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L’idea
sinistra è provocare un conflitto armato tra Cuba e
gli Stati Uniti
• Intervento
speciale del Presidente della Repubblica di Cuba,
Fidel Castro Ruz nella Tavola Rotonda sui più
recenti avvenimenti nel nostro paese e sull’incremento
delle azioni aggressive del governo degli Stati
Uniti contro il nostro popolo, il 25 aprile 2003.
Cari
compatrioti,
Tutto
è cominciato a partire dall’arrivo del signor
Cason. L’arresto di varie decine di mercenari che
tradiscono la propria patria a cambio di privilegi e
dei soldi che ricevono dal governo degli Stati
Uniti, e la pena capitale a delinquenti comuni che
con una pistola e cinque armi bianche sequestrarono
un’imbarcazione di passeggeri nella Baia dell’Avana,
sono state conseguenze di una provocazione ordita
dal governo del suddetto paese e dalla mafia
terrorista di Miami. E così evidente che qualunque
persona lo può capire.
Alle
autorità cubane non può essere attribuita nessuna
responsabilità. Ciò è una delle cose che intendo
spiegare, così come le ragioni e obiettivi di ogni
misura, il motivo e l’obiettivo di ognuna di esse.
L’attuale
presidente degli Stati Uniti, in minoranza rispetto
alla votazione complessiva, accede carica mediante
scandalosa frode in cui il gruppo mafioso di Miami
applicò negli Stati uniti i metodi ereditati dai
genitori batistiani (di Batista, sanguinoso
dittatore cubano anteriore alla Rivoluzione; N.d.T.)
e da altri politici corrotti della neocolonia cubana
degli Stati Uniti, sloggiati dal potere dalla
Rivoluzione.
Il 4
novembre del 2000, a decine di migliaia di
afronordamericani è stato impedito di votare, molte
migliaia di elettori furono indotti all’errore
quando cambiarono l’ordine dei candidati nella
scheda di votazione, e ci fu frode addizionale nel
conteggio dei voti. In questo modo ottenne Bush, per
alcune centinaia di voti in più, la maggioranza
nella Florida che decise la sua elezione.
Uomo
riconoscente, non nasconde il proprio obbligo nei
confronti della mafia di Miami e gli impegni che
assunse con la medesima in una riunione nel Texas.
Ancora
prima dell’elezione, nell’atto commemorativo del
26 luglio che ebbe luogo a Pinar del Río, il 5
agosto, rivolgendomi a Bush dissi testualmente:
"So
molto bene ciò che lei in momenti di irrazionalità
ha detto ai suoi intimi ed indiscreti amichetti
della mafia cubano-americana: che il problema di
Cuba lei lo può risolvere molto facilmente, in
chiaro riferimento all’epoca sinistra in cui l’Agenzia
Centrale dell’Intelligence era utilizzata
direttamente nei piani di assassinio contro i
dirigenti del nostro paese."
L’impegno
di Bush era stato quello di risolvere il problema
con la mia eliminazione fisica, il che, in realtà,
dopo 40 anni di aggressioni e crimini contro Cuba
non mi sorprese né mi preoccupò un granché,
Il suo
governo sarebbe stato tanto così ostile e
reazionario come era stato da tutti previsto. La
mafia ha acquistato maggiore potere e influenza che
mai nel seno dell’Amministrazione. Veri e propri
banditi di origine cubano, responsabili della morte
di migliaia di centroamericani, come il noto Otto
Reich, erano chiamati a occupare importanti cariche
in posizioni chiavi per applicare contro Cuba le
politiche ordite, le idee e gli oltre 11 milioni di
cubani niente significano per lui.
Non mi
tratterrò a spiegare ciò che pensa il signor Bush
o quali sono le sue ossessioni e idee fisse. Il
nostro popolo e il mondo lo conoscono fin troppo
bene.
Otto
Reich sarebbe il Segretario Assistente di Stato per
l’Emisfero Occidentale. Nel Senato, repubblicani e
democratici, ripudiavano il soggetto. Un recesso di
quest’organo è stata l’occasione per nominarlo
provvisoriamente. Da questa carica ha tracciato le
direttive della politica del Dipartimento di Stato
contro Cuba. Sono piovute dichiarazioni ciniche. Un
giorno si diceva che Cuba preparava una guerra
elettronica contro le comunicazioni degli Stati
Uniti; un altro che una nave cinese carica di armi
viaggiava verso Cuba. Non sono mai esistite né la
nave né le armi. Tra assurde menzogne di questo
genere, l’accusa più perfida: Cuba svolgeva un
programma di ricerca per produrre armi biologiche.
Tutte le accuse sono state smentite e ridicolizzate.
Nello
stesso periodo, a settembre del 2002, Otto Reich
designa, come Capo della SINA (Sezione di Interessi
degli Stati Uniti a Cuba), James Cason, uno dei suoi
incondizionati.
Scaduto
il periodo provvisorio di Otto Reich, la sua
continuità nella carica doveva superare la
rischiosa prova del Senato, dove le sue possibilità
di approvazione erano molto poche. Abbandona il
palcoscenico. Al suo posto rimane Roger Noriega, che
era stato assistente principale del Comitato di
Affari Esteri che presiedeva il diabolico Helms.
Poco
tempo dopo, in dicembre del 2002, Otto Reich era
designato Rappresentante Speciale del Presidente
degli Stati Uniti per l’America Latina nel
Consiglio di Sicurezza Nazionale, dove si elaborano
e si adottano le decisioni fondamentali del
Presidente. Un bandito terrorista al grilletto della
superpotenza puntando su Cuba!
Non c’è
miglior prova dei machiavellici piani di Otto Reich,
la sua mafia e il suo capo che la condotta del Capo
dell’Ufficio di Interessi all’Avana.
Che ha
fatto Cason prima di occupare la carica che occupava
la signora Vicky Huddleston, inviata non a qualche
paese dell’Europa o dell’America latina, come
aspirava lei, ma a Mali, Africa?
La
designazione di Cason non è stata casuale. Reich ha
conosciuto del suo lavoro durante il periodo di
Reich come Direttore di Diplomazia Pubblica all’epoca
dell’Amministrazione Reagan. Lavorarono molto
vicino quando Cason svolgeva mansioni relative agli
Affari Centroamericani del Dipartimento di Stato che
era base di appoggio dei cosiddetti
"contras" nella guerra sporca contro la
rivoluzione sandinista, in cui Reich svolse un ruolo
importante, come venne dimostrato nelle udienze del
Congresso del cosiddetto "Scandalo
Irán-Contras" Lo accompagna anche un’esperienza
di lavoro in altri paesi latinomericani come El
Salvador, Bolivia, Panama, Guatemala, Venezuela e
altri.
Cason
aveva dichiarato in novembre del 2001, in una
conferenza sulla sicurezza nazionale dopo il
fatidico attentato terrorista contro le Torri
Gemelle, che il nostro paese era "l’unico che
non si è unito al coro regionale di sincere
condoglianze, appoggio militare e collaborazione
diplomatica con gli Stati Uniti.
La
realtà è che Cuba aveva condannato energicamente
quegli atti terroristi dinanzi alla stampa nazionale
e internazionale e aveva espresso le condoglianze
del nostro popolo al popolo degli Stati Uniti e la
nostra disposizione ad offrire subito assistenza
medica e umanitaria. Possibilmente sia stato uno dei
primi a farlo. Ha offerto d’immediato di aprire il
proprio spazio aereo e i propri aeroporti per
ricevere gli aerei di passeggeri che erano in aria.
Era stato proibito l’atterraggio in tutti gli
aeroporti degli Stati Uniti. Non era obbligata a
fornire nessun appoggio militare alle avventure
guerriere degli Stati Uniti.
Quando
è stata conosciuta la designazione di James Cason
come Capo della SINA a Cuba, il direttore esecutivo
della Fondazione Nazionale Cubano.Americana
dichiarava al riguardo: "Speriamo che questo
signore sia in grado di portare avanti una politica
energica, come ha ordinato il presidente Bush."
James
Cason si presenta come la migliore opzione per
implementare la ormai decisa politica di incremento
ed escalation dell’ostilità verso Cuba dalla sua
carica del Dipartimento di Stato.
Prima
che arrivasse a Cuba, il 6 agosto 2002, è stata
sequestrata da cinque persone l’imbarcazione
Plastico 16, della Coloma, Pinar del Río. Le
autorità cubane presentano ufficialmente,
attraverso la nota 1420 del 27 agosto del 2002, la
richiesta affinché i sequestratori fossero
rimpatriati, a Cuba. Mesi dopo i 5 sequestratori
sono liberati negli Stati Uniti.
Ecco
una cronologia delle mosse a Cuba del signor Cason:
10
settembre 2002
Arriva
nel nostro paese accompagnato dalla moglie, e viene
ricevuto all’aeroporto internazionale "José
Martí da Louis Nigro, capo aggiunto della SINA.
Dal
primo momento, nell’ambito di un atto de benvenuto
effettuatosi alla SINA, si evidenzia il carattere di
intromissione dei suoi progetti, quando in un breve
discorso diretto agli impiegati cubani e
statunitensi dice che "il suo obiettivo nel
nostro paese è quello di accelerare il processo
verso una Cuba democratica, esortando ad appoggiare
tutti coloro che contribuiscano alla transizione.
11
settembre 2002
In
atto per ricordare le vittime degli attentati
terroristi negli Stati Uniti, effettuatosi alla
SINA, Cason si riferisce ai progetti del presidente
George W. Bush sulla guerra contro il terrorismo, ed
esprime "le sue speranze che il popolo cubano
svolgesse un ruolo vitale nei cambiamenti che a Cuba
dovevano avvenire, menzionando la libertà di
espressione come fattore da prendere in
considerazione per i cambiamenti futuri" nel
nostro paese.
16
settembre 2002
Sei
giorni dopo il suo arrivo, nella residenza di Cason
si realizza un cocktail con 17 capi di gruppi
controrivoluzionari allo scopo di presentare il
nuovo capo della SINA e precisare necessità e
interessi di essi.
Cason
esprime che lavorerebbe per implementare la politica
annunciata dal presidente George Bush, indagando
come potrebbe aiutare l’opposizione" e in
quale misura era stata effettiva la collaborazione
della SINA fino al momento.
Dichiara
di essere disposto a offrire sia la propria
residenza che la sede della missione affinché i
controrivoluzionari si riunissero con diplomatici di
diversi paesi.
Dice
che percorrerebbe il paese per conoscere la
situazione dei gruppuscoli. Assicura che tra i suoi
progetti c’è quello di partecipare in atti
politici come le tribune aperte, e collocare negli
uffici del consolato le fotografie e i nomi dei
"prigionieri politici" affinché i
visitatori li conoscessero.
17
settembre 2002
Si
realizza un cocktail nella residenza di Cason con
obiettivi simili a quello del giorno precedente con
altri capi controrivoluzionari. Gli argomenti
trattati girano attorno all’emittente sovversiva,
"alla stampa e alle biblioteche
indipendenti".
Dal 26
al 30 settembre 2002
La
fiera di prodotti alimentari degli Stati Uniti
effettuata durante i suddetti giorni è stata
approfittata dall’attuale capo della SINA per
mostrare un altro filone dei suoi piani ostili.
Durante
la chiusura di un’attività che gli organizzatori
statunitensi offrono agli espositori nell’hotel
Meliá Cohiba, Cason legge una dichiarazione ai
corrispondenti stranieri in cui afferma che
apprezzava la fiera in quanto spazio per vendere,
"la parte cubana parlerà molto e alla fine non
realizzerà niente".
Aggiunge
che Cuba non è un mercato importante per gli Stati
Uniti, che l’Isola aveva debiti con tutti al
mondo, e che imprenditori di altri paesi stavano
aspettando che Cuba li pagasse, aggiungendo che gli
Stati Uniti "non vogliono far parte della fila
che attende".
In
seguito aggiunge: "I cubani vogliono crediti e
nessuno vuole li vuole concedere a loro, perché non
pagano, è un piccolo mercato dove un cittadino
guadagna soltanto 20 dollari. Cuba ha un debito di
11 milioni di dollari, e se un giorno avrà dei
soldi non pagherà comunque"
Le sue
intenzioni erano molto ovvie. Non fece alcun
riferimento invece al blocco, alla guerra economica,
all’ostilità e alle aggressioni dei governi degli
Stati Uniti contro Cuba durante 44 anni.
3 e 4
ottobre 2002
Cason
e il capo del programma di rifugiati realizzano un
viaggio di monitoraggio alla provincia di Villa
Clara per visitare degli emigranti illegali
rimpatriati a Cuba in virtù degli accordi
migratori.
Il 3
ottobre visitano un domicilio a Caibarién, dove si
incontrano con un gruppo di emigranti illegali, e
altre dieci persone convocate dal
controrivoluzionario Margarito Broche, capo del
gruppuscolo "Associazione di Balseros
Indipendenti, Centro Nord di Cuba, Pace, Democrazia
e Libertà."
Si
tratta di un gruppo di emigranti illegali
rimpatriati e convertiti adesso in un gruppo di
"dissidenti", viziati e orientati dal
signor Cason.
Il 4
ottobre fanno lo stesso nella città di Santa Clara
con un altro gruppo di emigranti illegali, anch’essi
rimpatriati in virtù degli accordi migratori.
Per
questo motivo vari di essi cercano ancora di
viaggiare illegalmente negli Stati Uniti consapevoli
che appena metteranno piede sul suolo nordamericano
saranno accolti con tutti i privilegi. Nel
frattempo, il signor Cason recluta
"dissidenti" tra essi.
Sia il
capo della SINA sia il funzionario che l’accompagna
utilizzano durante gli incontri un linguaggio
aggressivo, facendo riferimenti, con frequenti
critiche e in tono di disprezzo, contro la figura
del Presidente del Consiglio di Stato.
In
questo modo controlla e addottrina il capo della
SINA coloro che perché non ricevono i visti a causa
dei loro precedenti penali e sociali, viaggiano
illegalmente e sono rimpatriati a Cuba.
7
ottobre 2002
Il
capo della SINA realizza una prima colazione nella
propria residenza, a cui partecipano i capi
controrivoluzionari Martha Beatriz Roque Cabello,
René Gómez Manzano e Félix Bonne Carcasés,
nonché altri funzionari della sede diplomatica.
Cason
esprime che aveva viaggiato a Villa Clara e che
aveva potuto apprezzare "la miseria" in
cui era quella provincia; e realizza commenti sul
proprio soggiorno all’interno del paese.
10
ottobre 2002
Cason
offre un’altra prima colazione nella propria
residenza ai capi controrivoluzionari Oswaldo Payá
Sardiñas, Osvaldo Alfonso e Vladimiro Roca
Antúnez; dalla parte statunitense partecipano il
segretario di affari politici ed economici della
SINA, Francisco Sainz y Ricardo Zúñiga.
Nell’incontro
si trattano i temi seguenti: il "Progetto
Varela", le elezioni in Brasile, la situazione
nel Venezuela, e sui gruppuscoli controrivoluzionari
in generale.
30
ottobre 2002
Durante
il pomeriggio e con la partecipazione di sei
funzionari della SINA, si realizza nella residenza
di James Cason una riunione di lavoro riferita al
progetto "Assemblea per promuovere la società
civile a Cuba", organizzato e promosso dal capo
Martha Beatriz Roque Cabello. Vi partecipano 24
controrivoluzionari.
Il
signor Cason esprime che conosceva le difficoltà
che c’erano per riunirsi, motivo per il quale lui
metteva a disposizione la propria residenza, e
ratificava l’appoggio materiale e morale,
dimostrando la posizione del proprio governo per
"democratizzare" l’Isola. Chiede scuse
per non poter accompagnarli poiché aveva altre
mansioni da svolgere nella sede.
Lasciava
a loro la residenza, garantita dall’immunità
diplomatica e dai servizi gastronomici pertinenti.
5
novembre 2002
Alle
ore 15:15, Cason e il secondo segretario, Zúñiga,
arrivano alla casa di un ex carcerato
controrivoluzionario che scambia lettere e riceve
premi direttamente dal Presidente Bush, Oscar Elías
Biscet González, il quale, condannato per azioni
realizzate compiendo istruzioni della fondazione
terrorista cubano-americana, era stato messo in
libertà cinque giorni prima.
Gli
fanno un’infinità di domande sui punto che a loro
interessano per i propri obiettivi
controrivoluzionari. Il signor Cason dichiara al
controrivoluzionario il proposito di incitare a
funzionari di altre sedi diplomatici a fare contatto
con loro (i controrivoluzionari).
11
novembre 2002
Riunione
nella residenza di Cason, dei capi Oswaldo Payá
Sardiñas, Osvaldo Alfonso Valdés, Vladimiro Roca
Antúnez e Oscar Elías Biscet González con una
delegazione nordamericana in visita a Cuba.
Questa
è diventata una pratica abituale per esigenza dei
capi della SINA e si applica a ogni delegazione e
rappresentante nordamericano che visiti Cuba. Il
proposito era quello di sabotare le relazioni
politiche ed economiche con l’estero, mediante l’uso
di tutte le calunnie ed infamie che vengono in testa
ai suddetti mercenari assoldati da un governo
favorevole alla guerra e aggressivo che minaccia il
nostro eroico popolo.
Lo
stesso giorno 11 novembre 2002, un piccolo aereo da
fumigazione AN-2 è sequestrato e dirottato negli
Stati Uniti. Il Ministero degli Affari Esteri
cubano, attraverso le note 1778 del 2002 e 180 del
2003, domanda al governo nordamericano la
restituzione dell’aereo e il rimpatrio dei
sequestratori. Le autorità nordamericano non
realizzarono nemmeno le indagini preliminari e
questi vengono messi in libertà quattro giorni
dopo, L’aereo viene confiscato e venduto all’asta,
e di fatto rubato, in aperta e chiara manovra
anticubana.
21
novembre 2002
Riunione
di Cason nella residenza del capo
controrivoluzionario Martha Beatriz Roque Cabello,
con altri 13 degli agenti assoldati. Cason parla
loro di un materiale filmico con attacchi personali
al capo dello Stato cubano. Domanda inoltre sulla
vendita di radio ad onda corta e media nei negozi in
valuta, e si riferisce all’introduzione di essi
nel paese attraverso la valigia diplomatica della
SINA, ecc. In seguito consegna ai presenti
nientemeno che quattro scatole piene di copie della
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Ciò
è un dono del governo di un paese che ci ha
bloccato per oltre 40 anni e minaccia di distruggere
il nostro paese, come lo ha fatto in altre parti del
mondo.
Annuncia
anche l’intenzione di concertare un incontro in
gennaio del 2003 tra una delegazione di medici
nordamericani e i controrivoluzionari presenti lì.
Ben
potrebbero questi medici viaggiare a Centroamerica,
a paesi dell’America latina o dell’Africa, dove
migliaia di eroici medici salvano ogni anno decine
di vite in luoghi isolati dove non è solito vedere
i medici nordamericani del signor Cason.
22
novembre 2002
Si
riuniscono nella residenza di Cason i capi Orlando
Fundora Alvarez, Yolanda Triana Estupiñán, José
Barrero Vargas, convocati dal primo dei suddetti
controrivoluzionari. Obiettivo principale:
raccogliere informazione sulle persone pregiudicate
dalla Rivoluzione –intendasi merolicos (contrabbandieri
e venditori illegali; N.d.T.) o associati alla droga
e ad altri delitti e illegalità--, per reclamare al
governo di Cuba un indennizzo.
Questa
è la prima volta in cui i gruppuscoli utilizzano
locali della SINA senza la presenza di diplomatici
nordamericani.
27
novembre 2002
James
Cason e altri funzionari della SINA visitano la
provincia di Ciego de Avila, in viaggio per
"familiarizzarsi".
Al
loro arrivo al capoluogo di provincia, si dirigono
alla casa di un controrivoluzionario, dove si
incontrano con altri quattro integranti dei
gruppuscoli.
Cason
si interessa nella situazione dei
controrivoluzionari, sulle indagini preliminari cui
sono sottoposti. A riguardo i controrivoluzionari
mentono spudoratamente, com’era da aspettarsi,
raccontando ipotetiche bastonate, abusi corporali e
persecuzione ai parenti.
Il
"dissidente" visitato, insieme ad altri
elementi della stessa indole, aveva recitato una
messinscena e causato un disordine pubblico all’Ospedale
Provinciale di Ciego de Avila, interrompendo i
servizi di urgenza e del medico di guardia per circa
due ore. La provocazione di questi elementi cagionò
danni a diversi pazienti.
Che ci
faceva lì il signor Cason?
19
dicembre 2002
Durante
la sera si svolge un’attività di "carattere
sociale" presieduta da James Cason con altri
dodici funzionari della SINA, e la partecipazione di
dieci membri del corpo diplomatico tra cui i
rappresentanti del Regno Unito, la Repubblica Ceca,
la Polonia, la Grecia e il Cile, nonché di 52
controrivoluzionari di diversi gruppi.
Diversamente
da altre attività realizzate dalla SINA con questi
elementi, in questa occasione non ci sono discorsi
di benvenuto né di commiato. Senza formalità
protocollari, ogni invitato va dove vuole, dove
hanno la possibilità di mangiare e bere a volontà,
senza restrizioni, e di parlare allegramente su temi
affini. Ciononostante, si svolge una riunione di 30
minuti tra i 52 "dissidenti" invitati e
vari dei principali capi: Elizardo Sánchez
Santacruz Pacheco, Vladimiro Roca Antúnez, René
Gómez Manzano e Félix Bonne Carcasés.
C’è
richiesta di foto per la storia. Erano come a casa
propria. Che piacere trovarsi nella sede diplomatica
della superpotenza cospirando contro il popolo
cubano, che difende di fronte al mostro la sua
piccola e bloccata isola!
21
dicembre 2002
Cason
concede intervista alla rete 51 di Miami.
C’è
un brano dell’intervista che, sebbene è già
stato pubblicato, è conveniente che sia inserito in
questa informazione:
Giornalista.-
…nuovo carico, come Capo della SINA, quindi lei ha
già viaggiato, si è incontrato con il cubano
semplice, quello che gira a piedi, con i dissidenti
a Cuba. Si è incontrato anche con i leader delle
organizzazioni anticastriste dell’esilio?
James
Cason.- Sì, due o tre volte. Ogni volta che viaggio
a Miami mi voglio incontrare e infatti mi incontro
con tutti i gruppi: la Fondazione Nazionale
Cubano-Americana, il Consiglio per la Libertà di
Cuba, gruppi indipendenti e tutti i gruppi che sono
qui, perché io voglio spiegare loro ciò che ho
visto a Cuba, quanto sta avvenendo e voglio anche
ascoltare i loro punti di vista su ciò che stiamo
facendo, per sapere se c’è qualcosa che dobbiamo
fare e non
stiamo facendo. La nostra è una conversazione molto
gentile e uno dei miei messaggi è che l’importante
è che a Cuba esiste un’opposizione, sono isolati,
perseguitati, ma insistono e hanno molto coraggio; l’importante
è che loro si incontrino, si uniscano e centrino la
loro attenzione sull’essenziale, sui diritti che
non hanno e sulle libertà che dovrebbero avere.
Non
devono focalizzare l’attenzione su dei
personalismi, sulle differenze ideologiche; l’importante
è che l’opposizione deve guadagnare spazio,
perché verrà il giorno in cui ci sarà una
transizione. Adesso c’è una transizione ma un
giorno ci sarà una nuova Cuba, e loro devono
partecipare alla formazione e decisione del futuro
di Cuba. Devono quindi guadagnarsi il proprio
spazio, cominciare a discutere cosa bisogna fare in
modo diverso per cambiare Cuba;
quindi,
devono centrare la loro attenzione sull’importante
e non su cose superflue.
Giornalista.-
Lei ha avuto incontri con i dissidenti –non so se
vuole parlare su questo tipo di dettagli--, ma dove
secondo Lei i dissidenti non seguono il cammino
corretto? Che messaggio ha per i dissidenti, prima
di chiederle, se mi permette, un messaggio per i
gruppi anticastristi di Miami. Che messaggio ha lei
per i dissidenti a Cuba, cosa le piacerebbe dirgli
secondo quello che ha visto?
James
Cason.- In primo luogo, il futuro di Cuba…, noi
statunitensi non determineremo il futuro di Cuba,
saranno i cubani che sono dentro e fuori Cuba a
farlo. Dal mio punto di vista loro devono centrare l’attenzione
sull’essenziale, quali sono i fattori importanti?
Non dividersi, riunirsi e cercare di raggiungere un
accordo di 10 punti, ad esempio, su cui siano tutti
d’accordo, e di non parlare di quelle cose su cui
non sono d’accordo; perché nella democrazia,
tutti hanno diversi criteri, realizzano azioni, ma l’importante
è che quello è una dittatura militare dove, se la
gente non si riunisce, non ci saranno molte
possibilità di progredire. Allora concentratevi
sull’essenziale e trovate punti di coincidenza,
non di differenze.
Giornalista.-
Continuando il tema dei dissidenti. Una delle sue
priorità `aiutare i dissidenti a Cuba. Come intende
lei aiutare all’opposizione castrista?
James
Cason.- Come ho detto prima offrendo informazione,
appoggio morale, spirituale, che non sono soli, che
il mondo sa quanto sta avvenendo
all’interno
di Cuba. Una manifestazione di ciò è il fatto che
molti leader come Osvaldo Payá, Vladimiro Roca,
Marta Beatriz Roque, hanno ricevuto premi di diritti
umani europei e di altre parti del mondo, allora il
mondo conosce ciò che succede a Cuba, e noi siamo
là per raccontare loro questa realtà e aiutarli in
tutto il possibile.
Non è
vero, come dice Castro, che stiamo finanziando l’opposizione;
l’opposizione resiste per il fatto che il sistema
è fallito e noi siamo là per offrire loro l’appoggio
del popolo americano e del resto del mondo
democratico in quanto stanno facendo, cioè
reclamando i diritti basici umani che Cuba ha
sottoscritto nella Dichiarazione dei Diritti Umani,
nelle dichiarazioni universali e che non ha adempito
in tutti questi anni.
Lette
queste dichiarazioni del signor Cason, quanto
sarebbe ingiusto affermare che il governo degli
Stati Uniti e il capo del loro Ufficio di Interessi
praticano intromissioni negli affari interni di Cuba
o che "i nobili patrioti" lì riuniti
erano controrivoluzionari assoldati dagli Stati
Uniti!
9
gennaio del 2003
James
Cason aveva informato al Ministero degli Affari
Esteri cubano che sarebbe andato a Pinar del Río
con altri quattro funzionari della SINA. Gli viene
comunicato che non si autorizzava il viaggio.
Si
conosceva che Cason avrebbe avuto dei contatti con
vari elementi controrivoluzionari. Lo stesso giorno
un impiegato della SINA trasporta nove scatole con
radio e letteratura inviati a controrivoluzionari
dello stesso territorio.
16
gennaio 2003
Partecipa
in attività effettuatasi nell’abitazione del capo
Héctor Palacios Ruiz, per la presentazione di un
libro di evidente contenuto controrivoluzionario,
associato al piano delle cosiddette
"biblioteche indipendenti", che era stato
divulgato nelle fiere del libro di Guadalajara e di
Miami.
Tra i
giorni 19 e 25 gennaio 2003
James
Cason e Ricardo Zúñiga per sei giorni visitano le
provincie di Las Tunas, Hoguín, Granma, Santiago de
Cuba e Guantánamo, l’autorizzazione è richiesta
per realizzare visite private; si dedicano a fornire
materiali ai gruppuscoli controrivoluzionari allo
scopo di potenziare e unificare la cosiddetta
"opposizione" e stabilire contatti con i
religiosi.
Risultano
significative le espressioni di Cason sull’esistenza
di un piano chiamato del "6 mila miglia",
che consiste nel fare viaggia periodici a tutte le
provincie, volti a stimolare e appoggiare con
risorse i gruppuscoli controrivoluzionari ai fini
del loro sviluppo.
Come
se fossimo all’epoca dell’intervento militare
nordamericano dopo l’ultima guerra di indipendenza
contro la Spagna, il proconsole dell’impero che
organizza un partito politico.
29
gennaio 2003
Si
produce il sequestro dell’imbarcazione di
ferro-cemento "Cabo Corrientes", dell’Isola
della Gioventù, la quale viene portata in
territorio nordamericano. Le autorità cubane
presentano nota diplomatica reclamando il rimpatrio
dei quattro sequestratori della suddetta
imbarcazione. Gli Stati Uniti non hanno risposto
alla nota cubana. I sequestratori sono mesi in
libertà subito.
6
febbraio 2003
Sequestro
di una lancia dei guardacoste che viene portata
negli Stati Uniti. Finora non si conosce che le
autorità nordamericane abbiano presentato dei capi
d’accusa contro nessuno dei quattro sequestratori.
Il Ministero degli Affari Esteri presenta nota alla
SINA domandando il rimpatrio dei sequestratori e
protestando contro questa nuova manovra anticubana.
Il Dipartimento di Stato non ha ancora risposto alla
medesima.
7
febbraio del 2003
Durante
la sera si realizza un ricevimento nella residenza
di Cason in onore a una delegazione culturale
nordamericana. Tra i presenti ci sono 21 membri dei
gruppuscoli e 5 diplomatici della SINA. In questa
attività Cason consolida una pratica che aveva
iniziato verso la fine del 2002: l’inclusione di
controrivoluzionari nelle attività sociali
ufficiali della SINA, a cui invitava anche dei
professionisti cubani.
22
febbraio 2003
Cason
offre conferenza stampa a un gruppo di giornalisti
stranieri accreditati a Cuba, in cui critica il
nostro paese e dichiara che le autorità cubane
avevano paura dell’importazione di libri e di
altri materiali, facendo riferimento a libri di
Martin Luther King, John Steinbeck e Groucho Marx,
che erano in uno dei pacchi inviati dal governo di
Washington e confiscati dalle autorità cubane,
dimenticando però dei titoli apertamente
controrivoluzionari e sovversivi che erano nello
stesso carico.
Una
notizia dell’AP dice: "Denuncia James Cason
confisca di libri inviati dagli Stati Uniti".
Ecco alcuni brani citati testualmente:
"Ai
diplomatici nordamericani gli è stato detto che ‘era
una ferma decisione del governo’ non consentire l’entrata
di libri a Cuba destinati alla distribuzione tra i
dissidenti e alle biblioteche indipendenti dell’isola,
ha detto il capo della Sezione di Interessi degli
Stati Uniti a Cuba, James Cason.
"’Hanno
detto che non si trattava dei libri di per sé, ma
dei loro destinatari’, ha dichiarato Cason a un
gruppo di corrispondenti stranieri. Ha aggiunto che
la missione nordamericana aveva importato dei libri
del genere in occasioni precedenti.
"’E’
il timore di perdere il controllo politico’, ha
detto Cason, che è arrivato all’Avana cinque mesi
fa."
24
febbraio 2003
James
Cason e altri due funzionari della SINA partecipano
a una conferenza stampa realizzata nell’abitazione
del capo controrivoluzionari Martha Beatriz Roque,
nientemeno che per commemorare gli anniversari dell’inizio
della guerra d’indipendenza e l’abbattimento
degli aerei dell’organizzazione della mafia
terrorista di Miami "Hermanos al Rescate".
Cason
è intervistato dai corrispondenti stranieri. Oltre
a rispondere alle domande legge un documento e
realizza dichiarazioni pubbliche di palese
intromissione, offensive e di sfida alle autorità
cubane, e lancia un appello al resto delle missioni
diplomatica radicate all’Avana a seguire l’esempio
della SINA.
Lo
stesso giorno, la suddetta organizzazione terrorista
"Hermanos al rescate" realizza una
trasmissione di televisione illegale diretta al
nostro paese dallo spazio aereo internazionale.
Anche se le autorità cubane avevano avvertito il
Governo degli Stati Uniti, prima del 24 febbraio,
dei suddetti piani, e aveva chiaramente stabilito
che ciò costituirebbe una violazione del
Regolamento dell’Unione Internazionale delle
Telecomunicazioni, le autorità nordamericane non
hanno fatto niente in assoluto per impedire la
trasmissione.
29
febbraio 2003
Si
conosce che le autorità penali nordamericane,
seguendo indicazioni del Dipartimento di Giustizia
degli Stati Uniti, stabiliscono un regime
trasgressore dei diritti umani ai nostri 5 eroi
confinandoli nel cosiddetto "buco".
Era
veramente troppo.
6
marzo 2003
Nell’ambito
del mio intervento di chiusura della riunione dell’Assemblea
Nazionale del Potere Popolare, faccio dichiarazioni
in risposta alla grossolana intervista concessa dal
Capo della SINA in occasione della riunione con i
controrivoluzionari.
Avverto
che non le ho fatto prima perché, in mezzo al
colossale sforzo in cui siamo coinvolti per superare
ostacoli e portare avanti i nostri programmi
rivoluzionari, non conoscevo al dettaglio fino a che
punto arrivava l’insolenza, la sfrontatezza e l’audacia
dell’inviato di Otto Reich.
Tra l’altro
dico:
"[…]
Lo scorso 24 febbraio, nientemeno che il giorno che
si commemora l’inizio dell’ultima guerra d’indipendenza
in seguito all’appello di Martí, un signore
chiamato James Cason, capo dell’Ufficio di
Interessi degli Stati Uniti a Cuba, si è incontrato
in un appartamento dell’avana con un gruppo di
controrivoluzionari pagati dal governo degli Stati
Uniti per commemorare il Grito de Baire, data
patriottica e sacra per il nostro popolo. Altri
diplomatici avevano ricevuto l’invito ma soltanto
questo illustre personaggio vi ha partecipato.
"Ma
il fatto non si è limitato a una discreta
assistenza. Alla domanda di un giornalista sul fatto
che la sua presenza lì poteva confermare l’accusa
del governo cubano, Cason affermò: "No,
perché io credo che hanno invitato tutto il corpo
diplomatico e noi come paese abbiamo sempre
appoggiato la democrazia e le persone che lottano
per avere una vita migliore. Io sono qui come
invitato.’
"’Non
ho paura", rispose brevemente a un’altra
domanda dei corrispondenti sulla possibilità che la
sua presenza nell’attività di opposizione fosse
considerata come un gesto tutt’altro che
amichevole verso il governo cubano, che denuncia i
dissidenti quali gruppi sovversivi,
"Dopo,
grossolano e insultante, aggiunse in perfetto
spagnolo: ‘Purtroppo il governo cubano sì che ha
paura, paura alla libertà di coscienza, paura alla
libertà di espressione, paura ai diritti umani.
Questo gruppo dimostra che ci sono dei cubani che
non hanno paura. Loro sanno che la transizione verso
la democrazia e in atto. Vogliamo che sappiano che
non sono soli, che tutto il mondo li appoggia. Noi
come paese appoggiamo la democrazia, le persone che
lottano per avere una vita migliore e per la
giustizia.’"
La
notizia che informava sulla dichiarazione diceva:
"Sebbene alcuni diplomatici stranieri sono
soliti riunirsi con dissidenti, non è usuale che
compaiano in atti pubblici o esprimano opinioni sul
governo ai mezzi stampa."
Il
signor Cason concluse la dichiarazione dicendo:
"’Sono invitato e viaggerò lungo tutto il
paese per visitare le persone che vogliono libertà
e giustizia.’
Ho
aggiunto i quell’occasione: "Qualunque
cittadino capisce che si tratta di una svergognata
provocazione di sfida. Sembra che lui e coloro che
gli hanno ordinato quel ruolo da bravo con immunità
diplomatica stavano dimostrando proprio paura. Se
così non fosse, risulterebbe tanto strano che
qualunque persona potrebbe domandarsi quanto aveva
bevuto in quel ‘patriottico’ atto.
"Siccome
Cuba ha in realtà tantissima paura, prenderà con
molta calma la decisione di come procedere nei
confronti di questo strano funzionario. Forse i
numerosi membri dell’Intelligence nordamericana
che lavorano nel suddetto Ufficio di Interessi gli
possano spiegare che Cuba può tranquillamente
prescindere di tale ufficio, incubatrice di
controrivoluzionari e comando delle più grossolane
azioni sovversive contro il nostro paese. I
funzionari svizzeri che li rappresentarono per lungo
tempo, realizzarono durante anni un ottimo lavoro e
non facevano lavori di spionaggio né organizzavano
la sovversione. Se ciò è in realtà quello che
vogliono provocare con le insolenti dichiarazioni,
è meglio che abbiano la vergogna e il coraggio di
dirlo. Un giorno, non importa quando, lo stesso
popolo degli Stati Uniti invierà un vero
ambasciatore dal suo paese ‘senza paura e senza
macchia’, come si diceva dei cavalieri
spagnoli."
7
marzo 2003
Il
Dipartimento di Stato conferma che i nostri 5 eroi
erano stati trasferiti a unità speciali (buco) e
che a partire da quel momento il Bureau di Prigioni
applicherebbe nuovi procedimenti per le visite
consolari.
10
marzo 2003
Il
MINREX consegna la nota diplomatica n. 365 al Capo
della SINA, in cui si contestano fortemente le sue
azioni e dichiarazioni pubbliche e di intromissione
del 24 febbraio, e comunica alla medesima che in
reciprocità con le misure applicate ai nostri
funzionari a Washington, e tenendo conto delle
attività sovversive e illegali della SINA, con
effetto immediato cambiano le regolamentazioni per i
viaggi che superino i limiti dell’area di libero
movimento della suddetta missione diplomatica e il
regime di notifica per viaggiare si trasforma in
richiesta di permesso per viaggiare. A partire da
questo momento per uscire dalla Città dell’Avana
i funzionari della SINA devono chiedere
autorizzazione e aspettare la risposta del MINREX.
11
marzo 2003
Il
Dipartimento di Stato conferma alla Sezione di
Interessi di Cuba a Washington (SICW) l’applicazione
di nuove misure per la realizzazione delle visite
consolari ai nostri 5 eroi.
12
marzo 2003
Si
realizza nella residenza di Cason attività con un
gruppo di 18 controrivoluzionari.
Il
MINREX consegna la nota diplomatica n.390 alla SINA,
protestando per il peggioramento delle condizioni
carcerarie dei nostri 5 eroi, e domandando che cessi
il regime illegale cui erano stati sottomessi e che
restituiscano loro tutti i diritti e la possibilità
di contatto diretto e senza condizioni con tutti i
familiari e i funzionari della SICW.
13
marzo 2003
IL
Dipartimento di Stato consegna nota diplomatica alla
SICW in risposta alla nostra del 10 marzo,
applicando il regime di permessi di viaggio ai
nostri a Washington.
La
SICW riceve attraverso il Dipartimento di Stato la
richiesta di viaggio al nostro paese dei
congressisti anticubani Christofer Smith
(repubblicano per New Jersey e Frank Wolf
(repubblicano per la Virginia), che vogliono
riunirsi con i gruppi "d’opposizione
civile" del nostro paese. Questa visita aveva
un palese carattere provocatore ed era parte dell’escalation
contro il nostro paese da parte dell’Amministrazione
Bush. Il 18 il Dipartimento di Stato ci comunica che
il suddetto viaggio non si sarebbe realizzato.
14
marzo 2003
Ancora
una volta ha luogo nella residenza del Capo della
Sezione di Interessi degli Stati Uniti all’Avana,
una riunione con capi controrivoluzionari –praticamente
si riunivano ogni due giorni. Si tratta di un corso
di etica per ipotetici giornalisti. Era il peggiore
luogo del mondo per parlare di etica. Sono presenti
vari funzionari della suddetta missione. Si facilita
l’accesso dei corrispondenti stranieri a questa
attività controrivoluzionaria.
Come
ho spiegato nel mio intervento nel Programma
Speciale del 4 aprile, e ripeto:
"[…]
Nessuno ignora che il signor Cason, nuovo capo dell’Ufficio
di Interessi, è venuto con le istruzioni di portare
a termine provocazioni di ogni tipo contro Cuba, e
ha voluto convertire la sua sede diplomatica e la
propria residenza in locale per organizzare,
istruire e dirigere mercenari che tradiscono la
patria al servizio di una potenza straniera, o
violano altre leggi con fatti che cagionano dei
gravi danni al paese, con la pretesa di assoluta
impunità. Varie decine di essi vengono ormai
giudicati dai tribunali incaricati dei delitti
contro la sicurezza del paese, com’è stato
annunciato.
"In
nome della propria sicurezza quante cose ha
realizzato il governo degli Stati Uniti, persino una
brutale guerra, senza nessun’altra considerazione.
Noi invece dobbiamo ammettere l’impunità di
coloro che tradiscono il paese, pagati da loro,
cagionando considerevoli
danni in
molti ambiti. Sono persone che agiscono contro gli
interessi della nostra patria e contro la sicurezza
del nostro popolo in una nuova e pericolosa tappa.
"Commette
un errore, dovrebbe convincersi delle qualità di
questo popolo; dei livelli di conoscenza, di
cultura, di organizzazione, di preparazione per
lottare in tutti i terreni se questo paese fosse
invaso. No, non sarebbe possibile. Comincerebbe la
guerra dei 100 anni a Cuba; non lo vogliamo, ma
siamo costretti a prevederla o ad affrontarla se ce
l’impongono.
"Sono
giudicati dai tribunali che seguono i delitti contro
la sicurezza del paese, e ciò rende furiosi i loro
padroni."
17
marzo 2003
Si
convoca al MINREX al Capo della SINA per consegnarli
due note di protesta: 1) per l’atteggiamento d’intromissione,
controrivoluzionario e trasgressore della
Convenzione di Viena sulle Relazioni Diplomatiche
del 1961, del Sig. James Cason, Capo della SINA, 2)
per le trasmissioni di televisione illegali
realizzate dai terroristi di "Hermanos al
Rescate" il 24 febbraio e per il passivo
atteggiamento delle autorità cubane che non hanno
fatto niente per impedire questa attività che viola
le norme internazionali che regolano le trasmissioni
di televisione, malgrado l’avvertenza cubana.
17 e
18 marzo 2003
Si
svolgono due Tavole Rotonde in cui si smascherano le
azioni sovversive e controrivoluzionarie della SINA,
specialmente di Cason.
18
marzo 2003
Si
elabora Nota Ufficiale sulle svergognate e ripetute
violazioni del Capo della SINA. (Questa nota è
stata pubblicata il 19 marzo su Granma.)
Sono
detenuti 32 controrivoluzionari per le loro
attività mercenarie al servizio di una potenza
straniera. La decisione si prende durante la sera
del 14 marzo, appena si conosce la riunione di
mercenari nella residenza di Cason nonostante le
ripetute avvertenze pubbliche e per via diplomatica
domandando la cessazione di tale inammissibile
intromissione, tre giorni prima che il signor Bush
decidesse di lanciare l’ultimatum all’Iraq, il
17 marzo.
19
marzo 2003
Il
Dipartimento di Stato informa la proibizione di
diversi viaggi proposti dalla SICW, comprese le
visite consolari a Gerardo Hernández e Fernando
González.
Sono
detenuti altri 33 controrivoluzionari per le loro
attività mercenarie al servizio degli Stati Uniti.
19:24
Avviene il sequestro di un aeromobile tipo DC-3 dell’Impresa
Nazionale di Servizi Aerei che seguiva la rotta
Gerona-Città dell’Avana. A dieci miglia a sud
dell’aeroporto di Boyeros e quando tutto era ormai
pronto per l’atterraggio, il capitano dell’aeronave
informò al Controllo di Traffico Aereo (ATC) che
aveva problemi politici a bordo e che avrebbe
continuato volo verso il nord, per cui chiedeva le
coordinate della rotta più diretta giacché
disponeva di poco combustibile, gli venne orientato
di seguire la rotta verso Key West.
19:30
L’ATC di Boyeros comunica all’ATC di Miami che
un aereo DC-3 era stato dirottato da personale
armato a bordo, e che si dirigeva a Miami. Era
insolito ed strano: il sequestro di un aereo di
passeggeri in pieno volo. Da molti anni non accadeva
un fatto del genere, sin dalla firma degli Accordi
Migratori, che può essere stato indotto anche dalla
mafia di Miami. Non abbiamo modo di saperlo. Loro
hanno i sequestratori e i loro complici, a cui hanno
concesso la residenza, e non informano assolutamente
niente.
21:35
Gli Stati Uniti cominciano i bombardamenti contro
Baghdad e altre città dell’Iraq –ciò accade in
realtà due ore e nove minuti dopo il sequestro
aereo.
20
marzo 2003
Si
convoca il Capo della SINA e gli si consegna una
nota diplomatica in cui si esige il rimpatrio di
tutti i passeggeri, dell’equipaggio dell’aeromobile,
dei sequestratori e dello stesso aereo. Una nota
simile si consegna a Washington al Dipartimento di
Stato.
Durante
i giorni 20 e 21 marzo, le autorità cubane
mantengono il contatto con il Dipartimento di Stato
e con la SINA per continuare a esigere l’immediato
rimpatrio di tutti i passeggeri e dell’equipaggio
dell’aereo sequestrato, dei sequestratori e dell’aereo.
Sono
detenuti altri 6 controrivoluzionari, tra cui 4 dei
capi più attivi, per le loro attività mercenarie
al servizio di una potenza straniera.
Si
rendono pubbliche due note informative sul sequestro
dell’aereo DC-3, che sono pubblicate su Granma
il 21 marzo per informare la popolazione.
21
marzo 2003
Le
autorità nordamericane comunicano al MINREX e alla
SICW che non avrebbero rimpatriato i sei
sequestratori dell’aeromobile cubano DC-3 e che i
medesimi erano stati formalmente accusati di
pirateria aerea, e che l’aereo era stato
confiscato per decisione di una corte nordamericana
in risposta a una domanda presentata da una
controrivoluzionaria a Miami.
Durante
il suddetto periodo, il congressista anticubano
Lincoln Díaz Balart fa circolare nella Camera di
Rappresentanti il rapporto elaborato dalla SINA, e
che il Dipartimento di Stato in modo non ufficiale
ha fatto arrivare alla stampa, sull’ipotetica
persecuzione di cui sono oggetto i funzionari della
suddetta missione da parte delle autorità cubane.
Viene
detenuto un altro controrivoluzionario per attività
mercenarie.
Si fa
conoscere la nota informativa pubblicata su Granma
il 22 marzo con il titolo "Nuova informazione
sul DC-3 sequestrato".
22
marzo 2003
Faccio
un intervento durante il Programma Speciale della
televisione su sequestro dell’aereo DC-3 avvenuto
il 19 marzo:
"Non
vogliono parlare adesso di terrorismo in relazione
al DC-3 sequestrato? Certo che non vogliono usare la
parola terrorismo; è meglio dire pirateria, anche
se la parola è volgare, perché dire terrorismo
sarebbe ammettere che lo si sta praticando dal
territorio degli Stati Uniti contro Cuba, in un
momento in cui una guerra terribile si svolge contro
una nazione araba dell’esplosiva regione del Medio
Oriente, una guerra che commuove il mondo.
"No,
non possono dire che giudicheranno i sequestratori
per terrorismo, perché sarebbe riconoscere la
verità. Perché questi tizi dirottano aerei?
Perché sono assolutamente sicuri della loro
impunità e perché lì vengono ricevuti come eroi e
servono da materia prima per la propaganda contro
Cuba.
"Lo
fanno perché da 37 anni esiste una legge,
intitolata Legge di Aggiustamento Cubano, una legge
assassina –come l’abbiamo chiamata– che ha
causato la morte di migliaia di persone e ha creato
innumerevoli problemi.
"Non
è vero che il sequestro di Elian creò un grande
problema? Un caso in cui la maggior parte dei
cittadini nordamericani diedero ragione a Cuba. Loro
lo sanno bene, però non l’abrogano.
"Recentemente
sono arrivate navi occupate e dirottate mediante la
violenza, con aerei sequestrati con la forza e la
violenza e i fautori passeggiano liberamente per le
strade di Miami. La sicurezza totale dell’impunità
e i privilegi e i vantaggi che offre a loro questa
legge è un potente stimolo al terrorismo.
"Chi
sono i colpevoli di tutto ciò? I governi degli
Stati Uniti sono più colpevoli degli stessi
terroristi, con una legge che si applica soltanto e
unicamente ai cittadini del nostro paese.
"Sono
arrivati a Cuba persone dall’India e dal Pakistan,
perché avevano sentito parlare della Legge di
Aggiustamento Cubano, credendo di poter beneficiare
della stesa; hanno pestato quasi a morte ed erano
disposti ad assassinare lavoratori del turismo, ai
quali avevano tolto l’imbarcazione per poter
arrivare negli Stati Uniti. Finora non abbiamo
saputo niente, che cosa hanno fatto con loro, se
qualcuno è stato condannato, se sono stati inviati
a qualche altra parte; sono persone che hanno
bastonato selvaggiamente i membri dell’equipaggio,
alcuni dei quali sono rimasti incoscienti, e non
lanciarono tutti in mare perché avevano bisogno di
persone che guidassero l’imbarcazione per portarli
in Florida. Le autorità nordamericane sono a
conoscenza di questo.
"Sanno
anche delle minacce, dei tentativi di intimorire,
delle teorie belliciste contro Cuba dell’attuale
amministrazione, e questi sequestratori conoscono e
credono, come lo credono alcuni mercenari, che ciò
potrà intimorire il nostro popolo. Credono di
aiutare coloro che elaborano e praticano tali
teorie, come quella dell’attacco sorpresa e
preventivo. Non parlerò di questo tema, perché
avrei moltissime cose da dire e non voglio
allontanarmi troppo dal tema che ci riunisce in
questo programma speciale, però deve restare ben
chiaro che il nostro paese non può essere
intimorito da niente e da nessuno, perché è un
paese che senza rinunciare al combattimento in
qualsiasi terreno sa lottare e lotta, in primo
luogo, con le idee, con una morale altissima, più
in alto del diluvio di calunnie con cui hanno voluto
seppellire la sua esemplare opera rivoluzionaria; un
paese che sa quello che fa e sa che la sua condotta
è pulita; non solo pulita, è senza macchia, è
esemplare, ed è stato capace di resistere e di
dimostrare al mondo la sua capacità politica, la
sua coscienza, la sua cultura. Non voglio fare
avvertenze, ma questo non è un paese di sciocchi e
idioti.
"I
terroristi e i mercenari si sentono possibilmente
stimolati dall’ultimatum lanciato e dai piani di
guerra contro la suddetta nazione del Medio Oriente,
ignorando e praticamente distruggendo le Nazioni
Unite, in un mondo che sprofonda nel disordine, nel
caos, e nell’impero della forza e della violenza.
"Ritornando
al tema del DC-3 sequestrato, dove sono i colpevoli?
È questo che ci dobbiamo chiedere ancora una volta.
E perché diavolo non si ha almeno l’eleganza di
restituire l’aereo sequestrato? In quella nota di
cui ho parlato, che dicevo era costruttiva si
esprimeva il desiderio che l’aereo potesse essere
restituito, sembrava che sarebbe stato così;
vediamo invece che il paese non può impedire che l’aereo
resti lì; quando a Cuba sono arrivati decine e
decine di aerei nordamericani sequestrati e mai uno
di essi è rimasto nel nostro territorio; si
fermavano solo alcuni minuti per il rifornimento e
poi ritornavano subito indietro. Tutte le persone
sequestrate venivano trattate con amabilità, non
inviavamo loro un pasto da cani all’una della
notte; a loro veniva data tutta l’attenzione
necessaria, e si faceva tutto il possibile –come
nel caso che ho citato dell’aereo-- affinché non
si producessero incidenti. Nonostante ciò è
diventata ormai un’abitudine che ogni aereo cubano
sequestrato venga confiscato: ciò diventa uno
stimolo per i potenziali sequestratori e per i
pazzi.
"E
bisogna aggiungere di più: come un governo può
dire che non può rimpatriare alcuni membri dell’equipaggio
dell’aereo sequestrato, né accettare altra
formula se non quella umiliante e ingiusta di
ritenerli lì con la forza? Infatti sono
sequestrati, sono stati portati lì da alcuni
banditi terroristi che misero a repentaglio la vita
di donne, di bambini, e di altri passeggeri. Devono
restare lì perché un giudice, per di più della
Florida, così lo vuole.
"Come
possono ignorare la gravità di un sequestro aereo
realizzato con grossi coltelli puntati alla gola dei
piloti?
"Come
possono dimenticare che in questa maniera vennero
sequestrati gli aerei civili destinati ad essere
usati come bombe contro le Torri Gemelle a New York
e contro il Pentagono, e perfino il tentativo di
lanciarne uno contro la Casa Bianca? Forse ciò
sarà considerato una burla o una cosa
insignificante in questo paese che ha visto morire
migliaia di nordamericani? Con gli stessi metodi:
sequestrare aerei con coltelli alla gola dei piloti
e poi lanciarli contro un obiettivo.
"Se
c’è un paese al mondo dove il sequestro con un
coltello alla gola del pilota dovrebbe causare
orrore e indignazione, sono proprio gli Stati Uniti.
E adesso quando si produce questa azione contro
Cuba, con bambini, donne, con persone della terza
età che sono in pensione, gente onesta come quelle
che hanno parlato qui stasera, tutte queste persone
vengono maltrattate, rinchiuse e devono anche subire
tutto quanto hanno raccontato in questa sede.
"Come
si spiega che nella frontiera con il Messico ogni
anno muoiano più di 500 persone, gente povera e
disperata cui viene impedita di passare negli Stati
Uniti, dove poi andranno a ricevere un salario dieci
o quindici volte maggiore, o da dove alcuni, che si
trovano illegalmente in questo paese ormai da anni,
vanno e vengono per vedere i loro familiari e
muoiono per centinaia, ancora prima dei fati dell’11
settembre; se si annuncia che adesso ci sono
innumerevoli nuovi dispositivi con apparecchiature
eccezionali, le più sofisticati del mondo, per
impedire che immigranti messicani attraversino la
frontiera e scoraggiare ogni tentativo lì dove si
perdono tantissime vite; dopo tutto ciò come si
può spiegare il fatto che le autorità
nordamericane ritengano un aereo sequestrato e usino
questo pretesto per concedere privilegi a un numero
di adulti –per lo meno sette– che, in un modo o
nell’altro, parteciparono come complici a questo
sequestro, senza indagarli?
"Potrebbero
anche rimpatriarli, perché riceverebbero tutte le
garanzie che, come sempre, noi compiremo; potrebbero
almeno rimpatriarli ed evitare così di stabilire il
precedente che si può sequestrare un aereo e i
complici possono restare lì, e offrire a chi
viaggia, senza eccezione, la possibilità di restare
nel paese. Dov’è il decoro? Dov’è la vergogna?
Dov’è la morale di chi applica una simile
politica? Questo si chiama stimolo ai sequestri di
aerei.
"Conosciamo
fin troppo bene le trappole e i trucchi che
utilizzano. Adesso comincia il grande scandalo della
mafia terrorista a favore dei sequestratori.
24
marzo 2003
L’Ufficio
di Controllo di Attivi Stranieri (OFAC) del
Dipartimento del Tesoro nordamericano emette nuove
regolamentazioni rafforzando il blocco degli Stati
Uniti contro Cuba e adeguandolo ai fini sovversivi
della politica anticubana sviluppata dall’Amministrazione
Bush.
E’
detenuto un altro controrivoluzionario per attività
mercenarie al servizio di una potenza straniera.
25
marzo 2003
E’
detenuto un altro controrivoluzionario per la stessa
causa.
26
marzo 2003
L’USAID
annuncia che conferirà fondi pari a un milione di
dollari al progetto di transizione per Cuba dell’Università
di Miami.
31
marzo 2003
Il
Dipartimento di Stato pubblica il rapporto sui
diritti umani nel mondo, nel quale c’è una parte
dedicata a Cuba in cui si espongono le false accuse
contro il nostro paese e si esprime un palese
appoggio alla controrivoluzione interna. La diatriba
anticubana del Dipartimento di Stato ha
caratteristiche simili a quelle degli anni
precedenti.
Lo
stesso giorno cominciano a succedere le conseguenze
prevedibili che avevo denunciato durante il
Programma Speciale del 22 marzo come conseguenza
della condotta seguita nei confronti dei
sequestratori del DC-3 e dei privilegi concessi ai
complici, conferendo loro la residenza negli Stati
Uniti.
22:10
Il generale Acevedo informa che il capitano di un
aereo AN-24, rotta Isola della Gioventù-Avana, con
46 persone, riferisce problemi a bordo. Dice che non
ha combustibile per continuare volo e l’aereo
atterra all’aeroporto "José Martí. Il
sequestratore, granata in mano, minacciava di far
saltare l’aereo se non gli veniva fornito del
combustibile per continuare volo verso gli Stati
Uniti.
23:14
Per mia indicazione, Carlos Valenciaga telefono il
capo della SICW e gli trasmette quanto segue:
Dagoberto,
bisogna cercare di telefonare subito il Capo del
Bureau Cuba, Whitaker, e informargli quanto segue:
un aereo AN-24, con 46 persone a bordo, tra cui 6
bambini, quando viaggiava dall’Isola della
Gioventù all’aeroporto di Rancho Boyeros, è
stato sequestrato da un individuo che portava,
secondo ci informa il piota, una bomba a mano, ed
esige di essere portato negli USA.
"Che
il pilota siccome non disponeva di combustibile non
ha avuto altra alternativa che atterrare sulla pista
di Rancho Boyeros, dove il sequestratore esige
combustibile per continuare viaggio.
"Che
in questo momento il sequestratore si trova nella
parte posteriore dell’aereo con ciò che sembrano
due bombe a mano.
"Che
senza dubbio questo è conseguenza della condotta
seguita dalle autorità degli Stati Uniti nei
confronti dell’aereo sequestrato e dirottato i 19
marzo, e anche dell’annuncio ampiamente divulgato
dalla stampa secondo cui i sequestratori sarebbero
stati rilasciati mediante cauzione.
"Le
istruzioni fornite alle autorità cubane che sono
all’aeroporto sono, in primo luogo, non realizzare
azioni violente, parlare con lui e cercare di
dissuaderlo. Si utilizzerà l’argomento che la
notizia propalata dalla stampa sul rilascio mediante
cauzione dei precedenti sequestratori è falsa.
Dirgli che sono in prigione e accusati di pirateria,
che é un delitto grave.
"Che,
primo, abbiamo voluto comunicare loro i fatti, la
linea che sarà seguita e che suggeriamo che pensino
se è possibile una forma di fare arrivare al
sequestratore la posizione degli Stati Uniti contro
questo tipo di atto e la condanna che prevedono. In
due parole: qualche forma di collaborazione per
risolvere il problema, e non soltanto per il
pericolo che implica fare il viaggio in queste
condizioni, con una o due bombe a mano, che non
sappiamo nemmeno se sono senza spoletta.
"Secondo,
perché crediamo che sarebbe dannoso per il governo
degli Stati Uniti che questo secondo aereo
atterrasse lì dodici giorni dopo il primo
sequestro.
"Terzo,
che questi precedenti potrebbero senza dubbio
scatenare un’ondata di fatti di questa natura, che
sia agli Stati Uniti sia a Cuba non convengono
perché mettono in pericolo la sicurezza del
trasporto di passeggeri. Tali azioni tendono ad
essere imitate da persone irresponsabili e
squilibrate. Preghiamo loro analizzino persino la
possibilità che qualche funzionario della SINA
possa comunicarsi direttamente con il sequestratore.
Sarebbe qualcosa veramente costruttivo e
utile."
23:57
(ora di Cuba). Dagoberto parla con Whitaker e gli
trasmette tutto quanto indicato. Whitaker gli fa
alcune domande di precisione. Dice che comincerebbe
a fare le telefonate e l’avrebbe richiamato fra
qualche minuto.
1
aprile 2003
00:55
(ora di Cuba) [23:55, ora di Washington]. Whitaker,
Capo del Buró Cuba del Dipartimento di Stato,
telefona Dagoberto, Capo della SICW, per dirgli che
ha parlato con il suo Capo e con Cason all’avana,
che sono desiderosi di cooperare e di passare il
messaggio attraverso i canali appropriati dicendo
che questo è un crimine molto serio e che se
vengono negli Stati Uniti sarebbero detenuti e
sottoposti a un giudizio molto severo.
Si
segue il caso di comune accordo e coordinando
sforzi.
Cason
viene all’aeroporto. Per la prima volta lui e
Dausá, Direttore del Dipartimento America del Nord
del MINREX, sono alleati per due ore nel tentativo
inutile di dissuadere il sequestratore.
A
partire dalle ore 04:00 tutto rimane nelle mani
delle autorità cubane, che continuamente informano
alla SINA sullo svolgimento degli avvenimenti. Si
riesce a ottenere il rilascio di 22 ostaggi per
caricare di combustibile sufficiente l’aereo
affinché atterri in Alabama e non nel feudo
estremista della Florida.
Prima
sembrava impossibile per il combustibile che si
potesse manovrare l’aereo carico di persone. Poi
lo è stato perché sono stati rilasciati 22
ostaggi. Così si fa sapere all’Ufficio di
Interessi nordamericano. Fornire il combustibile l’aereo
AN-24 non era un problema se le autorità
nordamericane agivano con la serietà convenuta e
permettevano il ritorno dell’aereo, dell’equipaggio
e dei restanti passeggeri.
In
apparenza la questione viene discussa nelle alte
sfere.
La
mattina di lunedì, durante cinque ore si aspetta la
risposta di Cason, che a sua volta aspettava la
decisione del suo governo. L’impegno con l’uomo
della granata, dopo il rilascio di 22 persone, era
quello di rifornire l’aereo affinché decollasse
alle ore 11:00. Il capo della SINA chiede ancora
altri 40 minuti. Si riesce a ritardare il decollo di
55 minuti, quasi fino a mezzogiorno. Non c’era
ancora risposta. Quando questa arriva l’aereo è
già decollato. L’assurda e stupida decisione è
che l’aereo atterri a Key West. Lì si ripete la
storia: brutale maltratto e vessazioni ai
passeggeri, privilegi per i complici, mano di seta
con il sequestratore, aereo confiscato, detenzione
dell’equipaggio.
Prevalgono
Otto Reich e la mafia della Florida. Di ciò non
incolpo Whitaker né il subordinato di Otto Reich.
Cason si è mostrato ragionevole e sensato per
almeno 24 ore.
La
notizia che l’aereo sequestrato era stato
rifornito di combustibile per continuare viaggio ha
avuto il nefasto effetto che si cercava di evitare:
un’ondata certa di sequestri violenti di
aeromobili e di navi di passeggeri.
2
aprile 2003
Non
erano passate ancora 24 ore dagli avvenimenti
riferiti prima, e alle 01:40, il Ministero
degli Interni informa che ha appena saputo dal
Centro di Direzione del MININT che la lancia
Baraguá, stava uscendo dalla baia, che trasportava
passeggeri senza precisarne la quantità, e che
sembrava fosse stata sequestrata.
Il
Ministero degli Interni indica che venga seguita con
la pattuglia 040 delle Truppe Guardacoste e con una
lancia rapida.
L’imbarcazione
sequestrata navigava verso il nord a 6 nudi per ora.
Alle
ore 03:00 i sequestratori comunicano per la radio
che a bordo ci sono circa 50 persone, tra cui da 6 a
8 bambini e 5 o 6 stranieri ed esigono che venga
loro data un’altra imbarcazione per proseguire
viaggio verso gli Stati Uniti, altrimenti
comincerebbero a lanciare in mare le persone prese
in ostaggio.
Per la
prima volta si fa un’esigenza di questo tipo.
Mancava soltanto che sequestrassero un cammello
(nome popolare dato a un mezzo particolare di
trasporto; N.d.T.), mettessero un coltello alla gola
di alcune persone ed esigessero di farsi portare a
Boyeros e cercare un aereo per andare negli Stati
Uniti. E’ assolutamente chiaro che ciò e’
semplicemente inconcepibile.
Alle
11:45 l’imbarcazione Baraguá, disegnata per
navigare in acque interiori, resta senza
combustibile, navigando in panna a 30 miglia dalla
costa in mare forza 4, in grave rischio di essere
travolta e rovesciata dalle onde, provocando la
morte delle 40 persone che in realtà erano a bordo
della nave, di cui 29 ostaggi compresi donne e
bambini.
Alle
14:32, le forze dei guardacoste riescono a legare la
prora dell’imbarcazione sequestrata, salvandola
dal pericolo di naufragare, e la conduce verso il
porto del Mariel. I sequestratori, che accettano l’operazione
di riscatto, mantengono un atteggiamento in estremo
aggressivo, minacciando di assassinare gli ostaggi
se non veniva fornito il combustibile appena
arrivati in porto. Collocavano dei coltelli alla
gola di varie donne ogni volta che volevano chiedere
qualcosa. Soltanto 40 ore dopo, con la cooperazione
degli stessi ostaggi, che si lanciano in mare,
possono essere riscattati tutti illesi. Non è
necessario l’abbordaggio della nave, che sarebbe
stato utilizzato come ultimo ricorso.
Alcuni
giorni dopo, il 10 aprile, si conosce attraverso il
Centro di Direzione del MININT dell’Isola della
Gioventù che tra le 17:30 e le 18:00, 5 individui,
in modo violento e per sorpresa, hanno strappato un
fucile AK-M a un soldato del Servizio Militare che
faceva la guardia in un deposito di riserva delle
Forze Armate Rivoluzionarie (FAR), fuggendo in un’automobile.
Nel
piano erano coinvolti 8 individui. La loro idea era
riunirsi nel salone di attesa dell’aeroporto
minuti prima dell’arrivo dell’aereo, aspettare
che scendessero 6 o 10 persone –e’ ovvio perché
loro sono 8, devono aspettare a che scendano alcuni
passeggeri perché nel caso contrario non ci
starebbero nell’aereo--, e in quel momento rompere
con le bilance la parete di cristallo di fronte alla
pista, abbordare l’aereo mediante la violenza e
prendere in ostaggio il resto dei passeggeri, che si
calcola sarebbero più di 30.
Lo
stesso giorno l’agenzia NOTIMEX informa che un
giudice federale degli Stati Uniti ha ratificato la
decisione di un magistrato della Florida di
concedere la libertà provvisoria ai sei cubani
accusati di sequestrare e dirottare nello scorso
marzo un aereo DC -3 di Cuba con 31 persone a bordo.
In
appena due settimane c’erano stati due sequestri
di aerei in volo pieni zeppi di passeggeri, di un’imbarcazione
con capacità per 100 persone, che fortunatamente ne
trasportava soltanto 40 e non 50 come avevano detto
i sequestratori, e l’attacco a un soldato per
strappargli il fucile automatico e prendere alla
forza, con l’impiego dello stesso e di tre armi
bianche, l’atro aereo con passeggeri che stava
arrivando all’aeroporto.
Le
notizie trasmesse dalla stampa secondo cui un
giudice della Florida aveva concesso la libertà
provvisoria ai sei sequestratori del DC -3 portarono
a un immediato aumento dell’attività del
potenziale migratorio che, per i loro precedenti
delittuosi comuni e le loro caratteristiche
antisociali sono proclivi alle uscite illegali
mediate l’uso dei suddetti metodi.
Dal 19
marzo, quando c’è stato il primo sequestro del DC
-3 sono stati comprovati 29 progetti e idee di
sequestrare imbarcazioni e aerei con l’uso della
violenza, il che non accadeva da molti anni.
Quarantotto
ore dopo il sequestro dell’AN -24 che aveva
ricevuto combustibile per continuare viaggio,
vengono indagati nello stesso giorno due nuovi
progetti di sequestro; il 3 aprile si indagano due;
il 5 aprile quattro, il 7 aprile tre; il 9 aprile
sono indagati altri 3; il 10 aprile vengono indagati
due. Bisognava tagliare dalla radice quell’ondata
di sequestri, che i fatti avvenuti dall’assalto al
DC-3 il 19 marzo, e i dati citati relativi ai primi
giorni di aprile, dimostravano che era in pieno
sviluppo. Bisognava applicare senza esitare le
sentenze imposte dai Tribunali e ratificate dal
Consiglio di Stato ai sequestratori della nave
"Baraguá".
La
misura non sarebbe completa se non avverto qui che
non si tornerà a fornire combustibile a nessun
aereo o imbarcazione di Cuba sequestrato che lo
esiga per proseguire viaggio verso gli Stati Uniti o
verso qualunque altro paese, e i sequestratori o
dirottatori devono sapere che saranno sottoposti a
giudizi sommarissimi nei tribunali competenti e non
dovranno aspettare clemenza dal Consiglio di Stato.
Ecco, ho già detto tutto quanto devono sapere. E’
anche una misura dura, ma imprescindibile perché
bisogna sradicare tali azioni.
L’esperienza
dimostra che quando i fautori sanno che non hanno
alternativa, si astengono di commettere tali
crimini. E’ stato dimostrato in modo inconfutabile
quando in settembre del 1980, due individui –in
questo caso purtroppo di origine cubano--,
nonostante le avvertenze opportune che erano state
fatte, sequestrarono e dirottarono a Cuba un aereo
di passeggeri dagli Stati Uniti. Sono stati subito
rinviati negli Stati Uniti. Mai più in 22 anni un
aereo nordamericano è stato dirottato verso
territorio cubano, perché persino i pazzi, gli
squilibrati, conoscono che vengono fatti ritornare.
Così dovrebbe agire il governo del suddetto paese
invece di continuare a offrire appoggio e impunità
nel suo territorio agli autori di tali fatti che
implicano un rischio così grande, fratelli gemelli
della Legge assassina di Aggiustamento Cubano che
tanti morti ha provocato tra il nostro popolo.
Si sa
che quelli che cercano di emigrare illegalmente
negli Stati Uniti non sono coloro che sollecitano e
ricevono visti compresi nella quota degli Accordi
migratori, che sono in genere persone tranquille,
senza precedenti penali per delitti comuni, di
livello d’istruzione non inferiore alla terza
media, molti di essi tecnici medi, e tutti quanti i
maestri, i professori, i medici e i professionisti
che la SINA voglia reclutare con il
"bombo" o senza il "bombo" (urna
da dove ipoteticamente vengono scelti all’azzardo
i nomi di coloro che sono "graziati" del
viaggio definitivo negli Stati Uniti; N.d.T.) Coloro
che viaggiano illegalmente sono persone che non
riceverebbero mai il visto per la loro mancanza di
istruzione o di livello tecnico e per i loro
precedenti penali e sociali. Loro applicano il
filtro a tutte le persone cui concedono i visti,
scelti da una lunga lista che fecero una volta,
cercando di conoscere i potenziali richiedenti, e
che volevano aggiornare tutti gli anni, e gli
abbiamo detto di no, volevano avere a disposizione
un elenco più ampio da dove poter reclutare, e
rubare cervelli al paese e privarlo di tecnici di
cui ha bisogno l’economia del paese. Quindi coloro
che emigrano illegalmente sono proprio quelli che
non ricevono i visti dalla SINA. Questi sono i più
violenti e pericolosi. Il loro potenziale è
sufficiente a scatenare un’ondata di assalti con l’impiego
di armi bianche o di fuoco, prendono ostaggi e
minacciano la tranquillità e la sicurezza del
nostro popolo.
L’aspetto
più grave della cospirazione contro Cuba del gruppo
mafioso di Miami e della gente da esso collocata nei
circoli più vicini a Bush, nemico giurato degli
Accordi Migratori e della tiepida apertura alla
vendita di alimenti al nostro paese, dopo quattro
decenni di crudele blocco, è il proposito di
rompere gli Accordi Migratori e forzare un’emigrazione
massiccia il cui strumento principale è la Legge
assurda e assassina di Aggiustamento Cubano, e il
cui potenziale è costituito da ex carcerati per
reati comuni e dai peggiori elementi antisociali che
esistono ancora oggi nella nostra società, che
scompariranno soltanto con i programmi educativi e
sociali, senza precedenti nella storia del mondo,
che oggi si svolgono a Cuba.
La
sinistra idea è provocare un conflitto armato tra
Cuba e gli Stati Uniti. Su questo scommettono con la
speranza di eliminare la Rivoluzione, dimenticando
ciò che Maceo avvertì e oggi è più vigente che
mai: "Colui che tenti di appropriarsi di Cuba
solo raccoglierà la sua polvere annegata in sangue,
se non perisce nella lotta."
Più
di 40 anni di fallimento dopo fallimento dovrebbe
persuadere qualunque governo degli Stati Uniti che
le più sofisticate armi non potrebbero schiacciare
la resistenza del nostro popolo, che sa in anticipo
quale tattica usare e quali forme di lotta impiegare
per ridurre a zero la superiorità tecnologica dell’aggressore.
Non si
conquista un paese con divisioni blindate, migliaia
di carri armati, di elicotteri, di aerei bombardieri
e di caccia, decine di portaerei e crociere, e
decine di migliaia di missili. Pur essendo occupati
le città e tutto il territorio –e questo dev’essere
considerato un principio fondamentale--, bisognerà
governare milioni di persone nelle città e nella
campagna. Se credono che i gruppi mercenari di Miami
servirebbero a qualcosa si proprio, essi durerebbero
quanto un baleno. Morti i leader principali, nessuno
dei quali alzerà mai la bandiera bianca, decine di
migliaia di combattenti occuperanno i posti di
quanti capi muoiano e generazione dopo generazione
lotterà il popolo di Cuba contro le truppe
occupanti. Vale a dire, che quando il nostro paese
sarà occupato, la guerra non sarà finita, appena
comincerà.
Mai,
in nessun’epoca, nessun esercito da nessuna parte
del mondo ha lottato contro uomini e donne di un
popolo di centinaia di migliaia di professionisti
rivoluzionari e milioni di persone con un alto e
approfondito livello di conoscenze, di cultura e di
coscienza, che sanno che la propria opera di
giustizia e di umanità, creata durante decenni di
blocco, di ostilità e di aggressioni da parte della
più forte potenza che potrebbe esistere, non ha
paragone nella storia.
Il
governo degli Stati Uniti, ad esempio, si è appena
lanciato nell’Oriente Medio all’avventura di
conquistare un paese di 24 milioni di abitanti,
circondato da centinaia di milioni di persone che a
partire dalla stessa nazionalità, la stessa fede
religiosa e la stessa cultura, che si caratterizza
dall’indifferenza nei confronti della morte
fisica, si convertono in una temibile comunità il
cui potenziale di resistenza e di lotta dovrebbe
bastare a togliere il sonno agli attuali strateghi
politici della superpotenza, alle soglie di ciò che
potrebbe diventare una tragedia molto più grande di
quella del Vietnam.
Ormai
i sciiti dell’Iraq reclamano la ritirata degli
invasori, la restituzione del loro petrolio e un
Stato islamico.
Non
bisogna dimenticare che un movimento costituito dai
musulmani sciiti dell’Iran, un ondata dietro l’altra
di masse disarmate, senza che importasse loro quanti
vite sarebbero andate perse, spazzarono via lo Scià
dell’Iran, il più potente e ramato gendarme degli
Stati Uniti in quella regione del mondo. I musulmani
sunniti non rimarranno indietro. Non hanno mai avuto
più ragioni per unirsi.
Riprendendo
il discorso di quanto è successo nel nostro paese,
devo segnalare che il gruppo che ha assaltato l’imbarcazione
di passeggeri "Baraguá" era costituito da
11 persone, e hanno preso in ostaggio 29 passeggeri,
tra cui 4 ragazze turiste, due francesi e due
nordiche che erano le prime che minacciavano di
uccidere, consapevoli del danno che tale azione
avrebbe cagionato all’economia del nostro paese.
L’infame
propaganda dell’imperialismo e i suoi alleati è
che i condannati alla pena capitale erano dei
cosiddetti "dissidenti", vale a dire,
coloro che sono stati arrestati, processati e
condannati per delitti di tradimento al paese,
perché agivano come mercenari al servizio di una
potenza straniera che da oltre 40 anni ci blocca e
minaccia di distruggere la Rivoluzione facendo con
Cuba ciò che ha appena fatto con l’Iraq. Nessuno
di essi è stato condannato nemmeno all’ergastolo,
come hanno fatto i tribunali di Miami con i 5 eroi
cubani prigionieri dell’impero per lottare contro
gli atti terroristi con cui il governo degli Stati
Uniti ha inondato il nostro paese.
Tutti
i partecipanti ai tre sequestri citati e al
tentativo di sequestrare un terzo aereo civile,
quasi senza eccezione, hanno precedenti penali per
reati comuni.
Dei
tre condannati alla pena massima --e non voglio
menzionare i loro nomi per non ferire i loro
familiari--, il capo principale dei sequestratori
della nave passeggeri era stato coinvolto in 15
processi o cause penali per delitti di carattere
comune, in varie occasioni era stato condannato a
pene di prigionia, 28 volte era stato avvertito
ufficialmente per assediare turisti e in 119
occasioni era stato portato in questura per diverse
cause.
Il
secondo capo era stato processato cinque volte per
delitti comuni e condannato in quattro di essi.
Il
terzo era stato coinvolto in sette processi penali,
tra cui uno per aggressione con arma bianca a un
lavoratore della costruzione –era un capo della
brigata che costruiva abitazioni--, come conseguenza
di cui questi è morto.
Dei
restanti cinque condannati a severe pene, soltanto
uno mancava di precedenti penali.
Alcuni
portavoce del governo degli Stati Uniti esprimono la
preoccupazione per un possibile esodo massiccio di
emigranti illegali. Non può essere più ipocrita
tale preoccupazione quando, con fredda e palese
intenzione, a scopi sinistri, la mafia terrorista e
i suoi più importanti alleati ad alti livelli del
potere, come Otto Reich e Roger Noriega, promuovono
il sequestro massiccio di aeromobili e imbarcazioni
cubane da parte di ex carcerati e delinquenti
comuni, prendendo in ostaggio passeggeri e altre
persone innocenti per trasferirsi negli Stati Uniti.
Con tutto ciò si cerca un inevitabile esodo
massiccio –come avvenne durante i fatti del 5
agosto del 1994— che serva quale pretesto per un’aggressione
militare a Cuba.
La
direzione rivoluzionaria di Cuba era pienamente
consapevole del costo politico delle misure che è
stata costretta ad adottare. Nessuno pensi che ciò
non è stato ben analizzato in ogni suo aspetto. Ci
dispiaceva anche prima ferire molti dei nostri amici
e un grande numero di persone nel mondo la cui
sensibilità per motivi di carattere religioso,
umanista o filosofico nei confronti della pena di
morte conosciamo perfettamente, e che in molti
aspetti noi stessi condividiamo.
Poche
settimane fa un illustre scrittore ha voluto farmi
un’intervista e ha abbordato tra tanti altri temi
quello della pena di morte. Mi prendo la libertà di
utilizzare alcuni brani della suddetta intervista.
Non citerò il nome dell’intervistatore.
Lo
scrittore.-
Comandante, molti paesi del mondo stanno sopprimendo
la pena di morte. Tutti i paesi dell’Unione
Europea l’hanno soppresso e molte persone si
domandano perché a Cuba, dove ci sono tanti
progressi sociali, non è stata ancora eliminata la
pena di morte.
Fidel
Castro.-
Questa è una domanda interessante.
Mettevamo
in discussione la pena di morte quando siamo
diventati rivoluzionari, quando lottavamo o quando
trionfa la Rivoluzione? Ci pensavamo su in quegli
anni di invasioni, guerra sporca, attentati e tutto
l’altro? No, certamente non ci pensavamo.
Pensavamo sì alle forme, ai procedimenti e agli
aspetti legali del tema. Cos’è successo?
I
movimenti politici hanno dovuto difendersi, sia le
rivoluzioni che le controrivoluzioni si sono difese
attraverso procedimenti di un tipo o dell’altro.
Per noi l’essenziale era difenderci mediante
norme, procedimenti legali ed evitare ingiustizie,
al di sopra di ogni altra cosa, evitare tutto quanto
fosse extralegale ed extragiudiziale, lo evitavamo e
lo evitiamo ad ogni costo.
Non è
che fossimo felici di applicare la pena di morte. Ma
la consideravamo da questo punto di vista: era una
questione di vita o morte. In genere, coloro che
partecipano ai queste battaglie partono dal
principio reale che è una battaglia di vita o
morte. Se i rivoluzionari non si difendono, la loro
causa viene sconfitta e devono pagarlo con le
proprie vite. (In
questo caso potremmo dire che anche con le vite di
milioni di persone in questo paese, che morirebbero
combattendo o assassinati dopo).
Ciò per noi era un’idea chiara. E lo abbiamo
visto durante il nostro processo e lo abbiamo
imparato. Molti di coloro che realizzavano azioni
terroriste non pensavano a sconfiggere loro stessi
la Rivoluzione. Tutti vivevano con la convinzione
che sarebbero stati gli Stati Uniti e la loro forza
militare a sconfiggere la Rivoluzione. I
controrivoluzionari avevano la convinzione che la
loro causa trionferebbe per una ragione o l’altra,
in questo caso molto speciale perché la lotta era
contro gli Stati Uniti. Per loro la questione era
fare un po’ di meriti; essere in prigione non
preoccupava molto loro, né li scoraggiava.
Aspettavano l’intervento dei nordamericani per
abbattere la Rivoluzione. Come potevamo frenarli? C’è
molto mercenarismo nei controrivoluzionari;
difendono interessi, non idee.
Fortunatamente
non dovevamo lottare contro fanatici di idee o di
cause. Abbiamo avuto il privilegio di lottare contro
gente che era mossa principalmente da ambizioni di
tipo materiale, di tipo economico e di tipo sociale.
(Ricordate
quel cavaliere che ha giurato lì in Venezuela
durante il colpo di Stato, è ci mancato poco a che
fosse fatto prigioniero dalle stesse guardia del
corpo di Chávez che erano ancora lì, perché hanno
mantenuto la guarnigione che c’era lì; credevano
fossero dei soldatini di piombo, che non erano
esseri umani). Dai fanatici non saremmo riusciti
a liberarci; io proprio non sarei mai uscito vivo
dalle centinaia di piani di attentati orditi contro
di me. Una volta sono stato davanti a una camera
come quella che ci sta filmando (anche più
vicino),
aveva dentro una mitragliatrice, durante una
conferenza stampa, quando visitai Cile nel 1971.
Sicuramente loro sarebbero morti lì se avessero
sparato quell’arma. Ma quando la loro vita è in
pericolo non sparano.
Coloro
che pensavano che commettendo atti di terrorismo e
uccidendo gente, assassinando maestri, sacrificando
vite di contadini e di soldati che costituiscono la
nostra forza, con la speranza di ottenere dopo un
premio, temevano la morte. Perciò i delitti più
gravi erano castigati con la pena capitale. Quello
era il pensiero prevalente. Gradualmente si è
combattuta e si è vinta quella battaglia e infatti,
è da molti anni che non si applica per delitti di
tipo controrivoluzionario. L’ultimo piano di
attentato è stato quello che si voleva eseguire
nella riunione a Panama, organizzato e diretto da
Posada Carriles, l’autore dell’esplosione a
bordo del aereo di Barbados.
Lo
scrittore.- Durante il vertice Iberoamericano?
Fidel
Castro.-
Sì, e l’hanno catturato.
L’abbiamo
scoperto utilizzando metodi di penetrazione, ricerca
di informazione e anche metodi tecnici. Pure noi
possiamo sapere da dove sta parlando qualcuno con un
telefonino, ad esempio. Qualunque persona un po’
istruita lo sa. Adesso la lotta è perché vogliono
metterlo in libertà. Tutto ciò è stato pagato dal
territorio degli Stati Uniti.
E’
nato un altro tipo di delitto: inviavano ragazzi di
Centroamerica a mettere bombe per cinquemila
dollari. Non venivano loro, lo facevano fare ai
mercenari. Nessuno dei condannati alla pena capitale
è stato giustiziato.
Lo
scrittore.- Sono stati condannati alla pena di
morte?
Fidel
Castro.-
Sono stati condannati ma non sono stati giustiziati.
Ciò
non implica una rinuncia all’applicazione della
suddetta pena. La legge esiste ancora, la legge che
la stabilisce, perché lei non sa che cosa barbara
possano applicare contro Cuba. Se fanno esplodere un
aereo pieno di passeggeri, il nostro popolo non
accetterebbe un perdono né un indulto per gli
autori. In generale, la posizione della gente su
questo tema è di solito dura se, anche se non
sempre un governo deve fare ciò che la gente
chiede. De facto, la pena capitale non si è
utilizzata negli ultimi anni, ma non si rinuncia da
essa. Non penso che stiamo vivendo in un mondo che
ci consenta di farlo.
Se si
comincia ad applicare il terrorismo contro il paese,
se commettono crimini e uccidono bambini in una
scuola, io le garantisco che in quelle condizioni
sarebbe molto difficile non fare uso delle leggi
più severe, perché non so come definire il fatto
di mettere bombe in una scuola nell’interesse di
una potenza o di un governo straniero.
Gli
europei non sono bloccati, né mettono bombe nel
loro territorio ogni giorno. Non so cosa fecero
quando avevano alcuni gruppi come le Brigate Rosse.
Ho sentito alcune storie di ciò che successo con
alcuni membri delle Brigate Rosse. Ho sentito
parlare di alcune persone giustiziate all’estero,
ad esempio i baschi.
Lo
scrittore.- Lei si riferisce ai GAL? Perché
nella Spagna non c’è la pena di morte.
Fidel
Castro.-
Non c’è la pena di morte, ma adesso succede ciò
che non abbiamo mai fatto noi, giustiziare persone
non condannate, e nell’Europa hanno giustiziato
decine di persone.
Lo
scrittore.-
In modo extragiudiziale
Fidel
Castro.- Si
scriva la storia dei membri delle Brigate Rosse
giustiziati extragiudizialmente oppure la storia
vera dei membri dell’ETA giustiziati in modo
extragiudiziale, quando non c’è pena di morte.
Qui esiste la suddetta pena ma non ci sono
esecuzioni extragiudiziali, non c’è un solo caso.
Guardate
le apparenze e le differenze, dove può ci essere la
verità e dove delle teorie demagogiche e ipocrite.
C’è di tutto.
Noi
assicuriamo che qui non ci sarà mai un’esecuzione
extragiudiziale e che non ci sarà mai tortura.
Potete domandare a quelli che misero le bombe, se
loro dissero alcuna parola costretti dalla tortura,
o se ricevettero alcun colpo. Certamente non sono
dei fanatici, sono mercenari, subito raccontano
tutto, basta che lei dimostri i fatti in modo
inconfutabile. Loro stessi spiegano come portarono
qui gli esplosivi in un piccolo televisore, il
plastico di colore X elaborato affinché i cani non
potessero sentirne l’odore, un tipo di esplosivo
speciale; dove venivano trasportati i fulminanti, in
piccoli cavi; l’orologio digitale che portavano
per aggiungerlo all’ordigno e farlo esplodere, se
voleva dopo cinque minuti o dopo 99 ore. Molto
sofisticato.
Il
mercenario di cui parlo voleva stabilire un record
olimpico, voleva far esplodere cinque bombe quasi
contemporaneamente; mentre a Miami la Fondazione
dichiarava che gli autori erano membri dell’Intelligence
Militare e della Sicurezza dello Stato che erano
scontenti, il che per loro era corretto e legittimo.
A riguardo c’è un sacco di pubblicazioni.
Il
salvadoregno cooperò molto, con serenità e
contribuì a svelare i metodi e le tecniche che
usava Posada Carriles per portare avanti gli atti
terroristi contro gli alberghi (che causò la morte
dolorosa di un giovane), e a smascherare i veri
autori, e a porre fine fino ad oggi a tali fatti. (Devo
dire che veramente ci fu una collaborazione
straordinaria. Ci sono compagni che potrebbero
spiegare fino a che punto collaborò, sin dal primo
momento, ricevette persino delle telefonate, parlò,
fece tutto quanto le avevamo chiesto e lo fece
tranquillamente; venne la famiglia, si incontrarono.
Ci fu una serie di circostanze, in modo tale che
anche a coloro che lavorarono con lui durante lunghi
mesi dispiaceva molto l’idea che gli fosse
applicata la pena capitale per il delitto commesso.
E’ la verità, e io do loro ragione. Con ciò
rispondo alla domanda, perché ci sono alcuni che si
domandano ancora: "Ma, come…? Questo giovane
prestò un servizio molto importante e contribuì
alla cattura di altri mercenari coinvolti, perché
ci fece sapere tutti i dati di cui era a conoscenza,
e di conoscenze ne aveva abbastanza. Quindi, devo
dire in questa sede con assoluta onestà quanto
avvenne a riguardo. Quasi tutti quando conoscevano
il modo in cui collaborò questo giovane, reagivano
così). Giovani come lui ce ne sono
potenzialmente migliaia nel Centroamerica, che
possono essere utilizzati allo stesso modo. C’erano
alcuni a cui venivano offerti (dalla mafia
terrorista di Miami)
anche duemila dollari per bomba, in più il
biglietto aereo e le spese di soggiorno.
Approfittarono delle agevolazioni del turismo.
Rispetto
ai delitti cosiddetti comuni, la pena capitale è
stata applicata fino a maggio del 2000.
Lo
scrittore.- E da allora non si applica?
Fidel
Castro.-
Non è stata applicata nessuna sin da allora. (Questa
intervista l’ho concessa alcune settimane prima
degli avvenimenti in questione).
Lo
scrittore.-
Da tre anni?
Fidel
Castro.-
E’ una specie di ciò che chiamano moratoria.
Ma voglio proprio avvertire su questo: la pena di
morte non è abolita. Ci sono due casi molto gravi
di assassinio in attesa di giudizio, uno di essi si
tratta dell’uccisione di un gruppo di quattro
familiari (due nonni residenti a Miami, la figlia di
essi, un nipote e l’autista del veicolo, residenti
a Villa Clara, che ritornavano dall’aeroporto per
la autostrada). Ci sono due casi molto gravi, che
creano un problema di opinione molto serio, che sono
ancora da risolvere. Non c’è un impegno di
moratoria definitiva (Non si può parlare più
chiaramente).
La
pena capitale di fatto non si applica ma non abbiamo
rinunciato ad essa. Te lo spiego perché non voglio
ingannare nessuno.
Adesso
stiamo studiando il delitto e le cause che gli danno
origine. Realizziamo studi di ogni tipo. Ci sono
casi di crimini tanto orribili che sembrano commessi
da persone alienate.
Coloro
che hanno studiato Diritto sanno che esiste un
principio nel Diritto secondo cui l’uomo alienato
non è imputabile.
Quanti
studi sono stati fatti nel mondo sulle cause
mentali, sia di origine genetico o sia incidentali
che provocano disturbi nella gente e li rende
violenti. Quali sono gli agenti genetici o
incidentali che colpiscono il funzionamento della
mente umana, e praticamente trasformano in mostri
alcune persone? Noi stiamo studiando questi fattori.
Penso
che avanziamo verso un futuro nel nostro paese in
cui saremo in condizioni di abolire la pena di morte
a partire da questioni non semplicemente filosofiche
bensì da un profondo senso di giustizia e
umanesimo."
Succede
che studi reali, approfonditi sulla mente umana e
sui fattori che conducono al delitto, non sono stati
realizzati da nessuna parte. Penso che forse sia
Cuba il primo paese che porta avanti una così ampia
ricerca, discretamente, ma lavorando sodo. Il giorno
30 del mese in corso saranno stati visitati ormai da
specialisti in genetica tutte le persone incapaci,
tra cui e principalmente quelle che hanno alcun tipo
di ritardo mentale. E stiamo scoprendo tantissime
cose. Nessuno ha mai fatto uno studio tanto vasto, e
in questi momenti non c’è nessuno che lo possa
fare o si preoccupi di farlo. Siamo noi
"violatori dei diritti umani" a farlo,
perché abbiamo un popolo, un capitale umano, il
numero di medici che vogliamo, le risorse e la
volontà ferrea sin dal primo giorno di lottare per
la salute delle persone, e di lottare per gli esseri
umani.
Mi
riferivo alle vite che sono state salvate in questo
nostro paese da quando abbiamo ridotto la mortalità
infantile, la più bassa in questo emisfero e una
tra le più basse del mondo, più bassa ancora di
quella degli Stati Uniti, malgrado le enormi risorse
di cui dispone, e quelle che salviamo tutti i
giorni, grazie ai 3 000 medici che lavorano ai
programmi integrali senza riscuotere un centesimo
nei paesi con cui collaboriamo.
Anzi,
oggi nel mondo non si può sviluppare un programma
contro l’AIDS in Africa, un programma serio voglio
dire, un vero programma, se non si conta su questo
paese "violatore dei diritti umani".
Immaginate
quanta ipocrisia c’è in tutto questo, quindi,
bisogna dibattere e discutere su tutto ciò per
eliminare una volta tutte le relative menzogne.
Penso
che quando approfondiranno in tutto quanto vi ho
riferito, si arriverà la conclusione che sempre ci
sarà gente che dovrà essere isolata per stretta
necessità sociale e non come castigo.
Felipe
González che tanto ci ha attaccato in questi
giorni, era il capo del governo spagnolo quando
decine di membri dell’ETA sono stati giustiziati
in modo extragiudiziale. Dire che non ne sapeva
niente e una confessione da sciocco o una
dichiarazione cinica.
Aznar,
l’attuale capo del governo spagnolo e alleato
della superpotenza nel massacro del popolo iracheno,
è stato quello che il 13 aprile 1999, in un momento
incerto della guerra contro la Iugoslavia, in un
incontro con il Presidente degli Stati Uniti gli ha
consigliato testualmente: "Se siamo in guerra
facciamola del tutto, per vincerla e non soltanto un
po’. Se dobbiamo insistere durante un mese, tre
mesi, facciamolo. Non capisco perché non abbiamo
ancora bombardato la radio e la televisione
serbe." Alcune ore più tardi, la NATO ordina l’inizio
della fase due, e si intensificano i bombardamenti,
nonché il numero e diversità degli obiettivi da
distruggere.
Il 14
aprile un convoglio di rifugiati albanesi nel Kosovo
è stato il bersaglio di un attacco aereo, muoiono
85 di essi, senza contare i feriti. Due raffinerie e
un quartiere residenziale a Belgrado sono distrutti,
300 aerei si aggiungono alle forze della NATO.
Il 16
aprile aumentano i bombardamenti sulle stazioni di
televisione e sui ponti. Lo stesso giorno si produce
l’attacco generale più forte in due settimane.
Tra il
pomeriggio del sabato 17 e la mattina della domenica
18 aprile, aerei della NATO realizzano 500 attacchi,
bombardando raffinerie, ponti, fabbriche e decine di
altri bersagli civili, durante le ore che sono state
qualificate dalla stessa NATO come le 24 ore più
attive della guerra.
Erano
trascorsi soltanto dieci giorni dai consigli del
signor Aznar nel suo incontro con il Presidente
degli Stati Uniti.
Chiedo
al signor Aznar che dica se ciò e vero o meno. Ho
qui un importante documento. E’ abbastanza lungo
ha più di 15 pagine.
L’applicazione
a Cuba della pena di morte ai sequestratori, ha
provocato molta più incomprensione internazionale
che l’arresto dei mercenari assoldati dal governo
degli Stati Uniti, per motivi ovvi già spiegati in
precedenza, a cui si aggiunge il diluvio di menzogne
e la disinformazione scatenata dai mass media dell’impero
e dei suoi alleati. Purtroppo, persone che il nostro
popolo apprezza, hanno espresso opinioni e giudizi
senza conoscere fatti e realtà che devono essere
considerati. Abbiamo calcolato e previsto anche
questi rischi e non abbiamo la pretesa che
condividano i nostri punti di vista.
Ci
sono anche molti rivoluzionari nel nostro paese che
si oppongono alla pena di morte ma che, tuttavia,
capiscono il sacro dovere di lottare per impedire
che milioni di cubani siano fucilati da coloro che
cercano di imporre a tutti i popoli della Terra una
tirannia mondiale nazifascista. Quando parlo di
fascismo non mi riferisco al sistema politico
interno degli Stati Uniti. Si può strappare o
restringere al popolo degli Stati Uniti molti dei
suoi diritti, ma nessuno lì potrebbe imporre un
regime fascista. Parlo di un ordine mondiale
fascista imposta dal governo degli Stati Uniti
basato sull’immenso potere militare di quel paese.
Tale termine non lo applico neanche ai militari
nordamericani, educati nella tradizione dello
stretto compimento delle leggi che si ricevono, come
le antiche legioni romane.
Se c’è
stato un olocausto del popolo ebreo appena 60 anni
fa, oggi si cerca di impedire l’olocausto di
decine di popoli minacciati di essere attaccati e
persino sterminati, giacché secondo quanto
annunciato tutte le armi possono essere utilizzate
per attaccare in modo preventivo e subito "in
qualunque oscuro angolo del pianeta".
Il
cosiddetto mondo occidentale e cristiano dovrebbe
prendere coscienza di questa realtà prima che sia
troppo tardi, come sembra stia succedendo di fronte
al gigantesco olocausto che provocano la povertà,
la fame, il sottosviluppo, la mancanza di istruzione
e di sanità, la globalizzazione neoliberale e l’attuale
ordine economico e sociale imposto all’umanità,
che ogni anno uccidono decine di milioni di persone
nei paesi del Terzo Mondo.
La
nazione cubana è fiera dei propri intellettuali,
artisti, scienziati e di tutti i professionisti che
in modo praticamente unanime hanno appoggiato la
Dichiarazione del Consiglio Nazionale dell’Unione
di Scrittori e Artisti di cuba con l’appello a
creare un fronte mondiale antifascista.
Uno
speciale orgoglio prova il nostro popolo nei
confronti del brillante gruppo di intellettuali e
artisti di riconosciuto prestigio internazionale che
hanno lanciato il "Messaggio dall’Avana per
amici che sono lontani".
Innumerevoli
intellettuali, artisti, scienziati e professionisti
di tutto il paese hanno espresso il loro forte
desiderio di sottoscrivere questo orami storico ed
esemplare messaggio. Essi vogliono dare atto della
loro adesione per le presenti e future generazioni.
Centinaia di migliaia sottoscriveranno quelle
parole, che denunciano con coraggio che il nostro
piccolo paese è oggi più minacciato che mai dalla
superpotenza che pretende imporre una dittatura
fascista su scala mondiale.
Il
nostro popolo solidale e profondamente
rivoluzionario prova lo stesso orgoglio nei
confronti dei cinque eroi prigioniere dell’impero,
che mostrano il coraggio di una nazione combattente
ed eroica che non devono ignorare i padroni del
mondo, né Hans Hertell, ambasciatore nordamericano
nella Repubblica Dominicana, né l’onorevole
fratello del Presidente degli Stati Uniti dalla
Florida, che ci avvertono che la barbare guerra
contro il popolo dell’Iraq è un messaggio per
Cuba. In ogni modo sarebbe un messaggio non soltanto
per Cuba bensì un messaggio fascista per il mondo.
Non
devono ignorarlo nemmeno i cosiddetti
"dissidenti", che vivono oggi del mestiere
di cooperare con i piani del governo della
superpotenza che vuole distruggere Cuba, a cui
vogliono imporre una Tirannia fascista su scala
mondiale, come dice il messaggio agli amici che sono
lontani.
Cuba
lotta oggi contro il gigante delle sette leghe che
Martí fu il primo a scoprire, e i cui passi non si
estendono soltanto alle terre della nostra America
ma anche a tutte le regioni del pianeta.
Grazie
a tutti i coraggiosi amici di Cuba che nel mondo
hanno saputo difenderla in questo glorioso istante!
Continueremo a essere integri e conseguenti, come lo
siamo stati dal 1959 fino a oggi. Non avranno mai
motivo di vergognarsi del loro nobile appoggio!
Fino
alla vittoria sempre!
I
popoli vinceranno!
(Ovazione)
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