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DICHIARAZIONE DEL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI
L'Unione Europea capitola
davanti agli USA
• Cuba respinge il linguaggio
d'ingerenza e irrispettoso
della più recente Dichiarazione dell'EU
L’Unione
Europea ha deciso, ancora una volta, di capitolare
di fronte al governo degli Stati Uniti nel tema
della sua politica nei confronti di Cuba.
In modo
inusuale nella pratica diplomatica, l’Unione Europea
ha reso pubblico un comunicato nella mattinata dello
scorso 5 giugno in cui, oltre ad annunciare misure
punitive contro Cuba, ha informato la comunità
internazionale di avere inviato una lettera alle
autorità cubane, la quale è arrivata al Ministero
degli Esteri soltanto nel pomeriggio del suddetto
giorno. Ciò non ha causato sorpresa nella
Cancelleria: capivamo bene che, probabilmente,
l’aspirazione europea era che il suddetto testo si
conoscesse prima a Washington che all’Avana.
In Europa
sapevano bene che la decisione di aderire agli
attacchi del governo statunitense contro Cuba
sarebbe percepita come una nuova prova di
contrizione e pentimento europeo di fronte alle
differenze sorte in occasione della guerra contro
l’Iraq, tra "la Vecchia Europa" –come l’ha chiamato
il signor Rumsfeld— e il governo imperiale
nazifascista, che cerca di imporre la sua dittatura
al resto del mondo.
La nuova
dichiarazione sottoscritta dai Quindici conclude una
tappa di continue dichiarazioni e aggressioni contro
Cuba, realizzate proprio nel momento in cui il
nostro paese ha dovuto affrontare i piani segreti
che da Miami e da Washington cercano di fabbricare i
pretesti per un’aggressione militare contro il
nostro paese.
La suddetta
escalation si è evidenziata nei seguenti fatti:
·
Il 25
marzo una Nota di protesta della Presidenza per le
giuste condanne imposte da tribunali cubani a un
gruppo di mercenari al servizio del governo degli
Stati Uniti;
·
Il 14
aprile, su proposta del Ministro spagnolo, una nuova
dichiarazione del Consiglio degli Affari Esteri
dell’Unione, in cui si tratta i mercenari come
"prigionieri politici" e si minaccia in modo volgare
Cuba con la revoca "dei piani per incrementare la
cooperazione".
·
Il 18
aprile, un’altra Nota di protesta della Presidenza
che reitera le minacce contro Cuba.
·
Il 30
aprile, su proposta del Ministero degli Esteri
spagnolo, il Collegio dei Commissari dell’Unione
Europea decide di posporre in modo indefinito la
considerazione della richiesta di Cuba di aderire
come membro pieno all’Accordo di Cotonou, per cui di
fronte alla sinuosa condotta dell’Unione Europea,
Cuba decide per la seconda volta di ritirare la
suddetta richiesta, che aveva presentato per
l’insistenza unanime del Gruppo di Paesi di Africa,
Caraibi e Pacifico (ACP).
Posteriormente,
il 27 maggio, c’è stato un nuovo tentativo di
consegnare un’altra Nota di protesta che la nostra
Cancelleria ha rifiutato per considerarlo ormai
un’intollerabile intromissione negli affari interni
di Cuba.
Infine, appare
questa nuova dichiarazione di cui Cuba conosce dalla
stampa internazionale prima che dall’Unione Europea.
L’inedito
spiegamento contro il nostro paese risveglia tanto
maggiore perplessità in quanto risulta proverbiale
la saggezza europea per mantenere rispettoso
silenzio quando le conviene o anche per essere
complice tollerante di condotte e di fatti molti più
gravi di quelli di cui adesso, senza nessuna
ragione, si accusa Cuba. Come valutare d’altro modo
il suo silenzio di fronte ai crimini perpetrati
dall’esercito statunitense contro la popolazione
civile irachena?
Questo è
troppo. Cuba è costretta, una volta esaurita la sua
paziente capacità per il dialogo e la tolleranza, a
dare risposta a ciò che considera un atteggiamento
ipocrita e opportunistico da parte dell’Unione
Europea.
Nella sua più
recente Dichiarazione, "l’Unione Europea lamenta che
le autorità cubane abbiano rotto la moratoria che de
facto esisteva sulla pena di morte".
CUBA NON HA
MAI SENTITO UNA PAROLA DELL'EU CONDANNANDO LA PENA
DI MORTE NEGLI USA
Cuba non si
dilungherà nella spiegazione delle ragioni
eccezionali, spiegate ormai più d’una volta, che
l’hanno costretta a prendere energiche misure contro
tre sequestratori armati e con antecedenti penali
per delitti comuni, che minacciarono di assassinare
a decine di ostaggi, compresi vari europei. Cuba non
ha mai ascoltato dall’Unione Europea una parola di
condanna alla pena di morte negli Stati Uniti. Non
ha mai visto l’Unione Europea patrocinare una
condanna agli Stati Uniti nella Commissione dei
Diritti Umani per l’applicazione della pena di morte
a minorenni, a malati mentali e a stranieri ai quali
non è stato nemmeno permesso di ricevere
l’attenzione consolare a cui avevano diritto. Cuba
non ha mai ascoltato una critica dell’Unione Europea
relativa alle 71 esecuzioni che ci sono state l’anno
scorso negli Stati Uniti, comprese quelle di due
donne. Perché l’Unione Europea condanna
l’applicazione della pena di morte a Cuba e non
negli Stati Uniti?
Quindi, Cuba
non prende sul serio questa lamentela dell’Unione;
sa che si basa nell’ipocrisia e nella doppia
stregua.
La
Dichiarazione cita testualmente la lettera
consegnata alla Cancelleria cubana in cui si
ripetono gli stessi argomenti del governo
statunitense. Si vuole un’altra volta mascherare da
"oppositori" e da "giornalisti indipendenti" i
mercenari che, pagati con soldi del governo degli
Stati Uniti, cercano di contribuire dall’interno
all’obiettivo della politica statunitense di
sconfiggere la Rivoluzione cubana.
Più avanti,
nella Dichiarazione europea si "fa un appello alle
autorità cubane affinché evitino la sofferenza
inutile dei prigionieri e non li sottomettano a
trattamenti inumani". Cuba non farà lo sforzo di
commentare questo offensivo "appello". Dirà soltanto
che è una vile canagliata.
Cuba non
ripeterà gli argomenti che ha già ripetuto più d’una
volta. Aggiungerà soltanto che non ha mai sentito
una parola di condanna dall’Unione Europea sulle
centinaia di prigionieri –alcuni di essi europei—
che gli Stati Uniti mantengono, violando le più
elementari norme dei diritti umani, nella Base
Navale che ci impongono a Guantánamo contro la
nostra volontà. L’Unione Europea non ha mai detto
una parola sulle migliaia di prigionieri, molti di
essi arrestati a causa soltanto della loro apparenza
fisica o per il fatto di essere musulmani, che il
governo degli Stati Uniti mantiene in prigione dopo
l’11 settembre, senza le più elementari garanzie
giuridiche, senza giudizio e senza nemmeno
pubblicare i loro nomi.
L’Unione
Europea non ha mai pronunciato una parola sulle
condizioni carcerarie degli oltre due milioni di
prigionieri statunitensi, la maggior parte negri e
latini, e tutti poveri, che i rapporti
internazionali sui diritti umani hanno denunciato
ripetutamente.
A Cuba, grazie
alla Rivoluzione, non si sono visti in più di 40
anni manifestazioni di brutalità poliziesca, o di
repressione violenta come quella a cui vengono
sottoposti coloro che esprimono pacificamente per le
strade la loro opposizione all’attuale ordine
mondiale, o di trattamento xenofobo e razzista
contro gli immigranti e contro coloro che chiedono
l’asilo, così come avviene ogni giorno nell’Europa
che si permette di darci lezioni.
Di seguito,
l’Unione Europea annuncia le sue nuove misure contro
Cuba, che vengono a essere una sorta di Atto di
Capitolazione da attuare a causa della pressione del
governo degli Stati Uniti.
Sono quattro le
misure annunciate:
Primo:
Limitare le visite governative bilaterali ad alto
livello.
E’ necessario
ricordare che negli ultimi cinque anni nessun Capo
di Stato o di Governo dell’Unione Europea ha
visitato Cuba.
Nemmeno il Re
di Spagna, Don Juan Carlos I, che per la sua
naturale simpatia e semplicità si è guadagnato il
rispetto del popolo e del governo cubano, è riuscito
a compiere la sua visita ufficiale; il Capo del
Governo spagnolo, José María Aznar –che
costituzionalmente deve autorizzare la visita--, è
stato concludente: "Il Re andrà a Cuba quando sarà
l’ora".
Da parte loro,
soltanto due Ministri degli Esteri dei Quindici
hanno viaggiato a Cuba dal 1998: il signore Louis
Michel del Belgio, nel 2001 –il quale ha fatto un
genuino sforzo per sviluppare i rapporti— e la
signora Lydie Polfer, del Lussemburgo, nel 2003.
Nessun altro ha
voluto in Europa –e oggi ancora meno— provocare dei
dispiaceri a Washington. Invece, soltanto nel 2002,
visitarono Cuba 663 delegazioni di alto livello del
resto del mondo, di cui 24 Capi di Stato o di
Governo e 17 Ministri degli Esteri.
Secondo:
Ridurre il livello della partecipazione degli Stati
Membri in avvenimenti culturali.
Su questa
insolita decisione dell’Europa colta e civile diremo
che dovrebbe almeno far vergognare i suoi autori.
Convertire gli
intellettuali e artisti, europei e cubani, e i
nostri popoli che si beneficiano dello scambio
culturale, in vittime speciali dell’aggressione è
una misura tanto reazionaria che risulta
inconcepibile nel XXI secolo.
Il primo
segnale di questa politica assurda era stato fornito
dal governo spagnolo, che nello scorso aprile ha
vietato la partecipazione della delegazione spagnola
al festival "La Huella de España" (L’Impronta della
Spagna; N.d.T.), dedicato proprio a rendere omaggio
alla cultura del suddetto popolo fratello. A ciò si
aggiunge il fatto che il Centro Culturale Spagnolo
all’Avana, lungi dal promuovere la cultura spagnola
a Cuba, obiettivo per il quale fu creato, ha
mantenuto un programma di attività non riferite alla
sua funzione originale, in aperta sfida alle leggi e
alle istituzioni cubane, e in flagrante
trasgressione della lettera dell’accordo che gli
diede origine.
Nei prossimi
giorni le autorità cubane adotteranno le misure
pertinenti affinché il centro venga trasformato in
un’istituzione che compia in realtà il nobile
proposito di diffondere la cultura spagnola nel
nostro paese.
Terzo:
Invitare i dissidenti cubani alle celebrazioni di
feste nazionali.
Con questa
decisione, che convertirebbe gli ambasciatori
europei all’Avana in impiegati del signor Cason, e
che metterebbe le ambasciate dei paesi membri
dell’Unione Europea al servizio del lavoro
sovversivo della Sezione di Interessi nordamericana
–il che fino adesso soltanto veniva fatto in modo
aperto dall’Ambasciata spagnola--, l’Unione Europea
formalizza l’intenzione di sfidare il popolo cubano,
le sue leggi e istituzioni.
Cuba avverte,
in modo sereno ma deciso, alle ambasciate europee e
ai mercenari locali del governo nordamericano che
non tollererà provocazioni né ricatti. I mercenari
che tentino di trasformare le ambasciate europee
all’Avana in centri di cospirazione contro la
Rivoluzione, devono sapere che il popolo cubano
saprà esigere che si applichino con rigore le nostre
leggi. Le ambasciate europee devono essere coscienti
che mancherebbero ai propri obblighi, stabiliti
nella Convenzione di Vienna sui Rapporti
Diplomatici, se si prestano al lavoro sovversivo
contro Cuba.
Le misure che
Cuba deva adottare per difendere la propria
sovranità e le conseguenze che ne derivino saranno
responsabilità esclusiva dell’Unione Europea, che
con assoluta arroganza ha adottato una decisione che
offende profondamente la sensibilità e la dignità
del popolo cubano.
Quarto:
Riesaminare la Posizione Comune dell’Unione Europea
su Cuba.
Con
quest’ultima formulazione, il signore Aznar e il
governo spagnolo annunciano sin da adesso che
intendono inasprire il testo della cosiddetta
Posizione Comune su Cuba che, --vale la pena di
ricordarlo— la Spagna impose al resto dell’Unione
Europea nel 1996.
Il 13 novembre
di quell’anno il giornale spagnolo El País,
sotto il titolo: "La Spagna propone all’Unione
Europea di interrompere il credito e la cooperazione
con l’Avana", annunciava che:
"Il governo
spagnolo proporrà domani a Bruxelles ai suoi soci
dell’Unione Europea una strategia di persecuzione
economica del regime di Fidel Castro (...) Il
pacchetto che propone Aznar è strettamente in linea
con l’attuale politica nordamericana. L’iniziativa
che pretende portare avanti l’Esecutivo di Aznar
suppone chiudere gli accessi alla cooperazione e ai
crediti dei Quindici ed elevare il livello del
dialogo con l’opposizione anticastrista.
"(...) Le
misure carezzate da Aznar (...) presuppongono una
rottura completa della politica spagnola con
Cuba..."
Tra le misure
annunciate dal giornale quel giorno c’era, oltre al
tentativo di Aznar di sospendere la cooperazione dei
quindici paesi europei con Cuba, alla revoca degli
accordi imprenditoriali e alla chiusura dei crediti
scarsi, costosi e a breve termine che Cuba riceveva
in quel critico momento del periodo speciale, il
seguente proposito:
"Dialogo con
l’opposizione. Ognuno dei quindici ambasciatori
europei all’Avana designerebbe un diplomatico
specializzato nello stabilimento di un dialogo ad
alto livello con i gruppi d’opposizione a Castro. I
governi europei inviterebbero questi gruppi a un
contatto permanente ad alto livello.
"Questo
pacchetto si formalizzerebbe mediante una "posizione
comune" dell’Unione Europea e si ispira direttamente
alla strategia nordamericana di persecuzione
proclamata dall’Ambasciatore itinerante
statunitense, Stuart Eizenstadt."
Secondo il
giornale El País, e la realtà lo ha
confermato dopo: "Questo diplomatico statunitense ha
insistito presso le cancellerie europee sulla
necessità che l’Unione Europea abbandoni la sua
attuale strategia..." nei confronti di Cuba.
"Ha anche
promesso all’ambasciatore itinerante che se i
quindici paesi comunitari aderiscono all’approccio
nordamericano, Washington "conferirà" ai suoi soci
successivi delle proroghe semestrali
nell’applicazione della Legge Helms Burton, che
inasprisce l’embargo a Cuba e punisce gli
investimenti europei nell’isola."
"Spagna, che è
stato il pilastro dell’approccio autonomo,
diventerebbe così, se l’iniziativa fosse accolta, la
punta di lancia del movimento inverso" –concludeva
il giornale El País .
E così
l’iniziativa del signore Aznar è stata accolta. Da
essa è nata la Posizione Comune e, più tardi, la
vergognosa Intesa dell’Unione Europea con gli Stati
Uniti sulla Legge Helms Burton, in cui i governi
europei hanno accettato di sottomettersi alle
condizioni imposte dagli Stati Uniti, a cambio della
promessa nordamericana di non castigare le imprese
europee. Da essa nasce anche questa nuova campagna
dei governi europei contro Cuba.
AZNAR:
L'ALLEATO MINORE DEL GOVERNO IMPERIALE YANKEE
Il signore
Aznar, ossessionato con il castigo a Cuba e
diventato alleato minore del governo imperiale
yankee, è stato il principale responsabile del fatto
che l’Unione Europea non abbia un approccio
indipendente e obiettivo nei confronti di Cuba, e
sia oggi il principale responsabile di questa
perfida escalation, proprio quando il nostro piccolo
paese è diventato un simbolo della resistenza dei
popoli alla minaccia che gli Stati Uniti impongano
una tirannia nazifascista al resto del mondo,
compresi i popoli europei –tralasciati e umiliati di
recente quand’è stata ignorata la loro ferma
opposizione alla guerra contro l’Iraq— e persino
allo stesso popolo statunitense.
Cuba sa che il
governo spagnolo ha finanziato –così come lo fa il
governo degli Stati Uniti secondo quanto stabilito
nella Legge Helms Burton— i gruppi annessionisti e
mercenari che la superpotenza cerca di organizzare
all’interno del nostro paese.
Come spiegare
l’interesse del signore Aznar "nell’aumento della
democrazia a Cuba", se lui è stato il primo e
l’unico capo di governo europeo che ha appoggiato il
golpe fascista nel Venezuela e ha offerto "il
proprio appoggio e disponibilità" all’effimero
"Presidente" golpista venezuelano?
Tuttavia, Cuba
non incolpa il nobile popolo spagnolo, né gli altri
popoli europei. Tutto il contrario. Cuba sa,
malgrado le infami campagne mediatiche, quanta
simpatia e ammirazione risveglia in molti cittadini
di quei paesi, da dove ogni anno riceviamo quasi un
milione di visitatori. Cuba sa quanta solidarietà
risveglia in Europa, e ha sentito in questi anni la
mano amica di migliaia di organizzazioni non
governative, di associazioni civili e di comuni
europei.
Cuba sa che i
popoli europei –in esemplare lezione etica e umana—
si opposero alla guerra nell’Iraq, la quale,
tuttavia, l’Unione Europea non poté evitare, divisa
dal tradimento nei confronti del resto dell’Europa
eseguito dal governo spagnolo e umiliata da una
superpotenza che arrivò a proclamare che
attaccherebbe militarmente la città dell’Aia se
alcun soldato statunitense fosse portato davanti al
Tribunale Penale Internazionale.
Cuba solo prova
amicizia e rispetto nei confronti di tutti i popoli
europei, ma non può permettere che i loro governi,
trascinati dal compromesso del Presidente del
governo spagnolo con i gruppi terroristi di origine
cubana che operano a Miami e con il governo di Bush,
si prestino a collaborare per la creazione a Cuba di
gruppi mercenari che agiscano per favorire gli
sforzi yankee di distruggere la Rivoluzione cubana e
di annettere il nostro paese agli Stati Uniti.
La decisione
dell’Unione Europea di aderire all’aggressiva
politica nordamericana contro Cuba è stata ricevuta
con enfatica allegria e forti applausi, non soltanto
dal governo degli Stati Uniti, il cui Segretario di
Stato ha dichiarato: "Gli Stati Uniti potrebbero
partecipare con l’Unione Europea ad una strategia
comune rispetto a Cuba", ma anche dai mercenari che
lavorano ancora dentro il nostro paese per il
governo nordamericano, e dai portavoce dei gruppi
terroristi di Miami.
Il cosiddetto
Consiglio per la libertà di Cuba, gruppo batistiano
di Miami che in questi giorni ha domandato al
Presidente Bush di decretare il blocco navale contro
Cuba, ha dichiarato: "Siamo contenti che l’Europa si
unisca alle pressioni...", e la terrorista
Fondazione Nazionale Cubano Americana ha
sottolineato la propria compiacenza: "...ormai era
ora che i paesi europei si rendessero conto..."
L’Agenzia DPA
ha intitolato il suo articolo: "Gioia nell’esilio
per decisione dell’Unione Europea su Cuba" e ha
sottolineato che i gruppi estremisti cubani hanno
reagito con "entusiasmo" e che "i telegiornali della
televisione ispana a Miami iniziarono i loro spazi
informativi notturni con la decisione dell’Unione
Europea e sottolinearono le misure che prenderà
l’organismo".
Risulta ovvio a
chi serve la Dichiarazione dell’Unione Europea, e
perché gioiscono i gruppi terroristi di Miami,
responsabili di attacchi con bombe contro interessi
europei a Cuba e persino dell’assassinio del giovane
italiano Fabio di Celmo. E’ chiaro perché
applaudiscono coloro che oggi esigono al governo
degli Stati Uniti l’inasprimento del blocco e
l’aggressione militare contro il nostro popolo.
Cuba, da parte
sua, difenderà il suo diritto ad essere una nazione
libera e indipendente con o senza l’appoggio
europeo, anche se dovrà affrontare la complicità di
certi governi con il gruppo fascista che governa
oggi negli Stati Uniti.
Cuba non
giudica alla stesa stregua tutti i governi europei e
conosce bene chi sono i principali istigatori di
questa inusitata provocazione.
Bisogna dire,
inoltre, che all’attività cospirativa del governo
spagnolo si è aggiunta l’azione del governo italiano
che presiede il Primo Ministro Silvio Berlusconi.
UNILATERALMENTE BERLUSCONI HA DECISO DI SOSPENDERE
LA SUA COOPERAZIONE PER LO SVILUPPO
In modo
unilaterale l’Italia ha deciso di sospendere la sua
cooperazione allo sviluppo con Cuba, che avrebbe
potuto raggiungere quest’anno quasi 40 milioni di
euro. Ciò comprende la revoca di:
1.
Un credito d’aiuto per
17.5 milioni di euro che avrebbe consentito il
miglioramento dei sistemi d’irrigazione e
l’incremento della produzione di alimenti nelle
provincie Granma e L’Avana.
2.
Un credito d’aiuto per
7,4 milioni di euro destinati alla Piazza del
Cristo, all’Avana Vecchia. Il suddetto finanziamento
avrebbe consentito la riabilitazione delle
abitazioni di circa 500 famiglie, di due scuole e
dei servizi di acqua potabile, di elettricità e di
fognature della popolazione residente nella zona.
3.
Un donativo di 400 mila
euro per la creazione di un Centro d’Attenzione
all’Adulto Maggiore, nell’antico convento di Belén,
che offrirebbe servizi a circa duecento anziani e
sarebbe amministrato dall’Ufficio dello Storico
della Città, dalle autorità locali della sanità e
dall’Ordine delle Sorelle della Carità.
4.
Un donativo di 6,8
milioni di euro, attraverso il Programma delle
Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD), da utilizzare
per appoggiare a livello locale i servizi sociali
basici come l’istruzione, la sanità, l’attenzione
agli handicappati e a persone della terza età.
5.
Un donativo di 6,8
milioni di euro, attraverso il PNUD, per l’acquisto
di equipaggiamento, destinato fondamentalmente al
settore della sanità e della produzione di alimenti,
per le provincie orientali.
6.
Un donativo di 534 mila
euro che sosteneva un programma di collaborazione e
scambio tra l’Università italiana di Tor Vergata e
l’Università dell’Avana.
In questo
insolito modo il governo italiano si affretta a
difendere i diritti umani del popolo cubano.
Ci sarebbe da
ridere sul ridicolo ruolo europeo se non fosse per
la gravità che questa escalation implica.
E dobbiamo
dirlo chiaramente:
Cuba non
riconosce all’Unione Europea autorità morale per
condannarla e tanto meno per imporle un minacciante
ultimatum rispetto alle relazioni e alla
cooperazione. Cuba ha preso decisioni che spetta
soltanto al popolo e al governo cubano giudicare,
sono assolutamente legittime e sono solidamente
basate nella Costituzione e nelle leggi del nostro
paese.
L’Unione
Europea, che diversamente da Cuba non è bloccata né
minacciata militarmente dagli Stati Uniti, dovrebbe
guardare con rispetto la lotta dei cubani per il
loro diritto all’indipendenza; dovrebbe mantenere
riservato silenzio, consapevole che si conosce che
molte volte ha taciuto per proteggere i propri
interessi; che si conosce che non ha mai adottato
una posizione comune contro il repressivo regime
israeliano; che si conosce che si è opposta alla
possibilità che la Commissione dei Diritti Umani
considerasse almeno i pericoli della guerra per il
diritto alla vita dei bambini iracheni.
Infine, il
Ministero degli Affari Esteri ricorda all’Unione
Europea che Cuba è un paese sovrano, che conquistò
la sua piena indipendenza come risultato di un lungo
e doloroso processo che incluse oltre mezzo secolo
di lotta contro la corrotta società neocoloniale che
si instaurò nel nostro paese dopo i vergognosi
Accordi di Parigi, mediante i quali la Spagna
cedette Cuba agli Stati Uniti alle spalle dei
patrioti cubani.
Cuba si è
guadagnata la potestà, riconosciuta nel Diritto
Internazionale, di determinare da sé, nell’esercizio
della sua piena sovranità e senza intromissione
straniera, il sistema economico, politico e sociale
che più convenga al proprio popolo.
Cuba rifiuta il
linguaggio d’intromissione e irrispettoso della
recente Dichiarazione dell’Unione Europea, le chiede
di astenersi dall’offrire soluzioni che il popolo
cubano non le ha chiesto e ribadisce il suo rispetto
e la sua amicizia nei confronti dei popoli europei,
con cui spera di poter rafforzare un giorno, in modo
onorevole e degno, i più fraterni e sinceri rapporti
appena la Storia spazzerà via tanta ipocrisia, tanto
marciume e tanta vigliaccheria.
Ministero degli
Affari Esteri
L’Avana, 11
giugno 2003
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