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RAPPORTO
DI CUBA AL SEGRETARIO GENERALE SULLA RISOLUZIONE
57/11 DELL’ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE
“Necessita’
di porre fine al blocco economico, commerciale e
finanziario imposto dagli Stati Uniti di America
contro Cuba”
L’Avana,
8 luglio 2003
INDICE
INTRODUZIONE
1
1.
IL BLOCCO STATUNITENSE CONTRO CUBA: STABILIMENTO,
APPLICAZIONE E RAFFORZAMENTO. 4
2.
L’EXTRATERRITORIALITÀ’ NELLA POLITICA DI BLOCCO
7
3.
DANNI NELL’AMBITO DELLA SANITÀ, L’ALIMENTAZIONE,
L’ISTRUZIONE E LA CULTURA. 7
3.1
SANITÀ 7
3.2.
ALIMENTAZIONE 7
3.3.
ISTRUZIONE 7
3.4.
CULTURA 7
4.
DANNI NELL’AMBITO DELL’ESPORTAZIONE E DEI
SERVIZI 7
5.
PREGIUDIZI CAGIONATI ALLO SCAMBIO ACCADEMICO,
SCIENTIFICO, CULTURALE E SPORTIVO TRA IL POPOLO
CUBANO E NORDAMERICANO. 7
6.
DANNI AD ALTRI SETTORI DELL’ECONOMIA NAZIONALE. 7
CONCLUSIONI
7
INTRODUZIONE
Per
oltre quarant’anni, il popolo cubano ha affrontato
il blocco economico, commerciale e finanziario
imposto dal Governo degli Stati Uniti di America,
una delle più crudeli, inumane e prolungate
politiche di ostilità della storia della civiltà
umana.
Dalla
vittoria della Rivoluzione, quando il popolo di Cuba
fece realtà il proprio diritto alla libera
determinazione distruggendo le basi del regime
neocoloniale imposto dagli Stati Uniti sull’Isola,
le autorità della potenza del Nord imposero diverse
sanzioni economiche a Cuba per causare “la fame,
la disperazione e la sconfitta del governo”,
secondo un documento ufficiale del Dipartimento di
Stato datato 6 aprile 1960.
Ormai
sono dieci le amministrazioni statunitensi che nell’arco
di questi quarantaquattro anni non hanno fatto altro
che approfondire e ampliare il complesso sistema di
leggi e di misure che fanno parte del blocco
stabilito dal Governo nordamericano contro il popolo
di Cuba.
Questa
politica ha recato e continua a recare danni
importanti al benessere materiale, psichico e
spirituale del popolo cubano, imponendogli gravi
ostacoli allo sviluppo economico, culturale e
sociale.
Basta
ricordare che sei su dieci cubani sono nati e
vissuti sotto il sistema di sanzioni descritto che,
inoltre, è accompagnato da aggressioni militari,
guerra biologica, trasmissioni illegali di radio e
di TV, interventi terroristi, piani di attentato
contro i principali dirigenti, incoraggiamento all’emigrazione
illegale e altri atti ostili promossi, finanziati,
appoggiati o autorizzati dalle svariate
amministrazioni statunitensi.
L’obiettivo
principale del blocco non è stato altro che imporre
l’asfissia economica e sociale alla nazione
cubana, privandola dei mezzi fondamentali di
sussistenza. I divieti e le restrizioni imposte dal
blocco al popolo cubano, non hanno alcuna base
legale, morale o etica. Ai sensi del comma c) dell’Articolo
II della Convenzione di Ginevra per la Prevenzione e
la Sanzione del Delitto di Genocidio, del 9 dicembre
1948, il blocco imposto dal Governo statunitense
contro Cuba è un atto di genocidio e quindi
costituisce un delitto sancito nel Diritto
Internazionale
L’attuale
Governo repubblicano del Presidente George W. Bush
ha inasprito al massimo le misure e i divieti del
blocco contro Cuba. I suoi interventi s’iscrivono
coerentemente nella tradizionale politica dell’ultradestra
nordamericana e dei settori più estremisti e
violenti dell’emigrazione cubana negli Stati
Uniti, indirizzata a rovinare proprio l’esistenza
della nazione cubana. Giova ricordare, in questo
contesto, che le appetenze degli Stati Uniti di
America nei confronti di Cuba non sono nuove. Dagli
inizi della nascita dell’Unione Americana,
cominciarono gli sforzi per annettere Cuba mediante
l’acquisto, la cessione e anche la forza armata,
sulla base di politiche come la Dottrina Monroe o la
“tesi del frutto maturo”, che anticipava ciò
che sarebbe la base dell’intervenzionismo e dell’unilateralismo
che caratterizzano gli Stati Uniti nella tappa
attuale. In questo modo, quattro anni dopo l’intervento
nordamericano del 1898, nacque la Repubblica di
Cuba, gravata da un’ammenda che, per ogni fine
pratico, trasformava Cuba in una colonia del suo
vicino del nord, situazione che prevalse fino al
1959, quando trionfa la Rivoluzione cubana.
Con l’inasprimento
del blocco, l’attuale Presidente nordamericano ha
reciprocato il decisivo “favore” resogli dalla
mafia terrorista cubano-americana di Miami
-ricordiamo il ruolo centrale di essa nella frode
che ha consentito a George W. Bush di usurpare la
presidenza del Paese nelle elezioni del 2000 -
composta da politici corrotti che fino al 1959
lucravano con la fame e il sangue del popolo cubano,
da connotati torturatori e assassini che hanno
ucciso oltre 20 mila cubani, da provati ladri del
tesoro pubblico e da tutta la scoria umana che erano
il sopporto della dittatura batistiana e del
controllo neocoloniale esercitato dagli Stati Uniti
su Cuba, nonché dai suoi partigiani ed eredi, e da
tutti coloro che hanno promosso, finanziato e
attuato i più criminali atti di terrorismo contro
il popolo cubano nell’arco degli ultimi
quarantaquattro anni.
La
pretesa dell’attuale Governo degli Stati Uniti d’imporre
al mondo la sua volontà come unica norma
applicabile, calpestando il Diritto Internazionale e
ricorrendo, in modo indiscriminato ed illegale, alla
minaccia e all’uso della forza, ha rappresentato
un grave stimolo per i piani di aggressione contro
Cuba, anche per quelli da attuare mediante la via
militare.
Consapevole
della propria incapacità di minare l’appoggio
assoluto del popolo cubano alla sua Rivoluzione, la
mafia terrorista di origine cubana di Miami,
importanti mandatari e falchi militaristi all’interno
della reazionaria amministrazione repubblicana che
guida gli Stati Uniti e, ovviamente, i mercenari
pagati da loro all’interno dell’Isola, sperano
di attuare la sinistra idea di provocare un’aggressione
armata degli Stati Uniti contro Cuba.
Coloro
che promuovono l’aggressione per porre fine al
processo di trasformazioni rivoluzionarie, in modo
sovrano avviato dal popolo cubano, hanno escogitato
successivamente falsi pretesti per spingere i loro
piani.
Così,
Cuba è mantenuta senza alcuna giustificazione nella
lista, che illegittimamente elabora il Dipartimento
di Stato nordamericano, di Paesi che avrebbero
ipoteticamente promosso o protetto il terrorismo nel
mondo. Anzi, alcuni funzionari dell’Amministrazione
Bush hanno reiterato la falsa accusa relativa a un’ipotetica
capacità di produzione di armi biologiche da parte
di Cuba.
D’altra
parte, il governo statunitense -lo stesso che si è
attribuito il diritto di coartare la libera
determinazione di ogni popolo nel mondo con le
cosiddette “guerre preventive” e che mantiene in
un limbo giuridico e in condizioni infraumane
migliaia di persone nella Base Navale di Guantánamo
e nel proprio territorio continentale-, anno dopo
anno, impone mediante il ricatto e la coercizione,
una risoluzione che manipola il tema dei diritti
umani allo scopo di fabbricare un illegale pretesto
per svolgere la sua politica di ostilità contro
Cuba.
In
questo contesto, gli Accordi Migratori firmati tra
ambedue le nazioni nel 1994 sono stati specialmente
attaccati dai nemici di una normalizzazione dei
rapporti tra gli Stati Uniti e Cuba. L’obiettivo
fondamentale è quello di porre fine al flusso
migratorio organizzato, stipulato nei suddetti
accordi e, in questo modo, forzare un’emigrazione
illegale in massa dall’Isola, a partire dalle
difficili condizioni che impone il blocco al popolo
cubano e dallo stimolo all’emigrazione illegale
costituito dall’assurda e assassina “Legge di
Aggiustamento cubano”. La suddetta legge è
eccezionale, unica nella storia, e stabilisce
garanzie e diritti speciali, anche di residenza, ai
cubani che arrivano illegalmente al territorio degli
Stati Uniti. Ciò contrasta con la persecuzione, i
maltratti fisici e morali, gli imprigionamenti e le
espulsioni che subiscono milioni di cittadini di
altri Paesi che arrivano allo stesso modo al
territorio della superpotenza.
La
risposta del Governo degli Stati Uniti nei confronti
dell’adozione della risoluzione 57/11 dell’Assemblea
Generale, che ha contato sul voto favorevole di 173
Stati per esigere al governo nordamericano di porre
fine alla politica di blocco contro Cuba, non è
stata altra che l’inasprimento delle sanzioni
illegali contro l’Isola.
Potrebbe
forse la comunità internazionale permettere che
questo grave oltraggio al multilateralismo, al
Diritto internazionale e ai principi etici e morali
che guidano i rapporti internazionali rimanga senza
risposta?
Cuba
rivendica un ordine internazionale dove il rispetto
al Diritto internazionale esista ugualmente per
tutti, come irrinunciabile paradigma della
convivenza pacifica e della giustizia sul pianeta.
La ragione e la solida unità forgiata nella
battaglia storica per il pieno esercizio della
sovranità, consentiranno a Cuba di resistere e di
vincere i tentativi degli Stati Uniti di abbattere
la sua ferrea volontà d’indipendenza mediante la
fame, le malattie e i più svariati ostacoli al suo
benessere e progresso economico e sociale.
L’informazione
contenuta in questo rapporto, la quale è soltanto
una parte di ciò che può essere reso pubblico,
comprende esempi contundenti e dati dettagliati dei
danni cagionati dal blocco al popolo cubano,
approfondendo sulle incidenze più recenti.
1. IL
BLOCCO STATUNITENSE CONTRO CUBA: STABILIMENTO,
APPLICAZIONE E RAFFORZAMENTO
Ogni
considerazione sulla politica del blocco deve avere
un approccio storico, poiché soltanto in questo
modo si potranno valutare le gravi sfide
fronteggiate dalla nazione cubana per oltre due
secoli. Non si è mai visto un paese continuamente e
permanente sottoposto al pericolo che rappresenta un
vicino tanto potente e che storicamente ha voluto
dominarlo e annetterlo. La storia evidenzia gli
interventi reali della politica degli Stati Uniti
nei confronti di Cuba, specialmente dopo la vittoria
della Rivoluzione cubana nel 1959.
Nel
loro desiderio di distruggere il sistema politico,
economico e sociale stabilito dal popolo cubano con
la Rivoluzione -sostenuto, consolidato e sviluppato
dalla ferma e maggioritaria volontà sovrana del
popolo cubano- l’applicazione di sanzioni
economiche è stato un pezzo chiave della politica
di ostilità e di aggressione degli Stati Uniti
contro Cuba.
Studi
preliminari dimostrano che i danni a Cuba cagionati
dall’applicazione di questa politica assassina
potrebbero superare ormai i 72 miliardi di dollari.
Questa cifra, ancora discreta, non comprende i danni
diretti a obiettivi economici e sociali del Paese
per oltre 54 miliardi di dollari causati da
sabotaggi e azioni terroriste incoraggiate,
organizzate e finanziate dagli Stati Uniti.
L’assoluta
falsità delle tanto diverse scuse che per più di
quattro decenni hanno impiegato le successive
amministrazioni nordamericane per cercare di
giustificare l’imposizione di una guerra economica
e politica contro Cuba, è stata dimostrata negli
stessi documenti ufficiali statunitensi resi
pubblici nel 1991. In essi appaiono testimonianze e
prove irrefutabili sul fatto che tale ostilità era
precedente a qualunque misura adottata dal Governo
Rivoluzionario a partire dal 1959.
La
guerra economica contro Cuba cominciò ben prima
dello stabilimento formale del blocco mediante un
ordine esecutiva del Presidente degli Stati Uniti.
Il suo carattere extraterritoriale,
istituzionalizzato dalla Legge Torricelli del 1992,
ha sempre danneggiato il commercio, le relazioni
finanziarie e gli investimenti non soltanto tra
entrambi i Paesi, ma anche tra Cuba e Paesi terzi
Il
blocco eliminò in modo brutale e drastico ogni
rapporto di Cuba con gli Stati Uniti, il nostro
mercato più vicino, che per ragioni storiche e di
vicinanza geografiche rappresentava di gran lunga il
principale partner commerciale di Cuba e al quale
eravamo legati tecnologicamente.
Cuba
dovette allora riorganizzare i propri rapporti
economici, cercando fonti di forniture e nuovi
mercati per le sue esportazioni in regioni lontane.
Tutto ciò implicò enormi spese di trasporto e di
nolo, e l’eccessivo dimensionamento degli
inventari di riserva, con un elevato costo d’immobilizzazione
di risorse.
I
problemi dell’economia cubana a causa del blocco
si sono incrementati quando, dopo il processo di
disintegrazione del sistema di cooperazione
economica socialista e dell’Unione Sovietica, Cuba
ha subito ancora una volta la disarticolazione delle
sue relazioni con i soci commerciali: l‘URSS e i
Paesi dell’Europa dell’est. Proprio allora gli
Stati Uniti hanno pensato che era arrivato il
momento di dare il colpo finale alla Rivoluzione
cubana.
Quindi,
nel 1992, viene approvata la Legge Torricelli, che
ha interrotto brutalmente il commercio di medicinali
e di generi alimentari tra Cuba e le sussidiarie di
società statunitensi con sedi all’estero, e ha
stabilito severe proibizioni relative alla
navigazione marittima da e verso Cuba.
Tuttavia,
non ancora soddisfatti per non essere riusciti a far
crollare il sistema economico e politico del Paese,
nel 1996 viene adottata la Legge Helms-Burton che ha
conferito gerarchia legale a tutte le proibizioni
del blocco e ha tentato d’impedire l’investimento
straniero a Cuba. Contemporaneamente ha legalizzato
la sovversione, finanziata e diretta dal Governo
degli Stati Uniti, come metodo per abbattere la
volontà d’indipendenza del popolo cubano.
Questa
cornice legislativa, che estende la sua azione
contro l’intera comunità internazionale, è stata
completata da ulteriori disposizioni e misure per
inasprire il blocco.
Il
dichiarato non rispetto delle norme del Diritto
internazionale da parte del governo degli Stati
Uniti, non culminò con la promulgazione della Legge
Helms-Burton del 1996. In franca violazione della
proprietà intellettuale e dell’Accordo sugli
Aspetti dei Diritti di Proprietà Intellettuale
legati al Commercio (ADPIC), si è approvata la
Sezione 211 della Legge Omnibus di Stanziamenti
Budgetari per l’anno 1999. Con la Sezione 211 si
cerca di sottrarre il marchio di rum cubano Havana
Club ai suoi legittimi proprietari, allo scopo di
conferire la commercializzazione del prodotto,
innanzitutto negli Stati Uniti e successivamente in
Paesi terzi, a spuri e illegali reclamanti.
Com’è
stato denunciato nel rapporto presentato da Cuba l’anno
scorso, contenuto del documento A/57/264, il
fraudolento arrivo al potere negli Stati Uniti
dell'Amministrazione del Presidente George W Bush,
ha imposto un inasprimento della retorica anticubana
e un maggiore appoggio alle organizzazioni
estremiste e terroriste di origine cubana in
Florida, con le quali l’attuale inquilino della
Casa Bianca ha dei debiti elettorali. Il suo
rapporto con tali gruppi, le cui azioni terroriste e
pro-annessioniste sono ben note, ha incoraggiato l’aggravamento
della politica di blocco contro il popolo cubano.
Sebbene
nell’arco di quattro decenni le sanzioni e le
restrizioni economiche sono state accompagnate da
iniziative indirizzate a creare, finanziare e
gestire la sovversione interna nell’Isola, è
proprio quest’Amministrazione che si è distinta e
ha elevato a livelli inediti il suo palese appoggio
alla sovversione dell’ordine costituzionale
cubano. In questo modo, si sono serviti dell’Ufficio
di Interessi degli Stati Uniti all’Avana, per
fornire i mezzi e il finanziamento e per impartire
istruzioni ai gruppi di mercenari assoldati al
servizio della superpotenza affinché esercitino la
loro opera sovversiva e pro-annessionista a Cuba, in
palese trasgressione e sfida alla legislazione
cubana e alla Convenzione di Vienna sulle Relazioni
Diplomatiche.
A
quanto sopra detto si aggiunge la decisione del
Presidente George W. Bush di designare e di
promuovere funzionari con una connotata posizione
anticubana a cariche decisive nel governo degli
Stati Uniti. Il discorso sempre minacciante del
Presidente Bush e di questi funzionari nei confronti
di Cuba è una chiara evidenza dei pericoli che
affronta il popolo cubano. Alcuni di loro hanno
chiarito che l’aggressione militare contro Cuba
non è stata definitivamente scartata.
L’aumento
della propaganda anticubana e la violazione da parte
degli Stati Uniti degli accordi bilaterali
migratori, che tra altri gravi aspetti include una
drastica riduzione del conferimento di visti sia
agli emigranti che ai visitatori temporali
provenienti dal nostro Paese, perseguono l’obiettivo
di generare una crisi migratoria che serva come
pretesto per un intervento a Cuba.
Il 26
marzo scorso il Segretario di Stato, Colin Powell,
annunciò lo stanziamento di importanti fondi
federali per appoggiare le illegali trasmissioni di
radio e di TV contro Cuba, il che contraddice i
regolamenti stabiliti dall’Unione Internazionale
di Telecomunicazioni (UIT). La violazione del nostro
spazio radioelettronico, con oltre 2 200 ore
settimanali di trasmissioni verso Cuba, ha lo scopo
d’incoraggiare la sovversione interna, i piani di
sabotaggio, l’emigrazione illegale, e di
diffondere le più insolite bugie e fandonie contro
il nostro Paese.
Come
parte degli impegni assunti dall’Amministrazione
Bush nei confronti della mafia cubano-americana di
Miami, il 20 maggio scorso, in una chiara escalation
nell’aggressione radioelettronica, l’emittente
di radio creata e operata dal Governo statunitense
allo scopo di promuovere la sovversione a Cuba, in
modo perfido ed oltraggiante battezzata con il nome
di José Martí, ha trasmesso in quattro nuove
frequenze. Questa aggressione ha provocato
interferenze nelle trasmissioni radiali cubane.
Nella
sera dello stesso giorno, il segnale di TV inviato a
Cuba agli stessi fini dai servizi ufficiali di
propaganda nordamericani tra le ore 18:00 e le 22:00
è stato trasmesso da un aereo delle forze armate
degli Stati Uniti, e utilizzando canali e sistemi
assegnati legalmente a stazioni cubane di TV e
dovutamente iscritti all’Unione Internazionale di
Telecomunicazioni (UIT), il che ha danneggiato
severamente i servizi di TV cubani, particolarmente
i programmi istruttivi e culturali.
Precedentemente,
il 24 marzo, l’Ufficio di Controllo di Attivi
Stranieri (OFAC), uno degli uffici del governo
nordamericano incaricati di far rispettare il
blocco, aveva emesso nuove regolamentazioni che
rendono più ferrea tale politica. Come risultato di
ciò sono aumentate le limitazioni ai viaggi dei
nordamericani a Cuba e sono state interamente
eliminate le autorizzazioni che venivano conferite
per realizzare viaggi di scambio educativo tra i due
popoli. Inoltre, allo stesso tenore di questa
escalation aggressiva, sono state invece aumentate
le agevolazioni per coloro che intendano viaggiare
al nostro Paese allo scopo di rifornire i
gruppuscoli mercenari che cospirano per sovvertire l’ordine
costituzionale cubano.
Le
nuove regolamentazioni si aggiungono all’inasprimento
delle sanzioni contro cittadini statunitensi che
viaggino a Cuba. Uno dei casi più diffusi è stato
quello della anziana Joan Slote, pensionata del
settore della sanità, la quale due anni fa è
venuta a Cuba per 8 giorni. Qual è stato il grave
delitto di questa signora di 74 anni? Venire di
escursione a Cuba e visitare parte dell’isola in
bicicletta. Per questa “gravissima violazione”
dei regolamenti del blocco, le è stata imposta una
multa di 8 500 dollari.
Come
si spiega che oltre 10 pazienti statunitensi che nel
2002 hanno chiesto di venire a Cuba per usufruire
dei servizi di ozonoterapia in un’istituzione
cubana di grande prestigio scientifico, non hanno
potuto visitare il Paese e beneficiare di tali
trattamenti come risultato della politica del
blocco? Ha per caso alcun senso tale politica?
Giova
infatti ricordare che Cuba è l’unico Paese
vietato dalla legge ai cittadini nordamericani.
Inoltre,
le vendite di generi alimentari a Cuba, autorizzate
soltanto di recente, sono sottoposte a complesse
procedure e norme che ostacolano enormemente la loro
realizzazione. Le aziende statunitensi debbono
superare imbarazzanti pratiche burocratiche per
ottenere l’autorizzazione per vendere i loro
prodotti a Cuba. Ugualmente, il nostro Paese deve
pagare gli acquisti in contanti: senza possibilità
di crediti finanziari, neanche privati; tramite
banche con sede in Paesi terzi; e in altre monete,
con le conseguenti perdite nelle operazioni
cambiarie.
Lo
spostamento dei prodotti che finalmente sono
acquistati, deve farsi in navi americane o di Paesi
terzi, dopo avere ottenuto un’autorizzazione a
tale effetto. Cuba non può servirsi della sua
flotta marittima in tali operazioni commerciali, il
che provoca notevoli pregiudizi.
A
questo si aggiunge che il nostro Paese non può
effettuare alcun tipo di vendita a imprenditori
statunitensi interessati all’acquisto di prodotti
cubani e quindi, si esclude la possibilità di
creare fonti di entrate che consentano di ampliare
le operazioni.
Finalmente,
non è possibile concepire il commercio tra due
Stati sovrani, senza che esista tra di loro un
regime normale di relazioni tra gli imprenditori che
permetta la negoziazione, i flussi finanziari
regolari, lo spostamento aereo e marittimo, il
beneficio di formule abituali di appoggio al
commercio estero e l’indispensabile accesso ai
crediti.
Il
governo degli Stati Uniti, servendosi dei suoi
potenti mass media, cerca d’imporre all’opinione
pubblica nazionale e straniera, un’immagine
demoniaca del sistema politico, economico e sociale
che liberamente, e per abbrumante maggioranza, ha
scelto per sé il popolo di Cuba. Tuttavia, viene
taciuto il rifiuto della comunità internazionale
alla politica assassina di blocco subita da varie
generazioni di cubani.
Inoltre,
il suddetto Governo ignora e cerca di nascondere le
risoluzioni approvate ogni anno dall’Assemblea
Generale delle Nazioni Unite, dal 1992, in rifiuto
al blocco, e che l’anno scorso ha avuto una
votazione senza precedenti in questo organo a
partecipazione universale.
Lungi
dal fare attenzione al reclamo della comunità
internazionale e di un crescente gruppo di settori
della stessa società statunitense, includendo
legislatori repubblicani e democratici di ambedue le
camere del Congresso, di realizzare un cambiamento
nella politica nei confronti di Cuba, l’attuale
Amministrazione non solo ha inasprito il suo
discorso rendendolo più ostile ma ha continuato a
incrementare le misure e le azioni per aggravare
ancora di più il blocco alla nazione cubana.
Tuttavia,
sono sempre di più le voci che aderiscono al
rifiuto alla politica del blocco a Cuba. La visita,
nel primo trimestre del 2003, di 13 Congressisti
statunitensi al nostro Paese, e la presentazione al
Congresso di sei iniziative che favoriscono il
sollevamento del regime di sanzioni, costituiscono
un esempio palese del crescente rifiuto di
importanti settori della società nordamericana all’attuale
politica del loro Governo contro Cuba.
L’applicazione
continuata di questa politica aggressiva da parte
del Governo degli Stati Uniti, e la crescente
ostilità spiegata dall’attuale Amministrazione
contro il popolo cubano, sono prove indiscutibili
del totale disprezzo delle principali autorità
della superpotenza per il Diritto Internazionale e i
propositi e principi contenuti nella Carta della
Nazioni Unite.
Nei
momenti in cui sorvolano sul mondo minacce di
guerra, e dove la più forte potenza della storia
cerca d’imporre una tirannia nazifascista a
livello mondiale, il popolo cubano continuerà a
denunciare la politica assassina di blocco, e con la
stessa fermezza e decisione, difenderà i progressi
e le conquiste raggiunte nel suo processo di
profonde trasformazioni.
2. L’EXTRATERRITORIALITÀ’
NELLA POLITICA DI BLOCCO
E’
utile un breve riassunto delle principali leggi che
supportano l’applicazione extraterritoriale della
politica di blocco, per capire l’immoralità e l’illegalità
del messaggio degli Stati Uniti quando qualifica il
blocco come una questione bilaterale fra entrambi i
Paesi.
Nel
1992, come conseguenza del trionfalismo esistente
negli Stati Uniti dopo la vittoria strategica della
cosiddetta Guerra Fredda, prevaleva nei circoli
imperialisti di questo Paese la percezione che era
arrivato il momento di distruggere la Rivoluzione
Cubana. A questo proposito, è stata approvata la
cosiddetta Legge per la Democrazia cubana,
conosciuta come Legge Torricelli.
Nell’anno
in cui viene firmata la Legge Torricelli, Cuba
acquistava, mediante società sussidiarie straniere
o affiliate, da aziende nordamericane prodotti
vitali come medicinali e generi alimentari. Nel
1991, il volume di scambio con sussidiarie era pari
ai 718 milioni di dollari, di cui, 91% erano generi
alimentari e medicinali. Questo commercio è stato
eliminato drasticamente come risultato della
suddetta legge.
In
virtù della suddetta legislazione, viene proibito l’entrata
ai porti statunitensi per un periodo di 180 giorni
alle navi che, al di la della loro nazionalità o
bandiera, avessero toccato porto cubano o
trasportato merci da o verso Cuba, sotto la minaccia
di includerli in una “lista nera”, violando le
più elementari norme della libertà di commercio e
di navigazione, stabilite dal Diritto
Internazionale, gli accordi internazionali e le
disposizioni delle Nazioni Unite a questo proposito.
Come
se non bastasse l’ignoranza e la violazione del
Diritto Internazionale, nel 1996 gli Stati Uniti
adottano la cosiddetta Legge Helms-Burton,
indirizzata non solo a impedire il commercio di Cuba
con gli altri Paesi del mondo ma anche ad arginare
il nascente processo d’investimento straniero
sotto forma di capitali, tecnologia e mercati.
Con
questa Legge, gli Stati Uniti si attribuiscono il
diritto di decidere ufficialmente e pubblicamente
sugli affari inerenti alla sovranità di altri
Stati.
Inoltre,
questa legge indica al Segretario di Stato di “escludere”
dagli Stati Uniti i funzionari e i direttori di
società che violino il ferreo blocco contro Cuba,
impedendo loro la libera entrata al territorio
statunitense, e costringendo il Segretario a
compilare una lista di persone “da escludere”
Anche
se ambedue le leggi hanno intensificato e aggravato
questa inaccettabile violazione del Diritto
Internazionale, il fatto che sia il Parlamento che
il Presidente abbiamo sancito le disposizioni
precedenti e la loro applicazione pratica, ha
implicato ogni volta trasgressioni alla sovranità
di altre nazioni.
Il
Governo degli Stati Uniti ha applicato in modo
extraterritoriale, la sua legislazione, ignorando i
legittimi interessi di Paesi terzi d’investire e
di sviluppare relazioni economiche e commerciali
normali con Cuba. Ha scatenato una persecuzione a
qualunque azienda e al suo personale che stabilisca,
o semplicemente intenda di stabilire, relazioni
economiche, commerciali o scientifico tecniche con
Cuba.
Non
esiste alcun settore dell’economia cubana che sia
stato risparmiato degli effetti extraterritoriali di
questa politica. Dei 685 milioni di dollari di danni
al commercio estero cubano nel 2002, come
conseguenza del blocco, 178.2 milioni di dollari, il
26%, sono risultato diretto dell’effetto
extraterritoriale dello stesso.
Sono
numerosi gli esempi che dimostrano la continuità di
questa politica senza eccezioni persino nei
confronti degli alleati degli Stati Uniti. Eccone
alcuni esempi:
Come
parte delle solite pratiche bancarie per la
raccolta consolare, l’Ambasciata di Cuba al
Regno Unito ha cercato di incassare dalla Banca
Citibank N.A., un assegno del valore di 30 mila
libre sterline, emesso dall’Agenzia First Choice
Holidays, per la vendita di tessere turistiche. Da
molti anni la suddetta agenzia acquista queste
tessere e ogni volta ha pagato tramite assegni
della Citibank, i quali sono stati incassati senza
difficoltà dall’entità cubana.
Tuttavia,
nel novembre 2002, l’assegno è stato
restituito. La Citibank ha spiegato l’impossibilità
di rendere tale servizio a causa delle pene degli
Stati Uniti contro Cuba. La agenzia di viaggi è
rimasta stupidita per l’atteggiamento della
banca e ha provveduto a emettere altro assegno ad
altra banca britannica, il quale è stato
incassato senza difficoltà.
La
Citibank N.A., a Londra, è una filiale di una
banca statunitense e questo atto è, secondo
spiega la Citibank per scritto, risultato diretto
del blocco degli Stati Uniti contro Cuba, valido
anche per le succursali e banche all’estero.
In
febbraio 2003, la società britannica ITS Caleb
Brett, che per oltre 25 anni aveva prestato
servizi all’azienda cubana Servicios
Internacionales de Supervisión CUBACONTROL S.A.,
ha deciso di sospendere ogni rapporto con Cuba, in
ottemperanza delle Regolamentazioni per il
Controllo di Attivi cubani, del Dipartimento del
Tesoro degli Stati Uniti.
ITS
Caleb Brett ha fatto circolare istruzioni a tutti
i suoi uffici territoriali nel mondo perché non
accettassero le domande di Cuba, né prestassero i
loro servizi a qualunque carico destinato o
proveniente dall’Isola. Davanti a questa
situazione, l’azienda cubana ha provveduto a
sostituire i servizi con quelli di altre aziende
di supervisione.
Il 7
ottobre 2002, la società cubana Aerocaribean è
stata costretta a ritirare dalla
commercializzazione un aereo Boeing 737, affittato
alla società cilena Skyservice e trasferirlo
verso il Cile, luogo d’immatricolazione. La
premura di questo ritiro si è dovuta al fatto che
la suddetta società ha cancellato il contratto,
come conseguenza delle pressioni del Governo
statunitense. Questo si è verificato nella
comunicazione inviata dalla Boeing, dove si
spiegava che per decisione del Governo
nordamericano, non poteva fornire prodotti,
servizi o qualunque altro mezzo di appoggio alla
Skyservice, a causa delle sue operazioni charter a
Cuba. Per questo motivo, oltre gli altri danni, la
società cubana ha perso circa 1 milione di
dollari, per mancato adempimento di contratti
sottoscritti con terzi e per l’annullamento
delle trattative per stabilire voli charter.
In
franca applicazione extraterritoriale della
politica di blocco contro Cuba, il Dipartimento
del Tesoro degli Stati Uniti, in modo arbitrario,
mantiene una lista di “nazionali specialmente
designati” a Cuba. In essa figura la società
giapponese Kyoei International che ha ampi
rapporti con Cuba. Tale azione il cui scopo
evidente è quello d’intimorire altre aziende,
ha fatto sì che le società Toyota e Mitsubishi,
non accettino la realizzazione di offerte dirette
da Cuba per non correre la stessa sorte della
Kyoei, e non danneggiare i loro rapporti con il
mercato statunitense.
A
inizio del mese di febbraio 2003 si è pubblicata
un’informazione al Fairplay Daily News,
nell’Internet, annunciando che Ceres Terminals,
Inc,. Società statunitense che opera la terminale
di container Fairview Cove, a Halifax, Canada, ha
declinato di quotare il costo di carico e scarico
dell’armatore Costas, giacché la linea tocca il
porto dell’Avana. Secondo hanno detto, tale
azione rispondeva al consiglio dei suoi legali,
che temevano eventuali problemi con Washington a
causa della presenza di container caricati al
porto dell’Avana.
A
inizio del 2003, le trattative per l’acquisto di
contenitori di puré per bambini cubani si sono
frustrate per il timore del fornitore straniero di
vedersi esposto a eventuali pene ai sensi della
Legge Helms-Burton. La ricerca di un nuovo
fornitore ha provocato un ritardo notevole nell’individuazione
e ulteriore acquisto del prodotto, con il
conseguente danno per l’industria cubana.
Il
23 marzo 2003, si è inviato dall’Avana un
container con 1 894 scatole di succhi del marchio
Tropical Island, prodotto dall’azienda cubana
Río Zaza, con destinazione alla società
giapponese ASHU-4, tragitto che prevedeva uno
scalo a un porto intermedio.
Per
decisione di uno specialista della società
marittima di risparmiare cinque giorni del
viaggio, lo scalo ha avuto luogo a Los Angeles,
Stati Uniti, il che ha favorito che per pressioni
delle autorità federali nordamericane, fosse
sequestrato il contenitore, sulla base delle
restrizioni imposte dal blocco. Questo fatto
dimostra fino a che punto irrazionale e ridicolo
può arrivare la politica del blocco.
Gli
Stati Uniti, autoproclamati come campioni del libero
commercio nel mondo, sono gli stessi che intendono,
come una condizione sine qua non, che il
mondo partecipi al blocco contro Cuba, violando le
norme più elementari del libero commercio.
3.
DANNI NELL’AMBITO DELLA SANITÀ, L’ALIMENTAZIONE,
L’ISTRUZIONE E LA CULTURA
Per
più di quarant’anni, e dall’inizio della
politica assassina di blocco, il Sistema Nazionale
della Sanità e dell’Istruzione e la realizzazione
del diritto all’alimentazione del popolo cubano,
sono stati obiettivi prioritari delle aggressioni
nordamericane. Da questi attacchi non è stato
risparmiato lo sviluppo culturale della popolazione,
settore che per il valore patrimoniale per ogni
popolo e per l’umanità, in genere si è
rispettato perfino nei più brutali conflitti armati
nella storia della civiltà umana.
Le
azioni mirate a creare condizioni che promuovano la
fame e le malattie, e rovinare così l’appoggio
popolare alla Rivoluzione cubana, hanno figurato
permanentemente nei piani e nei programmi concreti
della guerra sporca contro Cuba.
3.1
SANITÀ
Sono
largamente conosciuti lo sforzo e i programmi messi
a punto a Cuba per disporre di un sistema sanitario
gratis, di copertura universale, moderno ed
efficiente, che fornisca alla popolazione un elevato
livello di protezione e una lunga prospettiva di
vita. Malgrado le difficoltà economiche, si è
mantenuta un’assistenza prioritaria in questo
settore, includendo lo sviluppo di un sistema di
assistenza che copre tutto il Paese e che ha reso
possibile mantenere importanti acquisti in questa
sfera.
Tuttavia,
i servizi sanitari cubani sono stati continuamente
minacciati dalla politica di blocco degli Stati
Uniti. Le restrizioni imposte all’accesso alle
forniture e alle tecnologie mediche di origine
statunitense da essere impiegate nel Sistema
Nazionale di Sanità, i danni all’assistenza
medica che ne deriva e l’impedimento all’accesso
all’informazione scientifico-medica di punta,
hanno provocato notevoli pregiudizi ai servizi
sanitari cubani.
Visto
che non si può accedere ai medicinali né alle
attrezzature necessarie, i medici cubani a volte si
sono trovati nell’impossibilità di salvare una
vita umana o di alleviare una sofferenza, con il
conseguente danno fisico e psicologico sui pazienti,
sui loro parenti e anche sugli stessi professionisti
della medicina.
Di
seguito si elencano alcuni dei casi più recenti che
illustrano queste conseguenze:
Un
esempio attuale ha a che vedere con la Pneumonia
Atipica (SARS). L’Istituto di Medicina Tropicale
“Pedro Lourí” non ha potuto accedere al kit
della ditta VITRO GEN per individuare il
coronavirus causante di questa malattia. Quindi,
altri mezzi diagnostici sono stati acquistati
tramite terzi, a dei prezzi ben superiori.
Le
aziende produttrici di attrezzature e reagenti per
la diagnosi sono, nel 70% dei casi, di proprietà
nordamericana. Per tale motivo le materie prime
per i laboratori clinici debbono essere importate
dal mercato europeo, ad un prezzo superiore. Per
dare solo un esempio, le aziende Beckman-Coulter,
Dade-Behring, Abbot e Bayer, non permettono la
vendita delle loro tecnologie a Cuba, alcune di
esse uniche del loro tipo nel mondo.
I
danni alla disponibilità di medicinali, materiale
monouso e pezzi di ricambio per apparecchi,
soprattutto quelli destinati alla cura di pazienti
al pronto soccorso, nell’unità di terapia
intensiva, nelle sale operatorie, e in altri
servizi sia per adulti che per bambini, hanno
provocato che le condizioni di lavoro del
personale medico siano estremamente difficili.
Solo
il grosso sforzo, l’impegno nel lavoro e la
formazione scientifica del personale sanitario
cubano, hanno mantenuto e anche migliorato molti
degli indicatori dell’assistenza ai pazienti.
L’assistenza
al bambino con cancro è una delle attività più
danneggiate dalle misure del blocco:
L’acquisto
dei citostatici, farmaci vitali per la
sopravvivenza di questi bambini, è stato molto
colpito perché le multinazionali statunitensi
hanno acquistato laboratori farmaceutici che
avevano contratti con Cuba.
La
società nordamericana Varian Medical Systems ha
acquistato l’affare di attrezzature di
brachiterapia dalla società canadese MDS Nordion’s,
che forniva tale attrezzatura a Cuba. Per questo
motivo, il sistema sanitario cubano non ha potuto
acquistare le fonti di isotopi radioattivi Ir-192
per l’applicazione delle radiazioni nelle cure
per eliminare i tumori cancerosi.
Ugualmente,
è stato danneggiato il programma messo a punto
per l’assistenza a bambini che hanno bisogno di
trapianti, giacché non si può accedere alla
tecnologia adeguata a tale scopo. La lotta per la
vita dei bambini che necessitano sottoporsi a
queste rischiosi interventi chirurgici, ha avuto
bisogno, in molti casi, del trasferimento ad altri
Paesi, con un altissimo costo finanziario , oltre
ai disturbi che provoca ai parenti.
La
qualità dell’assistenza medica dei bambini
disabili si è limitata per la mancanza di farmaci
tali come corticoidici, antibiotici di terza
generazione, antiossidanti e borse urinarie
infantili, che si vendono ad un prezzo inferiore
sul mercato nordamericano, al quale Cuba non ha
accesso sulla pratica.
I
limiti nell’ambito epidemiologico si allargano,
anche , alla collaborazione tra istituzioni
scientifiche degli Stati Uniti e Cuba. Ad esempio,
di recente, è stato respinto un progetto per lo
studio del rotavirus, che sarebbe finanziato da
centri scientifici statunitensi. Il rotavirus
produce una malattia infantile severa di tipo
diarrea, che causa la morte di molti bambini
principalmente nei Paesi del Terzo Mondo.
Questo
studio avrebbe consentito di conoscere la
dimensione della rotazione del rotaviurs a Cuba,
elemento essenziale per l’ottenimento di un
futuro vaccino contro il virus, che avrebbe un
alto impatto sulla prevenzione della mortalità
per diarrea in bambini a livello globale.
Il
Dott. Roberto Fernández, Capo del Reparto di
Biosecurità dell’Istituto di Medicina Tropicale
“Pedro Kourí”, ha chiesto ad un’importante
società statunitense un catalogo di biosecurezza
per questa istituzione, il ché è una pratica
abituale dei centri scientifici in tutto il mondo
per ottenere informazione aggiornata sulle offerte
sul mercato mondiale. Il Dott. Fernández ha
ricevuto soltanto un fax della suddetta società
dove s’indicava l’impossibilità d’inviargli
il catalogo a causa delle proibizioni imposte dal
Dipartimento di Stato nordamericano.
Altra
sfera che incide direttamente sulla salute della
popolazione è la fornitura e clorazione dell’acqua
da consumazione umana. Fino alla data odierna, non
è stato possibile d’individuare i fornitori di
pezzi di ricambio per attrezzature di clorazione
dell’acqua provenienti dalle ditte nordamericane
Wallace&Tiernan, e Capitol. Per l’impossibilità
di acquistargli direttamente ai fornitori, sono
stati individuati venditori in Paesi terzi la cui
offerta è 60 mila dollari superiori del costo
negli Stati Uniti.
Dalla
criminale applicazione della politica di blocco
contro Cuba non sono risparmiate le attività
delle organizzazioni non governative
nordamericane. E’ il caso dell’ONG “Disaarm
Education Fund”, alla quale le è stato proibito
l’invio a Cuba di una donazione di medicinali
fino a tanto non fossero tolti dal carico due
antibiotici che, tra l’altro, si usano per la
cura di pazienti sofferenti dell’antrax: CIPRO e
DOXYCYCLIN. Le autorità nordamericane hanno
argomentato ragioni di sicurezza nazionale per
prendere tale decisione.
In
data 10 aprile 2003, il Dipartimento di Commercio
nordamericano, ha fatto conoscere la sua decisione
definitiva di denegare un’autorizzazione di
esportazione a USA/ Cuba Infomed, organizzazione
non governativa umanitaria con sede a California,
che intendeva, come altre volte, donare 423
ordinatori a Istituzioni sanitarie a Cuba, che
sarebbero istallati negli ospedali e policlinici
cubani per appoggiare la rete di diagnosi e
informazioni mediche.
In
quest’occasione, gli ordinatori erano destinati
all’Istituto di Nefrologia e alla rete nazionale
di assistenza a malattie renali, per agevolare uno
studio epidemiologico per la prevenzione di
malattie renali croniche. Erano anche destinatari
il Cardiocentro dell’Ospedale Pediatrico “William
soler”, la rete cardiopediatrica nazionale e la
Scuola latino-americana di Scienze Mediche, dove
studiano oltre 7 mila giovani provenienti da
famiglie umili dell’America latina, i Caraibi,
gli Stati Uniti e l’Africa.
Tali
ordinatori erano simili ad altri donati in
precedenza con capacità di trattamento simile a
quelli degli apparecchi che possono acquistarsi in
qualunque negozio al dettaglio degli Stati Uniti.
Secondo la spiegazione della carta di rifiuto dell’autorizzazione,
“ I Dipartimenti di Commercio, Stato e Difesa
degli Stati Uniti sono arrivati alla conclusione
che quest’esportazione sarebbe dannosa per gli
interessi della politica estera degli Stati Uniti.
Il Governo degli Stati Uniti ha rivisto la sua
lettera di impugnazione... e mantiene la sua
decisione di denegare questa domanda a causa degli
alti livelli di capacità di trattamento degli
ordinatori richiesti e il rischio del loro devio
per usi e utenti non autorizzati.
3.2.
ALIMENTAZIONE
Uno
degli obiettivi prioritari della guerra economica
del Governo degli Stati Uniti contro Cuba, è stato
il settore dell’alimentazione. Produrre condizioni
che provochino la fame e la disperazione, è, in
virtù del Diritto Internazionale, come delitto di
genocidio e una violazione del diritto all’alimentazione
del popolo cubano.
Le
misure di blocco incidono sulle importazioni di
prodotti alimentari con destinazione alla
popolazione cubana, sia per il consumo diretto delle
famiglie che per il consumo sociale in scuole,
stabilimenti di anziani, ospedali, asilo nido, e
anche sul livello nutrizionale della popolazione, e
quindi, sulla salute.
Le
proibizioni imposte dal Governo degli Stati Uniti
all’esportazione di prodotti alimentari al
suddetto Paese, hanno provocato perdite per Cuba
pari ai 114 milioni di dollari nel 2002.
Il
fatto che le transazioni si realizzino in un solo
senso, impedisce anche l’uso razionale ed
efficiente del trasporto, giacché le navi debbono
ritornare in zavorre. Questo capita anche quando la
destinazione successiva della nave non è gli Stati
Uniti.
Per
esempio, i carichi sciolti che potrebbero registrare
un risparmio di circa 36% nei costi di spostamento.
Attualmente si fanno erogazioni dell’ordine di
15.50 dollari la tonnellata metrica a titolo di
nolo, quando la cifra potrebbe ridursi a circa 10.00
dollari, se le navi potessero caricare al rientro
verso gli Stati Uniti.
Il
regime di disparità commerciali corroborate nella
cosiddetta Legge di Riforme di Sanzioni Commerciali
e per l’Incremento delle Esportazioni di Stati
Uniti, datata ottobre 2000, anche se ha consentito
la vendita controllata di generi alimentari a Cuba,
è una prova palese che il blocco, lungo da
eliminarsi, mantiene la sua attualità, anche per il
rigore con cui si applicano le restrizioni
supplementare alle leggi precedenti già
autenticate.
Davanti
a questa realtà e malgrado le difficoltà ed i
limiti che hanno retto questo commercio
unidirezionale, l’acquisto di generi alimentari è
stato risultato di grossi sforzi dalle aziende di
ambedue i Paesi per concludere l’affare, il
contratto e la realizzazione delle operazioni.
Se si
potesse svolgere il commercio tra ambedue i Paesi
sotto condizioni normali, i benefici degli
agricoltori e dei consumatori nordamericani e di
tutti i cubani sarebbero notevoli.
Per
esempio se Cuba non avesse dovuto incorrere in spese
supplementare pari ai 22.4 milioni di dollari,
dovuto alle importazioni di generi alimentari da
altri mercati, avrebbe potuto acquistato l’anno
scorso sul mercato nordamericano con le suddette
risorse 52 000 tonnellate di grano per pane, 40 000
tonnellate di riso e 4 000 tonnellate di latte
intero in polvere, per arricchire la dieta di base
della popolazione cubana, con il conseguente
beneficio per i produttori statunitensi.
L’agricoltura,
un settore il cui sviluppo è chiave per la
produzione di generi alimentare e quindi per avere
una miglior qualità nell’alimentazione del popolo
cubano, ha subito danni per il blocco statunitense
pari a 108.5 milioni di dollari.
L’esportazione
di frutti tropicali cubani verso gli Stati Uniti era
un filone tradizionale nelle nostre esportazioni
prima del 1959. Se si prendono conto dei vantaggi
tariffari che offrono gli Stati Uniti alle
importazioni di frutti, Cuba potrebbe esportare
verso questo Paese 13 mila tonnellate di avvocato,
mango, noce di cocco, papaia, ecc. pari ai 25
milioni di dollari circa.
Nell’esportazione
degli agrumi e i loro derivati ci sono perdite a
causa del prezzo e del nolo, pari a 4.5 milioni di
dollari annui. Circa 50 % delle esportazioni attuali
potrebbero collocarsi sui mercati degli Stati Uniti,
tra l’altro, per le differenze nella data della
raccolta del pompelmo a Cuba e in Florida, il ché
consentirebbe l’accesso del prodotto cubano senza
concorrere con quello di casa.
I semi
di patata debbono essere importate pagando noli 50%
più costosi che se fossero acquistati sul mercato
statunitense. Solo a questo titolo, Cuba potrebbe
seminare 2 300 ettari in più e acquistare,
minimamente, 57 mila tonnellate supplementare, il
ché porterebbe beneficio al consumazione della
popolazione.
Inoltre,
il blocco impedisce l’accesso della produzione
animale di Cuba alle tecnologie di punta in materia
di mangime animale sviluppato dagli Stati Uniti. Se
gli agricoltori cubani avessero accesso alle
suddette tecnologie potrebbero, con l’attuale
massa di volatile in produzione, incrementare in 291
milioni di unità la produzione di uova e in 8 800
le tonnellate di carne volatile.
Il
costo diretto del blocco sulla produzione volatile
è pari ai 59.6 milioni di dollari annui. Solo per
il fatto di acquistare le materie prime per il
mangime volatile sui mercati lontani, questo settore
incorre in spese supplementare superiori ai 10
milioni di dollari.
Ugualmente,
le restrizioni imposte a Cuba per l’acquisto di
carburanti, pezzi di ricambio e attrezzatura
agricola, trasporto di carico, mezzi per la
protezione di piante e fertilizzanti, incidono
negativamente sulle rese delle produzioni agricole e
pastorizie. Il Paese deve importare annualmente
circa 35 mila pneumatici di tipo diverso, nel 80%
dei quali provengono dall’Asia e il resto dall’Europa
dell’est, il ché provoca perdite pari a mezzo
milione di dollari, solo a titolo di nolo.
Il
servizio veterinario è anche danneggiato dalle
pressioni che le autorità nordamericane esercitano
per ostacolare l’acquisto di materie prime per la
produzione di farmaci, attrezzatura e kits
diagnostici, questi ultimi prodotti unicamente da
ditte nordamericane nella maggior parte dei casi.
Tali misure incidono direttamente sull’attacco
alle piaghe che danneggiano la massa animale cubana,
alcune di esse introdotte sul Paese come conseguenza
di aggressioni biologiche nordamericane. Fare fronte
solo a due di queste piaghe: la dermatosi modulare
bovina e la barroasi nelle api costa al Paese circa
un milione di dollari annui.
3.3.
ISTRUZIONE
Tutti
i cubani hanno, senza distinzione o differenza di
genere, colore della pelle, credo politico o
religioso, uguale accesso ai mezzi d’istruzione in
modo gratuito, durante tutto il processo d’insegnamento,
compresso quello universitario.
Per
oltre quarant’anni il sistema d’istruzione
cubano ha subito numerose perdite come risultato
della guerra economica contro il Paese. L’aggravamento
della politica assassina del blocco nel decennio
scorso ha inciso negativamente sulla fornitura di
materiali di base per l’apprendistato degli
studenti cubani.
A
causa delle restrizioni imposte a Cuba dal blocco,
il potere d’acquisto per l’importazione di mezzi
e delle risorse destinate alle scuole cubane ha
diminuita in un 25 - 30% dai primi anni degli anni
’90, giacché essi debbono acquistarsi sui mercati
lontani, e a volte, a dei prezzi superiori. Solo nel
2002, Cuba ha importato dai mercati dell’Asia
mezzi pari a 11.7 milioni di dollari, che se fossero
stati acquistati sul mercato statunitensi avrebbe
consentito noli meno costosi e quindi maggior
quantità di merci con la stessa quantità di
denaro.
A
causa delle difficoltà negli acquisti, si è
danneggiata la fornitura di matite, quaderni e carta
di uso generale nel processo docente, che non supera
ancora la metà di quanto si acquistava nel 1989.
Con grossi sforzi, solo si stampa 50% dei bisogni di
libri e bibliografie complementare, al tempo che si
è verificato l’invecchiamento e deterioramento
dei laboratori di fisica, chimica e biologia nonché
delle officine di educazione nel lavoro nella scuola
media.
Uno
dei settori danneggiati è il Sistema Cubano di
Educazione Speciale. Sono numerosi gli esempli delle
difficoltà in questa sensibile attività umana,
come conseguenza del blocco.
Il
Paese ha dovuto importare gli apparecchi Braille
necessari per l’apprendimento di bambini cechi e
deboli visivi in altri mercati, pagando fino a 1 000
dollari ogni pezzo, quando avrebbe potuto
acquistargli negli Stati Uniti a 700 dollari.
Situazione simile si presenta nel caso dell’acquisto
della carta Braillon. Indispensabile in questo tipo
d’insegnamento.
Il
Programma Nazionale di costruzione di scuole
speciali si è visto anche danneggiato come
risultato di questa criminale politica. Se il blocco
cessasse ci sarebbe un cambiamento significativo
nell’Educazione Speciale, permettendo la
costruzione di tutte le scuole previste nel suddetto
programma e un inserimento nella società più pieno
e proficuo dei bambini e dei giovani disabili.
Malgrado
l’impatto avverso di tali danni sulle possibilità
di un maggior sviluppo di abilità e di capacità
dei bambini e dei giovani cubani, il Governo di Cuba
ha messo a disposizione numerose risorse e ha
formato un qualificato staff di docenti per
mantenere gli acquisti educativi e superare le sfide
imposte dal blocco.
Alle
carenze derivatesi dall’inasprimento del blocco,
si ha imposto la volontà politica del Governo
cubano di mantenere e di migliorare le conoscenze
del popolo, il ché si dimostra nello stanziamento
del 2003, di oltre 3 miliardi di pesos del
preventivo dello stato, il 23% del totale, per il
finanziamento del sistema educativo.
Malgrado
il riconoscimento internazionale dei suoi programmi
educativi, compresso quello dell’UNESCO, la
società cubana aspira a raggiungere livelli di
cultura generale ed integrale ancora più elevati,
per situarsi al primo posto nell’educazione e
nella cultura a livello mondiale. A questo scopo,
dal 2000, numerosi programmi educativi sono stati
messi a punto.
Tra i
suddetti programma possiamo citare il Programma d’Informatica
Educativa, il cui obiettivo è quello di dotare gli
stabilimenti docenti degli ordinatori necessari per
il lavoro di tutti gli studenti; il Programma di
Formazione d'Insegnanti, che garantisce la domanda
crescente d’insegnanti e il Programma per la
Formazione d’Istruttori d’Arte che consentirà
una migliore promozione dell’arte e della cultura
in ogni scuola e comunità.
D’altra
parte, nell’ambito del Programma Audiovisivo, si
è messo a portata del sistema educativo un
televisore per ogni classe di un massimo di 20
allievi. Sil lavora duramente per completare questa
modalità in tutte le classe del Paese e, si ha
avviato un nuovo programma che comprende anche la
Scuola Media.
Cuba
ha reiterato la sua disponibilità di condividere i
progressi di questa sfera con tutti i Paesi del
mondo, e ha offerto all’UNESCO le nuove
metodologie create dai docenti cubani.
3.4.
CULTURA
Per
oltre quarant’anni, il blocco ha privato i popoli
nordamericano e cubano dei messaggi ad alto valore
estetico del meglio della cultura di ambedue le
nazioni, limitando o proibendo la presenza a Cuba e
agli Stati Uniti dei principali esponenti del loro
arte e della letteratura. Le conseguenze negative
provocate dall’applicazione di queste assurde
sanzioni ai programmi di sviluppo culturale portati
avanti dal Governo cubano sono state importanti.
I
danni in questo settore si rispecchiano, tra l’altro,
nell’impossibilità di accedere al mercato di beni
e dei servizi culturali degli Stati Uniti per
acquistare i materiali necessari per la creazione e
l’insegnamento artistico, nonché per il
funzionamento delle industrie culturali. Si osserva
anche nell’impedimento di usufruire dell’esercizio
dei diritti intellettuali dei nostri creatori e nell’esclusione
di Cuba negli incontri emisferici di Ministri della
Cultura.
Una
delle misure più ridicole applicate dal Governo
statunitense è la proibizione agli artisti cubani
di fare rappresentazioni commerciali in quel Paese.
Gli artisti cubani non possono firmare contratti
commerciali di lavoro negli Stati Uniti e quindi,
ricevere onorari per i loro spettacoli, neanche in
beneficio dell’entità che gli rappresenta,
malgrado l’interesse degli imprenditori,
produttori e istituzioni di commercializzare la
produzione cultuale e artistica cubana.
Questo
mercato è stato storicamente uno spazio abituale
delle presentazioni dei musicisti cubani in un
quadro fondamentale di confronto artistico ad alta
importanza per la loro promozione e produzione
discografica. Sono nel periodo compresso tra maggio
2002 e aprile 2003, 32 unità artistiche cubane
hanno fatto 497 presentazione negli Stati Uniti, le
quali, per la loro qualità y capacità di
convocazione, avrebbero dovuto ricevere più di 13
milioni di dollari.
Il
diritto di autore e il pagamento a questo titolo è
riconosciuto in quasi tutti i Paesi del mondo.
Tuttavia, gli intellettuali cubani sono privati di
questo diritto negli Stati Uniti, a causa delle
restrizioni del blocco.
Anche
se nel 1994 il Congresso nordamericano ha modificato
la Legge per il “libero commercio di idee”
tramite l’Ammendamento Berman, secondo il quale
riconosce che i compositori cubani possono
beneficiare del pagamento del diritto di autore per
l’interpretazione pubblica delle loro opere e per
la loro diffusione alla radio, le entità
nordamericane mantengono la negativa di stabilire
negoziazioni o relazioni di lavoro con i nostri
editori.
Come
risultato di questa situazione, i pagamenti ai
creatori cubani sono congelati presso le banche
nordamericane e sono stati messi illegalmente a
disposizione delle società di autori degli Stati
Uniti, il ché priva ai veri proprietari del loro
godimento.
D’altra
parte, le banche nordamericane ritardano il
trasferimento di fondi ai sensi della suddetta
legge, con il pretesto di evitare il rischio di
commettere una violazione dei regolamenti stabiliti
dal blocco e verificati dall’OFAC, con la
conseguente perdita nel loro valore monetario.
Un
danno di particolare significazione è l’inesistente
partecipazione istituzionale cubana sul mercato
nordamericano dell’arte. Non è possibile
partecipare alle rinfusa come quelle di Christie’s
y Sotheby’s , né alle Fiere d’Arte come quelle
di Art Miami y Art America , né si possono fare
mostre commerciali. Se si tiene conto che in questo
Paese si trovano le Gallerie e le Fiere più
importanti del mondo, sono incalcolabili i
pregiudizi ai nostri creatori nell’essere
emarginati.
Autori
cubani di fama internazionale si sono visti nell’impossibilità,
in grande misura, di essere pubblicati negli Stati
Uniti, il ché ha prodotto un significativo danno
culturale ed economico, non sempre quantificabile.
Il
mercato del libro ispano parlante è uno dei più
rilevanti del Paese. Rimanere all’infuori di
questo mercato, o parteciparci in modo limitato a
causa dei grossi ostacoli burocratici, tariffari e
di trasferimento, provoca che i nostri libri siano
esclusi o non competitivi.
I
rapporti commerciali avviatisi con eventuali
distributori del libro cubano, sono stati anche
danneggiati. Sono notorie le pressioni e le sanzioni
applicate a controparti statunitensi e anche a Paesi
terzi, che danneggiano i loro rapporti e
partecipazione a incontri che hanno a che vedere con
il libro, come la Fiera di Miami. Per esempio, la
cancellazione delle negoziazioni su pubblicazioni
con destinazione a Miami tramite la ditta Lecturum,
la cui sede principale si trova nel Messico.
L’aumento
dei prezzi dei materiali che l’industria dell’arte
necessita importare, data l’impossibilità di
acquistargli sul mercato nordamericano, e la
conseguente elevazione dei noleggi, hanno effetti
particolari sulla cultura nazionale.
Da
questo danno non è risparmiato alcun settore dell’intellettualità
cubana. Tra i casi più significativi si trova
quello del Ballet Nacional de Cuba, istituzione di
fama internazionale, che non può acquistare agli
Stati Uniti l’abbigliamento e altri prodotti
necessari per le scenografie e attrezzo, il ché
produce difficoltà nelle loro presentazioni e
importanti erogazioni finanziere supplementare.
Per il
Fondo Cubano di Beni Culturali, l’impatto del
blocco nelle importazioni dell’azienda è uno dei
suoi principali problemi. Un esempio illustrativo è
l’acquisto di cristalli Spectrum utilizzati dagli
artigiani nella fabbricazione di lampade mediante
tecniche tradizionali di cristallo piombato, nonché
in altre opere di decorazione a arredamento. Il
cristallo opalino per lampade si può acquistare a
12.00 dollari il metro quadrato sul mercato
statunitense, mentre in Italia si deve pagare a
41.00 dollari e in Spagna a 36.00 dollari.
Lo
stesso danno si verifica in prodotti come vernici,
olio, acrilici, materiali per preparare sopporti
come gesso, stoffe tela di lino, cottone, stampati o
meno, pennelli, vernici, ecc.
Cuba
ha perso importanti distributori da altri Paesi, a
partire dall’assorbimento di tali aziende da
entità statunitensi. Ecco il caso delle perdite
finanziarie subite dall’azienda discografica
cubana EGREM, che ha dovuto sostituire il suo canale
di distribuzione in Spagna perché l’azienda
Distrimusic S.A. è stata assorta dalla Warner, che
non era disponibile a continuare a lavorare con
Cuba.
Gli
ostacoli perché i collezionisti statunitensi
accedano all’arte cubano danneggia non solo Cuba
ma anche i cittadini di quel Paese. Molti “dealers”
e galleristi potrebbero dare valore alle loro
collezioni con arte cubano, e anche, aprire nuovi
circuiti commerciali a partire dal talento e ampio
movimento nella plastica e nell’artigianato
cubano. Ma, a causa dei limiti imposti dal blocco a
questo mercato, il suddetto acceso si verifica
tramiti terzi, con i conseguenti dubbi e
interroganti sull’autenticità dell’opera e la
legalità della sua appartenenza.
Altro
danno più palese è che l’OFAC proibisce ai
cittadini nordamericani entrare in coproduzioni
cinematografiche con cubani. Inoltre, questo Ufficio
ai cittadini di quel Paese entrare in coproduzioni
con terzi per la produzione di materiali informativi
che coinvolgano transazioni con Cuba o con nazionali
cubani. Questa proscrizione è stata particolarmente
negativa per l’Instituto Cubano del Arte e
Industria Cinematográficos (ICAIC), per l’impossibilità
di fornire servizio a svariate produzioni filmiche
che avrebbero dovuto girarsi a Cuba.
Un
progetto sulla vita del noto scrittore nordamericano
Ernest Hemingway ha dovuto essere lasciato da parte
davanti alle proibizioni del blocco, il ché ha
impedito l’ingresso di 3 milioni di dollari a
entità cubane.
Per lo
stesso motivo, altro progetto che avrebbe affrontato
la vita di una figura storica del continente
americano è stato lasciato da parte perché,
secondo si è spiegato, il “clima ostile” degli
Stati Uniti nei confronti di Cuba avrebbe implicato
rischi per i partecipanti. Il suo preventivo sarebbe
stato di 50 milioni di dollari circa, e si ritiene
che venticinque di essi sarebbero stati benefici per
Cuba.
Malgrado
gli effetti avversi del blocco, lo sviluppo
culturale del popolo cubano non si è fermato nell’arco
di questi quarantaquattro anni. Il Governo cubano,
consapevole che la cultura generale e integrale
rende degno e libera sempre di più le potenzialità
creative dell’essere umano, negli ultimi anni ha
avviato programmi mirati ad aumentare le conoscenze
culturali del popolo a livelli senza precedenti.
Senza
la cultura non c’è libertà. La certezza di
questo pensiero, che non si limita alla cultura
artistica, ma che implica il concetto di una cultura
generale integrale, includendo la formazione
professionale e conoscenze elementari di una vasta
gamma di discipline legate alle scienze, le lettere
e le umanità, incoraggia oggi gli sforzi del Paese.
4.
DANNI NELL’AMBITO DELL’ESPORTAZIONE E DEI
SERVIZI
L’ingiusta
politica di blocco economico, commerciale e
finanziario imposto dal Governo degli Stati Uniti
contro Cuba incide in modo sempre più negativo sull’attività
del commercio estero.
Le
arbitrale regolamentazioni e legislazioni che
articolano questa politica perniciosa contro il
Paese, continuano danneggiando lo sviluppo economico
e il benessere sociale del popolo cubano, cagionando
perdite significative di risorse e di valuta. Si
stima che nel 2002 il blocco statunitense ha
provocato danni al commercio estero cubano pari ai
685 milioni di dollari, cifra che supera quelli del
2001 pari ai 41.8 milioni di dollari.

Nel
2002 le perdite per Cuba per contratti a prezzi più
alti di quelli che avrebbe avuto in condizioni
normali sono stati pari ai 403.5 milioni di dollari.
A titolo di condizioni di finanziamento più
sfavorevoli, il Paese ha perso 62.3 milioni di
dollari, e altri 65.8 milioni di dollari da costi
superiori di trasporto e nolo.
Aggiuntivamente,
per entrate non percepite, le esportazioni cubane
danneggiarono in 119.2 milioni di dollari. Con tali
risorse Cuba avrebbe potuto acquistare 100 mila
tonnellate di pollo, uguale quantitativo di mais e
grano per pane, mezzo milione di tonnellate di riso
(paddy) e 20 mia tonnellate di fagioli di soja.
Tra
gli elementi che danneggiano di più le esportazioni
cubane si trova il costo del nolo, i tipi di
cambiamento (provoca che i prezzi subiscano le
incidenze nel quotarsi, fatturarsi e incassarsi in
monete diverse), prime di assicurazione su carichi e
nolo, operazioni bancarie, aumento dei rischi e dei
danni a merci nell’incorrere in lunghe traversate,
stoccaggio di prodotto fino ad avere i quantitativi
per grosse spedizioni e la surprima dell’assicurazione
per l’uso di navi con 20 anni o più.
Tutti
i settori dell’economia cubana subiscono dei danni
a causa del blocco.
Si
stima che i danni alle esportazioni cubane di
zucchero greggio sono stati di 182.9 milioni di
dollari circa nel 2002, di cui 179.3 milioni di
dollari sono stati risultato dell’impossibilità
di partecipare sul mercato nordamericano, dove Cuba
avrebbe dovuto collocare oltre 800 tonnellate di
zucchero a prezzi preferenziali, secondo il Sistema
di Quote per Paesi stabilito dal Dipartimento di
Agricoltura degli Stati Uniti (USAD) nel 1982, dal
quale è esclusa.
I
limiti imposti dalla Legge Torricelli hanno
provocato, a titolo d’incremento dei noli, perdite
di circa un milione di dollari nelle importazioni di
carburanti durante l’anno 2002.
Ugualmente,
le società petrolifere che attualmente hanno
contratti per operazioni di perforazione a Cuba,
sono costrette di assumere prodotti e servizi ad un
costo un 25% superiore del normale. Questo ha
rappresentato nel 2002, pagamenti in eccesso del
valore di 157.7 milioni di dollari.
Nelle
esportazioni di nichel si sono fatti spese
supplementare pari ai 6.56 milioni di dollari a
causa dell’uso d’intermediari per collocare il
prodotto sul mercato mondiale, gli ostacoli nella
realizzazioni di spedizioni periodiche mediante
linee internazionali e la lontananza dei mercati,
tra l’altro.
Gioverebbe
solo menzionare i danni cagionati dal blocco alle
importazioni dell’azienda cubana “Pedro Sotto
Alba-Moa Nickel S.A.”, per dimostrare l’importante
danno che subisce questo ramo dell’economia. Solo
nel 2002, questa azienda ha fatto delle spese in
eccesso superiori ai 9.76 milioni di dollari, a
titolo di nolo, a causa della distanza dei mercati.
Il
settore delle telecomunicazioni ha subito perdite
milionarie, in attività di telefono basico e senza
cavo, sistemi di allarma, commercio elettronico e
comunicazioni postali, ecc. solo in questa attività
telefonica, le perdite sono pari ai 21.7 milioni di
dollari, negli ultimi dodici mesi.
Una
delle aziende di questo settore, CUBACEL, si è
vista danneggiata dall’impossibilità di
concludere accordi di roaming automatico con gli
operatori di telefonini del continente americano,
giacché tutte le aziende incaricate di fornire il
segnale tra gli operatori della norma TDMA e i
formati stabiliti per lo scambio di schedari di
fatturato, sono statunitensi, e gli è stata
denegata l’autorizzazione dal Dipartimento del
Tesoro per agevolare tali servizi. Questi danni si
stimano in 2 milioni di dollari.
Il
blocco contro Cuba ha inciso sfavorevolmente sulle
esportazioni e importazioni di acciai. Nel caso dell’acciaio
inossidabile, che contiene tra le sue componenti il
nichel, le esportazioni conoscono seri danni a causa
della proibizione di entrata negli Stati Uniti di
prodotti che contengano questo metallo cubano. In
genere, l’industria dell’acciaio perde 10
milioni di dollari annui come conseguenza delle
restrizioni del blocco.
Davanti
alla proibizione di utilizzare il dollaro degli
Stati Uniti nelle sue transazioni commerciali e
finanziaria estere, Cuba è costretta a fare le
suddette operazioni in monete di Paesi tersi, anche
se i suoi principali prodotti d’importazione e di
esportazione si quotizzano sul mercato mondiale
nella moneta statunitense. Questo ha provocato
numerose perdite economiche a causa dei movimenti
apprezzativi e non apprezzativi del dollaro nei
confronti delle monete dei principali soci
commerciali del Paese, nel dovere assumere le
esportazioni nella moneta nordamericana e fare gli
incassi in altre monete.
Quanto
sopra detto significa un incremento dell’esposizione
ai rischi cambiari, che gli imprimono un maggior
clima d’incertezza ai processi di pianificazione e
di gestione economica reale, il ché si traduce in
maggiori costi operativi.
I
danni nel settore del tabacco, chiave per le
esportazioni del Paese, sono stati pari ai 61
milioni di dollari. Solo l’azienda Habanos S.A.
ha avuto perdite di 18 milioni di dollari.
L’industria
alberghiera non è risparmiata degli effetti
negativi della politica di blocco, che hanno maggior
incidenza se si tiene conto che questa industria è
la principale fonte di entrate dell’economica
nazionale.
Due
esempi che illustrano i danni al settore alberghiero
cubano sono:
Utell
Internacional è un sistema globale di
prenotazioni, che aveva assunto i suoi servizi con
l’azienda Cubanacan dal 1993. L’ufficio
centrale di Utell si trova a Omaha, Stati Uniti,
ma gli uffici del Messico e del Regno Unito erano
incaricati di tutto quello legato alla
destinazione Cuba. Il contratto è stato fatto
direttamente con l’ufficio del Regno Unito. Le
sue prenotazioni si verificavano soprattutto
mediante due vie: tramite l’Internet o l’e-mail.
Negli ultimi tre anni si avevano venduto
prenotazioni pari a 3 milioni di dollari circa.
Questa
società è stata acquistata dalla nordamericana
Pegasus Solution e da quel momento ha cominciato a
diminuire il numero di prenotazioni, nei confronti
degli anni precedenti. Nel settembre 22002, come
conseguenza della continua pressione, Utell ha
comunicato alla sua controparte cubana che,
essendo una sussidiaria di una società
nordamericana e dalle raccomandazioni del suo
dipartimento legale, era costretta a concludere
ogni rapporto con hotel a cuba, il ché si è
messo in pratica immediatamente. Per tale motivo,
dal gennaio 2002 fino ad aprile dell’anno in
corso, gli hotel di Cubanacan hanno perso 1.4
milioni di dollari, solo dalla rottura di questo
contratto.
Nel
marso 2002, l’Ufficio a Londra del Gruppo
alberghiero “Jardines” ha fatto conoscere il
suo interesse di esplorare il mercato cubano,
Questo ha motivato che uno dei suoi soci negli
Stati Uniti facesse conoscere la propria “inquietudine”
riguardante le operazioni con Cuba, in franca
allusione al blocco e ai suoi eventuali
implicazioni.
Come
conseguenza, il suddetto Gruppo ha detto all’Ambasciata
di Cuba al Regno Unito la possibilità di
riprendere il suo interesse qualora si
normalizzassero i rapporti tra Cuba e gli Stati
Uniti.
Oltre
alle suddette restrizioni, la legislazione
nordamericana sul blocco stabilisce la proibizione
ai cittadini statunitensi di viaggiare a Cuba,
misura che è una violazione del diritto
costituzionale di questi cittadini di viaggiare
liberamente a qualunque Paese.
Tale
misura ha un impatto negativo sull’industria
turistica cubana. Studi dell’Università di
Colorado, a Denver, e della ditta consulente “The
Brattle Group”, indicano che se le restrizioni di
viaggi a Cuba fossero eliminate, il settore
turistico cubano entrerebbe circa 576 milioni di
dollari solo nel primo anno.
Inoltre,
i suddetti studi ritengono che con l’eliminazione
di queste sanzioni, il numero di turisti che
potrebbe viaggiare a Cuba nelle crociere potrebbe
essere di mezzo milione annuo, che spenderebbero
circa 70 milioni di dollari nel Paese.
L’aviazione
civile ha anche subito perdite di milioni l’anno
scorso.
La
politica di blocco, anche violando le norme e
precetti dell’Accordo sull’Aviazione Civile
Internazionale ( Convenzione di Chicago), e con
particolare riguardo ai sensi dell’Articolo 44,
relativo ai fini e agli obiettivi dell’Accordo,
dimostra il tentativo d’isolare Cuba del sistema
internazionale.
Le
perdite in questo settore nell’ultimo anno sono
pari ai 142.6 milioni di dollari, le cui cause sono
le stesse contenute nel Rapporto inviato da Cuba al
Segretario Generale nel 2002 . Tra cui si sottolinea
l’impossibilità di acquistare e noleggiare aerei
ad alta efficienza.
A
causa di questa restrizione Cuba non può acquistare
aerei fabbricate negli Stati Uniti, ed è costretta
a farlo ad altri fornitori con il conseguente
incremento dei costi, a causa della proibizione di
operare sul mercato nordamericano. L’azienda
Cubana de Aviación ha dovuto fare pagamenti
supplementari di aerei A320 e DC10
L’ammontare
totale dei danni sopra menzionati comprende solo
quelli che sono quantificabili, quindi la cifra
reale è superiore.
5.
PREGIUDIZI CAGIONATI ALLO SCAMBIO ACCADEMICO,
SCIENTIFICO, CULTURALE E SPORTIVO TRA IL POPOLO
CUBANO E NORDAMERICANO
Il
libero scambio accademico, scientifico, culturale e
sportivo tra i popoli, è un diritto ampiamente
riconosciuto dalla comunità internazionale. Nessun
popolo, come il cubano e il nordamericano, è stato
sottoposto a parecchi limiti in questo ambito.
La
restrizione alla libertà di viaggi, mediante le
sanzioni e le minacce contro i cittadini
statunitensi che vogliano visitare Cuba, nonché la
negazione di visti a scienziati, artisti, sportivi e
altre personalità cubane, sono le misure più usate
per frenare questo scambio.
Ci
sono numerose regolamentazioni che impediscono
viaggiare a Cuba ai cittadini nordamericano, Le
sanzioni stabilite dalla violazione delle suddette
regolamentazioni possono arrivare ad una sentenza di
10 anni di privazione di libertà, multe di un
milione di dollari per le corporazioni e 250 mila
per i particolari. Possono anche applicarsi sanzioni
a civili di perfino 55 mila dollari per ogni
violazione.
L’assurdo
di questa politica si illustra nell’esempio
seguente: Nel novembre 2002 a Honolulu, si è tenuta
l’Assemblea Annua dell’Associazione Americana di
Agenzie di Viaggi ( ASTA). Il suddetto incontro
includeva un Seminario sul potenziale dei viaggi di
statunitensi a Cuba. Il Vicepresidente dell’ASTA,
signor Paul Ruben, ha dichiarato alla stampa che “l’ASTA
non aveva mai portato avanti un programma che fosse
tanto regolato. I partecipanti hanno dovuto firmare
schede dichiarando che loro intendevano che
viaggiare a Cuba era soggetto a severe restrizioni”.
Questo seminario aveva solo fini educativi e
informativi.
Ugualmente,
con la chiara intenzione di evitare che il popolo
nordamericano conosca la verità su Cuba, s’impongono
restrizioni per l’entrata agli Stati Uniti di
personalità cubane. I visti possono essere
denegati, si producono ritardi nella loro consegna e
s’impongono procedure amministrativi che implicano
una maggior difficoltà nelle pratiche per coloro
che gli chiedono (incontri personali ai domandanti,
impronte dattilici, incremento nel pagamento per le
nuove pratiche, ecc)
Ogni
giorno un numero sempre più grande di cittadini e
di congressisti nordamericani fanno conoscere il
loro disaccordo con questa politica. Tuttavia, l’attuale
Amministrazione non solo la mantiene in vigore ma l’aggrava.
D’altra
parte, quando un numero crescente d’istituzioni
educative degli Stati Uniti viaggiava all’Isola,
il Governo statunitense, nella sua scalata
aggressiva contro Cuba, ha annunciato il 24 marzo
scorso, nuove misure per restringere ancora di più
questi scambi. In virtù di esso, per esempio, i
genitori di giovani statunitensi che intendevano
studiare a Cuba, dovranno avere un’autorizzazione
speciale per rendere visita ai loro figli.
E’
per caso razionale questa politica? A chi favorisce
la stessa oltre l’estrema destra nordamericana e
la mafia terrorista di origine cubana di Miami?
Di
seguito si elencano solo alcuni casi che illustrano
quanto sopra detto.
Non è
stato conferito il visto agli artisti cubani
nominati ai premi Grammy Latino 2002. Musicisti
della dimensione di Chucho Valdés, Lázaro Ross, il
gruppo Sampling e Equis Alfonso, non hanno potuto
partecipare alla cerimonia di premiazione, cosa
inspiegabile se si tiene conto che alcuni di loro
avevano visitato spesse volte gli Stati Uniti.
Ci
sono casi dove gli Stati Uniti conferiscono il visto
a gruppi artistici, senza conferirlo ad alcuno dei
suoi membri. Per esempio, l’orchestra Aragón,
invitata a fare una gita per varie città del Paese,
e che aveva anche fatto una presentazione alla sede
delle Nazioni Unite, senza che fosse conferito il
visto a Roberto Espinosa e Rafael Lay, quest’ultimo
il direttore del gruppo.
E’
utile tenere presente che nel competitivo mercato
dell’arte, gli spazi per presentazioni,
prenotazioni di viaggi e alloggi, i contratti dell’infrastruttura
necessaria, ecc. esigono pagamenti in anticipo dagli
agenti e promotori. Le difficoltà per garantire la
presenza degli artisti negli scenari pattuiti, con
mesi e anche anni in anticipo, significano un enorme
rischio nel caso degli artisti cubani giacché non
si può mai garantire la loro presenza ai luoghi
previsti, davanti all’eterna minaccia della
negazione dei visti o del conferimento in ritardo.
Ovviamente,
questo provoca la reticenza degli agenti nel
pianificare gite per gli artisti cubani, perché
anche se loro possono essere altamente desiderati in
certi circuiti, festival e altri scenari, la
possibilità d’incorrere in perdite di risorse
limita in modo crescente l’interesse degli agenti
e degli organizzatori d’incontri.
Il
chitarrista statunitense Ry Cooder, uno degli
artigiani del successo internazionale di Buena Vista
Social Club, è stato costretto dal suo governo a
sospendere la collaborazione con musicisti cubani.
Il governo de Presidente George W. Bush gli ha
proibito di lavorare con musicisti del paese delle
Antille e gli ha imposto una multa di 100 mila
dollari, ai sensi del blocco. Cooder ha lavorato con
artisti cubani come Compay Segundo, Omara Portuondo,
Eliades Ochoa e Ibrahím Fferrer, vincitori di un
Grammy per Buena Vista Social Club e nominati agli
Oscar grazie al documentario omonimo del cineasta
tedesco Win Wenders.
Quali
sono i motivi che giustificano che le autorità
nordamericane si attribuiscano il diritto di
censurare la musica e l’arte mondiale al quale
possono accedere i loro cittadini? Come è possibile
che le loro pretese di dominazione egemonica
impediscano il godimento del diritto allo scambio
culturale, scientifico, tecnico ed educativo tra i
popoli di Cuba e degli Stati Uniti, autenticato in
numerosi strumenti internazionalmente riconosciuti
di diritti umani?
Nel
caso dello sport, in appena 11 mesi, sono stati
negati i visti a 39 sportivi che avrebbero dovuto
partecipare in cinque incontri internazionali tra
cui il Campionato Mondiale di Pallacanestro
Maschile, nel dicembre 2002, a Porto Ricco, e la
Coppa Mondiale di Lotta libera, nell’aprile 2003.
A
scienziati cubani sono state denegate più di dieci
domande di visti in solo un anno. Ad esempio, al
dott. Luis Herrera, Direttore Generale del noto
Centro d’Ingegneria Genetica e di Biotecnologia,
non è stato concesso il visto d’entrata negli
Stati Uniti per partecipare a due incontri su
vaccini, includendo la “Conferenza Internazionale
su vaccini e immunizzazione”, organizzata dall’Organizzazione
Panamericana della Salute.
La
demenza irrazionale nell’applicazione di queste
sanzioni arriva ad un punto che, danneggia anche l’Organizzazione
delle Nazioni Unite. Basta ricordare il rifiuto del
visto a Eusebio Leal, Storico della Città dell’Avana,
che era stato invitato dal signor Koffi Annan,
Segretario Generale delle Nazioni Unite per
partecipare ad un incontro con tutti gli
Ambasciatori di Buona Volontà e Messaggeri della
Pace, distinzione che ostenta Leal.
Ugualmente
è successo con la partecipazione di altri
funzionari e diplomatici cubani a incontri
internazionali, in sedi radicate sul territorio
statunitense. Il 13 marzo 2003, è stato denegato il
visto per partecipare alla riunione del Consiglio
del Fondo per l’Ambiente Mondiale ( GEF ) , al
Direttore di Collaborazione Internazionale del
Ministero di Scienza, Tecnologia e Ambiente, ed a
una specialista della stessa Direzione. Il primo
avrebbe dovuto rappresentare gli interessi dei 16
Paesi dei Caraibi al Fondo, tenendo presente che
Cuba è il Membro per questa zona.
L’inasprimento
della politica di sanzioni dell’attuale
amministrazione nordamericana in materia di viaggi a
Cuba è stato segnato per l’invio di centinaia di
lettere dal Dipartimento del Tesoro, l’applicazione
di centinaia di multe e la persecuzione e tentativo
di sottoporre a processi a cittadini nordamericani
residenti negli Stati Uniti per “presunta
violazione del blocco contro Cuba” e delle
proibizioni di viaggi.
L’OFAC
minaccia le istituzioni e le organizzazioni che
hanno previsto visitare Cuba. Ci sono numerose le
pressioni esercitate sulle Organizzazioni non
Governative che hanno autorizzazione per viaggiare,
perché si subordinino agli interessi anticubani del
Governo. Inoltre ritardano i processi di
conferimento di autorizzazioni o negano il loro
conferimento come metodo di pressione.
L’esempio
più recente è quello dell’Organizzazione non
Governativa nordamericana “Population Services
Internazional” (PSI) che ha tre progetti di
collaborazione assieme al Centro Nazionale di
Prevenzione dell’AIDS del Ministero della Sanità
di Cuba e l’ONUSIDA . Il progetto sono orientati
al commercio di preservativi a livello nazionale, e
le campagne di promozione e di diffusione per la
prevenzione della malattia.
La PSI
è riuscita a rinnovare la sua autorizzazione presso
il Dipartimento del Tesoro nell’aprile 2003, a
condizione che la cooperante nel progetto, Pamela
Rita Faura, che radicava temporalmente a Cuba come
parte dello stesso, si fermasse solo due settimane
al mese sul territorio nazionale. Questo l'obbliga a
viaggiare continuamente a Paesi vicini per tornare a
Cuba ulteriormente, per dare seguito al suo lavoro.
L’obiettivo della misura è quello di forzare
questa Organizzazione non Governativa a ritirarsi
del nostro Paese a causa delle spese di viaggio come
risultato di questa misura.
La
sostenuta applicazione della politica di blocco dal
Governo degli Stati Uniti è una chiara sfida alla
maggioritaria opinione pubblica nordamericana e ai
valori della comunità di nazioni in quanto agli
scambi culturali, accademici, scientifici e
sportivi.
6.
DANNI AD ALTRI SETTORI DELL’ECONOMIA NAZIONALE
umerosi
sarebbero gli esempi che dimostrano le privazioni e
le difficoltà che confronta il popolo cubano da
oltre quarant’anni.
Tra
cui figurano:
La
società nordamericana Lifeline Technology è la
sola produttrice di Monitori di Viali per Vaccini
(VVM in inglese). Nel 1999, con motivo della
partecipazione di uno dei suoi scienziati alla
Conferenza di Biotecnologia Habana ’99, la
società ha ricevuto una lettera dell’OFAC, che
ricordava la proibizione di ogni scambio
commerciale, finanziario o transazioni di viaggi
con Cuba
D’altra
parte, anche se l’Organizzazione Mondiale del
Commercio ha agito come intermediaria perché il
Dipartimento del Tesoro autorizzasse la vendita
dei VVM a Cuba, questa non ha avuto luogo. Come
risultato, l’UNICEF non ha conferito al Paese
contratti di acquisto del vaccino cubano contro l’Epatite
B per il 2003, giacché non si contava con i
suddetti monitori.
Il
rum Havana Club è stato uno dei marchi nazionali
più danneggiati dalla politica di blocco. L’approvazione
della Sezione 211 degli Stati Uniti, approvata
mediante procedure fraudolenti con l’appoggio di
legislatori molto legati agli interessi
anticubani, ha privato l’azienda mista cubano
francese “Havana Club Holdin” dei propri
diritti per registrare ed eventualmente
commercializzare questo rum negli Stati Uniti.
I
pregiudizi cagionati dall’impossibilità di
vendere il rum sul territorio nordamericano, sono
pari a circa 38 milioni di dollari. Inoltre, a
titolo di spese legali nell’assumere la difesa
internazionale del marchio “Havana Club, in
litigio commerciale con la Società Bacardí, si
sono spesi 625 mila dollari.
A
questo si aggiunge il sequestro dal Dipartimento
del Tesoro degli Stati Uniti dei pagamenti per le
vendite a clienti di altri Paesi, i cui fondi
hanno transitato da banche nordamericane, con il
conseguente sequestro.
Le
leggi di blocco impediscono a Cuba accedere a
finanziamenti da organismi multilaterali e
regionali di sviluppo. Nel primo esercizio fiscale
2002, la Banca Mondiale e la Banca Interamericana
di Sviluppo hanno approvato prestiti per progetti
in America Latina pari a 4 365.8 milioni di
dollari e 4 548.0 milioni di dollari,
rispettivamente. Se Cuba avesse accesso a tali
prestiti, nel 2002 avrebbe potuto ottenere circa
200 milioni d dollari per garantire la messa a
punto d’importanti opere sociali e d’infrastruttura
nel Paese, come la ripresa costruttiva e
tecnologica di numerose installazioni sanitarie,
ad esempio.
Il
Laboratorio di Tropicalizzazione, LABET, unico del
suo tipo in funzioni a Cuba e nell’America
Latine e nei Caraibi, non può scambiare
esperienze con il suo unico omologo nella regione,
“ATLAS” -Q- LAB(Material Testing Solutions),
giacché esso è un laboratorio del Governo
nordamericano. Inoltre è molto difficile l’acquisto
di attrezzatura, materiale monouso, utensili da
laboratorio e reagenti chimici, necessari per il
lavoro, giacché non si possono acquistare
direttamente sul mercato statunitense.
L’Istituto
Cubano di Radio e di Televisione (ICRT), acquista
95% dei suoi prodotti ad un prezzo 20 - 30%
superiore di quello che costerebbe se fosse
acquistato ai fabbricanti o ai distributori
principali radicati negli Stati Uniti. Nel 2002 l’Istituto
voleva acquistare quattro Link di Microonde , che
ha cercato di acquistare tramite il Canada. Quando
il fabbricante ha conosciuto quale era la sua
destinazione finale ha cancellato la vendita,
questo ha costretto a fare l’acquisto in Europa
ad un costo molto superiore.
L’azienda
canadese CEGERCO si è rifiutata all’esecuzione
del progetto Muro Schermo dell’Hotel “Anexo”
Parque Central, spiegando aver un’azienda mista
negli Stati Uniti e che i suoi soci avevano
indicato che non potevano lavorare con Cuba.
I
pregiudizi calcolati alle aziende importatrici del
Ministero Edile, dal giugno 2002 fino ad aprile
2003 sono pari ai 7.8 milioni di dollari. Queste
risorse avrebbero potuto destinarsi al ricupero
delle 69 726 abitazioni danneggiate dai fenomeni
naturali recenti (uragani e copiose piogge), che
finora non sono state ristrutturate, malgrado gli
sforzi dal Governo cubano, che è già riuscito a
ricuperare 52 413 abitazioni.
In
un progetto finanziato dal Programma delle Nazioni
Unite per lo Sviluppo (PNUD) nella sfera dell’informatica,
messo a punto assieme al Centro d’Ingegneria
Genetica e di Biotecnologia (CIGB), l’azienda
canadese Imaging Research Inc, si è rifiutata a
consegnare software già pagati, perché il suo
principale proprietario era una società
nordamericana.
Anche
se circa 80 crociere circolavano settimanalmente
per l’arcipelago cubano, partendo da porti del
Florida con destinazione ad altri dei Caraibi. L’America
Centrale o l’America del Sud, si priva Cuba
dello stabilimento di linee regolari con scali
settimanali nei nostri porti, malgrado l’interesse
da più di una società di crociere.
Il
sistema imprenditoriale del Ministero di Trasporto
ha subito danni pari a 96 milioni di dollari come
risultato della proibizione alle navi che
commerciano con Cuba di toccare porti
nordamericani, l’impossibilità di utilizzare il
dollaro nelle transazioni ed il rincaro nell’acquisto
di attrezzatura, tra altri limiti e proibizioni
del blocco.
Dal
2000 si realizza un progetto di commercio
elettronico a Santiago de Cuba, con l’appoggio
dell’Unione Internazionale delle
Telecomunicazioni (UIT). Il suo obiettivo è
permettere che i produttori della zona orientale
di Cuba possano vendere i loro beni e servizi via
Internet, soprattutto ai Paesi dei Caraibi. Il
progetto è paralizzato giacché non conta sulla
tecnologia di certificati digitali, perché i suoi
fornitori sono aziende degli Stati Uniti alle
quali hanno proibito di fornire questa tecnologia
a Cuba.
Inoltre,
dall’impossibilità di accedere alle tecniche di
crittografia indispensabili per il commercio
elettronico, Cuba è limitata a partecipare al
programma che sviluppa l’Unione Internazionale
di Telecomunicazioni. Un esempio palese di queste
restrizioni appare sul sitio web: http://channels.netscape.com/ns/browsers/download/isp.
L’industria
peschiera cubana ha anche subito importanti
perdite derivate delle ingiuste misure che impone
il blocco. Solo nel periodo compresso da giugno
2002 e aprile 2003, le perdite quantificate erano
di oltre 3.67 milioni di dollari. Con tali fondi
si avrebbero potuto acquistare 5 401 tonnellate di
pesce destinate alla popolazione.
L’attività
cubana di assicurazione e riasicurazione di
operazioni è stata ostacolata dalla prevalenza
del capitale statunitense sul mercato finanziario,
che motiva la dilazione nell’esecuzione delle
suddette operazioni, restrizioni del mercato, e l’alto
incremento del costo a titolo del cosiddetto “Rischio
Cuba”. Attualmente, 90% del mercato di Lloyds,
la maggior e più importante casa d’assicurazione
internazionale, è centrato sul capitale
corporativo statunitense, per tale motivo Lloyds
non può operare a Cuba, il ché implica una
restrizione sostanziale del mercato disponibile
per il Paese e, quindi, tariffe non competitive.
Nelle
operazioni di riassicurazione delle agenzie di
assicurazione del credito all’esportazione si
evidenzia anche la situazione recedente. Le
assicurazioni all’esportazione a Cuba sono 30%
più costosi che i livelli medi, questo a causa
del controllo del mercato da società
statunitensi. Quindi, Cuba deve pagare di più per
le sue protezioni.
A
causa del blocco, Cuba non può acquistare
direttamente ai produttori di lubrificanti e di
additivi, materia prima fondamentale per la
produzione di lubrificanti finiti. Questo provoca
un rincaro del costo delle importazioni. Per
esempio, nel 2002, l’Azienda CUBAMETALES ha
pagato 8.6 milioni di dollari addizionali giacché
i costi raggiunti con i diversi traders nei
crediti conferiti hanno oscillato in un margine da
6 a 11%% più il LIBOR (tasso di prestito
interbancario), mentre che sul mercato
internazionale i costi finanziari sono a livello
del LIBOR più 2% estimato.
Nel
2004, tutti i membri associati alla SWIFT (Society
for Wordwide Interbank Financial
Telecommunication). Sistema di telecomunicazioni
bancario e finanziario mondiale, debbono fare un
cambiamento tecnologico per cominciare a
utilizzare il sistema SWIFTNet, che è la nuova
infrastruttura globale di servizi di messaggeria
sicura di SWIFT. La conessione richiede
necessariamente dell’attrezzatura fornita dalla
SWIFT conosciuta come M-CPE (Managed Customer
Premises Equipment), che è l’attrezzatura della
rete che necessita ogni utente per accedere alla
rete IP Segura (SIPN) tramite una linea affittata
(esempio Reuters) . Si necessita anche
obbligatoriamente un software conosciuto come
SWIFFTNet Link (SNL), che permette l’accesso ai
servizi di SWIFTNet sulla SIPN.
L’acquisto
del SNL Developers Toolskit presuppone che le
autorità degli Stati Uniti autorizzino alla SWIFT
a consegnare a Cuba il modulo del software di
sicurezza, da loro sviluppato. Lo stesso capita
nell’acquisto di schede intelligenti e dei loro
lettori, tecnologia fornita unicamente da una
società nordamericana denominata Datakey Inc.
Da
più di sei mesi, la Banca Centrale di Cuba
aspetta la suddetta autorizzazione che, se è
denegata, implicherebbe che tutte le banche del
Paese debbano abbandonare il suddetto sistema, con
il conseguente costo. Questo senza considerare le
erogazioni già fatte per la loro messa a punto.
CONCLUSIONI
L’inasprimento
della politica di blocco e la crescente escalation
nelle aggressioni di Stati Uniti contro il popolo
cubano -compresa la minaccia di un’invasione
armata- dimostrano in modo palese il rifiuto del
Governo del Presidente George W. Bush di rispettare
la volontà dell’abbrumante maggioranza della
comunità internazionale, espressa in successive
risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni
Unite.
Con la
continuità e l’approfondimento dell’illegale
politica di blocco contro Cuba, si dimostra ancora
una volta il disprezzo dell’attuale
amministrazione repubblicana per il Diritto
Internazionale e il multilateralismo.
Neanche
un settore delle attività economiche e sociali del
popolo cubano è stato risparmiato dagli effetti
distruttivi e destabilizzanti che impone l’insieme
di azioni e di misure incluse nella politica di
blocco degli Stati Uniti. Studi preliminari hanno
dimostrato che l’ammontare totale delle perdite
economiche di Cuba durante i più di quattro decenni
in cui è stato in vigore il blocco, potrebbe
superare già i 72 miliardi di dollari.
La
extra territorialità nell’applicazione del blocco
del Governo degli Stati Uniti a Cuba,
istituzionalizzata e sistematizzata dalle leggi
Torricelli ed Helm-Burton, oltre a violare il
Diritto Internazionale, ha provocato gravi danni
addizionali all’economia nazionale nell’ultimo
decennio.
La non
obbiezione dell’attuale Amministrazione
nordamericana alle operazioni di vendita di alcuni
generi alimentari a Cuba, non deve essere
interpretata come una certa flessibilità della
politica di blocco. Anzi, i numerosi ostacoli e le
strette restrizioni applicate, dimostrano la
profondità e il carattere complessivo di questa
politica illegale di sanzioni unilaterali.
I
popoli cubano e nordamericano, sono stati privati da
spurie motivazioni di dominazione, dei loro diritti
allo scambio bilaterale reciprocamente proficuo
nelle sfere accademiche, scientifica, culturale,
turistica e sportiva. Le nuove regolamentazioni
emesse nel marzo dell’anno in corso riguardanti i
suddetti scambi, aggravano le proibizioni e i
limiti.
Cuba
ha il diritto e il dovere di continuare a denunciare
i danni e le violazioni che la politica di blocco ha
imposta al suo popolo e al Diritto Internazionale.
Al tempo stesso, Cuba reitera la sua determinazione
di difendere - innanzitutto con la forza della sua
verità e delle sue idee - il pieno godimento del
diritto del suo popolo a stabilire sovranamente il
suo sistema politico, economico e sociale. Né le
minacce né le aggressioni faranno claudicare la
volontà del popolo cubano di difendere il profondo
processo di trasformazioni rivoluzionarie che tanta
dignità e tanti benefici le ha dato in questi
quarantaquattro anni.
Da
quanto sopra detto, Cuba esorta un’altra volta la
comunità internazionale a esprimersi
inequivocabilmente in favore di porre fine blocco
economico, commerciale e finanziario imposto dagli
Stati Uniti di America contro Cuba. In questo modo,
si starà difendendo l’ideale di un mondo
migliore, dove la giustizia e il diritto prevalgano
per tutti nello stesso modo.
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