti dei gruppi di Miami che l’avevano
appoggiato nella campagna elettorale e avevano avuto
un ruolo chiave nella sua elezione, che si
scatenasse una nuova tappa di accresciuta ostilità
contro Cuba.
Devo dire
chiaramente che noi non incolpiamo il popolo degli
Stati Uniti di questa situazione. Noi
alberghiamo sentimenti di amicizia e di rispetto
verso il popolo degli Stati Uniti, e ne abbiamo dato
prove.
Noi non incolpiamo
la maggioranza dei cubani che risiedono negli Stati
Uniti, che noi non denominiamo "la mafia"
ma comunità di cubani residenti lì, il cui diritto
ad avere dei rapporti con le loro famiglie, a
visitare Cuba noi rispettiamo e difendiamo.
Noi non incolpiamo loro. Noi non incolpiamo
gli ampi settori della società nordamericana, degli
intellettuali, degli imprenditori, che capiscono la
necessità di un cambiamento nella politica verso
Cuba, che appoggiano la normalizzazione dei
rapporti. Noi attribuiamo la colpa di ciò ai
gruppi estremisti di Miami, che sono una minoranza,
e ai settori che all’interno dell’Amministrazione
sono impegnati in una politica di ostilità contro
Cuba.
Non incolpiamo
nemmeno la maggioranza della Camera e del Senato che
hanno dato prove negli ultimi anni della volontà,
della decisione, dell’aspirazione di normalizzare
i rapporti tra i due paesi, di favorire il
commercio, la vendita di medicine, i viaggi dei
cittadini statunitensi a Cuba, e che siano eliminati
gli anacronistici divieti che oggi impediscono loro
di viaggiare a Cuba.
E’ questa la via
che secondo le inchieste, i dati, le pubblicazioni
statunitensi vuole la maggioranza della società
nordamericana? No. E’ stata seguita un’altra
via contro Cuba, una via che ha implicato un
rafforzamento delle misure del blocco –dopo
vedremo alcune delle recenti misure di
inasprimento--; una via di maggiore stimolo, più
grande che mai prima, all’emigrazione illegale, di
maggiore tolleranza.
Devo dire soltanto
che negli ultimi sette mesi ci sono stati sette
sequestri di aerei e di imbarcazioni cubane,
propiziati dalla tolleranza delle autorità
statunitensi, dall’applicazione indiscriminata
della Legge di Aggiustamento cubano, della pratica
consuetudinaria di accogliere gente che realizza
atti terroristi, che fa uso della violenza e delle
armi per arrivare negli stati Uniti, il che dev’essere
punito secondo i Trattati internazionali di cui sono
parte gli Stati Uniti.; e i sequestratori terroristi
di quattro dei casi continuano in libertà e non ci
sono notizie che abbiano iniziato nessun processo
penale con loro. Mi riferisco ai primi quattro
dei suddetti sette casi, da agosto dell’anno
scorso fino ad oggi.
In quattro dei casi
i sequestratori che hanno commesso atti di
terrorismo sono liberi in giro per le strade, a
Miami vive in libertà gente che ha assassinato
persone per dirottare aerei e imbarcazioni verso gli
Stati Uniti. C’è stato un inasprimento in
questo senso a cui mi riferirò dopo.
Con più forza che
mai si finanziano oltre 1200 ore settimanali di
trasmissione radio contro Cuba. E’ stato
indicato alla Sezione di Interessi degli Stati Uniti
all’Avana (SINA) di convertirsi praticamente nello
stato maggiore e quartiere generale della
sovversione interna a Cuba, con un Capo della
suddetta Sezione con un profilo mai visto durante il
quarto di secolo di funzionamento della SINA, in
aperta violazione delle leggi che regolano il
comportamento diplomatico, di aperta intromissione
negli affari interni di Cuba, con un tono e una
condotta che non sono, assolutamente, quelli di un
diplomatico.
L’uso della
valigia diplomatica della SINA si è moltiplicato
per finanziare e fornire mezzi necessari ai gruppi
creati e pagati dal governo degli Stati Uniti
affinché svolgano il lavoro controrivoluzionario a
Cuba. Si è resa più difficile la situazione,
ha aumentato il lavoro sovversivo, la violazione
delle leggi cubana in franca sfida all’istituzionalità
legale di Cuba, a cui ogni rappresentanza
diplomatica deve rispettare durante lo svolgimento
del proprio lavoro nel nostro paese.
Per dare un esempio
di come si prevedeva il lavoro del Capo della SINA,
signor James Cason, a Cuba, vi mostrerò adesso un
frammento delle dichiarazioni che ha fatto alla
televisione di Miami nel mese di dicembre, per
sentire dalle sue stesse parole ciò di cui stiamo
parlando.
Giornalista.- …nuovo
carico, come Capo della SINA, quindi lei ha già
viaggiato, si è incontrato con il cubano semplice,
quello che gira a piedi, con i dissidenti a
Cuba. Si è incontrato anche con i leaders
delle organizzazioni anticastriste dell’esilio?
James Cason.-
Sì, due o tre volte. Ogni volta che viaggio a
Miami mi voglio incontrare e infatti mi incontro con
tutti i gruppi: la Fondazione Nazionale
Cubano-Americana, il Consiglio per la Libertà di
Cuba, gruppi indipendenti e tutti i gruppi che sono
qui, perché io voglio spiegare loro ciò che ho
visto a Cuba, quanto sta avvenendo e voglio anche
ascoltare i loro punti di vista su ciò che stiamo
facendo, per sapere se c’è qualcosa che dobbiamo
fare e non
stiamo facendo. La nostra è una conversazione
molto gentile e uno dei miei messaggi è che l’importante
è che a Cuba esiste un’opposizione, sono isolati,
perseguitati, ma insistono e hanno molto coraggio; l’importante
è che loro si incontrino, si uniscano e centrino la
loro attenzione sull’essenziale, sui diritti che
non hanno e sulle libertà che dovrebbero avere.
Non devono
focalizzare l’attenzione su dei personalismi,
sulle differenze ideologiche; l’importante è che
l’opposizione deve guadagnare spazio, perché
verrà il giorno in cui ci sarà una
transizione. Adesso c’è una transizione ma
un giorno ci sarà una nuova Cuba, e loro devono
partecipare alla formazione e decisione del futuro
di Cuba. Devono quindi guadagnarsi il proprio
spazio, cominciare a discutere cosa bisogna fare in
modo diverso per cambiare Cuba;
quindi,
devono centrare la loro attenzione sull’importante
e non su cose superflue.
Giornalista.-
Lei ha avuto incontri con i dissidenti –non so se
vuole parlare su questo tipo di dettagli--, ma dove
secondo Lei i dissidenti non seguono il cammino
corretto? Che messaggio ha per i dissidenti,
prima di chiederle, se mi permette, un messaggio per
i gruppi anticastristi di Miami. Che messaggio
ha lei per i dissidenti a Cuba, cosa le piacerebbe
dirgli secondo quello che ha visto?
James Cason.-
In primo luogo, il futuro di Cuba…, noi
statunitensi non determineremo il futuro di Cuba,
saranno i cubani che sono dentro e fuori Cuba a
farlo. Dal mio punto di vista loro devono
centrare l’attenzione sull’essenziale, quali
sono i fattori importanti? Non dividersi,
riunirsi e cercare di raggiungere un accordo di 10
punti, ad esempio, su cui siano tutti d’accordo, e
di non parlare di quelle cose su cui non sono d’accordo;
perché nella democrazia, tutti hanno diversi
criteri, realizzano azioni, ma l’importante è che
quello è una dittatura militare dove, se la gente
non si riunisce, non ci saranno molte possibilità
di progredire. Allora concentratevi sull’essenziale
e trovate punti di coincidenza, non di differenze.
Giornalista.-
Continuando il tema dei dissidenti. Una delle
sue priorità `aiutare i dissidenti a Cuba.
Come intende lei aiutare all’opposizione
castrista?
James Cason.-
Come ho detto prima offrendo informazione, appoggio
morale, spirituale, che non sono soli, che il mondo
sa quanto sta avvenendo
all’interno
di Cuba. Una manifestazione di ciò è il
fatto che molti leader come Osvaldo Payá, Vladimiro
Roca, Marta Beatriz Roque, hanno ricevuto premi di
diritti umani europei e di altre parti del mondo,
allora il mondo conosce ciò che succede a Cuba, e
noi siamo là per raccontare loro questa realtà e
aiutarli in tutto il possibile.
Non è vero, come
dice Castro, che stiamo finanziando l’opposizione;
l’opposizione resiste per il fatto che il sistema
è fallito e noi siamo là per offrire loro l’appoggio
del popolo americano e del resto del mondo
democratico in quanto stanno facendo, cioè
reclamando i diritti basici umani che Cuba ha
sottoscritto nella Dichiarazione dei Diritti Umani,
nelle dichiarazioni universali e che non ha adempito
in tutti questi anni.
Felipe Pérez.-
Questo è il signore Cason in dicembre, il suo
compito è quello di unire i gruppi e aiutarli a
creare un programma di 10 punti.
Il signor Cason,
come si vede, viene a Cuba con il compito di creare
un partito unico "dei dissidenti" a Cuba,
quindi, non so perché gli dispiace tanto che i
rivoluzionari cubani abbiano un partito unico per
difendere la Rivoluzione, infatti è proprio ciò
che lui ha cercato di propiziare con i cosiddetti
"dissidenti".
Il suo lavoro vuole
eliminare le differenze interne tra i gruppi
dissidenti, gli scontri interni per motivi di
protagonismo o di soldi, e cercare di creare un
gruppo unito, con i soldi.
Mi sorprende che
non parli dei premi conferiti negli Stati Uniti,
perché proprio l’Istituto Repubblicano
Internazionale, uno dei gruppi che ha ricevuto soldi
dal governo degli Stati uniti, che ha ricevuto
nientemeno che 1 674 462 dollari nel 2002, e
per fare cosa? Per contribuire a creare le
basi d’appoggio internazionale, per fornire loro
aiuto materiale, morale e ideologica agli attivisti
a Cuba, compresa la concessione di premi e
riconoscimenti internazionali; e noi sappiamo come
quest’istituzione e altre negli Stati Uniti hanno
partecipato alla gestione per il conferimento di
premi. Per questo hanno dato loro dei soldi,
somme ogni anno maggiori, hanno organizzato i
viaggi, i premi, le gite, perché abbiamo
informazioni su tutto quanto.
Ecco perché io
sottolineo in vostra presenza l’idea che il signor
Cason segna un momento di approfondimento della
politica di sovversione contro Cuba, aperta,
sfacciata.
Lui dice:
"Ogni volta che posso incontro la Fondazione
Nazionale Cubano americana", coloro che hanno
finanziato la catena di attentati terroristi contro
gli alberghi a Cuba, che causarono la morte a un
turista italiano e ferite a varie decine di turisti
e di lavoratori cubani.
"Incontro loro
ogni volta che posso", con il Consiglio per la
libertà di Cuba, che è la fazione paramilitare
dell’antica Fondazione Cubano Americana; Martín
Pérez, capo dell’apparato paramilitare della
fondazione, organizzatore di molteplici piani di
assassinii del Capo dello Stato cubano, il
presidente Fidel Castro, in eventi internazionali;
che parteciparono all’organizzazione e
finanziamento del tentativo di porre 40 chilogrammi
di esplosivo C-4 nel vertice iberoamericano di
Panama per assassinare il Presidente di Cuba.
"Incontro loro
ogni volta che posso per dargli informazioni, per
scambiare idee; incoraggio loro, dico loro che è
vicino il momento in cui loro e i gruppi interni che
noi appoggiamo, possano finalmente garantire il
godimento dei diritti umani", a tutti quegli
elementi, la maggioranza batistianos, legati alla
repressione e all’assassinio di 20 mila cubani
durante la dittatura di batista.
Quindi, noi
sappiamo molto bene cosa è venuto a fare qui il
signor Cason, quali sono le indicazioni, quali sono
le motivazioni e la sua filiazione. In
conseguenza, noi abbiamo il dovere e il diritto di
difendere l’indipendenza del nostro paese, usando
la legalità stabilita nel nostro paese nell’ambito
stretto del rispetto alle nostre leggi, alla nostra
etica e al nostro senso della vita e delle
convinzioni che ci spingono.
Ciò è avvenuto in
dicembre. Da allora cos’è successo?
Il 27 febbraio 2003, il cubano Adolfo Franco, uno di
quelli più di venti che occupano cariche nel
governo, amministratore per l’America Latina e i
Caraibi nell’USAID, agenzia di Aiuto all’estero
statunitense, un’agenzia del governo degli Stati
uniti, dichiara davanti a un subcomitato di Affari
Esteri della Camera di rappresentanti, che l’USAID
ha investito oltre 20 milioni di dollari –22
milioni di dollari--, dal 1997, per mettere in
pratica la Legge Helms Burton a Cuba.
Dichiara anche che
come parte del compimento della legge sono stati
inviati materiali, propaganda, sono stati consegnati
oltre 7 mila radio prepararti per ascoltare
"Radio Martí", altre azioni.
La stessa USAID ha
dichiarato che i 22 milioni sono una minima parte
dei fondi destinati a Cuba, una minima parte!
Perché la maggior parte dei fondi per la
sovversione non si distribuisce attraverso l’USAID.
La Legge Helms Burton ha un appendice, il n.109, che
indica al governo distribuire mediante questa via i
soldi, ma c’è anche il n.115 che favorisce la
distribuzione dei soldi per vie segrete, dei servizi
speciali. La stessa USAID ha detto che quelli
che distribuisce sono una minima parte, e sono stati
22 milioni dal 1997, secondo quanto ha dichiarato il
suddetto funzionario.
Il 28 febbraio i
Cinque Eroi cubani, ingiustamente incarcerati negli
Stati Uniti quando aiutavano a combattere il
terrorismo, sono inviati ancora a celle di rigore,
da dove non usciranno fino al 2 aprile.
Il 24 marzo l’Ufficio
di Controllo di Attivi Stranieri –l’ufficio del
governo statunitense che sorveglia l’applicazione
del blocco--, emette nuove risoluzioni che
rafforzano ancora il blocco: vengono limitati
molto di più i viaggi dei nordamericani a Cuba; il
piccolo numero di licenze che erano state concesse
perché alcuni studenti, intellettuali e altri,
venissero a Cuba, sono ristrette praticamente fino
all’eliminazione; si eliminano gli scambi nel
settore dell’istruzione; viene limitata in modo
arbitrario non soltanto la possibilità che vengano
qui gli statunitensi ma anche che i cubani vadano
à; praticamente si negano d’ufficio i visti a
giovani, a studenti, a intellettuali, ad atleti e a
scienziati cubani per partecipare a eventi cui sono
stati invitati negli Stati uniti; aumentano invece
le facilità per i viaggi d’approvvigionamento dei
gruppi impegnati nella sovversione interna; si
proibisce agli statunitensi di partecipare a Cuba a
seminari e conferenze organizzate da istituzioni
cubane. Vale a dire, il 24 febbraio si produce
un nuovo inasprimento del blocco che porta alla
schizofrenia le misure relative al medesimo.
Il 26 marzo il
sottosegretario di Stato, signor Colin Powell,
compare davanti al Subcomitato di Assegnazioni del
Senato e annuncia che il budget che presenta
comprende 26 900 000 dollari per le trasmissioni
contro Cuba della Radio e la Televisione
"Martí", a cui si aggiungono i ventidue
milioni già spiegati e che costituisce una
violazione della legalità internazionale, delle
regolamentazioni dell’Unione Internazionale delle
Telecomunicazioni; che è stato riconosciuto un
finanziamento a una emittente che viola il nostro
spazio radioelettronico con oltre 1200 ore
settimanali di trasmissioni verso Cuba,
incoraggiando la sovversione interna, i piani di
sabotaggio, la diserzione, l’emigrazione illegale,
perché proprio questo è il compito di queste
emittenti che diffondono menzogne contro Cuba.
Il 31 marzo il
Dipartimento di Stato pubblica il rapporto sui
Diritti Umani nel mondo, che, come si sa, parla di
tutti meno degli Stati Uniti, e dedica pagine di
infamie e menzogne che servono da base per la
posteriore presentazione della Risoluzione contro
Cuba nella Commissione dei Diritti Umani a Ginevra,
che gli Stati Uniti patrocinano e organizzano.
Quest’anno la
suddetta Risoluzione sarà votata il 16 aprile; gli
Stati Uniti, di fronte alla propria incapacità e
mancanza d’autorità per presentarla, specialmente
dopo che sono stati separati per un anno dalla
Commissione dei Diritti Umani poiché la comunità
internazionale non compie i requisiti per essere
membro della commissione, e dopo il suo rientro,
favorito dal ritiro della Spagna e dell’Italia per
far sì che gli Stati Uniti potessero essere scelti
senza votazione –infatti hanno messo come
condizione che non ci fosse votazione perché
avevano paura di perderla; la votazione è segreta e
loro temono le votazioni segrete, mentre invece noi
le vogliamo--, non hanno voluto presentarla, perché
hanno paura.
Non hanno voluto
presentarla neanche altri paesi che prima avevano
prestato loro questo servizio. Gli Stati Uniti
quest’anno sono riusciti a far sì che il governo
dell’Uruguay, che ha presentato la risoluzione l’anno
scorso, fosse accompagnato dal governo peruviano e
da quello di Costa Rica. Il testo è
praticamente innocuo, non dice quasi nulla, ma
compie l’obiettivo statunitense di garantire che
il tema si mantenga nella Commissione dei Diritti
Umani per poter giustificare con la condanna di Cuba
a Ginevra il mantenimento del blocco contro essa.
Il 2 aprile, il
segretario di Stato assistente per gli Affari dell’emisfero
Occidentale, Curtis Struble, ha segnalato che l’Agenzia
per l’Aiuto all’Estero nordamericana investirà
sette milioni di dollari a Cuba quest’anno dei
fondi per l’appoggio economico".
Guardate come corrono i soldi verso Cuba.
Abbiamo visto qui il signor Cason dire che gli Stati
Uniti non finanziano. Penso che il signor
Cason non legge i verbali del Congresso, non viene
informato delle dichiarazioni dei suoi capi, perché
il Segretario di Stato assistente dice che quest’anno
hanno destinato sette milioni a Cuba. L’amministratore
per l’America Latina dice che solo l’USAID ha
destinato 22 milioni. Il signor Cason non ne
vuole sapere ma, comunque, poi vi racconterò come
arrivano i sodi e come vi partecipa il governo, e
presenterò gli assegni e fatture ottenute.
Il 6 aprile, il
giornale Sun Sentinel della Florida, racconta
in un articolo come l’organizzazione
controrivoluzionaria Comando F-4, un gruppo
violento, terrorista, collegato a piani di
sabotaggio, a incursioni armate a Cuba, si addestra
con armi pesanti –non dice con pistole e
coltelli--, per realizzare azioni armate contro Cuba
e per una possibile invasione armata contro questo
paese.
Sun Sentinel
definisce l’organizzazione terrorista come
paramilitare ed espone le dichiarazioni del capo di
quest’organizzazione, che in modo aperto dichiara
l’intenzione di eliminare mediante la forza
militare e i metodi il Presidente cubano. Si
allenano in un accampamento situato al sud della
Florida, e si sentono appoggiati in questa nuova
escalation di azioni terroriste e violente contro
Cuba.
Ecco cosa è successo da quando il governo
statunitense, soprattutto negli ultimi mesi, ha
deciso di aumentare l’escalation aggressiva contro
il nostro paese.
Dunque, cosa ha fatto Cuba in questo periodo, che
abbiamo fato noi, consapevoli che la maggioranza del
popolo nordamericano non ha un atteggiamento ostile
nei confronti di Cuba; consapevoli che c’è una
crescente corrente negli Stati Uniti di amicizia e
di simpatia verso Cuba; convinto che la stragrande
maggioranza del popolo statunitense ha appoggiato il
ritorno el bambino cubano che si è voluto
sequestrare nella Florida; animati, inoltre, da un
genuino sentimento di rispetto, di amicizia verso il
popolo degli Stati Uniti?
Noi, dopo l’atto terrorista dell’11 settembre,
che Cuba ha condannato esprimendo le condoglianze al
popolo statunitense, rifiutando il terrorismo come
pratica, offrendo il nostro spazio aereo, i nostri
aeroporti, offrendo assistenza medica, istituzioni
cubane per offrire attenzione alle vittime dell’attentato;
dopo aver offerto, inoltre, medicamenti per lottare
contro l’antrax negli Stati Uniti --abbiamo
offerto al governo degli Stati Uniti di produrre 100
milioni di pastiche, senza guadagnarci niente--,
senza ricevere praticamente risposta; dopo avere
espresso la nostra disponibilità a fornire
equipaggiamento medico fabbricato nel paese, l’equipaggiamento
scientifico che permetteva in un momento di reale
terrore negli Stati Uniti contribuire alle ricerche
per affrontare l’antrax; il 29 novembre del 2001
abbiamo consegnato una nota al Capo dell’Ufficio
di Interessi nordamericano all’Avana, presentando
ufficialmente i progetti di accordi per collaborare,
entrambi i paesi, in materia di lotta contro il
narcotraffico, di lotta contro il terrorismo e di
collaborazione per eliminare il contrabbando di
persone, l’emigrazione illegale, che abbiamo
presentato in occasioni precedenti e che abbiamo
ribadito dopo, ricevendo un risposta negativa.
Perché il governo degli Stati Uniti non è
interessato nella collaborazione con Cuba in materia
di lotta contro l’emigrazione illegale, i
sequestri di aerei e di imbarcazioni, il traffico di
persone o nella lotta contro il terrorismo?
Perché non sono interessati? Sono temi che
interessano la società statunitense.
Il 20 dicembre del 2001 abbiamo approvato la nostra
Legge contro atti di terrorismo, nella quale abbiamo
stabilito pene per coloro che utilizzino il
territorio cubano anche per organizzare o finanziare
atti diretti contro altri paesi, compresi gli Stati
Uniti. Quando si scatenano le notizie relative
al virus del Nilo, abbiamo offerto al governo degli
Stati Uniti di collaborare nella ricerca
scientifica. Nel frattempo cosa accadeva
là? Si accusava Cuba falsamente e
ingiustamente di essere un paese che aveva un
programma per sviluppare armi biologiche e chimiche,
accusa che abbiamo dovuto smentire allora; con
quelle accuse si è voluto boicottare la visita del
presidente Carter a Cuba.
Tuttavia, abbiamo mantenuto la nostra lotta contro
il terrorismo, abbiamo condannato dei trafficanti di
droghe a severe pene, abbiamo combattuto affinché
la droga non passi da Cuba, affinché non venga
utilizzato il territorio cubano per trasportare
droghe negli Stati Uniti.
Il popolo statunitense deve avere ricevuto ampie
mostre del sentimento di rispetto di Cuba nei suoi
confronti, accertato dalle centinaia di agricoltori
statunitensi che sono venuti a Cuba, che hanno
difeso il loro diritto; proprio quando difendevano
il loro diritto ci sono stati gli acquisti da parte
nostra di più di un milione di tonnellate di
alimenti negli Stati Uniti, circa 250 milioni di
dollari, il che risulta interessante per gli
agricoltori statunitensi.
Cioè, mentre avviene tutto ciò e Cuba da prove
della sua buona volontà con azioni concrete, il
governo degli Stati Uniti porta avanti questa
politica di ostilità e di provocazioni contro Cuba.
Adesso devo fare una breve cronologia dei giorni
precedenti ai processi penali, che dopo spiegheremo.
Il 24 febbraio dell’anno in corso, il Capo della
SINA, il signor Cason, in un atto organizzato da lui
stesso, con un gruppo di questi mercenari che,
finanziati e organizzati dal governo degli Stati
Uniti, collaborano con la potenza che aggredisce il
proprio paese; in questa riunione il signor Cason ha
fatto delle insolite dichiarazioni, parole mai
pronunciate da nessun diplomatico da nessuna parte
al mondo, offensive, violatorie delle norme
elementari di condotta dei diplomatici, di
intromissione, provocatorie, contro il governo e il
popolo di Cuba.
Il 6 marzo, il Presidente del Consiglio dello Stato
di Cuba, il Comandante Fidel Castro Ruz, in un
discorso pronunciato all’Assemblea Nazionale ha
dato la meritata risposta a tali provocazioni, ha
definito queste parole come "una provocazione
svergognata e sfidante" e ha suggerito che
forse i numerosi funzionari dei servizi segreti
statunitense che lavorano all SINA potrebbero
spiegare al signore Cason che Cuba poteva
prescindere tranquillamente della SINA: un
avvertimento, un chiaro messaggio affinché smetta
di fare le sue provocazioni, perché corregga il suo
comportamento, che, infatti, diventa intollerabile
per le autorità e l’opinione pubblica a Cuba.
Il 7 marzo il Dipartimento di Stato conferma che da
nove giorni sono nelle celle di rigore i cinque
cubani prigionieri politici nei carceri
nordamericani.
Il 10 marzo abbiamo consegnato al signor Cason una
nota diplomatica, la nota 365, in cui rispondiamo
alle dichiarazioni fatte il 24 febbraio e gli
suggeriamo ancora una volta di smettere con questo
suo comportamento francamente provocatore, di
intromissione; gli comunichiamo anche le decisioni
adottate nei confronti delle sue azioni sovversive e
violatorie delle leggi cubane nel nostro
Paese. Era quello che sembrava essere il
nostro ultimo avvertimento, il nostro ultimo sforzo
persuasivo sul comportamento irresponsabile e
apertamente provocatore del signor Cason.
Il 12 marzo, due giorni dopo la nostra nota, in
apparenza come una risposta al nostro appello, alla
nostra nota diplomatica, il signor Cason organizza
una nuova riunione cospirativa a casa sua,
instaurando un nuovo record; ormai ha messo a
disposizione non solo gli uffici ma anche la propria
casa.
Il 14 marzo, due giorni dopo, viene organizzata un’altra
riunione –è evidente il desiderio sfrenato e la
decisione di avere uno scontro con le autorità
cubane -; la riunione comincia alle ore 10 e finisce
alle ore 15.
Siamo stati pazienti. Racconto questa
storia per provare che siamo stati pazienti, che
siamo stati tolleranti; ma la decisione del signor
Cason di trasformare la SINA e la propria residenza
praticamente nel quartiere generale della
sovversione contro Cuba, il che contiene un
messaggio implicito per tutti questi mercenari:
quello di far credere che possono contare sull’impunità,
che sono protetti da un alleato potente che gli
stimola, gli finanzia, gli organizza, gli guida, e
creata questa situazione, il signor Cason,
applicando al massimo la politica aggressiva
del suo governo contro Cuba, ci ha costretto ad
applicare le nostre leggi, e bisogna intendere tali
processi giudiziari come l’azione di Cuba quando
non ha avuto altra alternativa davanti alle azioni
di confronto e alle provocazioni che il governo
degli Stati Uniti ha scelto per il suo rapporto con
Cuba e dove ha avuto il ruolo di protagonista il
Responsabile del suo Ufficio diplomatico all’Avana.
Ormai non si giustifica la nostra pazienza; ormai
non si giustifica la nostra tolleranza, le cose
erano già arrivate a un punto insostenibile per il
nostro paese, che vive sotto l’aggressione, sotto
l’incalzamento, sotto il blocco e che dispone di
leggi per difendersi, facendo uso sovrano della sua
legislazione per proteggere la propria sovranità e
punire coloro che collaborano con la potenza che
cerca di sovvertire l’ordine nel paese e che cerca
di schiacciare e togliere ai cubani il diritto a
godere dell’indipendenza e della libera
determinazione del suo popolo.
Il signor Cason ha esaurito la nostra pazienza con
la sua azione irresponsabile. E’ il
principale responsabile di quanto accaduto.
Quindi, dopo tutto questo, il 18 marzo viene deciso
di arrestare un gruppo dei mercenari che avevano
partecipato alle riunioni con lui i giorni 24
dicembre, 12 marzo e 14 marzo. Quel giorno
sono stati arrestati 32 mercenari.
Il giorno successivo, il 19 marzo, sono stati
arrestati altri 33 mercenari che avevano partecipato
agli incontri, ricevevano denaro e davano
informazione falsa affinché si potesse applicare la
Legge Helms-Burton e mantenere il blocco; che hanno
contribuito alla politica degli Stati Uniti di
condannare Cuba a Ginevra per legalizzare il
blocco, per dare credibilità al blocco che la
comunità internazionale respinge.
La sera dello stesso giorno 19 viene sequestrato l’aereo
DC – 3, risultato di anni di tolleranza, di
stimolo ai sequestri di aerei, di ricevere là, come
eroi, coloro che commettevano delitti violenti per
emigrare illegalmente verso gli Stai Uniti.
E voglio sottolineare questo perché quando dico che
gli arresti sono avvenuti il 18 e il 19 marzo,
lascio chiaro che questa decisione è stata presa e
questi arresti hanno avuto luogo prima della
guerra nell’Iraq e prima dei sequestri dei due
aerei e della barca; la decisione è stata adottata
in precedenza e gli arresti si sono operati come
conseguenza della situazione insostenibile creatasi
a partire dalle provocazioni e dall’azione
irresponsabile del signor Cason.
Una volta sequestrato l’aereo DC-3, arrivati negli
Stati Uniti coloro che l’avevano sequestrato,
confiscato l’aereo, soffiata la notizia alla
stampa secondo cui si disponevano a concedere la
libertà condizionale a coloro che l’avevano
sequestrato – che finalmente sembra non accadrà,
ma che comunque è stata soffiata alla stampa, e
"il fiume non ingrossa d’acqua chiara"
-, tutto questo ha generato nuovi stimoli, come
abbiamo avvertito, e di nuovo, il 31 marzo, ha luogo
il sequestro del AN –24; il 2 aprile ha luogo il
sequestro del traghetto. Curiosamente, nel
sequestro del traghetto si è evidenziato un
cambiamento nel comportamento delle autorità
nordamericane, perché in virtù degli accordi
migratori loro intercettavano nel mare le
imbarcazioni che cercavano di arrivare negli Stati
Uniti, fermavano le imbarcazioni e avevano l’obbligo
di rimpatriare a Cuba coloro che cercavano di
arrivare negli USA illegalmente. Non facevano
ritornare tutti, tra il 10% e il 12% degli
intercettati erano portati finalmente negli Stati
Uniti, con qualunque pretesto; ma circa il 90% erano
rimpatriati.
Nel caso del traghetto hanno detto di no, che non
erano disposti ad agire in questo caso come l’avevano
fatto altre volte, e noi abbiamo agito e risolto il
problema.
Cioè c’è stata una catena di sequestri di aerei,
tentativo di utilizzare l’emigrazione illegale per
destabilizzare il Paese, per creare a Cuba una
situazione realmente complessa, e allora il 3 aprile
cominciano i processi.
Adesso che ho affrontato il tema dell’emigrazione,
voglio aggiungere un dato che mi sembra importante
per quello che dirò ulteriormente. Voglio
dire che consideriamo che l’aumento dei sequestri
–ho già detto che ci sono stati sette sequestri
in sette mesi– utilizzando armi di fuoco, armi
bianche, violenza contro i passeggeri, granate, che
la nostra opinione su tali sequestri e sui continui
piani di sequestri, di emigrazione illegale verso
gli Stati Uniti è la seguente: ciò è il risultato
di un piano cosciente per stimolare le uscite
illegali da Cuba, per stimolare la commissione di
atti di terrorismo nelle navi cubane e negli aerei
che volano verso e da Cuba; per stimolare il
sequestro di imbarcazioni, il sequestro di aerei
cubani, per creare le condizioni che
consentano di ignorare l’accordo migratorio.
Crediamo che si tratta di un piano cosciente il cui
obiettivo finale è quello di far saltare gli
accordi migratori che hanno funzionato fra entrambi
i paesi per quasi tutto un decennio e realizzare il
grande sogno dei gruppi estremisti di origine
cubana, della mafia terrorista di origine cubana che
abita nella Florida, e che è stata sempre contraria
a tali accordi per il quale esercitano continuamente
pressione sul governo degli Stati Uniti affinché
rompa tali accordi.
Sarebbe utile adesso glossare brevemente il testo e
gli accordi. Ecco un Comunicato congiunto
datato 9 settembre 1994, firmato da entrambi i
governi, e cito "agli emigranti riscattati nel
mare e che cerchino di entrare negli Stati Uniti non
gli sarà permesso di entrare negli Stati
Uniti"; che "entrambi i paesi si impegnano
a collaborare per avviare azioni opportune ed
effettive allo scopo di impedire il trasporto
illecito di persone con destinazione Stati
Uniti" – questo è firmato -; cito " che
ambedue i governi adotteranno misure effettive per
opporsi e impedire l’uso della violenza da parte
di qualunque persona che cerchi di arrivare o che
arrivi negli Stati Uniti da Cuba, mediante il
dirottamento forzato di aerei e imbarcazioni"
–ecco l’impegno firmato dal governo degli Stati
Uniti -; cito "gli Stati Uniti assicurano che l’emigrazione
legale verso gli Stati Uniti da Cuba sarà di un
minimo di 20 000 cubani all’anno."
Mi fermo qui nel grafico presentato; il governo
degli Stati Uniti assume l’impegno di concedere un
minimo di 20 000 visti annui ai cubani, senza
prendere in considerazione i parenti diretti di
cittadini nordamericani, un minimo di 20 000.
Questo grafico presenta il comportamento, dopo
cinque mesi del nono anno dell’accordo. Si
considera come data d’inizio di ogni anno dell’accordo
il 1º ottobre.
Tra il 1º ottobre e il 28 febbraio –durante i
primi cinque mesi dell’accordo dell’anno
in corso, durante il quale gli Stati Uniti devono
concedere almeno 20 000 visti, dopo cinque mesi, ha
conferito 505 visti; l’anno scorso sono stati
conferiti 7 327; nel 2001 oltre 8 300; nel 2000, 10
860; nel 1999, a quest’epoca negli anni precedenti
avevano già ricevuto il visto ed emigravano verso
gli Stati Uniti, dopo cinque mesi, circa 11 600
cubani.
Cosa significa questa riduzione subita dei visti in
franca violazione dell’Accordo Migratorio? Perché
il governo degli Stati Uniti non rispetta l’impegno?
Perché dopo cinque mesi non ci sono nemmeno 10 000
cubani con visti e ha concesso appena il 2,5% dei
visti convenuti?
L’anno scorso c’è stata una violazione, nel
2002 non hanno concesso i 20 000 visti. Ci sono
stati circa 2000 visti non concessi, ne hanno
concesso circa 18 000, ciò era già un mancato
adempimento nell’anno scorso, che concluse il 30
settembre.
Dal 1º ottobre in poi, guardate la curva (mostra il
grafico) –Ci troviamo davanti a un piano ideato
affinché disperino coloro che vogliono emigrare, e
non abbiano altra scelta di quella dell’emigrazione
illegale. Perché non si rispetta l’accordo?
Perché l’Ufficio di Interessi, con l’amplissimo
apparato consolare di cui dispone all’Avana, con
tutte le facilità, ha concesso appena 505
visti? In marzo la situazione è la stessa,
dopo sei mesi.
Quindi, se si mantiene il ritmo attuale, ci sarà
una flagrante violazione dell’Accordo Migratorio,
che obbliga il governo degli Stati Uniti a concedere
almeno 20 000 visti, e si constata l’esecuzione di
un piano premeditato per stimolare l’emigrazione
illegale, per non lasciare altra scelta a coloro che
vogliono emigrare da Cuba –e che noi vogliamo che
lo facciano legalmente e ordinatamente–, che
il sequestro di navi, il sequestro di aerei.
Ci sono persone interessate a far saltare gli
accordi migratori. C’è una lista di persone che
conosciamo bene, che vorrebbero che non ci fossero
accordi migratori, che vorrebbero un confronto fra
Cuba e gli Stati Uniti, che reclamano dal governo
degli Stati Uniti l’aggressione contro Cuba.
Quindi, credo sia utile avvertire di questo nuovo
scenario di provocazione e di confronto.
Il 2 maggio 1995 entrambi i governi hanno emesso una
Dichiarazione Congiunta, che si allega al comunicato
precedente, cito:
"A partire da questo momento, gli emigranti
cubani che siano intercettati in alta mare dagli
Stati Uniti saranno ritornati a Cuba.
"Ambedue le parti ratificano il loro impegno
congiunto di adottare le misure per impedire le
uscite pericolose da Cuba, che possano significare
un rischio per la vita umana, e di opporsi agli atti
di violenza associati all’emigrazione
illegale."
Tale accordo è in vigore tra i nostri Paesi, e noi
vediamo come si ignora pericolosamente l’Accordo
Migratorio e viene concesso solo un minimo di visti
per emigrare legalmente da Cuba.
Voglio adesso riferirmi ai processi penali, visti
tutti questi precedenti e spiegate le cause che
hanno favorito le condizioni che ci hanno portato a
questo punto.
Si sono svolti 29 processi a Cuba, praticamente in
tutte le provincie del Paese. Sono state
accusate 75 persone, di cui 74 uomini, e i tribunali
hanno imposto le relative condanne: da 6 a 28 anni
di privazione di libertà. Per tale motivo è
falso quello che dicono che ci sono state pene di
morte; è falso che ci siano state condanne all’ergastolo,
anche se sono previste nella legge, e devo dire che
i comportamenti di alcuni di questi accusati
meritavano condanne più dure di quelle
ricevute, come si prevede anche in altre
legislazioni del mondo.
I processi penali sono stati istruiti con carattere
sommario in virtù della Legge di 1977 n. 5,
Legge di Procedura Penale. E in questo
caso voglio fare una affermazione.
Il processo sommario è un’istituzione che,
certamente, non è stata creata a Cuba e ancora meno
utilizzata soltanto a Cuba. Praticamente fa
parte delle legislazioni di oltre 100 Paesi nel
mondo, compresi gli Stati Uniti, ed è stato il
governo coloniale spagnolo a portarla a Cuba.
Il processo sommario a Cuba non nacque con la
Rivoluzione, risale alla Legge Processuale Criminale
di 1888, quindi, furono i colonizzatori spagnoli a
portarla a Cuba. La Legge Processuale
Criminale di 1888 è stata in vigore a Cuba, come
legge di procedura, fino al 1973, momento in cui
furono adottate nuove regolamentazioni che
ereditavano molto dalla legge sopra citata, come l’attuale
Codice di Commercio di Cuba che risale all’epoca
coloniale. E il processo sommario è stato
utilizzato dal governo militare interventore
nordamericano dal 1900 fino al 1902. Quindi
abbiamo ereditato questa istituzione che, inoltre,
è di uso universale.
Processo sommario, cosa significa: Potestà del
Presidente del Tribunale Supremo di ridurre i
termini dell’esecuzione del processo; ma, in
nessun caso, limitare le garanzie. Quindi,
respingo l’idea che un processo sommario è un
processo senza garanzie. O che un processo
sommario sia un’istituzione creata da Cuba.
Nella pseudorepubblica, durante le tirannie
sanguinarie di Machado e di Batista, che i governi
degli Stati Uniti appoggiarono e finanziarono, ai
quali diedero appoggio militare e politico, ci
furono anche processi sommari ma questa non fu l’unica
misura perché fecero ricorso anche a soluzioni più
spedite come l’assassinio, la scomparsa e il
crimine contro l’opposizione.
In America Latina le dittature militari appoggiate
dagli Stati Uniti, che hanno fatto scomparire e che
hanno assassinato migliaia di persone, hanno
utilizzato anche procedure più spedite come l’assassinio,
la scomparsa, cosa che non si può imputare, in
nessun caso, alla Rivoluzione cubana. Non si può
né si potrà presentare il nome di una persona
arrestata durante la notte, incappucciata, che non
si sia più visto, e in America Latina rimangono
ancora senza soluzione migliaia di casi di tali
liste. Non si può imputare niente del genere a
Cuba. Come non ci possono imputare nuove modalità
della legislazione statunitense come i Tribunali
Militari Segreti.
Per tale motivo, ribadisco che abbiamo rispettato
assolutamente il processo e le garanzie per tutti
gli accusati, in virtù della legislazione cubana e
in virtù dei principi generalmente riconosciuti e
accettati nel mondo.
Cito adesso i sei casi.
Primo, tutti gli accusati erano a conoscenza dei
capi di accusa e hanno avuto occasione di addurre
anche prima della celebrazione dell’udienza tutto
quanto hanno ritenuto opportuno. E’ falso ciò che
dicono che gli accusati non erano al corrente delle
accuse durante i processi; loro sono stati informati
previamente e hanno avuto l’occasione, come ogni
accusato a Cuba, di far conoscere la loro opinione e
i loro elementi sull’accusa.
Secondo, tutti gli accusati hanno esercitato il
diritto di avere la rappresentanza legale, un
avvocato della difesa che, secondo la legislazione
cubana, può essere designato dall’accusato o ,se
questi non lo facesse, d’ufficio dal tribunale.
Voglio chiarire che hanno partecipato 54 avvocati
della difesa nei 29 processi; alcuni degli avvocati
difendevano più di un accusato.
Vi hanno partecipato 54: 44 di essi designati dagli
accusati e dai loro
parenti. Rifiuto l’idea
che qualcuno degli accusati non abbia avuto l’adeguata
difesa nel processo, è falso. Mentono coloro che
hanno detto
questo.
Dei 54 avvocati della difesa, 44, cioè l’80%,
sono stati designati dagli accusati; 10 sono stati
designati come avvocati d’ufficio dai tribunali.
Terzo, tutti gli accusati hanno esercitato il
diritto di essere ascoltati nel processo dai
tribunali previamente costituiti. Non si è
creato alcun tribunale speciale ad hoc per giudicare
loro. Sono stati i tribunali provinciali,
previamente stabiliti, in conformità della
nostra Legge, e da giudici che erano stati nominati
prima delle accuse, giudici che esistevano e
lavoravano ai tribunali. Non si sono nominati
neanche giudici d’urgenza né si sono costituiti
tribunali specificamente per questo, ciò è
falso.
Per tale motivo, loro hanno esercitato il diritto ad
essere ascoltati dai tribunali e dai giudici
esistenti previamente in udienza, ognuno di essi; si
è fatta un’udienza orale nella quale è
intervenuto l’accusato, dove ha esercitato il
proprio diritto d’intervenire di nuovo alla fine,
dove ha risposto alle domande della difesa e del
pubblico ministero, dove si sono presentati i
testimoni, gli esperti: dove gli avvocati della
difesa hanno interrogato i testimoni e gli esperti.
Si è tenuta un’udienza perché la nostra legge
non permette la decisione di un tribunale senza
udienza previa, com’è il caso della legislazione
nordamericana e quella di altri paesi, dove se l’accusato
si dichiara colpevole o arriva a un accordo, si può
emettere sentenza senza udienza previa. A Cuba
l’udienza è obbligatoria, e c’è stata.
Nessuno è stato giudicato unicamente sulla base
degli atti, dei documenti, senza che sia stata
ascoltata la sua opinione, le sue dichiarazioni, i
suoi avvocati.
L’udienza oltre a essere orale è pubblica.
Rifiuto l’idea di processi segreti. Vi hanno
partecipato circa 100 persone in ogni processo.
Hanno partecipato circa 3 000 ai giudizi,
soprattutto parenti, oltre ai testimoni, agli
esperti –centinaia di testimoni, di periti--, e
una media di 100 persone come pubblico ai singoli
processi, circa 3 000 complessivamente ai 29
processi. Quindi, rifiuto l’idea degli accusati
sottomessi a un processo in un luogo senza garanzie
e senza nessuno presente, è falsa quella
informazione.
L’udienza oltre ad essere orale e pubblica.... E
devo chiarire questo: è stato detto "I
diplomatici stranieri accreditati all’Avana"
–alcuni diplomatici stranieri manifestarono il
loro interesse, devo dire che è stata una minoranza
di paesi, i rappresentanti di un piccolo numero di
paesi interessati, non so perché, a queste
questioni in modo speciale– "non sono stati
presenti nei processi", si è detto questo a
modo di esempio di mancata garanzia.
Chi ha detto che un diplomatico straniero dev’essere
presente in un processo dove no è giudicato un
nazionale del suo Paese? Se ci sarebbe stato un
nazionale del suo Paese non ci sarebbe fatto il
processo senza la presenza del rappresentante
diplomatico. Così avverrebbe a Cuba qualora
dovessimo giudicare nel nostro Paese stranieri che
hanno commesso delitti a Cuba, traffico di droga,
delitti di terrorismo e altri delitti, in questi
casi c’è sempre l’accesso e la presenza del
rappresentante diplomatica e consolare del Paese di
provenienza dell’accusato.
Perché dovrebbe un diplomatico straniero essere
presente in un processo dove sono giudicati dei
cubani, da un tribunale cubano, con pm cubani,
avvocati della difesa cubani e parenti cubani?
Quale lavoro di supervisione dovrebbe fare?
Colui che voglia informazione può recarsi al
Ministero degli Affari esteri e saremo noi a
decidere quale informazione fornire. Noi non
dobbiamo concedere un diritto speciale che non
riceviamo. I tribunali hanno competenza per decidere
chi viene e chi non viene.
Voglio chiarire che non abbiamo violato alcuna
prerogativa dei diplomatici stranieri all’Avana; i
diplomatici stranieri non hanno niente da fare in un
processo dove non si giudica un nazionale del suo
Paese.
I relativi tribunali hanno deciso di non permettere
l’accesso alla stampa, è una loro prerogativa che
noi rispettiamo; hanno deciso, per motivi di
sicurezza e di organizzazione, nonché per evitare
qualunque incidente, limitare anche l’accesso a
centinaia di migliaia di rivoluzionari che,
indignati dall’atteggiamento antipatriotico e
mercenario di questi soggetti, avrebbero voluto
essere presenti nei processi e neanche loro sono
stati ammessi. I processi si sono svolti con
tutte le garanzie per l’integrità fisica e morale
degli accusati e con il dovuto ordine e rispetto
verso i loro parenti e tutti i partecipanti.
Insisto che sono state udienze orali, pubbliche e
contraddittorie, principio del diritto stabilito
nell’azione della difesa, l’opinione in
contrario. Quindi, rifiuto l’idea di un
processo dove non ci sono state garanzie.
Quarto, tutti gli accusati e la difesa hanno
esercitato il diritto di apportare le prove
opportune in loro favore, oltre a quelle presentate
dall’istruzione di polizia, dalla Procura; hanno
presentato i loro testimoni, gli avvocati della
difesa hanno presentato 28 testimoni che non erano
stati presentati previamente dalla procura, di cui
22, la maggior parte, sono stati autorizzati subito
dai tribunali.
Tutti gli avvocati della difesa hanno potuto
accedere previamente al dossier dell’accusa.
Non è come nel caso degli avvocati della difesa dei
cinque cubani ingiustamente condannati a Miami, che
ancora oggi non hanno potuto accedere all’80%
della documentazione presentata dalla procura,
perché il governo degli Stati Uniti l’ha
dichiarata segreta. Questo non è capitato nel
nostro caso.
Non è nemmeno successo che gli accusati non
conoscano i propri capi di accusa per preparare i
loro attestati, com’è stato il caso dei cinque
cubani a Miami.
A Cuba, nessuna di queste persone è stata confinata
in solitario in celle di rigore, per impedire che si
preparino per il processo.
Quinto, tutti hanno il diritto, e così glielo
abbiamo notificato nel processo, di presentare
ricorso contro le condanne in un tribunale
gerarchicamente superiore a quello che ha emesso la
condanna, in questo caso in cassazione davanti al
Tribunale Supremo, è un diritto di cui dispongono e
che la legislazione cubana rispetta scrupolosamente.
E sesto –ho detto che avrei citato sei
argomenti -, c’è stato il più trasparente e
scrupoloso rispetto della sicurezza fisica, l’integrità
fisica e morale di ognuno degli accusati in tutte le
tappe del processo, non c’è il minimo sospetto,
non ci si può imputare l’uso della coercizione o
della pressione o della minaccia o del ricatto,
perché abbiamo etica, perché crediamo ai valori e
questo ci ha permesso di arrivare a questo punto, il
nostro popolo lo sa.
A riguardo voglio presentare l’opinione di uno
degli accusati in un processo svoltosi ieri, a
proposito della questione delle garanzie.
(video)
Presidente del
tribunale.-
Può dichiarare o astenersi di farlo, vuole
dichiarare?
Accusato:
Sì, voglio dichiarare
Presidente del
tribunale: Liberamente?
Accusato:
Liberamente
Presidente del
tribunale:
La ascoltiamo
Accusato:
Suggerirei che mi facessero domande, come a Miguel,
che il tribunale mi ponga delle domande.
Presidente del
tribunale:
E’ liberamente, desidera... Allora le
riferisco lo stesso, che se c’è qualche domanda a
cui non voglia rispondere lo faccia sapere ai membri
del tribunale, è un suo diritto.
Accusato:
Voglio dire, davanti a questo tribunale, che sono
stato trattato correttamente dalle autorità della
Sicurezza dello Stato all’interno dell’organo d’istruzione,
che mi hanno dato un trattamento giusto, che non
siamo stati umiliati, che non siamo mai stati
maltrattati.
Dobbiamo dire che il trattamento dispensatoci dagli
ufficiali, dalle autorità supreme di Villamarista e
in genere da tutto il personale, sia i carcerieri
che il personale di servizio, è stato ottimo nei
nostri confronti o almeno nei miei confronti; lo
dico perché non ho contatti con gli altri
accusati. E voglio ringraziare il trattamento
giusto, il fatto di ricevere un’assistenza
medica accurata
tre volte al giorno e ogni volta che c’è stato un
problema di salute i medici si sono recati in cella,
mi hanno assistito, e se la tensione era alta non è
mancata la medicina nel momento preciso, se avevo
mal di denti, un qualsiasi dolore non mi è mai
mancata la medicina, l’organo d’istruzione è
stato perennemente con noi.
Hanno
autorizzato la visita dei nostri parenti; per 15,
20, 25 minuti abbiamo potuto parlare con i nostri
parenti, e ringraziamo loro di questo, almeno io li
ringrazio, devo dirlo così; è vero che la visita
dei nostri parenti è stata aperta, sebbene in
presenza dell’istruttore, comunque c’è stata ed
è stata aperta, cioè ci hanno lasciato parlare
ampiamente; il contatto con i nostri avvocati è
stato anche aperto, ci hanno dato tutto il tempo del
mondo per parlare con loro.
Voglio chiarire in questa sede che i rumori che
potrebbero esistere rispetto al comportamento da
parte delle autorità d’istruzione della polizia a
Villamarista sono falsi, che non si può dire che
lì si maltratta, si umilia e si reprime qualcuno.
Felipe Pérez.-
Devo fare alcuni chiarimenti. Devo aggiungere
il dato seguente: Ci sono 37 accusati che
ipoteticamente lavoravano come
"giornalisti indipendenti". Abbiamo
visto pubblicazioni che parlano del fatto che
abbiamo arrestato i principali giornalisti cubani,
che abbiamo arrestato l’intellettualità
cubana. Questo non è vero, è una forma
superficiale di affrontare questo tema che mi
colpisce.
Dei 37 accusati che per anni si sono proclamati
"giornalisti indipendenti", mentre
esercitavano il loro lavoro come agenti del governo
degli Stati Uniti a Cuba, in realtà solo 4 erano
laureati in giornalismo o sono stati giornalisti una
volta, chiaro?, 4 su 37; e a Cuba non esiste il
tecnico medio in giornalismo, chiaro?, né in nessun
altro luogo al mondo. Sono 4 quelli che hanno
studiato giornalismo in qualche università e hanno
lavorato alcuna volta come giornalista, 4 su
37. Quattordici su 37 hanno compiuto studi
universitari, compresi questi 4, chiaro? Perché
vorrei il vostro aiuto per chiarire le idee a coloro
che evidentemente hanno avuto una cattiva
informazione, in nessun caso mala fede.
Per favore, aiutateci a dire loro che a Cuba oltre
ai 157 corrispondenti che lavorano per i mass media
stranieri –alcuni cittadini di altri Paesi, altri
cubani, 157 in totale, una parte importante dei
quali è oggi in questa sede--, a Cuba lavorano come
giornalisti laureati, con il diploma di Laurea
rilasciato dalle nostre università dopo cinque anni
di studi, molti con corsi di post-laurea in altre
istituzioni e università del mondo, 2 175
giornalisti. Per favore, chiarite che i
giornalisti siete voi e sono loro, i 2 175
giornalisti cubani che lavorano oggi in 548 mezzi di
comunicazione cubani –cinquecentoquarantotto!;
radio, televisione, stampa, dei quali 237 hanno
versioni digitali. Ecco la stampa cubana; non i
mercenari che pubblicano nel Miami Herald quello che
i loro padroni gli orientano, come vedremo
successivamente, perché abbiamo anche altre notizie
per voi.
Quindi, per favore, vediamo se si fa strada l’idea
che c’erano 4 che studiarono una volta giornalismo
su 37, e che sono 14 quelli che una volta
misero piede in un’università; e che qui ci sono
oltre 2 000 giornalisti cubani e 157 giornalisti
stranieri laureati, che hanno esercitato il
giornalismo, che hanno svolto un lavoro
riconosciuto, che, per favore, non offendano il
nostro gremio e voi, il cui lavoro apprezziamo e
rispettiamo, perché fate un lavoro da
professionisti e un lavoro d’informazione e
perché avete un importante ruolo sociale che noi
riconosciamo e appoggiamo. Ma chiamare giornalisti
quei mercenari che partecipano alla cospirazione per
sovvertire Cuba, è qualcosa che offende la
nostra sensibilità.
Devo dire, d’altra parte, che solo nell’ambito
degli economisti e dei ragionieri ce ne sono a Cuba
oltre 60 000. L’idea che i principali
economisti cubani sono stati accusati, mi sembra che
offende la nostra intelligenza. Ce ne sono
oltre 60 000, nessuno era lì, chiaro?
Ci sono più di 700 000 laureati a Cuba.
Quando sento dire ad alcune personalità che il
meglio dell’intellettualità cubana è stata
accusata, in realtà, penso ai nostri colleghi, alle
nostre glorie della danza, della musica, delle
lettere, della poesia, della pittura, del teatro,
alle nostre personalità del giornalismo, ai nostri
scrittori. Mi sembra che ignorare in questo
modo l’intellettualità cubana, riducendola a
questo gruppo di persone, solo perché fra di loro
ce ne sono alcuni laureati, alcuni intellettuali,
alcune persone che una volta esercitarono il
giornalismo, mi sembra veramente un’offesa allo
sforzo da noi svolto nell’istruzione del nostro
popolo e della cultura.
Quindi, aiutateci a chiarire questo, che tutti i
laureati a Cuba non sono stati portati in giudizio,
e che a Cuba ce ne sono oltre 700 000. E lo dico
senza arrabbiarmi, ovviamente, non è che si sia
esaurita la nostra pazienza, che ci lasciamo
provocare da queste dichiarazioni, ma ci sembra che
si deve dire la verità con onestà,
indipendentemente dalle posizioni o dai giudizi che
si abbiano su Cuba.
Finalmente, su questo tema voglio dire che la
Procura Generale si è servita dei seguenti articoli
della legislazione cubana, di leggi previamente
sancite a Cuba. Nessuno è stato giudicato da
una legge posteriore alla propria accusa.
Abbiamo uno stato di diritto, siamo un Paese con
istituzioni che si rispettano e che svolgono il loro
lavoro nell’ambito della legge.
E’ stato applicato l’Articolo 91 del Codice
Penale cubano, Legge 62 di 1987, che proveniva, a
sua volta, dal Codice Penale spagnolo. Tale articolo
fa parte della legislazione penale cubana sin dall’epoca
in cui Cuba era una colonia della Spagna, ed è
molto simile a quello contenuto quasi con le stesse
parole nel Codice Penale nordamericano. Cito:
"Atti contro l’indipendenza o l’integrità
territoriale dello Stato. Colui che nell’interesse
di uno Stato straniero realizzi un fatto in
detrimento dell’indipendenza dello Stato cubano, o
dell’integrità del suo territorio, sarà
condannato a pena di privazione di libertà da 10 a
20 anni, o di morte".
E’ così anche nel Codice di Difesa Sociale del
1936 a Cuba, che proveniva, a sua volta da quello
spagnolo, chiaro?
Noi riteniamo, e i procuratori ritengono, e il
popolo di Cuba ritiene che colui che riceve denaro
da una potenza straniera, appoggia il blocco,
contribuisce a diffondere informazione tendenziosa
che giustifica il blocco; colui che commette atti al
servizio di una potenza straniera, che fornisce
informazione affinché venga applicata la Legge
Helms-Burton dev’essere processato ai sensi del
suddetto articolo, quindi le nostre leggi devono
servirci per difenderci da tali condotte.
Non l’avevamo fatto prima? E’ vero.
Abbiamo avuto pazienza, come ho già detto, siamo
stati tolleranti; ma siamo stati costretti a
difenderci.
D’altra parte, si sono applicati vari articoli
della Legge N.88 sulla Protezione dell’Indipendenza
Nazionale e dell’Economia di Cuba, l’antidoto
legale di Cuba alla Legge Helms-Burton. E Cuba non
è stato l’unico Stato a proclamare che
costituisce un reato nel suo territorio il fatto di
collaborare con la Legge Helms-Burton e di
obbedirla; il Canada ne ha fatto una legge.
Nel Canada è un delitto collaborare o piegarsi alla
Legge Helms-Burton. L’Unione europea ha adottato
un regolamento, e in altri Paesi come il
Messico e l’Argentina, sono state emesse leggi che
puniscono come delitto il fatto di collaborare con
la Legge Helms-Burton o piegarsi ad essa. E’
un delitto in quelli Paesi rispettare la Legge
Helms-Burton, come una legge antidoto, come
una misura di legittima difesa di fronte al
carattere extraterritoriale della suddetta legge.
Come non avere, nel nostro caso, una legge per
proteggerci? e questa legge è stata invocata.
E’ stato detto che questi sono prigionieri di
coscienza, che sono stati accusati solo per i fatto
di pensare o di parlare, il che rifiuto
assolutamente. Qui sono stati giudicati fatti
e condotte qualificati come delitti nella Legge, in
nessun caso idee. Le battaglie di pensiero si
vincono con il pensiero, come disse José Martí, e
siamo molto forti nelle nostre idee. Puniamo
fatti e condotte.
Ecco gli articoli della Legge N.88 sulla Protezione
dell’Indipendenza Nazionale e dell’Economia.
Articolo 5.1 "Colui che cerchi informazione da
utilizzare nell’applicazione della Legge
Helms-Burton, del blocco e della guerra economica
contro il nostro popolo, allo scopo di infrangere l’ordine
interno, di destabilizzare il Paese e di liquidare
lo Stato socialista e l’indipendenza di Cuba,
sarà condannato a pene di privazione di libertà.
Articolo 6.1.- "Colui che accumuli, riproduca,
diffonda materiale sovversivo del governo degli
Stati Uniti di America, delle loro agenzie,
dipendenze, rappresentanti, funzionari o di
qualunque entità straniera per appoggiare gli
obiettivi della Legge Helms-Burton, il blocco e la
guerra, sarà condannato..." Si è detto
che sono in prigione perché avevano a casa libri di
Mark Twain, come Le avventure di Tom Sawyer, perché
avevano la Bibbia. Tale accusa offende la nostra
sensibilità e offende la verità.
Perché non dovrebbe costituire un delitto a Cuba il
fatto di diffondere propaganda del governo
degli Stati Uniti, manuali per la sovversione
interna, testi in favore del mantenimento blocco
contro Cuba? Perché non dovremmo difenderci
dal blocco più prolungato della storia?
Perché? Il nostro Paese ha il diritto, in virtù
della Carta delle Nazioni Unite, di difendere il
proprio diritto alla libera determinazione, a
scegliere il proprio sistema, e ha la potestà di
prevedere nelle proprie leggi quali delitti i
comportamenti e i fatti in favore dell’aggressione
contro il Paese, che si finanzia dall’estero, e
quindi è un delitto. Non assassiniamo per questo,
non torturiamo per questo, ma penalizziamo, e il
nostro popolo ci reclama maggiore energia nella
difesa della Rivoluzione, e abbiamo un’opinione
pubblica che vede come si confiscano le aeronavi e
le navi che arrivano là; che vede come agiscono
impunemente nella Florida i gruppi che si preparano
con armi pesanti per attaccare il Paese; un’opinione
pubblica che ha dovuto soffrire i morti durante
decenni di assassinii, di atti terroristi.
Perché non dovremmo difenderci?
Invoco in questa sede il diritto alla legittima
difesa contenuto nella Carta delle Nazioni unite, e
siamo aggrediti con una guerra economica, politica,
propagandistica. Colui che collabora all’interno
di Cuba a tali fini deve sapere che incorre in un
delitto.
Articolo 7.- "Colui che allo scopo di
raggiungere gli obiettivi della Legge
Helms-Burton" –che, come abbiamo già visto,
prevede del denaro per finanziare la sovversione–
"appoggiare il blocco e la guerra economica,
collabori per qualunque via con emittenti radio o
televisioni, giornali, riviste o altri mass media
stranieri..." E qui non ci riferiamo
assolutamente ai corrispondenti stranieri, la stessa
legge lo dice, ma sappiamo che si riferisce ai finti
giornalisti che vengono finanziati, ai quali viene
ordinato cosa scrivere, i quali reclamano dall’Unione
Europea che Cuba non venga accettata all’Accordo
di Cotonu, come se ciò fosse importante per Cuba
–e successivamente ne parlerò -, come se si
potesse fare pressione su Cuba, che per 40 anni ha
resistito il blocco senza piegarsi. E sono
coloro che sono stati giudicati a dichiararlo, a
scriverlo; coloro che hanno chiesto la condanna di
Cuba nella Commissione dei Diritti Umani, con cui si
giustifica il blocco; gli stessi che hanno chiesto
che non venga sollevato il blocco, perché dicono
che "le condizioni non sono ancora
mature"; gli stessi che per di più ricevono
denaro per fare ciò e vivono di questo, e vivono
bene, e lo vedremo dopo.
Dunque, sono stati applicati i suddetti articoli
della Legge sulla Protezione dell’Indipendenza
Nazionale e dell’Economia di Cuba, Legge N.88, e
il Codice Penale cubano.
Sono state fornite amplissime prove, materiale
probatorio, da esperti, da testimoni. Ad
esempio, esperti della Banca Centrale di Cuba hanno
dimostrato a uno dei tribunali come il denaro scorre
dal governo e dalle agenzie degli Stati Uniti verso
i loro agenti a Cuba. E’ ormai chiara la via
del denaro sporco, si sa come viene: il governo
degli Stati Uniti–agenzie facciate, Organizzazioni
non governative, gruppi e istituti negli Stati
Uniti, e da lì a Cuba, di contrabbando, sotto forma
di rimesse familiari, si sa in dettaglio.
Questo è il denaro pubblico della USAID, non stiamo
parlando qui dei soldi dei servizi speciali, quello
consegnato qui direttamente dall’Ufficio di
Interessi, ecc.
Dopo aver fornito questi dati, voglio comunicarvi
adesso alcune altre cose molto interessanti.
Il ruolo principale nella formazione, nella
creazione di questi gruppi, nella direzione di
questi gruppi, nel finanziamento di questi gruppi,
nella stimolazione e protezione di questi gruppi
mercenari a Cuba ce l’ha il governo degli Stati
Uniti. E’ l’Ufficio di Interessi
nordamericano all’Avana --ed è stato provato nei
processi, ampiamente--, a creare, gestire,
finanziare, incentivare, e proteggere la creazione e
il lavoro sovversivo degli agenti a Cuba. Lo
fa in virtù di che cosa? In virtù dell’adempimento
della Legge Helms-Burton.
Sezione 109: "Autorizzazione dell’appoggio"
– dice- " ai gruppi democratici e dei diritti
umani".
Sezione dedicata: "Si autorizza il
Presidente ad assistere" –cioè, a dare
denaro; denaro del contribuente nordamericano –"e
altri tipi di appoggio a persone e organizzazioni a
Cuba..."
Sezione 115 della Legge Helms-Burton:
"Ripercussione di questa legge sulle attività
illecite" -guardate che curioso- "del
governo degli Stati Uniti".
"Niente di quanto disposto nella presente
legge" –cioè, niente di quanto detto qui che
dev’essere appoggiato dal governo e dal presidente
tramite l’USAID- "proibisce nessuna delle
attività d’investigazione –guardate i nomi
così interessanti– "protezione o
intelligence giuridicamente autorizzate da un
organismo incaricato di far rispettare la legge o da
un organismo dell’intelligence degli Stati
Uniti".
Per evitare confusione che possa far pensare che
adesso l’unico modo di dare soldi e di organizzare
la sovversione a Cuba è tramite la via legale, il
legislatore, il senatore Helms, il congressista
Burton, hanno assicurato che nel testo fosse chiaro
che quello non ha niente a che fare con l’altro,
comunque bisogna continuare, per la via segreta
degli organismi dell’intelligence dando il
denaro, finanziando e facendo di tutto.
Ecco ciò che stanno facendo a Cuba. Si cerca
di presentare questo come un movimento autoctono,
nato a Cuba, la "società civile" –la
chiamano- a Cuba, ignorando le oltre 2 000
organizzazioni non governative e associazioni
cubane, che includono dai chef cuochi fino alle
organizzazioni di donne, gruppi ecologisti, centri
di studio, organizzazioni di giovani, di studenti,
delle più svariate materie dell’attività sociale
ed economica del Paese, insultando infatti tutte
queste organizzazioni e le loro decine, centinaia di
migliaia e, in alcuni casi, milioni di membri.
Cosa stanno facendo qui? Cercano di presentare un
tentativo di opposizione escogitato e
finanziato dall’estero, in ottemperanza della
Legge Helms-Burton come un movimento di opposizione
nato a Cuba.
Noi, che abbiamo
dovuto difendere la Rivoluzione per più di 40 anni
e che quando il signor Cason dichiara a Miami:
"Il futuro dei cubani è affare dei cubani, noi
vogliamo che sia quelli che sono all’interno sia
quelli che sono fuori" –pensando come la
pensano i batistianos, che verranno qui a reclamare
la ricchezza rubata e che la Rivoluzione
nazionalizzò– "si mettano d’accordo tra di
loro".
Ricordiamo che lo stesso dissero ai patrioti che
lottavano per l’indipendenza di Cuba, infatti
dichiararono che "Cuba doveva essere
libera di fatto e di diritto", secondo
risoluzione del Congresso, dopodiché il paese fu
occupato militarmente e gli fu imposto l’Emendamento
Platt e gli furono rubate le risorse naturali.
Ricordiamo, quando sentiamo il signor Cason, che si
dice anche che "il futuro degli iracheni è
affare degli iracheni", immagino anche la
gestione dei pozzi di petrolio e i nuovi contratti.
Noi siamo diventati più forti nella difesa della
nostra sovranità e non crediamo "alle
favole", e sappiamo come viene escogitata la
sovversione dall’estero, come si cerca di creare
qui una quinta colonna, ed esercitiamo il nostro
diritto sovrano ad affrontare legalmente e
rispettando le leggi e l’etica; senza appellare
mai ai metodi di sequestri e di assassinii; senza
creare mai uno squadrone della morte, senza violare
mai l’integrità fisica e morale delle persone.
Ho detto che l’Ufficio di Interessi degli Stati
Uniti all’Avana crea e organizza i gruppi
dissidenti, e lo ribadisco. Ecco una delle
fotografie presentate in uno dei processi.
Centinaia di fotografie sono state presentate.
Ecco il signor Cason nel momento in cui lui –un
diplomatico straniero accreditato all’Avana–
fonda il gruppo giovanile del Partito Liberale
cubano, cosa incredibile, fondatore di un partito a
Cuba. Fondare un partito a Cuba, un cittadino
straniero, mi sembra... e non c’è legislazione
nel mondo che consenta che cittadini stranieri
fondino partiti all’interno del paese.
Eccolo nella fotografia d’occasione, nel momento
in cui fondava il gruppo, cioè non solo fonda il
partito, adesso fonda anche il gruppo giovanile, i
sostituti, coloro che cercheranno di abbattere la
Rivoluzione nel 2080 o nel 2091. Da quello che si
capisce ci sarà una lunga guerra.
Ecco la riunione, il momento in cui il comitato
organizzatore – sono quattro persone -, i quattro
membri di questo nuovo gruppo sono riuniti con il
nuovo movimento, un’assemblea, ci sono i quattro e
il signor Cason è là, tutto elegante. Sul
tavolo ci sono vassoi con prosciutto, bicchieri,
sicuramente c’è stata qualche cocktail, no?
per rinfrescare. Eccoli.
La SINA crea a Cuba questi gruppi. Lo
ribadisco ed è stato provato nei processi.
Ripeto che non confondo per niente l’azione del
governo, di alcuni agenti, di un diplomatico
nordamericano all’Avana; non confondo niente di
ciò con l’atteggiamento del popolo nordamericano
nei confronti di Cuba, e li distinguo molto bene, e
nessuno di noi è stato colpito da un virus
antiamericano, non siamo cresciuti negli odi né nel
sciovinismo e difendiamo il nostro diritto all’indipendenza
e la nostra patria con lo stesso fervore con cui
siamo solidali con il mondo e rispettosi con tutti i
popoli, compreso quello statunitense.
Ecco un altro pezzo interessante: "Permesso di
Libero Accesso", accesso aperto a qualunque ora
del giorno o della sera di questi mercenari all’Ufficio
di Interessi nordamericano all’Avana, basta la
loro presenza.
I cubani non possiamo entrarci perché ci sono dei
meccanismi di protezione; inoltre, è sempre più
difficile per i cubani entrarci: impronte,
perquisizione.
Ma ci sono alcuni che non devono subire queste cose,
hanno –come vedete qui: entrata libera per
il signor Oscar Elías Biscet, a qualunque ora del
giorno e della notte; entrata libera per il signor
Héctor Palacios.
Le nuove restrizioni imposte dall’Ufficio di
Sicurezza della Patria, che ha rafforzato le misure
di protezione negli immobili ufficiali nordamericani
e ha reso più difficile penetrare la frontiera –è
una reazione logica dopo gli atti terroristi dell’11
settembre--, non contano per queste persone, loro
hanno lo status di un funzionario. Possono entrare
come Cason, presentando l’autorizzazione.
Immagino che passato il tempo, siccome saranno ormai
conosciuti, diranno loro soltanto:
"Avanti", ed entreranno pure senza la
carta. Ecco la realtà.
Com’è possibile che un cubano semplice, un cubano
a piedi possa avere accesso libero, con permesso
ufficiale firmato dal Responsabile dell’Ufficio,
per entrare a qualunque ora del giorno e della notte
in qualsiasi posto dell’Ufficio di Interessi
nordamericani all’Avana? Dev’essere qualcuno che
gode di un’estrema fiducia, perché io non ho mai
avuto tale possibilità. Quando devo andare a
un’ambasciata, l’ambasciatore viene avvertito
prima, indica a coloro che sono alla porta di
lasciarmi entrare; anche la sicurezza cubana che
protegge l’immobile diplomatico dev’essere
avvertita.
Ecco un altro momento di celebrazione (mostra una
fotografia). Ecco la signora Vicky Hudleston,
nel momento in cui tutti sorridenti le fanno gli
auguri per la sua nuova missione in Mali, dove
andrà a lavorare come ambasciatrice; le hanno
augurato buon lavoro, buon ambiente. Parlavano là,
avevano appena finito una riunione, ci sono anche
alcuni altri funzionari della SINA.
Noi conosciamo molto bene la responsabilità dell’Ufficio
di Interessi nella creazione di tali gruppi.
Eccone un’altra –non voglio annoiarvi--, eccone
un’altra interessante, si vede una tavola; diverse
fotografie, una tavola. Ecco le bandierine
americane, si direbbe che c’è stato un
ricevimento, si vede di là una bottiglia, mi sembra
Bacardí bianco. Sono quasi certo che si tratta di
Bacardí. Be’, ci sono le bottiglie, c’è stata
una celebrazione, ci sono fotografie. In
questo modo si fanno i piani per cercare di
abbattere la Rivoluzione Cubana.
Il signor Cason deve sapere che siamo al corrente,
deve sapere che prima del suo arrivo a Cuba noi
avevamo già a che fare con tali temi. Forse
lui lavorerà sodo per raggiungere i suoi obiettivi,
ma deve sapere che non sarà compito facile, perché
non si tratta di un popolo ingenuo ma di uno esperto
nel difendere la sua sovranità e la sua
indipendenza.
Dunque, ho detto che il governo degli Stati Uniti
guida questi gruppi. Adesso dico che li finanzia
pure. Il denaro destinato a tali gruppi è
denaro ufficiale del governo degli Stati
Uniti. Questo di cui vi ho parlato non è
altro che il programma dell’Agenzia Nordamericana
per l’Aiuto Estero, l’USAID, solo questo, e ho
già riferito che loro dicono che distribuiscono
solo la minor parte dei fondi.
"Per incrementare nel mondo la solidarietà nei
confronti degli attivisti a Cuba", per
procurare loro dei viaggi, premi, riconoscimenti,
denaro allocato nel 2002: 8 099 181 dollari.
Se l’USAID, in un ambiente di rapporti normali con
Cuba, dedicasse veramente questo denaro al benessere
economico e sociale dei cubani, con quegli 8 milioni
Cuba potrebbe costruire scuole, attrezzare
poliambulatori, costruire abitazioni; tuttavia, il
denaro si dedica alla sovversione. E non è
che lo chiediamo o che ne abbiamo bisogno;
sviluppiamo il nostro Paese malgrado il blocco
imposto da loro, e il nostro popolo lo sa, anche se
abbiamo avuto delle difficoltà.
"Per aiutare alla costituzione di
Organizzazioni non governative a Cuba", 1 602
000 dollari; "per dare voce ai giornalisti
indipendenti", 2 027 000 dollari; "per
pianificare la transizione a Cuba " 2 132 000
dollari; "per valutare il programma", per
verificarne l’andamento, 335 000 dollari.
Come l’hanno fatto? Creando gruppi negli
Stati Uniti, che sono quelli che ricevono il denaro,
che s’intascano la maggior parte, perché business
sono business, e inviano a Cuba una parte per i
gruppi.
Il Centro per una Cuba Libera, ha ricevuto nel 2002,
2 300 000 dollari. Riceve informazione dai gruppi di
diritti umani e l’invia, la diffonde, la
distribuisce. Gruppo di Lavoro della Dissidenza
Interna, 250 000 dollari; Fredoom House, sono i
responsabili del Programma per la Transizione a
Cuba, cioè coloro che si occupano della questione
più strategica --questo era Frank Calzon - , 1 325
000; l’Istituto per la Democrazia a Cuba... Tutti
questi sono a Miami, alcuni a Washington, la
maggioranza a Miami; là ce ne sono sempre cubani
furbi che sanno che, forse, una parte di questo
denaro non si debba giustificare e andrà a finire
direttamente alle "spesse di
rappresentanza", e l’altra parte sarà
inviata qui. L’Istituto Repubblicano
Internazionale, uno degli organizzatori e
finanziatori dei premi, delle gite all’estero, dei
viaggi di alcuni degli "illustri" patrioti
che sono stati premiati nel mondo... Gruppo di
Appoggio alla Dissidenza, 1 200 000. Si sono
ripartiti i soldi. Eccoli tutti.
Cubanet riceve notizie e le pubblica, 98 000
dollari, il suo budget è diminuito. Il Centro
Americano per il Lavoro Internazionale di
Solidarietà -guardate a cosa si dedica, lavora per
"persuadere gli investitori stranieri a non
fare investimenti a Cuba", è il loro
oggetto sociale dichiarato– riceve dal governo
nordamericano 168 575 dollari all’anno.
Ecco l’origine del denaro e dei servizi speciali.
Come arriva? Ad esempio, Frank Hernández Trujillo,
responsabile del cosiddetto Gruppo di Appoggio alla
Dissidenza, residente a Miami, ovviamente, nel 2001
ha ricevuto 1 200 000, gli hanno triplicato il
denaro che le avevano dato; questo appare pubblicato
nei siti ufficiali dell’Internet del governo degli
Stati Uniti. Cosa faceva con questo denaro? Inviava
cose per Cuba di contrabbando, o con persone che
venivano.
Ecco perché lui deve giustificare –questo è
stato sequestrato come evidenza nelle indagini per i
processi– ed ecco una delle liste dove spiega le
spese. Guardate: computer, numero di serie,
una cosa veramente da professionisti. Ecco i nomi
delle persone a Cuba, ecco i "patrioti"
che favoriranno la transizione e che lottano per la
"democrazia" a Cuba e, accanto, il
denaro che le hanno consegnato e come deve usarlo.
In altre parole, Frank là deve dire: "Ho dato
il denaro, e il denaro è per tale cosa". Ecco
–cose che entravano di contrabbando, dei
container, violando i regolamenti doganali.
Pico Pallino, due
lampade. Lampada, video, video, due lampade.
Lampada. Pacco speciale per Armando Villar. Fornello
elettrico per Angel Jiménez. Telefono,
telefono, telefono. Per Marta Beatriz Roque,
modulo n.1.
Ci sono altri pacchi, come un "sacchetto"
cioè porta un po’ di cose prestabilite e si
chiama modulo n.1.
Ana María Espinosa Escabillo, set pentole (risate),
per lottare per la democrazia a Cuba. Lampada,
televisore, video, pacchetto, pacchetto. Pacco
con generi alimentari e farmaci.
Perché bisogna dire che una delle più crudele
ironie del lavoro di questi gruppi è che il governo
degli Stati Uniti invia loro generi alimentari e
farmaci affinché nel quartiere approfittino delle
carenze, del bisogno di un padre che cerca un
farmaco, in questi anni durante i quali noi malgrado
tutto il nostro sforzo non abbiamo potuto
garantirlo, e facciano il loro lavoro di
reclutamento, in questo modo riescono a far sì che
le persone si sentano in debito nei loro
confronti. Così hanno creato i
cosiddetti "centri di distribuzione" per
dare alle persone generi alimentari e farmaci che il
blocco americano, che loro contribuiscono a
mantenere, impedisce ai cubani di avere.
Quindi, è un’ironia. Guardate: denaro, denaro,
televisione, lampade, set di 21 vasetti –non si sa
di cosa-- , set per neonato. Idelfonso Hidalgo
ha ricevuto set per neonato. Non sappiamo cosa
c’entra con la "lotta per la democrazia"
a Cuba. Ecco uno di questi gruppi.
Denaro per vivere di quel denaro. Non
lavorano, la maggior parte, hanno vissuto di questo
per anni.
Ecco altro dato interessante: ricevute dietro
consegna del denaro; cioè, ricevute che indicano
che il denaro è stato consegnato. Questo denaro
distribuito da Héctor Palacios ad altre
persone, denaro inviato da Porto Rico, anch’esso
illegalmente, verso Cuba. Ecco Héctor Palacio che
scrive al signor del Porto Rico, incaricato di tale
operazione di finanziamento, di nome Enrique
Blanco. Biblioteche Indipendenti di Cuba,
così è intestata la carta su cui ha scritto.
"Signor Enrique Blanco, 1º agosto 2002.
"Allego ricevute che giustificano le spese,
secondo il denaro che hai inviato e le tue
istruzioni di consegna" Chiaro? Ti rendo conto
di cosa ho fatto con il denaro che mi hai mandato e
come ho fatto quello che mi hai indicato, così
scrive a questo signore residente nel Porto Rico.
" Rimangono 160 dollari, i quali saranno
bloccati finché non riceverò le tue
istruzioni". Cioè, una contabilità abbastanza
esatta, rispetta i Principi Generalmente Accettati,
sembra.
"Cordiali saluti, tuo amico, Héctor
Palacios".
Ecco ricevute, fatture.
"Mediante la presente si consegna al signor
Iván Hernández Carrillo, coordinatore della
provincia di Matanzas, 30 dollari" –perché a
Cuba 30 dollari sono molti, perché nessuna di
queste persone deve usare questi dollari per pagare
il medico, per inviare i figli a scuola, per avere
la pensione dopo; tutte queste persone vanno allo
stadio di baseball pagando un peso, allora 30
dollari, è un enorme stipendio, quello permette
loro vivere come un direttore generale di una
società negli Stati Uniti – "dal concetto di
aiuto, dal progetto delle biblioteche
indipendenti..." E via dicendo, è una lunga
lista di ricevute, fatture (le fa vedere), che
dimostrano da dove viene il denaro.
Ecco questo signore, Oscar Espinosa Chepe, al MINREX
alcuni ricordano il suo nome. Questo signore
ha ricevuto dal 2002 al 2003, in un anno, secondo le
ricevute e le fatture, 7 154 dollari; immagino che
più di tutti questi seri giornalisti che si trovano
in questa sede e che lavorano duro per i loro mass
media, 7 154 dollari. A casa aveva, nascosto
dentro un costume –non si sa perché,
ipotizzando che fosse denaro ben avuto, perché a
Cuba non è proibito avere dollari, lei può
depositarli in banca, guadagnare interessi– 13
660, i risparmi, oltre ai 7 000 ricevuti durante l’anno.
Non lavora da circa 10 anni. Da dove ha
ricevuto questo denaro a cambio di inviare quello
che gli chiedevano di pubblicare?
Da CUBANET ha
ricevuto il denaro. CUBANET, come ho già
detto, ha ricevuto 343 000 dollari nel 2001 e oltre
800 000 dollari nel 2002 per fare questo.
Guardate
adesso che interessante. Ecco la certificazione di
Oscar Manuel Espinosa Chepe, data di ricevuta: 14
gennaio, 165 dollari; 15 febbraio, 220 dollari; 14
marzo, 140 dollari; 23 luglio, 1 750 dollari; 22
agosto, 1 996 dollari; 16 settembre, 1 923
dollari. Tutta questa lista risponde agli
invii.
Héctor Palacios, circa 5 000 dollari a casa.
Qualunque persona può avere dollari, non si sa
perché li aveva nascosti in un contenitore di
medicina: se è un denaro ben avuto perché
nasconderlo.
Devo dire che nelle indagini che precedettero i
processi sono stati sequestrati decine di migliaia
di dollari, e guardate una cosa curiosa, solo 1 200
pesos cubani; quasi tutti sono disoccupati, non
lavorano a Cuba, non hanno impiego, vivono di
questo, "di lottare per la libertà e la
democrazia".
Come si vede, la contabilità della "lotta per
la democrazia a Cuba" si fa in dollari, 1 200
pesos è stato quello che è stato trovato nelle
case di tutte queste persone. E credo che devo
dirlo, e cerco di contenermi e di non perdere la
pazienza, perché come potete capire e il nostro
popolo lo capisce, ci fa arrabbiare il sapere che ci
sono persone che ricevono denaro e vivono di questo
"lavoro" al servizio della potenza che
attacca il loro popolo, quando a Cuba decine di
migliaia di medici cubani, centinaia di migliaia d’insegnanti
lavorano nella più grande austerità, per portare
benessere alle persone, per lavorare per le persone,
per garantire a tutti i diritti umani fondamentali,
di cui mancano oggi milioni di abitanti del pianeta;
perché abbiano diritto alla sanità, che non ce l’hanno
milioni di cittadini negli Stati Uniti, che non
hanno il diritto garantito alla sanità, o perché
abbiamo il diritto all’istruzione, come non ce l’hanno
circa 900 milioni di persone nel mondo, che non
sanno leggere né scrivere. Quindi, vedere queste
persone "lottando per la democrazia" è
qualcosa che veramente ci... fa arrabbiare.
Adesso vorrei insieme con voi, vedere la
testimonianza che, volontariamente, rese al processo
il signor Osvaldo Alfonso, il cui nome è stato
ascoltato varie volte in questi giorni.
Presidente del Tribunale. –
La Legge le conferisce il diritto di dichiarare o di
astenersi dal farlo.
Vuole dichiarare?
Osvaldo Alfonso Valdés. – Sì, come no.
Presidente del Tribunale. – Desidera
parlare liberamente?
Osvaldo Alfonso. – Sì.
Presidente. – Ha la parola.
Osvaldo Alfonso. – Posso leggere?
Presidente. – Sì
Osvaldo Alfonso.
– Io,
Osvaldo Alfonso Valdés, riconosco che nel nostro
lavoro di oppositori abbiamo potuto essere
utilizzati da funzionari della Sezione di Interessi,
per questo nella nostra intenzione di portare a
termine una lotta pacifica abbiamo risposto in
qualche maniera agli interessi degli USA.
Sappiamo che le risorse che ci arrivano per i nostri
lavori provengono da fondi che il governo di questo
paese approva. Ricordo un’occasione, durante
un colloquio con un funzionario della USAID, nello
stesso ufficio dove questi comprovava se le risorse
dell’ufficio arrivavano nelle nostre mani.
Durante questo incontro si analizzarono vie
alternative per farci arrivare queste risorse,
alcuni erano d’accordo, altri non lo erano,
perché ciò avrebbe significato dimostrare
evidentemente che eravamo sostenuti dall’Ufficio
di Interessi, cosa che neghiamo. Alcuni
proposero che queste risorse arrivassero
attraverso rappresentanti all’estero, per non
dimostrare il vincolo diretto tra il governo
nordamericano e gli oppositori. Il funzionario
volle sapere che cosa avremmo fatto durante il
Vertice Iberoamericano, e se avremmo inviato qualche
documento. Durante questa riunione si parlò
anche della necessità di unire la dissidenza
interna.
In quest’occasione si raccomandò di avere
incontri con persone provenienti da paesi ex
socialisti, come la Polonia, la Repubblica Ceca e
altri, ciò lo ritenevano molto importante poiché
questi avevano esperienze che ci sarebbero state
molto utili nella lotta contro il regime socialista
imperante a Cuba.
In quest’incontro parteciparono dell’Ufficio di
Interessi, la signora Vicky Huddleston; il turista
il cui cognome ora non ricordo bene, mi sembra sia
Muller, e in di Cuba, tra gli altri, il signor
Jesús Llanes Pelletier, ormai deceduto.
Riconosco
che ho ricevuto fondi e aiuti materiali da
organizzazioni radicate a Miami, e che queste
risorse provengono dal governo degli Stati Uniti,
per cui, in qualche modo, abbiamo servito i loro
interessi.
Felipe
Pérez. – Questa è la dichiarazione che egli
fa quando alla fine dell’udienza gli domandano se
vuole o meno dichiarare. Lui lo ha fatto e ha
letto la sua dichiarazione.
Ecco qui
una ricevuta dei soldi inviati a questo signore (la
mostra).
Mediante la presente si consegna al Sig. Osvaldo
Alfonso, membro della Commissione di Relatori di
Todos Unidos, 400 dollari che gli inviano come aiuto
umanitario i fratelli di Azione Democratica
Cubana", un’organizzazione a Miami, che nel
2002 ha ricevuto 400 000 dollari dall’Agenzia di
Aiuto all’estero degli Stati Uniti (USAID).
Abbiamo altro materiale d’interesse: una lettera
inviata da Carlos Alberto Montaner:
"Mio caro Osvaldo" –dice a questo
signore--: "Ti invio 200 dollari" –26
gennaio 2001--, "purtroppo non c’è molto da
raccontare, eccetto ciò che tutti sappiamo, il
regime diventa più duro e tutti abbiamo come
orizzonte la morte di Fidel. Dopo
vedremo. E’ molto triste ma così sono le
cose. Un forte abbraccio, Carlos Alberto
Montaner.
Questo è ciò che avvenne il 26 gennaio 2001:
200 dollari.
Il 22 marzo, due mesi dopo; "Mio caro
Osvaldo, un amico che conosci ha avuto la gentilezza
di inviarti 30000 pesetas" – penso che non
esisteva ancora l’euro come moneta di corso
obbligatorio – "Molto presto ti chiameranno
alcuni amici spagnoli di alto livello per parlare
del progetto Varela. Ho suggerito cinque nomi
per fondare questa nuova idea; Payá, Alfonso,
Arcos, Raúl Rivero e Tanya Quintero."
Lo ripeto: "Molto presto ti chiameranno alcuni
amici spagnoli di alto livello per parlare del
progetto Varela", --22 marzo 2001. "Ho
suggerito cinque nomi per fondare questa nuova idea;
Payá, Alfonso, Arcos, Raúl Rivero e Tanya
Quintero. Ti invio un forte abbraccio e una
rivista Encuentro. Carlos Alberto
Montaner."
Due giorni dopo, il 24 marzo 2001: "Mio
caro Osvaldo, un amico comune ha la gentilezza di
farti arrivare questi 200 dollari" –due
giorni dopo le 30000 pesetas, ci possono essere
problemi con i soldi in contanti, sapete che questo
a volte accade– "e un messaggio personale che
ti trasmetterà Raúl. Chiamami in Spagna
appena riceverai questa nota. Un forte
abbraccio, Carlos Alberto Montaner".
Agente dell’Agenzia Centrale di Intelligenza
riconosciuto, confesso, pubblico, a Miami e a Cuba,
e a Madrid quelli che lo conoscono da vicino.
Questa è la storia del finanziamento. Ho
affermato che li creano, ho detto che li dirigono,
ho affermato che li finanziano e affermo che li
stimolano e li proteggono.
Adesso voglio mostrare questa curiosa lettera, una
cosa realmente stupefacente. Per primo lo
abbiamo saputo dalla televisione di Miami.
Risulta che Luis Zúñiga, terrorista, membro dell’apparato
militare della Fondazione Nazionale Cubano
Americana, coinvolto nel finanziamento delle
bombe negli alberghi dell’Avana, vincolato a piani
di assassinio contro Fidel, questo signore, che è
stato il rappresentante dei gruppi di Miami nella
Commissione dei Diritti Umani in questi anni, tira
fuori davanti alla stampa una lettera e la legge –
vediamo come racconta questa vicenda il Canale 51 di
Miami - :
"Nonostante sia coinvolto in una guerra, il
presidente Bush ha inviato un messaggio d’
incoraggiamento in forma di lettera ad un conosciuto
oppositore incarcerato a Cuba, ciò sta a
significare che la Casa Bianca non si è dimenticata
dei dissidenti. Juan Manuel Cao ci dice che
questo no è stato l’unico segnale del presidente
Bush".
Credo che questo coincida con il momento in cui lui
era andato nel quartiere generale e, immaginatevi,
con tutta la mafia che si trovava lì, doveva pur
fare qualcosa con loro.
Dice Juan Manuel Cao: "Per i dissidenti a
Cuba è suonata una campana di speranza. Il
presidente degli Stati Uniti George Bush, ha
interrotto la sua marcia verso Bagdad ed ha scritto
una lettera di solidarietà al prigioniero cubano
Oscar Elías Biscet", cosa realmente
commovente.
Dunque, viene data la parola a Luis Zúñiga che
legge un frammento che diceva: " … Il
suo sforzo e il suo esempio sono l’incarnazione
dei valori democratici, includendo l’autodeterminazione
…", il presidente Bush parlando della
democrazia, dell’autodeterminazione, nei suoi
confronti Kafka è una nullità. Dunque la
curiosità ci porta a cercare il testo completo
della lettera che è qui (La mostra).
Lettera del 26 marzo: "Caro dottor
Biscet". Firmata: "Presidente
degli Stati Uniti, George Bush.
Congratulazioni per il riconoscimento che lei ha
ricevuto dall’Istituto Repubblicano
Internazionale", quello che aveva ricevuto nel
2002, pari a 1 600 000 dollari, che è quello che
crea premi con questo denaro, consegue premi in
Europa, consegue viaggi di riconoscimento.
"Congratulazioni per il riconoscimento che lei
ha ricevuto dall’Istituto Repubblicano
Internazionale per il premio ratificato da questi,
premio alla democrazia popolare. Il suo sforzo
e il suo esempio sono l’incarnazione dei valori
democratici, includendo l’autodeterminazione (…),
Laura ed io continuiamo a pregare per lei …
Affettuosamente George Bush."
Io non ho mai visto una lettera del presidente Bush
congratulandosi, per esempio, con la dottoressa
Concepción Campa, con la dottoressa Conchita,
autrice principale, capo del collettivo che creò il
vaccino contro la meningite cerebrospinale, unico
nel mondo, grazie al quale ormai non muore più
nessun bimbo a Cuba e della quale si utilizzano
milioni di dosi nel mondo, candidata al premio
mondiale dell’organizzazione Mondiale della
Proprietà Intellettuale, l’organizzazione più
prestigiosa in quest’area. Qualcuno ha visto
una lettera del presidente Bush congratulandosi con
Conchita? Non l’ho vista.
Io non ho visto nessuna lettera del presidente Bush
congratulandosi con gli atleti cubani, che sono
diventati campioni mondiali o campioni olimpici, nel
momento del loro ritiro; però ho visto bene come
hanno negato i visti alla nostra squadra nazionale
di lotta, impedendole di partecipare al
campionato mondiale che si celebrava negli Stati
Uniti, dopo essersi allenata per poter partecipare a
questa competenza.
Dunque mi pare molto strano che il presidente Bush
invii una lettera ad un cubano, quando non si è mai
diretto a scienziati, scrittori, giornalisti, uomini
e donne di lettere, di scienza, della cultura, della
produzione. Non ho visto una lettera inviata
al compagno Lazo congratulandosi con lui per lo
sradicamento della zanzara Aedes aegypti qui nella
Città dell’Avana, che garantisce salute agli
abitati della capitale, come in tutto il paese.
Per questo devo avere i miei sospetti quando vedo
una lettera di Bush inviata al signor Oscar Elías
Biscet, nel momento in cui il signor Bush fu a Miami
a tranquillizzare l’opinione pubblica, quando si
erano scatenati gli avvenimenti della guerra nell’Iraq.
Qui abbiamo un altro esemplare, la Revista de Cuba
(la mostra), rivista della società dei
giornalisti "Manuel Márquez
Sterling", numero di dicembre del 2002.
Qualcuno indovina dove si stampò questa
rivista? Vi do un aiuto, non fu certo
nel MINREX (Risate); dove può essere stata stampata
la Revista de Cuba, della società dei giornalisti
"Marquez Sterling"? Bravi!:
Nella Sezione di Interessi Nordamericana all’Avana!
Così si fa, i numeri si stampano lì; cioè la
Sezione di Interessi è come la tipografia, diciamo,
come la casa editrice della rivista dei
"giornalisti indipendenti cubani".
Per questo quando mi dicono che queste sono
Organizzazioni non Governative, chiarisco sempre che
invece sono Governative, poiché sono del governo
degli Stati Uniti e agiscono al loro servizio.
Qui abbiamo la rivista El Disidente, questo è un
altro caso, distribuita anch’essa dalla SINA –in
questo caso la SINA distribuisce non edita - ;
questa si edita a Porto Rico dove la rivista ha
ricevuto 60 000 dollari dal governo degli Stati
Uniti per la stampa e poi la mandano qui nella
valigia diplomatica e la SINA la distribuisce, si
chiama El Disidente, c’è anche La Carta de Cuba,
e altri volantini. Tutto questo distribuito da
loro stessi.
Credo di aver dato qualche informazione di
interesse.
Penso che queste
due testimonianze che vedremo fra poco
potranno essere molto interessanti per voi.
Andiamo a vederle, sono brevi.
Pubblico Ministero. –
Il suo nome? Dove vive? A che cosa si
dedica nella vita sociale?
Néstor Baguer. – Con molto piacere.
Mi chiamo Néstor Baguer Sánchez Galarraga.
Risiedo in Centro Habana. Sono giornalista
di professione; però, oltre a questo, dal
1960 lavoro per gli Organi della Sicurezza dello
Stato.
PUBBLICO MINISTERO. – Qual è il suo nome
per gli Organi della Sicurezza dello Stato?
NÉSTOR BAGUER. – Octavio.
PUBBLICO MINISTERO. – Octavio.
Chiamiamolo Octavio.
Sì, Néstor; se lei avesse la cortesia di parlarci
su quali sono le origini dell’Asociación de
Prensa Independiente, se lei ha avuto relazioni con
questo tipo di attività.
NÉSTOR BAGUER. – Questo mi fu suggerito da
persone controrivoluzionarie, perché avevano
primariamente bisogno di un giornalista; però io lo
presi come un lavoro per gli Organi della Sicurezza
dello Stato, cioè, invece di cadere nelle mani di
chi poteva fare molto danno, cercai di ridurre
questo danno.
PUBBLICO MINISTERO. – E questo le fu utile
sia per ricevere informazione sia perché si
avvicinassero a lei persone che erano interessate a
dare informazioni al nemico?
NÉSTOR BAGUER. – Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO. – Come si
comportò? In quale modo questo tipo di
informazioni è trasmessa all’estero?
NÉSTOR BAGUER. – Prima di tutto una cosa:
i primi ad interessarsi furono quelli dell’Ufficio
di Interessi degli Stati Uniti. Io non
conoscevo nessuno di loro e mi chiamarono, mi
invitarono affinché andassi a conversare con loro,
e mostrarono un grande interesse, e mi dissero che
loro mi avrebbero appoggiato in tutto affinché io
portassi a termine questo lavoro.
Immediatamente dopo incominciarono ad arrivare
giornalisti; anzi, io non potrei dire che erano
giornalisti, perché in realtà, di 30 o 40
giornalisti che venivano, solamente due lo erano, e
di questi uno ero io; io posso dirvi con sicurezza
che attualmente dei 100 che si dicono giornalisti
indipendenti, solamente cinque o sei sono
professionisti; gli altri sono mercenari che si
dedicano a diffamare, poiché dicono menzogne,
insultano, mancano di rispetto al nostro capo di
Stato e al nostro governo; insomma non sono
giornalisti ma terroristi dell’informazione.
PUBBLICO
MINISTERO.-
Quando essi preparavano questa informazione, a chi
la inviavano?
NÉSTOR BAGUER. -
La inviavano a me, e allora io, visto che avevo
telefoni diretti, mi mettevo direttamente in
contatto con Radio "Martí"; poi negli
Stati Uniti cubani controrivoluzionari crearono
agenzie per aiutare coloro che erano qui a Cuba.
PUBBLICO MINISTERO.
– Che
tipo di agenzie erano queste? Ricorda qualche
nome di queste agenzie?
NÉSTOR BAGUER. –
Sì, come no; c’era CUBANET, CubaPress, insomma
incominciarono a proliferare come funghi.
PUBBLICO MINISTERO.
–
Néstor, lei ha usato la parola mercenari.
NÉSTOR BAGUER. –
Sì.
PUBBLICO MINISTERO.
–
Evidentemente riferendosi al fatto che questi
vengono pagati.
NÉSTOR BAGUER. –
Logico.
PUBBLICO MINISTERO.
– Come
venivano effettuati questi pagamenti?
NÉSTOR BAGUER. –
Il governo nordamericano, consegna milioni, perché
io ho cifre che possono provare ciò. Per
esempio, CUBANET riceveva 2 o 3 milioni di dollari
per coloro che lavoravano per quest’agenzia.
La mia agenzia lavorava per CUBANET
PUBBLICO MINISTERO.
–
Attraverso quale via inviavano il denaro?
NÉSTOR BAGUER. –
La maggior parte utilizza Transcard. Ce ne
sono alcuni, quando la quantità non è troppo
grande, che lo mandano con dei postini, che loro
chiamano corrieri. L’ambasciata ti facilita
molte cose, molti regali, molte feste, molte
attenzioni; ti regalano borse dove ci sono
radio portatili speciali per poter sintonizzarsi
radio "Martí", o registratori, macchine
fotografiche, insomma tutto quello di cui puoi aver
bisogno per il tuo lavoro. Tu passi lì dei
giorni in cui loro attendono, ti ricevono, ti danno
una festa e poi ti passano in una sala dove ci sono
centinai di borse piene di tutti questi regali
perché tu possa scegliere quelle che vuoi; non è
che tu ne prenda una o due; tu scegli quante ne
vuoi. E che cosa succede? Ci
sono alcuni che prendono otto o dieci borse;
perché? Perché queste radioline, che sono
speciali e sono molto buone, vengono vendute a 20
dollari ognuna; loro se ne tengono una sola e
vendono le restanti. La stessa cosa fanno con
i registratori; chi oggi possiede un registratore fa
un affare perché si vende subito.
PUBBLICO MINISTERO.
– Quando
andate all’Ufficio di Interessi ricevete qualche
tipo di insinuazione sulle attività che dovete fare
nel paese?
NÉSTOR BAGUER. –
Consigliano loro tutti i temi che devono trattare:
"Dovete parlare su questo, dovete parlare sulla
scarsità di alimenti, sui black-out, sul trasporto,
sulla mancanza di medicine, sul trattamento negli
ospedali, il trattamento delle prigioni";
insomma indicano loro i temi che interessano a loro,
non i temi che interessano a Cuba, bensì quelli che
interessano a loro affinché l’informazione venga
diffusa all’estero.
PUBBLICO MINISTERO.
– Con
quali funzionari dell’Ufficio di Interessi avete
avuto principalmente questi contatti?
NÉSTOR BAGUER. -
Sempre con il responsabile e vice responsabile della
Sezione Stampa e Propaganda. Queste cose si
trattano con loro.
PUBBLICO MINISTERO.
– Con
riferimento a questo denaro, al quale lei si
riferiva pochi minuti fa, utilizzato per pagarvi,
una volta ricevuto qui per le distinte vie, lei è a
conoscenza se sono sorte discrepanze tra i
differenti membri del gruppo per perdite,
smarrimento, ripartizione del denaro?
NÉSTOR BAGUER. –
Non solamente ci sono state discrepanze; si sono
verificati furti, si rubano tra loro stessi.
Ci sono stati giornalisti che hanno lavorato per sei
mesi e non hanno ricevuto neanche un centesimo, e
dopo, quando hanno cercato di investigare, si è
scoperto che il denaro era stato inviato dall’agenzia
di Miami a Cuba, ma siccome tutto si invia a nome
del capo gruppo, questi se lo era preso. Poco
fa è venuto fuori un caso di uno che si è preso il
denaro di sei mesi di tutti i giornalisti.
PUBBLICO MINISTERO.
– Qual è
questo caso?
NÉSTOR BAGUER. –
Il signore che si autodefinisce giornalista, Jorge
Olivera, che si impossessò del denaro di sei mesi
inviato per il resto dei suoi aiutanti.
PUBBLICO MINISTERO.
– Néstor, se è possibile noi vorremmo che ci
spiegasse quali sono i principali funzionari della
SINA che hanno avuto vincoli con voi in queste
attività.
NÉSTOR BAGUER. –
Per primo c’era Kozak, poi Vicky e poi Cason, che
è quello che è a capo in questo momento. E
poi, com’è logico, con quelli della stampa e
propaganda, adesso c’è Gallegos, e prima ce ne
sono stati diversi, tra questi Beagle; ce ne sono
stati tantissimi, perché essi vengono cambiati
spesso; in questo modo sono molti quelli che ho
conosciuto, perfino donne, una di loro si chiamava Mary,
ed moglie di un argentino, dunque parlava spagnolo
perfettamente. Insomma io ho conosciuto tutti
coloro che sono passati da questa Sezione.
PUBBLICO MINISTERO.
– E l’accesso
all’Ufficio come si … ?
NÉSTOR BAGUER. –
Per andare all’Ufficio bisogna chiedere un
lasciapassare che viene dato per un determinato
giorno e a una determinata ora; però il mio
lasciapassare è speciale, si dice aperto, cioè
poso andare qualunque giorno e a qualunque ora.
PUBBLICO MINISTERO.
– Quali
sono le principali attività che questi funzionari
organizzavano con lei, a cui loro partecipavano?
Insomma tutti i tipi di attività che loro potevano
organizzare con voi..
NÉSTOR BAGUER. –
Tutte le volte che c’era un’attività dove si
invitavano cubani, tutti loro partecipavano,
includendo le mogli; perché la loro questione è
quella di parlare alla maggior quantità di
cubani possibile per vedere quello che
riescono a tirare fuori. "Ditemi, come
sono i prezzi nel mercato, nella piazza? C’è
o non c’è scarsità?
PUBBLICO MINISTERO.
– Quando
lei visitava l’Ufficio, aveva qualche possibilità
di fare qualche lavoro giornalistico o di accedere
alle informazioni?
NÉSTOR BAGUER. –
Lì avevo una sala, c’è una sala per INTERNET,
dove ci sono moltissimi computer, e si possono
usare. Per esempio, io potevo usarle senza
bisogno di chiedere il turno, perché questo lo
fanno per i giornalisti cubani, gli danno un turno
per un giorno fisso e due ore di lavoro al computer.
PUBBLICO MINISTERO.
– In
questa sala, su cui ci ha riferito, aveva la
possibilità di portare via con sé alcune
pubblicazioni?
NÉSTOR BAGUER. –
A me le pubblicazioni me le consegnano sempre a
casa. Ogni pubblicazione mi viene mandata a
casa mia, giornali o riviste.
PUBBLICO MINISTERO.
– Il 14
marzo partecipò a un’attività che venne data
lì?
NÉSTOR BAGUER. –
Sì.
PUBBLICO MINISTERO.
– Quali
furono i motivi dell’attività e dove si svolse?
NÉSTOR BAGUER. –
L’attività si svolse nella sala da pranzo della
residenza del signor Cason, ovvero dentro casa
sua. Quindi la gente venne divisa in tre
gruppi: primo, il gruppo di etica giornalistica,
presieduto da me; un altro, il gruppo di contatti e
relazioni con la stampa di altri paesi; e infine un
altro per i temi da lavorare nel futuro.
Mi venne dato il
tavolo dell’etica su richiesta degli stessi
americani; però, immaginatevi, parlare… lo ce l’ho
messa tutta … Lì c’era la France Press, la TV
spagnola, la tedesca, ce ne erano cinque di queste
(Risate)
PUBBLICO MINISTERO.
– Potrebbe
parlarci di Raúl Rivero e dei suoi vincoli con
questo tipo d’attività.
NÉSTOR BAGUER. –
È un alcolizzato, e l’alcolismo lo portò all’estremo,
perché diceva cose incredibili nell’UPEC, nell’UNEAC,
a squarciagola, e questo gli costò l’espulsione
da tutte le parti. Insomma si
"suicidò" con le sue stesse mani, e per
guadagnarsi da vivere incominciò a mandare poesie
all’estero, e da lì, quando vide che il
giornalismo era distinto, falso, però che dava
denaro, contattò gli ex compagni dell’UNEAC e
dell’UPEC che si trovavano in esilio, traditori, e
utilizzò la loro amicizia affinché gli
conseguissero un posto dove scrivere. Dunque,
questa gente contattò i giornalisti nordamericani e
fecero sì che lui potesse scrivere nel Herald di
Miami, che è il giornale più conservatore del sud
della Florida e, ovviamente, è pagato molto bene.
Poi lo collegarono
con l’istituzione della stampa
nordamericana, a cui aderiscono tutti i proprietari
dei giornali degli Stati Uniti, che è la SIP
(Società Interamericana della Stampa), e con l’influenza
della mafia di Miami riuscirono a far nominare Raúl
vicepresidente per i Caraibi della SIP, ovviamente
con una rimunerazione da vicepresidente di una
istituzione nordamericana.
PUBBLICO MINISTERO.
– Raúl
viene pagato per queste informazioni che offre?
NÉSTOR BAGUER. –
Eccome no e profumatamente anche!
PUBBLICO MINISTERO.
– In che
modo viene effettuato questo pagamento?
NÉSTOR BAGUER. –
Glielo pagano negli Stati Uniti a sua figlia che
vive lì.
PUBBLICO MINISTERO.
– Che
cosa ci dice di Ricardo?
NÉSTOR BAGUER. –
Ricardo si attaccò a Raúl, poiché Ricardo non è
giornalista neanche alla lontana. Raúl era in
una situazione che lo portò a separarsi da tutti i
suoi amici, perché chi erano i suoi amici? I
giornalisti dell’UPEC e gli scrittori dell’UNEAC.
Si trovò senza amici. L’unico amico che gli
restava ero io, comprende?, e siccome non
coincidevamo in idee, non ci scontravamo, però non
coincidevamo in idee – a volte stavamo mesi senza
comunicarci – ricorse a questi che in
pratica gli venne dietro. Dunque offrì la sua
casa di Miramar per installare una redazione dotata
di tutto: apparecchiature elettroniche, tre
impiegati stipendiati, insomma tutte le comodità
per lavorare, e mise tutto a disposizione di
Raúl. Raúl, dunque, costituisce la società
"Marquez Sterling" da lui presieduta;
insomma, è lui che dirige e che comanda lì, e l’altro
non è altro che una polena, una figura decorativa.
PUBBLICO MINISTERO.
– Quando
si riferisce all’altro si riferisce a Ricardo?
NÉSTOR
BAGUER. – L’altro è Ricardo, la polena, la
figura che appare di fronte, però non è nessuno.
PUBBLICO MINISTERO.
– Ricardo
ha vincoli con il governo degli Stati Uniti, con l’Ufficio
di Interessi?
NÉSTOR BAGUER. –
Certo. Appare come presidente dell’associazione
"Marquez Sterling"; ormai ha fatto lì i
suoi vincoli.
PUBBLICO MINISTERO.
– Uno dei
due ha vincoli con gli elementi che risiedono a
Miami?
NÉSTOR BAGUER. –
Raúl sì. Per quello che riguarda Ricardo non
so, perché non conosco la sua vita, lo incontrai
per la prima vola quattro o cinque mesi fa.
Raúl sì, poiché tutti i poeti che se ne sono
andati, tutti gli scrittori che se ne sono andati,
sono tutti amici suoi, perché sono stati compagni
per molti anni nell’UNEAC, compagni di sbronze,
compagni di festini e di cose del genere. Sono
tutti amici. Tutti i poeti cubani in esilio
sono amici di Raúl.
PUBBLICO MINISTERO.
– Lei
conosce Frank Calzón?
NÉSTOR BAGUER. –
Certamente.
PUBBLICO MINISTERO.
– Lei sa
chi di queste due persone ha relazioni con Frank
Calzón?
NÉSTOR BAGUER. –
Sia Ricardo che il Gordo, cioè Raúl, perché Frank
Calzón ci conosce tutti; da quando si è separato
dall’agenzia con cui lavorava non ho più avuto
rapporti con lui. Ho il suo telefono però non
mi sono mai visto nella necessità …
PUBBLICO MINISTERO.
– Può
descrivere chi è Frank Calzón?
NÉSTOR BAGUER.
– In primo luogo, Frank Calzón non è
giornalista, bensì un vecchio agente della CIA, che
lavora da anni per la CIA.
Felipe Pérez. – Vorrei
far rilevare che Néstor Baguer, l’agente Octavio
della sicurezza cubana fin dal 1960, è il
presidente dell’Associazione di Stampa
Indipendente di Cuba. Sono due istituzioni,
quella che presiede Raúl Rivero e la sua.
Come voi potete ben vedere ha una larga esperienza
sul tema.
Andiamo a vedere
adesso il tema dei difensori dei diritti umani.
Pubblico Ministero.
–
Appartiene ad alcuno di questi gruppi che si dicono
dei diritti umani?
Odilla Collazo. –
Sì.
PUBBLICO MINISTERO.
– Di
quale?
ODILLA COLLAZO. –
Partito pro Diritti Umani di Cuba.
PUBBLICO MINISTERO.
– Qual è
il suo incarico lì?
ODILLA COLLAZO. –
In questo momento sono la presidentessa del Partito
pro Diritti Umani di Cuba.
PUBBLICO MINISTERO.
– Ha
visitato la SINA?
ODILLA COLLAZO. –
Sì. Io ci vado per consegnare rapporti su
violazioni di diritti umani e di altro tipo.
PUBBLICO MINISTERO.
– E
queste persone che sono lí, vengono alla SINA con
lo stesso obiettivo, cioè consegnare informazioni
su supposte violazioni dei diritti umani?
ODILLA COLLAZO. –
Loro possono consegnare denunce di violazione dei
diritti umani; però si può parlare anche sui
problemi economici, politici e sociali.
PUBBLICO MINISTERO.
– La sua
entrata alla SINA è libera o controllata?
ODILLA COLLAZO. –
L’entrata è libera, perché io ho un
lasciapassare aperto, non solo per quest’anno; il
mio lasciapassare è aperto dal 1991.
PUBBLICO MINISTERO.
– Esistono
altre facilità per avere comunicazione con i
funzionari di questa Sezione di Interessi?
ODILLA COLLAZO. –
Sì, noi abbiamo i loro numeri di telefono, abbiamo
il numero dei loro cellulari e del telefono della
loro casa.
PUBBLICO MINISTERO.
– Questo
è qualcosa che ha lei esclusivamente, oppure il
resto degli accusati qui presenti hanno anche
accesso a questi dettagli informativi?
ODILLA COLLAZO. –
Che io sappia, lo ha Hector Palacios, non so gli
altri.
PUBBLICO MINISTERO.
– Ha la
possibilità di fotocopiare documenti, di stampare
documenti?
ODILLA COLLAZO. –
Sí li ci sono stampanti, il fax e i computer,
e i mezzi che ci sono lì ci facilitano il nostro
lavoro.
PUBBLICO MINISTERO.
– E
durante queste visite lei riceveva orientazioni su
compiti specifici che doveva eseguire?
ODILLA COLLAZO. –
Sì, i miei compiti specifici; infatti ci hanno
diviso per specialità. Io mi sono
specializzata – come dice bene il mio partito –
nella violazione dei diritti umani, e mi davano l’opportunità
di ricevere da loro i rapporti, che erano jl
risultato di tutti gli anni, destinati al
Dipartimento di Stato, a Ginevra, ad Amnisty
International, American Watch e ad altre
organizzazioni; lo facevano affinché mi stimolassi
e vedessi il risultato del mio lavoro, perché il
lavoro che io avevo svolto era contenuto in questi
rapporti, con il preciso scopo di far condannare
Cuba a Ginevra.
PUBBLICO MINISTERO.
–
Orientazioni? Testimone, esistevano altri requisiti
informativi che si sollecitavano in questa Sezione
di Interessi?
ODILLA COLLAZO. –
Sí, c’era sempre un monitoraggio della situazione
cubana e sul popolo in questi momenti. Era
come un termometro per misurare, in realtà, la
situazione. Volevano valutare se esistevano
condizioni per un’esplosione sociale.
PUBBLICO MINISTERO.
–
Rispetto ai funzionari dell’Ufficio di Interessi,
considerando il tempo durante il quale lei ha svolto
queste azioni illecite, ha potuto notare, testimone,
qualche cambiamento dopo il mandato di Vicky
Hudeleston, con il suo successore, il signor James
Cason?
ODILLA COLLAZO. –
Sì, il cambiamento è stato notevole, perché la
signora Vicky e gli altri prima di lei, come lo
stesso signor Sullivan e Michael Kozack, con cui ho
avuto anche dei buoni rapporti, non avevano mai
messo a nostra disposizione la loro casa, né
avevano messo a nostra disposizione la Sezione di
Interessi, né la residenza della Sezione di
Interessi, affinché noi potessimo fare riunioni, e
quando è venuto qui James Cason, ho avuto l’opportunità,
con altri che sono qui presenti, di partecipare in
questa riunione, in cui ci ha detto che le porte
della sua casa erano aperte per fare le nostre
riunioni, discutere, sviluppare la società civile a
Cuba; posso dirle che io non sono mai stata d’accordo
con questo.
PUBBLICO MINISTERO.
– Tutta
quest’ampia informazione che lei ci ha offerto, la
sua esperienza, la sua conoscenza delle forniture,
sul monitoraggio che l’Ufficio di Interessi
realizza costantemente sulle attività che lei e
altri come lei realizzano, la portano alla
conclusione che tutti questi gruppi che si dicono
difensori dei diritti umani sono, in realtà,
persone che agiscono in maniera disinteressata per
propiziare un futuro migliore per il nostro paese?
ODILLA COLLAZO. –
Voglio dirvi che durante tutti questi anni ho
sofferto molte dellusioni, però vedevo che molte
persone entravano nelle fila del partito pro diritti
umani, che non è il mio solo, nei gruppi della
società civile, nei gruppi di NATURPAZ, per
esempio, che hanno a che vedere con il problema
ecologico e con molte altre organizzazioni che
esistono in questo momento, per trovare il modo di
emigrare dal paese; perché tu puoi essere stato in
carcere 12, 20, 30 anni, e quando tu arrivi alla
Sezione di Interessi, al Dipartimento dei Rifugiati
Politici, se tu non hai alle spalle un’organizzazione
in questo momento oppositrice al regime cubano, che
dica che tu hai mantenuto una condotta conseguente,
non passi la prova del Programma dei Rifugiati, e
altre persone che non sono mai state in carcere,
entrano nelle fila oppositrici o dissidenti con un
solo scopo: utilizzarle come un’agenzia viaggi,
come una maniera facile per uscire dal paese; però
poi scoprono che ciò non è altro che un sorteggio.
PUBBLICO MINISTERO.
– Lei
crede che queste persone erano mosse anche – oltre
a queste questioni di carattere migratorio che lei
ci ha detto – da motivi di indole lucrativa?
ODILLA COLLAZO. –
Io conosco persone che si dedicavano a entrare nell’opposizione
perché vedevano che noi avevamo uno standard di
vita differente a quello loro, e lo sapevano proprio
dal giornale –che io ho con me e che vi poso
mostrare come prova testimoniale, che era per
distribuire al popolo in generale, e non solo
destinato agli oppositori, come ho detto
precedentemente, era per distribuire al popolo--;
dove si spiegava come la SINA aiutava i gruppi di
opposizione interna.
Allora sia persone
che stavano lavorando sia persone disoccupate,
vedevano come una forma o via per
emigrare: "Io entro nel gruppo dei
Diritti Umani, mi danno il denaro, vivo in una
maniera più comoda, ho cose che altre persone non
hanno, posso avere a volte più cose di un medico,
di un maestro, di un intellettuale"; perché il
livello di vita di molti di noi era completamente
differente a quello dei medici in questo momento o
di un giornalista accreditato qui.
PUBBLICO MINISTERO.
–
Testimone Odilia Collazo Valdés, lei è realmente
un’oppositrice? Lei è unicamente ed
esclusivamente la presidentessa del Partito Cubano
pro Derechos Humanos?
ODILLA COLLAZO. –
In realtà io non sono un’oppositrice. Oggi
ho il privilegio di dirvi che io sono una delle
persone scelte dal governo di Cuba, dal Ministero
degli Interni; oggi posso dimostrare a tutti che io
sono un’agente, l’agente Tania (Risate)
Felipe Pérez. -
Anita perché ridi? (Riferendosi a Anita Snow,
Capo dell’Ufficio dell’Agenzia Stampa
Nordamericana AP.) Perché stai ridendo a
crepapelle?
Credo che voi
dovreste aiutarci a dire al signor Cason che lui
dovrebbe valutare bene il compito che si è
proposto, deve valutarlo, deve sapere che ormai sono
passati 10 presidenti degli Stati Uniti, 20
direttori della CIA.
Bisogna
avvertirgli, bisogna metterlo in guardia rispetto al
fatto che a Cuba "nessuno è fesso", che
gli abbiamo detto soltanto una parte di quello che
sappiamo; deve sapere ciò, e deve sapere anche che
il nostro popolo ha imparato a difendersi e
conta sulla gente, perché ha soprattutto l’appoggio
del popolo; perché ha la legittimità che emana dai
suoi atti trasparenti e al servizio del benessere
comune. Deve saperlo, deve saperlo, che qui
nessuno è stupido, e che lui, che è arrivato qui
da poco tempo, deve rivedere il compito che si è
proposto; o dovremo continuare ad organizzargli le
riunioni lì e a partecipare ai party che egli offre
(risate).
Com’è ovvio,
davanti alla nostra legittima decisione di
difenderci, usando le nostre leggi e le nostre
istituzioni legali ci sono state delle reazioni.
Prima di tutto, lo
stesso 26 marzo la Casa Bianca ha emesso una
dichiarazione, nel momento in cui il presidente Bush
ritornava dalla base della forza aerea McDill, in
Tampa, dove faceva appelli al governo di Cuba a non
esercitare la sua sovranità; una dichiarazione
frettolosa che può essere intesa soltanto come un
evidente gesto "solidale" del presidente
Bush verso la mafia cubana di Miami, che si trovava
lì a Tampa aiutandolo a spiegare la guerra che
nessuno comprende ed, evidentemente, ha avuto questo
gesto di rispondere alle richieste dell’estrema
destra cubana a Miami, facendo una dichiarazione.
Dopo, il secondo
portavoce del Dipartimento di Stato, il signor
Philip Reecker, ha distribuito una dichiarazione
scritta in cui informa sulle misure, sugli arresti
che c’erano a Cuba, in cui si dice, ad esempio,
"gli Stati Uniti fanno un appello alla
comunità internazionale affinché si uniscano a noi
nel condannare questa repressione e per chiedere la
liberazione di questi prigionieri cubani di
coscienza".
Il signor Reecker
dovrebbe sapere che in realtà la comunità
internazionale è stupita dalla guerra che il suo
governo ha scatenato senza nessun tipo di
autorizzazione internazionale, contro all’opinione
pubblica mondiale, con enormi danni materiali, con
le morti di civili, e che è stupita anche dai 600
prigionieri che ancora si trovano nella Base Navale
di Guantánamo, in un limbo giuridico, trattati non
come persone e che dipendono da una decisone per
essere presentati ai tribunali militari segreti
nordamericani; il che comprende la possibilità di
vietare l’accesso della difesa e degli accusati
agli atti dell’accusa poiché la documentazione è
stata dichiarata segreta. Ecco ciò che ha
meravigliato la comunità internazionale, nonché i
quasi 2000 prigionieri che ancora oggi si trovano
nei carceri nordamericani, di cui non si conosce
nemmeno il nome, nonostante le differenti azioni
realizzate dalla società civile reclamando lì che
sia eliminato il sistema parallelo di giustizia che
si sta creando negli Stati Uniti, dove gli accusati
sono trattati come un pericolo per la sicurezza
nazionale, e che ha avuto uno straordinario aumento
di misure punitive di questo tipo.
Il signor Reecker
deve sapere che ciò ci preoccupa anche e che
crediamo che il governo degli Stati Uniti è il meno
qualificato nel mondo per giudicare ciò che sta
succedendo a Cuba. Se c’è un governo che
dovrebbe per pudore tacere quello è il governo
degli Stati Uniti.
Il Washington Post,
il 1º dicembre 2002, ha pubblicato un articolo in
cui diceva che il governo del presidente Bush aveva
sviluppato, e cito: "un sistema legale
parallelo per indagare, incarcerare, interrogare,
condannare persone sospette, perfino cittadini
nordamericani". Questo non è avvenuto a
Cuba, come non c’è nemmeno un decreto che
disponga la creazione di tribunali militari speciali
con carattere segreto e sommarissimo. Non
esistono.
"Le procedure
includono la detenzione militare indefinita,
autorizzata dal Presidente, l’autorizzazione a
registrare le comunicazioni e la perquisizione delle
installazioni utilizzate. Processi realizzati
da commissioni militari e deportazioni decise dopo
udienze segrete." Questo è del
Washington Post.
Un editoriale del
27 dicembre del 2002, del Washignton Post si oppone
al fatto che la CIA "applichi la tortura e la
violenza durante i suoi interrogatori", e dice
che "queste nuove tattiche nella lotta contro
il terrorismo si stanno sviluppando in maniera
segreta".
Non a caso gli
Stati Uniti furono esclusi dalla Commissione dei
Diritti Umani, e sono potuti rientrare grazie all’appoggio
dell’Italia e della Spagna, che si sono ritirati
affinché essi potessero ritornare senza essere
sottoposti a una votazione.
Il signor Reecker
dovrebbe sapere che in tutto il mondo il 6 aprile
2003 è stato pubblicato che il numero di
prigionieri negli Stati Uniti superava i 2 milioni
alla fine di giugno del 2000; per la prima volta
nella storia gli Stati Uniti superano questa
cifra. Per questo credo che abbiano
preoccupazioni maggiori e temi della stessa realtà
nordamericana da spiegare, che dovrebbero
realmente preoccupare il vice portavoce del
Dipartimento di Stato, invece di valutare azioni che
per legittima difesa abbiamo dovuto realizzare.
Qui c’è una
notizia dell’AFP, dove si dice che il signor
Cason, che distribuisce il suo prezioso tempo tra L’Avana
e Miami --ieri era a Miami–, alla domanda fattagli
sulle accuse delle autorità cubane di dedicarsi ad
attività cospirative a Cuba disse: "
Menzogna!, si è limitato a rispondere in spagnolo
Cason quando gli è stato chiesto questo".
Il signor Cason
deve conoscere la favola di Pinocchio, deve sapere
che "a chi dice le bugie gli cresce il
naso."
Disse anche una
cosa molto interessante: "gli arresti e i
processi sono stati freddamente calcolati per essere
realizzati mentre l’attenzione del mondo era
focalizzata su un’altra parte."
Non si sa a che cosa si voleva riferire quando ha
utilizzato la pudica frase "in un’altra
parte". Evidentemente non ha avuto il
coraggio di dire "mentre c’è la guerra nell’Iraq",
che sicuramente era quello che pensava, però ha
evitato dirlo e ha preferito dire: "mentre l’attenzione
del mondo era focalizzata su un’altra
parte", i cubani se ne sono approfittati.
Rifiuto ciò.
Ho già provato che gli arresti e la decisione di
applicare la Legge ci sono stati prima dell’inizio
della guerra, prima degli atti di terrorismo contro
gli aerei e contro le imbarcazioni cubane. E’
stato ampiamente dimostrato in questa sede.
D’altro
lato ci sono state anche dichiarazioni dell’Unione
Europea, che non sono state fatte quando i cinque
cubani sono stati ingiustamente condannati in
processi manipolati in una corte di Miami; l’Unione
Europea non ha detto niente a riguardo. Come
non ha detto niente riguardo a ciò che sta
succedendo nella Base Navale di Guantánamo.
Così come non è riuscita nemmeno a mantenersi
unita e ad assumere posizione comune contro una
guerra che ha chiaramente violato il diritto
internazionale.
Ricordiamo molto
bene l’Intesa tra l’Unione Europea e gli Stati
Uniti rispetto alla Legge Helms-Burton, che è
proprio quello che stiamo affrontando e combattendo
a Cuba, un testo veramente vergognoso. E
sappiamo bene che l’Unione Europea non ha avuto la
capacità di assumere una posizione indipendente
verso Cuba e questo spiega la sua tiepida reazione
contro il blocco a Cuba; spiega il suo allineamento
con la posizione nordamericana contro Cuba a
Ginevra; spiega il fatto che non sia stata capace di
formulare una posizione europea rispetto a Cuba che
difenda il diritto internazionale, che difenda il
diritto del nostro popolo all’indipendenza, alla
sovranità, che non abbia reclamato rispetto verso
Cuba, nazione discendente anche da europei.
Questa è la realtà. Per tanto, su questo non
posso che manifestare la mia perplessità.
Mi stupisce il
fatto che l’Unione Europea proprio in questo
momento si preoccupi di Cuba e non dia una lezione
al mondo di etica e di livello morale e si opponga
alla violazione del diritto internazionale. L’Unione
Europea non ha detto una parola sulle quasi 2000
persone in carceri nordamericani di cui non si è
nemmeno pubblicato il nome. Dunque abbiamo le
nostre ragioni per avere riserve sulla dichiarazione
dell’Unione Europea.
Si è detto che
questo potrebbe ostacolare l’adesione di Cuba all’Accordo
di Cotonú e che adesso l’Unione Europea dovrebbe
riconsiderare la possibilità ... alcuni paesi dell’Unione
Europea non tutti; l’Unione Europea non può
essere considerata come un blocco, come sappiamo
esistono differenti tendenze, fazioni ed esistono
determinati paesi il cui nord è situato in un altro
luogo e non in quello della costruzione europea.
Si è detto e
speculato sul fatto che "questo mette in
pericolo l’adesione di Cuba all’Accordo di
Cotonù e che questo ci farà mantenere la Posizione
(Intesa) comune" Riguardo a ciò devo
ricordare che già una volta Cuba ritirò la sua
richiesta di adesione all’Accordo di Cotonú, e se
dovesse farlo un’altra volta lo rifarebbe.
Il nostro paese non
può essere ricattato né tanto meno può accettare
pressioni. Il nostro paese ha resistito al
blocco della principale superpotenza mondiale e non
si è piegato, non ci sarebbero ragioni per
accettare pressioni da altri.
Ricordo, inoltre,
che Cuba non chiese l’adesione all’Accordo di
Cotonú pensando negli aiuti europei, nel denaro
europeo; lo fece su richiesta dei paesi caraibici,
che ci chiedevano di aderire al gruppo di paesi d’Africa,
Caraibi e Pacifico, pensando nell’appoggio che ci
hanno dato i paesi africani, asiatici, dei Caraibi,
che sono membri dell’accordo; abbiamo avuto una
posizione solidale verso di loro e abbiamo
corrisposto ai loro interessi, visto che ci fecero
osservatori, e per questo abbiamo sollecitato di
aderire. Però nessuno pensi che con questo ci
faranno perdere il sonno e nemmeno che ci preoccupa
cosa pensano e cosa diranno di noi, che non pensino
che noi indaghiamo tutti i giorni qual è la loro
opinione nei nostri confronti prima di conoscere lo
stato del tempo. Cosicché possiamo assicurare, con
assoluto equilibrio, senza esaltarci, la nostra
chiara e ferma posizione: se altri non vogliono
difendere la loro sovranità noi invece sì; noi la
difendiamo, e ci è costato molto, sappiamo il
suo prezzo e non siamo disposti a rinunciare ad
essa.
So che il Ministro
degli Affari Esteri spagnolo ha fato delle
dichiarazioni; già il 20 febbraio a Madrid
aveva parlato pubblicamente ... (interruzione delle
trasmissioni) ... Questo deve essere un’azione
della SINA (Risate).
Vi parlavo di
queste strane dichiarazioni fatte il 20
febbraio: La signora si riferiva alle
"profonde differenze che manteneva con
Cuba" e "alla mancanza di volontà
delle autorità cubane di avanzare nella
democratizzazione del regime e nel rispetto dei
diritti umani."
Io penso che se
esiste un altro governo al mondo che non dovrebbe
parlare di democrazia, quello è proprio il governo
spagnolo, che sta appoggiando una guerra a cui si è
opposto il 91% degli spagnoli. Quasi tutti gli
spagnoli si sono opposti alla guerra, gli stessi che
hanno eletto il governo; si suppone che il governo
dovrebbe agire secondo quanto pensano i governati,
che è ciò che noi facciamo, e per questo non hanno
potuto sconfiggerci con blocchi e con aggressioni.
Mi sembra che devo
rispondere al Ministro esprimendo le nostre
condoglianze a lei, al governo spagnolo e al popolo
spagnolo, per la morte avvenuta ieri a Baghdad di
due giornalisti spagnoli in una guerra che il
governo spagnolo ha appoggiato incondizionatamente.
Avevo i miei dubbi
se rispondere al ministro di Educazione, Cultura e
Sport della Spagna, signora Pilar del
Castillo. Ha detto che "la maggior parte
degli intellettuali cubani sono in prigione",
questo ha detto. La dichiarazione è stata
fatta il 6 aprile. Ha detto che "avevamo
approfittato della guerra per legare stretto gli
intellettuali." Non ho notizie che l’Unione
Nazionale degli Scrittori e Artisti di Cuba
(UNEAC) si sia lamentata di "una stretta agli
intellettuali" al contrario; e che persone
"vincolate con il mondo della cultura
ecc..." Bisogna informare il Ministro che
abbiamo agito contro persone vincolate alla Sezione
di Interessi e ai servizi speciali degli Stati Uniti
e non alla cultura.
Il Ministro ha
avuto una reazione isterica che dimostra un’ignoranza
totale su ciò che accade a Cuba. Non si sa
per quali ragioni il Ministro di Cultura spagnola
abbia fatto una dichiarazione di così alti decibel
su Cuba.
Non so nemmeno se
il ministro conosce la battaglia che noi cubani
abbiamo combattuto per più di secolo per la nostra
indipendenza e per i nostri diritti umani, anche
dopo le conversazioni di Parigi in cui la Spagna
consegnò Cuba agli Stati Uniti, non so se conosce;
so soltanto che queste dichiarazioni mi sembrano
molto strane.
Infine voglio
commentare la dichiarazione del Direttore Generale
della UNESCO, il signor Koichiro Matsuura, che ha
detto che "l’informazione che abbiamo
ricevuto sulle detenzioni è allarmante".
Non so perché il signor Matsuura si sia allarmato
così tanto, infatti, nessuno lo ha visto allarmarsi
per i prigionieri di Guantanamo, né per i carcerati
negli Stati Uniti, né per gli eccessi della guerra
nell’Iraq, né per la morte di bambini, di civili;
nessuno lo ha visto allarmarsi e dichiarare che è
in atto un’aggressione e una violazione del
diritto internazionale; nessuno sa perché
improvvisamente si è allarmato di Cuba; dice che è
stato informato, chissà che cosa gli hanno spiegato
i suoi funzionari.
Dice che "la
promozione della libera circolazione di idee
attraverso la parola e dell’immagine fa parte
della Costituzione dell’UNESCO". Lo
sappiamo bene noi che abbiamo difeso l’esercizio
di questi diritti per più di 100 popoli del Terzo
Mondo che appartengono all’UNESCO, ai quali si
tenta di imporre un nuovo modello di cultura,
cancellando il diritto a godere delle loro culture
autoctone. In questo modo noi abbiamo dato
questa battaglia molto tempo prima che il signor
Mtsuura arrivasse lì, al posto di Direttore
Generale, e mi sembra che la stessa frase
"libera circolazione di idee" si potrebbe
applicare, per esempio, alla copertura tendenziosa
che di questa guerra ha fatto un gruppo di mas media
internazionali. E’ stato uno
spettacolo vergognoso che ha sollevato la protesta e
la preoccupazione in vasti settori dell’opinione
pubblica mondiale; il signor Matsuura su questo non
ha detto una parola.
Dice che
"secondo l’informazione ricevuta, gli
accusati non hanno diritto ad un’adeguata difesa
legale". Non si sa chi abbia dato questa
informazione al signore. Non so se sarà stata
la nuova rappresentanza nordamericana all’UNESCO a
farlo, perché adesso hanno deciso di ritornare all’UNESCO
e si fanno sentire gli effetti della loro presenza.
Ha detto che
"chiedeva con urgenza alle autorità cubane che
rispettassero..." Chiediamo al signor
Matsuura con urgenza di limitarsi alla facoltà che
gli concede il suo mandato, di occuparsi dei quasi
800 milioni di persone nel mondo che non sanno né
leggere né scrivere e che fanno parte essenziale
del contenuto dell’organizzazione specializzata
delle Nazioni Unite; quindi, anche questa
dichiarazione mi sembra strana, anche se posso ben
immaginarmi i suoi motivi e i suoi obiettivi.
Ecco cosa volevo
brevemente informare (Risate), anche se sono stato
stimolato dal vostro interesse. In ogni modo,
se ci sono domande sono a vostra disposizione.
Moderatore. – Se
dovete fare delle domande vi chiedo di utilizzare i
microfoni, dite il vostro nome ed il mezzo d’informazione
a cui appartenete
Sig. Medem (TVE).
– La mia
domanda è relativa al riferimento che lei ha fatto
a una lettera di Carlos Alberto Montaner –se non
ricordo male– diretta a Osvaldo Alfonso, in cui si
menzionavano alcuni vincoli di certo personale
spagnolo di alto livello –mi sembra di aver
capito--, con il progetto o con la nascita del
progetto "Varela".
Vorrei chiederle se
da parte del governo cubano, o nel corso di questi
processi, si è scoperto qualche tipo di
informazione che non sia pubblica, che spieghi un po’
com’è nato il Progetto "Varela" e se il
Progetto "Varela" è compreso nella
definizione di complicità con le aggressioni da
parte degli Stati Uniti contro la Rivoluzione,
contro il governo e contro il popolo di Cuba.
Felipe Pérez . –
Sì , sì è compreso; sì, abbiamo informazioni,
nel momento adeguato le faremo conoscere; e no, non
so altro della lettera. Credo che si dovrebbe
chiedere al signor Carlos Alberto Montaner, che deve
sapere i nomi dei funzionari ai quali alludeva nella
lettera che io ho letto.
Il Progetto
"Varela" fa parte della strategia della
sovversione contro Cuba, è stato concepito,
finanziato e diretto dall’estero, con la
partecipazione attiva della Sezione di Interessi
Nordamericana all’Avana; fa parte dello stesso
schema di sovversione, non ha il minor appiglio
nelle leggi cubane, è una grossolana manipolazione
della Costituzione e delle leggi di Cuba, e
arriverà il momento di parlare ampiamente su questo
tema.
Vanesa Dausá (Sun
Sentinel). –
Ci sono stati voci sulla possibilità che il governo
cubano consenta l’esilio per alcune delle persone
che sono state processate la settimana scorsa,
invece di farle compiere qui la condanna.
Potrebbe smentire
questo o dirci qualcosa?
Felipe Pérez. –
Smentisco che il governo cubano stia pensando a
questo; inoltre a Cuba ci sono istituzioni,
tribunali che prendono le decisioni, il governo non
può ignorare le decisioni dei tribunali, qui c’è
uno Stato di diritto, Vanesssa.
Vanessa Dausá. –
Abbiamo anche ascoltato le parole del Presidente
secondo cui Cuba può prescindere dalla Sezione di
Interessi.
Esiste la reale
possibilità di chiudere questa Sezione o quella
cubana a Washington?
Felipe Pérez. –
Sappiamo che questa è l’aspirazione, il sogno
dorato ci coloro che sostengono il blocco e la
politica di aggressione contro Cuba; forse è anche
il sogno del signor Cason, il suo rientro eroico
dopo essere stato espulso da Cuba.
Sappiamo bene chi
festeggerebbe e a chi piacerebbe da matti che
avvenisse questo; in ogni caso chiudere la Sezione
di Interessi all’Avana e chiedere al signor Cason
che abbandoni il paese è un diritto che noi ci
riserviamo.
Gerardo Arreola (La
Jornada). –
Ministro, il cancelliere messicano Derbez ha fatto
anche lui dei commenti sui processi a cui lei si è
riferito e sul possibile voto del Messico nella
Commissione di Diritti Umani.
Ha qualche
reazione.
Felipe Pérez. –
Il cancelliere Derbez era con il Ministro Ana
Palacio, di Spagna, a Madrid, e secondo le agenzie
stampa ha detto: "Senza dubbio i recenti
atti in questo paese ci preoccupano. Il tema
è stato analizzato da ambedue due le delegazioni,
sicuramente avrà influenza e sarà valutato dal
governo prima della riunione della Commissione di
Diritti Umani".
Penso che il
cancelliere Derbez, in un modo relativamente
accurato, anche se non nasconde il fatto reale di
riferirsi a degli affari interni di altri paesi, ha
cercato di spiegare in anticipo ciò che noi
sappiamo già: la posizione del Messico nella
votazione della Commissione di Diritti Umani il
prossimo 16 aprile, che sarà sicuramente un voto a
favore della risoluzione contro Cuba.
Sappiamo che sarà
così, perché comprendiamo che il governo del
Messico non ha spazio per agire in modo diverso, e
crediamo che questa dichiarazione serve a preparare
un po’ il cammino di ciò che per noi è ormai una
"cronaca di un voto annunciato".
Geraro Arreola. –
Scusi, posso chiederle Ministro se crede che questo
danneggerà le relazioni bilaterali?
Felipe Pérez. –
Non voglio fare valutazioni anticipate su
questo. Ho molte cose su cui opinare
ancora. Ciò non vuol dire che non opinerò a
riguardo più avanti; ma per adesso ho già parlato
abbastanza.
Fernando Rasgver
(BBC). –
Ministro, il giorno precedente all’inizio dei
processi i cinque prigionieri cubani negli Stati
Uniti sono stati rilasciati dalle celle di
rigore. Questi incarceramenti hanno alcun
rapporto con la situazione di questi cinque cubani
negli Stati Uniti? Sarà possibile un
negoziato in qualche momento?
Felipe Pérez.–
Non ci è mai passata per la testa tale idea.
A Cuba nessuno ha pensato nemmeno nella possibilità
di barattare gli accusati e condannati dai tribunali
cubani in questi giorni con i cinque cubani
ingiustamente condannanti negli Stati Uniti.
Qui nessuno a pensato a questo.
Ricordiamo che ci
sono differenze: quelli sono innocenti, quelli
lottavano contro il terrorismo; quelli furono
giudicati senza garanzie processuali, in un processo
manipolato, che si trasformò in un circo dominato
dai gruppi dell’estrema destra cubana; a loro
furono negate le garanzie elementari, ostacolarono
loro l’accesso agli avvocati. Ricordiamo che
aspettarono il processo, dopo 17 mesi di prigionia,
in celle di rigore, in cui non potevano preparare la
loro difesa. Ricordiamo che sono stati
nuovamente rinchiusi in celle di estremo rigore per
impedire loro di partecipare con i propri avvocati
alla preparazione dell’appello da presentare alla
Corte di Atlanta.
Ci sono profonde
differenze nei motivi, nella qualità morale e nelle
circostanze dei reati imputati qui e gli ipotetici
reati commessi là e delle condizioni dei loro
processi; però, in ogni caso, non esiste la minor
idea di fare qualcosa di questa natura.
Moderatore. –
Qualche altra domanda?
Non mi pare ce ne
siano.
Ministro, grazie
del suo intervento.
Felipe Pérez. –
Grazie a tutti della vostra presenza.
(applausi).
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