Cari
alunni, maestri, familiari e distinti invitati a
questo emotivo incontro,
Per
parlare bisogna avere la gola bella sana, non è
vero? E io ho dovuto parlare non so per quante ore
negli ultimi giorni. Adesso voi, i bambini dell’elementare,
mi chiedete di parlare. Sapete cosa state facendo?
Ci avete pensato bene? E se vi sto a parlare per due
ore? (Risate.)
Ditemi una cosa: Di che cosa volete
che vi parli? (Esclamazioni: "Di tutto!") Di tutto?
Ma io non sono professore di geografia universale (I
bambini gli chiedono di parlare su come si è sentito
nella loro scuola). Ah! Ecco: Ciò mi fa ricordare
tante cose. Ci pensavo alcuni minuti fa: sono venuto
per la prima volta a questa scuola quattro anni fa,
anzi, un giorno di meno; cioè, domani saranno
quattro anni esattamente.
Pensavo anche che quando sono venuto
quel giorno, il 6 dicembre 1999, quattro anni fa,
c’erano dei bambini che erano nella prima classe ed
essi sono adesso nella quinta. Potrebbero alzare la
mano coloro che sono nella quinta elementare? (Alzano
la mano). Voi vi ricordate, non è vero? (I bambini
rispondono di sì) Che alzino la mano i bambini che
sono nella sesta classe (Alzano la mano). Bene, i
bambini della quinta e la sesta classe erano
presenti allora, non così quelli che adesso sono
nella prima, la seconda, la terza e la quarta classe.
Alcuni avevano allora 6, 7, 8 anni, altri ne avevano
9. Qui ce ne sono molti che certamente ricorderanno
quei giorni.
Quasi tutti i maestri che sono
presenti oggi lavoravano ormai a quell’epoca in
questa scuola. Ce ne sono altri 16 giovani che
allora non erano ancora maestri, erano studenti dell’ultimo
anno di liceo.
Sapete perché questi maestri
emergenti sono qui? E’ stato il risultato degli
avvenimenti che diedero luogo alla visita che feci a
questa scuola.
Mi domandavate come mi sentivo;
infatti, facevo un paragone con ciò che sentii
allora, e pensavo a come si sentivano i maestri, i
lavoratori e tutti quanti ci riunimmo qui quel
pomeriggio di dicembre. Forse non potevamo allora
immaginare nemmeno l’enorme importanza storica di
quegli avvenimenti, né i fatti che accaddero dopo,
di cui potremmo parlare per giorni.
Lacrime, dolore, tristezza era
quanto regnava qui. E perché? Perché era stata
commessa una grande ingiustizia: uno dei bambini di
questa scuola era dolorosamente assente. Suo padre,
i suoi nonni, i suoi parenti vivevano giorni di
terribile sofferenza per i fatti che avevano dato
luogo all’assenza di quel bambino.
La scuola non era come adesso, bella
verniciata, con modifiche e miglioramenti che non
c’erano allora. Come struttura era bella; ma come
tante altre scuole doveva essere restaurata.
No vi spiegherò perché la scuola non
era così bella come adesso e perché molte scuole non
erano allora belle come questa oggi. Non ve lo
spiegherò perché un giorno lo saprete, lo scoprirete,
conoscerete le cause per cui i nostri bambini, i
bambini di Cuba, ricevono da anni un’attenzione come
non è mai stata offerta in questo emisfero o in
qualunque altra parte del mondo.
Voi avete sentito parlare della
Rivoluzione; non vi spiegherò cos’è una rivoluzione,
soltanto vi racconterò che quando trionfa ciò che
chiamiamo Rivoluzione, una volta sconfitto
l’avversario in dura lotta, c’erano nel paese
centinaia di migliaia di bambini che non avevano
scuole; un milione di persone adulte che non
sapevano leggere né scrivere; milioni che non
avevano compiuti gli studi elementari e la maggior
parte di coloro che erano riusciti a frequentare
alcuna scuola raggiungevano appena la seconda, la
terza o la quarta elementare. Una persona su dieci
raggiungeva o superava con difficoltà le sei classi
della scuola elementare. La stragrande maggioranza
dei bambini non poteva raggiungere la quinta o sesta
classe elementare perché erano figli di lavoratori,
di contadini, di persone umili che dovevano lavorare
per aiutare la famiglia a guadagnarsi da vivere, per
comprare alimenti, vestiti e scarpe, seppure molti
di essi erano scalzi e malvestiti perché, ripeto,
erano molto poveri.
Alla vostra età io non vidi mai
scuole come questa; nemmeno un pomeriggio come
questo, né un’allegria come questa; non vidi mai
centinaia e centinaia di bambini facendo ciò che
avete fatto qui questo pomeriggio; mai uno
spettacolo così bello, né tanti bambini recitando
con grazia infinita; non vidi mai professoresse come
le tre professoresse d’arte che si sono presentate
questo pomeriggio, molto note e famose, laureatesi
nelle nostre scuole d’arte.
Quel giorno in cui cominciò la
Rivoluzione di cui vi parlavo, non c’era né
lontanamente niente di simile all’Istituto Superiore
d’Arte. Era difficile immaginare che alcuni anni
dopo persone giovani, tanto colte, preparate, tanto
brave, sarebbero state qui, forse un’ora o un’ora e
mezza, creando allegria per tutti, per voi
professori, per i lavoratori, gli invitati, i
giornalisti –sono convinto che anche loro hanno
goduto dello spettacolo d’oggi--, e per il gruppo
tanto caro di familiari, di persone che hanno
sofferto grandi ingiustizie commesse contro i propri
figli, padri, fratelli per cui hanno lottato senza
tregua durante questi anni.
Quando io facevo riferimento a un
alunno di questa scuola che era assente a causa di
una grande ingiustizia, voi, che siete molto
intelligenti, sapete a chi mi riferivo, ma non è
stato l’unico caso: una creatura innocente presente
fra voi è stata vittima d’una mostruosa ingiustizia
di cui non può rendersi conto ancora. Migliaia di
bambini sono stati vittime di grandi ingiustizie;
migliaia di bambini, di madri e di altre persone
sono morti nel mare come conseguenza di una legge
che noi chiamiamo assassina, creata per aggredire la
Rivoluzione, per distruggere la Rivoluzione senza
considerare il pianto, il lutto, la tristezza
seminata nel seno del nostro caro ed eroico popolo
dalla brutale legge.
Non è nemmeno l’unico caso di
barbarie che si commette contro il nostro popolo; è
una delle tante azioni barbare che sono state
commesse durante quasi mezzo secolo, e che
continuano a commettere.
Proprio oggi sono arrivate delle
notizie provenienti da quel paese. Si riferiscono a
dieci cittadini cubani che sono morti annegati,
compresi, secondo quanto affermano, una donna e un
bambino, conseguenza della legge assassina e della
politica della potenza più forte che sia mai
esistita al mondo, che durante 45 anni ha cercato di
ridurre a polvere questa nostra Rivoluzione senza
riuscirci.
Dico eroico, quando parlo del nostro
popolo, perché la storia non conosce altro esempio
di lotta così disuguale, e nessun paese tanto
piccolo ha mai potuto ottenere una vittoria tanto
grande sulle aggressioni di una potenza tanto forte.
Qui si parlava di una bambina –il
cui nome non menzionerò-- che è venuta oggi con
altri familiari di vittime ugualmente mostruose. Mi
hanno detto: "Vede quella bambina? E’ la figlia di
…., ha già cinque anni". Sono presenti la figlia e
la madre. E voi sicuramente vi sorprenderete se vi
dico che questa bambina non ha potuto conoscere suo
padre, che alla sua mamma è vietato di visitare il
marito, che è là, proprio nel seno del potente
impero, perché ha compiuto il sacro dovere di
avvertire su piani contro il nostro popolo
realizzati da mafie terroriste che organizzate,
dirette e pagate dal territorio degli Stati Uniti
mettevano bombe negli alberghi; di mafie che
venivano qui a sparare contro i centri turistici
dove lavorano migliaia di cittadini di Cárdenas e di
Matanzas, per rovinare l’economia del paese; sono le
stesse bande che un giorno fecero saltare un aereo
cubano in volo, con 73 persone a bordo; bande di
assassini che sono stati reclutati, addestrati e
armati dalla suddetta potenza per assassinare uomini,
donne e bambini del nostro popolo, come le forze
mercenarie, appoggiate da navi da guerra, aerei e
moderne armi degli Stati Uniti, che invasero il
nostro paese da Girón o Baia dei Porci, un
territorio di questa provincia di Matanzas.
Ebbene, proprio per cercare di
ottenere informazione che aiutasse a prevenire
sanguinosi piani terroristi, cinque veri eroi, di
una condotta che sarà eternamente esemplare per i
nostri giovani, sono là rinchiusi in prigioni di
massima sicurezza, situate in diversi stati, isolati
tra loro, perché non vogliono nemmeno che stiano
insieme; condannati uno a 15 anni, altro a 19, due a
ergastolo, e un altro a due ergastoli. Ciò vuol dire
che se qualunque di essi vivesse ancora cent’anni
compirebbe i cent’anni in prigione; se vivesse 200
anni li avrebbe compiuto in prigione; se vivesse
1000 sarebbe ancora in prigione.
Capirete quanto dolore ci causa una
simile ingiustizia. E mi sono riferito soltanto a un
minimo di ingiustificabili e mostruose ingiustizie.
Tuttavia, sebbene ci fa male, non ci
scoraggia perché è da 45 anni che portiamo avanti
con dignità, con onore e con fermezza la lotta
contro il governo della superpotenza, che non ha
fatto altro che subire una sconfitta dopo l’altra di
fronte a Cuba.
Proprio oggi sono giunte notizie di
una mafia di alti funzionari senza scrupoli e
grossolanamente bugiardi. Erano riuniti alla Casa
Bianca –così la chiamano--, il locale dove si
riuniscono coloro che dirigono l’impero, in una
commissione creata nientemeno che per ideare e
cercare di portare a termine il modo di eliminare la
Rivoluzione, dopo 45 anni di vani tentativi e di
fallimenti.
Coloro che conoscono meglio le
questioni politiche possono anche ridere immaginando
lo spettacolo di quei fantocci lì riuniti e sentire
le agenzie stampa parlando delle formule magiche che
metteranno in pratica per eliminare la Rivoluzione.
Penso che persino i bambini più piccoli qui presenti
possono capire cosa vuol dire ciò.
Io vi assicuro che i tanto
ripugnanti piani vengono elaborati per un motivo
molto semplice, perché non vogliono giustizia,
odiano la giustizia, odiano i poveri, vogliono
riportare in atto la situazione che c’era prima qui,
di cui vi ho parlato all’inizio.
Se qualcuno va in quel paese trova
decine di migliaia di persone che vivono sotto i
ponti, e si coprono con giornali. Se voi andate in
quel paese troverete che pur essendo il più potente
e ricco del mondo, ci sono oltre 40 milioni di
persone che non hanno accesso alla salute pubblica,
milioni che sono analfabeti, provenienti dai
quartieri poveri dove non hanno sufficienti e
adeguati centri di educazione, in cui vivono persone
discriminate per il colore della pelle o per la loro
condizione di immigranti sfuggita alla fame, che
vengono sfruttati senza pietà, e dove non esiste
alcun spirito di fratellanza e di solidarietà. Là
non si potrà mai vedere una scuola come questa, in
cui tutti bambini hanno la stessa possibilità di
studiare, non importa se i genitori sono poveri o
soffrono alcun handicap mentale o fisico. Non hanno
né potranno avere mai una scuola come questa, con un
maestro per 20 o meno alunni.
I bambini che accedono a scuole
efficienti sono figli di ricchi, frequentano le
migliori e più lussuose scuole, pagando migliaia di
dollari ogni anno. Loro hanno scuole dove
l’istruzione sia gratuita per tutti i bambini senza
eccezione; come non hanno assistenza medica, o non
hanno ospedali o servizio di sanità gratuito per
tutti i bambini senza eccezione. I buoni ospedali
sono unicamente per i ricchi, molto ricchi che
possono pagare qualunque quantità di soldi affinché
i figli o i parenti ricevano attenzione medica.
Voi sapete che non c’è niente di più
ripugnate che le differenze e le discriminazioni.
Come si dimostra la loro esistenza? Vi offrirò un
dato. In quel paese, in qualunque zona povera, di
immigranti messicani o haitiani o di altri paesi
dell’America Latina di ogni 1000 bambini nati ne
muoiono 20, 25, 30 e più prima di compiere il primo
anno di vita. I figli dei ricchi hanno tre, quattro,
cinque volte meno possibilità di morire che i figli
dei poveri.
In quel paese tanto ricco, che
spende ogni anno centinaia di miliardi di dollari in
armi per distruggere e uccidere, muoiono più bambini
prima di compiere il primo anno di vita che a Cuba.
In nessun paese dell’America Latina
esiste l’istruzione gratuita per tutti i bambini.
Non c’è nemmeno assistenza medica gratuita per tutti
i bambini in nessun paese dell’America Latina. A
Cuba c’è stata una rivoluzione che ha fatto
giustizia, che ha stabilito l’uguaglianza e la
dignità per tutti i cittadini senza eccezione. E’ un
paese dove non si vede un bambino in età scolastica
deambulando per le strade o chiedendo l’elemosina;
questo è un paese dove il 100% dei bambini della
vostra età frequenta la scuola e ottiene la licenza
elementare. Questo è un paese, l’unico dell’emisfero,
compresi gli Stati Uniti, dove il 100% dei bambini
raggiunge la prima media e il 99,5% degli
adolescenti consegue la licenza media. Il nostro è
un paese in cui praticamente il 100% dei bambini
minori di cinque anni ricevono i benefici d’un piano
di educazione attraverso il programma "Educa tuo
figlio". Il nostro è un paese, l’unico dell’emisfero,
in cui i bambini sin dalla nascita hanno la
possibilità di crescere sano, in salute, di avere un
litro di latte giornaliero, l’alimentazione
necessaria e, rispetto all’istruzione, possono
studiare dal prescolastico fino alla laurea come
Dottore in Scienze senza spendere neanche un
centesimo.
Ecco le bambine più piccole che sono
della prima elementare, vi voglio fare una piccola
domanda. Quanto pagate voi per studiare in questa
scuola (Gli rispondono che niente.) C’è qualcuno che
deva pagare un centesimo? (Gli rispondono di no.)
Questo è i paese che il mostruoso
impero vuole distruggere, vuole fare scomparire
dalle mappe, perché questo paese, questo popolo, voi,
siete diventati un esempio per il resto dei paesi
dell’America Latina, che vivono sempre con maggiore
povertà, più problemi e meno risorse da destinare
all’istruzione e alla sanità. L’impero non vuole che
cambi la vita in tutti i paesi fratelli dell’America
Latina e dei Caraibi, né vuole che i governi di
questi paesi possano dire no a una qualunque
esigenza sua, non vuole che ci sia Cuba come un
faro, come una stella.
E’ assolutamente sicuro che gli
altri paesi cambieranno, ormai alcuni cominciano a
realizzare dei profondi cambiamenti, e gli attuali
padroni del mondo non vogliono perciò che si compia
quel sogno di Martí, quella decisione di morire
senza patria –che lui non aveva perché occupata
allora dal potente esercito spagnolo— ma senza
padrone e di avere nella propria tomba un mazzo di
fiori e una bandiera. Oggi i cubani abbiamo patria;
se dobbiamo morire difendendola, moriremo con patria
e senza padrone (Applausi ed esclamazioni).
Il gruppetto di idioti che si sono
riuniti ieri alla Casa Bianca moriranno di amarezza,
moriranno di frustrazione e moriranno persino dalla
sorpresa di guardare come questo nostro paese ha
resistito a 45 anni di blocco, sebbene si impegnino
in promettere che prenderanno un insieme di misure
magiche per sconfiggere la Rivoluzione cubana; cioè,
distruggere l’opera che la Rivoluzione ha fatto in
questi 45 anni, distruggere la libertà, l’allegria
che abbiamo visto oggi, distruggere il nostro
avvenire, distruggere la crescente e meravigliosa
cultura per tutti i bambini di Cuba che oggi
fruiscono e lo faranno sempre di più dell’assoluta
uguaglianza di opportunità per sviluppare la loro
intelligenza, il loro talento e la loro vocazione
tanto quanto sia possibile raggiungere.
Questa lotta per l’indipendenza e
l’avvenire del nostri popolo ha avuto diverse e
lunghe tappe, durante quasi un secolo, da quando
cominciò la prima guerra nel 1868 fino all’ultima
battaglia in cui si ottenne la piena indipendenza,
il 1º maggio 1959. E raggiunge la più grande libertà
che abbia mai raggiunto popolo alcuno al mondo,
perché nessun popolo al mondo ha potuto dire no!
durante 45 anni; nessun popolo del mondo è stato
capace di sfidare la gigantesca potenza e dirle no!
durante 45 anni, dirle no! oggi con più forza e
sicurezza che il primo giorno, ed essere in
disposizione di dirle no! per altri 100 anni ancora
se fosse necessario, anche se non sarà necessario
tanto tempo perché coloro che dirigono quel mostro
insaziabile e insostenibile trovano sempre maggiore
opposizione dei popoli, persino, ed è molto
importante, dello stesso popolo statunitense, i cui
antecessori proclamarono che "il Creatore" aveva
concesso dei sacri diritti a tutti gli esseri
viventi.
Quando noi parliamo di imperialismo
aggressore, superpotenza imperialista, mostro, non
ci riferiamo né ci riferiremo mai al popolo
statunitense. Questo popolo è costituito da decine
di milioni. Centinaia di milioni, quasi 300 milioni
di persone che sono come voi: bambini, maestri,
madri e padri, persone capaci di nobili sentimenti,
nessuno potrebbe incolparli del sistema in cui
vivono. Il sistema è un prodotto della storia, un
prodotto dell’evoluzione storica della società umana
che durante migliaia di anni d’ingiustizia ha
degenerato fino all’attuale sistema imperale
globalizzato, sempre più insostenibile, che oggi si
impone al mondo. Voi vi domanderete perché in altri
paesi di questo nostro emisfero ci sono tanti
milioni di bambini senza scuole e tante decine di
milioni di bambini poveri? Perché muoiono tante
decine di bambini per ogni mille che nascono ogni
anno? Perché c’è tanta fame? Perché c’è tanta
miseria? Perché c’è tanta discriminazione? Perché ci
sono tanto problemi sociali? Perché ci sono tanti
bambini scalzi? Perché ogni giorno, in qualunque
capitale, appare un esercito di bambini che
puliscono i vetri delle auto, puliscono scarpe,
chiedono l’elemosina, in un’età in cui dovrebbero
essere a scuola? Semplicemente a causa del sistema
di sfruttamento, di saccheggio dei popoli per far sì
che un esigua minoranza fruisca di enormi privilegi.
Voi vi domanderete, e sarà così
eternamente? Vi dico di no, che a questo sistema di
dominazione resta sempre meno tempo di vita, che i
popolo prendono coscienza di tali ingiustizie, che i
popoli si ribellano sempre di più di fronte ad esse
e abbattono governi, con frequenza crescente, molte
volte senza sparare nemmeno un colpo.
In Bolivia, paese fratello –voi ne
avete sentito parlare molto, perché lì ci fu il Che,
a lottare proprio per la giustizia, per cambiare la
vita atroce dei popoli dell’America Latina--, un
governo è crollato senza che gli sparassero neanche
un colpo. Ormai sono così deboli i governi e si
trovano in situazioni tanto critiche che cadono
anche con un semplice soffio.
Le suddette condizioni di
ingiustizia hanno dato luogo al crollo di due
governi consecutivi in Argentina, d’un soffio. Come
conseguenza delle ingiustizie, in un altro grande
paese, un leader operaio, un tornitore, che aveva in
precedenza aspirato per ben tre volte alla
presidenza, ottenne un’ampia vittoria quando una
considerevole maggioranza del popolo gli concesse i
voti. Abbiamo l’esempio del popolo fratello del
Venezuela, dove si svolge un profondo processo
rivoluzionario.
C’è una situazione di instabilità in
quasi tutti i paesi dell’America Latina, e la mafia
imperialista terrorista utilizza metodi tipici dei
gangster che lavorano nella Casa Bianca, ideando
crimini contro Cuba; sono nervosi, hanno paura, si
disperano di fronte alla realtà di oltre 500 milioni
di abitanti che in questo emisfero si ribellano
sempre più per le insopportabili condizioni di vita
che patiscono.
Io vi posso assicurare che questo
sistema di saccheggio non potrà durare per molto
tempo. E cosa salta in mente alla mafia imperialista
terrorista? Affrettarsi, ordire piani, cercare in
modo avventuriero di spazzare via l’esempio di Cuba,
faro di dignità, di fermezza, luce inesauribile di
resistenza eroica.
Oggi il nostro paese dispone del
migliore sistema d’istruzione fra tutti i paesi,
possiede l’indice di maggior numero di maestri per
abitanti e di minor numero di alunni per classe. Non
esiste ormai neanche una scuola elementare con più
di trenta bambini per classe e per maestro; la media
nazionale non raggiunge i 20 allievi per classe e
nella capitale, dove due anni fa la media era di 37,
è attualmente di 18. E tutto ciò malgrado il periodo
speciale e il blocco.
Attualmente nella scuola media, dove
si svolge uno straordinario e nuovo processo
educativo, abbiamo un professore per ogni 15 allievi.
Prima il sistema stabiliva un professore che
impartiva lezioni a 40 o 50 allievi su una materia
specifica, in diversi gruppi; alla fine sommavano
200 o 300 allievi. Il professore quindi non
conosceva, perché era impossibile, il nome degli
allievi; non aveva dei rapporti stretti con la
famiglia degli alunni, che tanto può contribuire, e
di fatto contribuisce sempre di più nel nostro paese
all’educazione dei bambini.
I nostri bambini cominciano a
studiare informatica dal prescolastico. I nostri
bambini dell’elementare, con doppia sessione di
lezioni (mattina e pomeriggio N.d.T.) in tutto il
paese, che occupano i primi posti al mondo rispetto
alle conoscenze di linguaggio e matematica, penso
che triplicheranno le conoscenze. Gli alunni della
media, che prima non avevano doppia sessione di
studio, quadruplicheranno le conoscenze.
Se vi racconto qualcosa, voi non mi
crederete. Molte volte, nelle prime ore del
pomeriggio, quando il lavoro me lo consente, guardo
le lezioni alle televisione, e ricordo ciò che mi
insegnavano quando ero all’elementare, lo spagnolo,
le matematiche, la geografia, la storia, ecc. e mi
meraviglio delle cose che si possono imparare in
mezz’ora.
Proprio ieri, verso le ore 14:00
circa, ho guardato una lezione televisiva di
geografia, e vi posso assicurare che in appena mezz’ora
ho imparato alcune cose sul pianeta Terra: com’era
350 milioni di anni fa, com’era 300 anni fa, 250
anni fa e così successivamente. La prima cosa che
appare è una macchia come d’inchiostro, una macchia
compatta. La Terra era come quella macchia 350
milioni di anni fa. Dopo spiegano e mostrano delle
immagini di com’era nelle tappe successive; come
quella massa si separava e sorgeva l’attuale
configurazione del pianeta, la stessa che si vede
nella mappa che potete osservare adesso di ognuno
dei continenti.
Di seguito spiegano cos’è la
corteccia terrestre, circonda tutta la terra sotto
la superficie del mare e in terra ferma, come si è
formato il rilievo di ognuno dei continenti, come
sono nate le catene montuose, e con metodi tecnici
indicano il fondo del mare, le valli, le catene
montuose, come si produce il movimento della
corteccia a partire del cosiddetto magma che occupa
il maggiore volume del pianeta, o com’è nato
l’Himalaya mediante i suddetti movimenti, come si
originano i vulcani, che fattori determinano i
terremoti. E in poco tempo ho potuto vedere decine
di immagini a colori, con tutti i dettagli, con
spiegazioni chiare, e quanto mi sarebbe piaciuto
frequentare adesso la prima, la seconda o terza
media.
Ancora una volta mi sono
meravigliato, ancora una volta sono stato felice di
confermare le prospettive del metodo che stiamo
applicando nell’educazione di quasi mezzo milione di
studenti della nostra scuola media. Continuiamo
lavorando attivamente per garantire che la merenda
rafforzata che viene data agli studenti a
mezzogiorno in alcune scuole sia fornita
progressivamente a tutte le scuole medie del paese.
Speriamo di raggiungere questo obbiettivo per
l’inizio del prossimo anno scolastico in settembre
del 2004, cioè, fra 8 o 10 mesi, una merenda che
contiene il 41% delle proteine che richiede un
adolescente e, inoltre, gratuitamente.
Cosa può pensare una persona degna,
una persona seria, decente, quando legge una notizia
sui banditi di cui vi ho parlato, che discutono e
ordiscono formule per strangolare ancora di più
Cuba, per inasprire il blocco, per impedire tutti i
nostri progressi, per impedire che i nostri bambini
abbiano sempre più libri, sempre maggiori risorse
docenti, sempre più e migliori alimenti?
Forse ignoravano assolutamente che
due giorni prima di quella grottesca e cinica
riunione del divulgato Comitato io sostenevo un
costruttivo incontro con oltre 600 studenti e
professori provenienti da 239 università degli Stati
Uniti. Vi posso assicurare che quei giovani, che
partecipavano a un programma che loro chiamano
"Semestre al mare", con due frequenze ogni anno,
colpiscono per la loro qualità umana e la loro
decenza. E’ senza dubbio una gioventù che emergerà
dalle università con maggiori conoscenze sul mondo e
maggiore cultura politica. Negli ultimi anni ho
scambiato idee con oltre 4 000 di essi.
C’è stato tra i presidenti degli
Stati Uniti durante questi anni di Rivoluzione, uno
che si vantava di aver letto soltanto un libro in
vita sua, e ce ne possono essere altri che abbiano
letto due o tre. Forse la cosa più strana di
situazioni come queste è che persone con un potere
in grado di distruggere il mondo in poche ore –sentite
bene--, con un potere in grado di distruggere tutte
le nazioni in poche ore, abbiano meno cultura
politica –senza parlare poi di sentimenti—degli
alunni di questa scuola elementare "Marcelo Salado"
(applausi). E non esagero, né includo i maestri
perché i nostri maestri. In questa materia, sono dei
veri e propri saggi in confronto di molti che
vantano tale mostruoso potere, e mancano
assolutamente di principi morali ed etici. La
differenza tra la verità e la bugia non esiste
assolutamente per loro.
E’ la realtà di questo mondo: un
sistema globalizzato e insostenibile di sfruttamento
e saccheggio di tutti i popoli del Terzo Mondo,
retto da norme barbare e senza alcun scrupolo.
Perciò dico, ricordando inoltre l’incontro con i
giovani studenti statunitensi, che i boa che tentino
un genocidio contro Cuba, non soltanto dovranno
affrontare il coraggio di questo nostro popolo, la
decisione di vincere o morire, la decisione di
continuare con maggiore volontà, decisione ed
esperienza che mai la lotta in difesa della Patria e
della Rivoluzione, ma dovranno anche affrontare lo
stesso popolo statunitense, verso il quale proviamo
un affetto crescente.
Vale la pena ricordare la grande
battaglia iniziatasi quel 5 dicembre. Io ho visitato
questa scuola il 6 dicembre, e il giorno prima si
iniziava la lotta di fronte all'Ufficio di Interessi
degli Stati Uniti da parte d’un migliaio di giovani
delle brigate scientifiche, che, avendo concluso una
riunione, si erano diretti all’Ufficio di Interessi
degli USA e da una jeep avevano pronunciato le prime
denunce.
Non possiamo dimenticare quanto è
durata quella battaglia, e come alla fine l’80% del
popolo statunitense ha preso coscienza della grande
ingiustizia e ha appoggiato il ritorno del nostro
piccolo compagno, la cui assenza ci ha causato a
tutti, a tutto il popolo di Cuba, tanto dolore e
tanta decisione di lotta.
Abbiamo iniziato una difficile
battaglia in mezzo alle menzogne e alle calunnie
contro il nostro paese; ma eravamo decisi a vincerla,
e l’avremmo vinto comunque, che nessuno ne dubiti.
Il nostro popolo avrebbe vinto quella battaglia
senza violenza, sulla base della verità, della
ragione, con argomenti, utilizzando la possibilità
di trasmettere al mondo la verità; e non è stata
soltanto la maggioranza dell’opinione pubblica degli
Stati Uniti ha darci la ragione, bensì l’opinione
pubblica di tutto il mondo.
Ma era cominciata la battaglia ed
era ovvio che non potevamo fermarci una volta
riparata quell’ingiustizia, perché l’importante,
l’essenziale erano tutte le cause che hanno
cagionato tanto danno al nostro popolo, la perdita
di tante vite di uomini, donne, giovani, bambini e
anziani: gli abusi, i crimini, le minacce, i blocchi,
gli attacchi mercenari, i sabotaggi, la guerra della
potenza più ricca e potente del mondo contro una
piccola isola situata a 90 miglia dall’impero.
Non hanno potuto impedire lo
sviluppo della Rivoluzione, né hanno potuto impedire
un’opera umana che non ha paragone nella storia.
Questo è un paese d’onore, di vergogna, che ha
iniziato una lotta con elevati principi, a cui è
stato leale da quando iniziammo il primo
combattimento contro la tirannia. Il paese che
durante i 25 mesi di guerra non ha mai umiliato un
prigioniero che deponesse le armi, non ha mai
picchiato un prigioniero, lo ha sempre trattato con
rispetto, che sempre ha curato i feriti, soprattutto
i casi gravi. Infatti, pur essendo bloccati nella
Sierra Maestra consegnavamo loro medicamenti.
Non dobbiamo dimenticare la morale,
non dobbiamo dimenticare i principi. I nostri
principi sono stati fermi e indistruttibili fino ad
oggi.
Ogni volta che si guarda la
televisione con notizie provenienti dall’Europa,
ogni volta che c’è uno sciopero o conflitto sociale
non si osserva altro che uomini con maschere antigas
che lanciano gas lacrimogeni, potenti getti d’acqua,
enormi cavalli che si scagliano contro le persone e
botti di ogni tipo a cittadini che protestano contro
vecchi e nuovi abusi. Il nostro paese può chiamare
per nome sia i banditi che hanno commesso un’enorme
quantità di crimini contro Cuba sia gli ipocriti
governi europei che sono complici degli Stati Uniti
nelle loro aggressioni contro Cuba e minacciano di
togliere "un aiuto umanitario" che non esisteva e
che non era che un’altra delle svergognate menzogne
che acquistava, inoltre, il carattere di elemosina.
Acquistavano da noi circa 500
milioni di dollari e noi acquistavamo da loro più di
1,5 miliardi. Calcolando in modo conservatore i
guadagni che ottenevano dallo scambio disuguale con
noi, ricevevano da Cuba non meno di 400 milioni di
dollari di guadagno. I cosiddetti "aiuti umanitari"
erano discussi per anni, e i rappresentanti che
discutevano tali aiuti si alloggiavano nei migliori
alberghi, viaggiavano nelle migliori linee aeree,
una grande parte dei soldi quindi si spendeva in
pagare tutto ciò e inoltre erano loro a decidere
cosa fare con l’aiuto e come farlo.
Vi confesso che, in genere, il
cosiddetto "aiuto umanitario" con cui loro cercavano
di lavare le loro sporche coscienze per i secoli
durante cui hanno saccheggiato il mondo, che
continuano a saccheggiare, noi lo ricevevamo per
educazione e cortesia, perché non abbiamo avuto
bisogno di nessuno di quegli aiuti, somme miserabili,
per fare tutto quanto abbiamo fatto.
La prodezza realizzata in questi
quattro anni di battaglia di idee l’abbiamo fatto
esclusivamente con le nostre risorse. Viene ad
essere l’1% circa della spesa annua in valuta
convertibile e in realtà c’è stata una profonda
rivoluzione in molti aspetti della vita che avrà una
grande trascendenza.
Cos’è che non vogliono i banditi, o
le canaglie che elaborano la politica contro Cuba,
vari di essi con una vergognosa storia di immoralità,
di complicità con la mafia terrorista di Miami?
Semplicemente non vogliono, o sono spaventati, --non
si può spiegare d’altro modo— dal crescente
prestigio di Cuba. Non hanno trovato nemmeno un
puntino da dove poter attaccarla. Hanno bisogno di
giustificare tutto sulla base di menzogne di
grossolane calunnie.
Sono giunti perfino ad accusarci di
fabbricare armi biologiche, un paese i cui centri di
ricerca sono dedicati allo studio e la ricerca per
produrre vaccini che proteggono dalla malattia o
dalla morte a chissà quante persone al mondo, che
sviluppano nuovi mezzi e tecniche per affrontare
seri problemi di salute che oggi patisce l’umanità;
che possiede gli indici di AIDS più ridotti del
mondo, che cerca soluzioni per la prevenzione o la
guarigione di tumori maligni. Un paese che avanza in
molte direzioni; un paese che pur avendo servizi di
salute che sono superiori a quelli di qualunque
altro paese, modifica, trasforma e perfeziona i
servizi che inevitabilmente non soltanto saranno
migliori di quelli degli Stati Uniti e di qualunque
altro paese industrializzato, ma nella comparazione
triplicheranno i vantaggi. Ciò non lo sopportano; la
vanità, l’orgoglio, la prepotenza impedisce loro di
farlo. Ma dovranno sopportarlo! Ve lo prometto in
nome del popolo di Cuba! (Applausi.)
Sperano –così lo dicono le agenzie
stampa, tra tante altre ciniche dichiarazioni— che
ciò si risolverà presto. Sì, perché stanno
calcolando i secondi di vita che mi rimangono, senza
che, poveri stupidi, ricordino che si tratta di un
dirigente rivoluzionario che ha avuto il privilegio
di vivere tanti anni, malgrado gli innumerevoli
piani d’assassinio orditi negli Stati Uniti.
Hanno inoltre avuto la disgrazia
che, apparentemente, io abbia dei geni di longevità
(Applausi). Vivo senza preoccupazioni e ho sempre
vissuto senza preoccupazioni relative alla vita e
alla morte. Non si tratta di coraggio né tanto meno;
lo so bene io di che si tratta. Non ho scritto
un’autobiografia, ma con tutti i miei ricordi potrei
quasi riempire un edificio come questo di CD (Risate).
E perché dico che sono sempre più
tranquillo? --si domanderanno alcuni. Semplicemente
perché questa Rivoluzione non dipende da un
individuo, né da due o tre. Ma nella Casa Bianca
parlano come se sapessero il giorno in cui morirò.
Si sa che sono esperti in uccidere. Dovrò
proteggermi un po’ di più per non facilitare loro il
compito? Nessuno sa quanti hanno già ucciso. Un
giorno si saprà, quando alcuni documenti siano resi
pubblici o qualcuno lo sveli. Ma è meglio non
perdere tempo in tutto ciò. E’ sempre stato così.
Uno dei presenti alla storica
riunione ha dichiarato: "Vediamo il regime sempre
più fragile. Dipende quasi esclusivamente dalla
personalità di una persona. Questa persona ha sempre
più anni e la sua salute non sembra molto buona."
Vien da ridere. Scoprire adesso che
ogni minuto che passa una persona diventa più
vecchia merita un premio Nobel. E quale immenso
onore, quale enorme distinzione! E’ molto più grande
della Statua della Libertà, quella che si trova all’entrata
di New York, il gigantesco monumento. Ho paura che
continui a crescere fino a raggiungere la Luna
l’onore di attribuire a un individuo essere il
causante delle loro frustrazioni, dei loro
fallimenti, delle loro sconfitte, del fatto insolito
che il superpotente impero si sia infranto contro le
ipotetiche qualità d’un individuo, attribuendogli
ciò che è il frutto dello spirito indomabile e dell’eroismo
straordinario del suo popolo.
La prepotenza li acceca e l’ira non
li consente di vedere né di capire ciò che è
diventata oggi l’ex semicolonia, dove il 90% delle
persone erano analfabete o semianalfabete, contro la
cui cultura si infrangono l’insensatezza,
l’impotenza e l’ignoranza di coloro che dirigono
l’impero.
A questo popolo durante più di mezzo
secolo hanno insegnato che l’indipendenza per la
quale tanto lottò non era opera di Céspedes,
Agramonte, Martí, Gómez, di Maceo e di tante decine
di migliaia di straordinari combattenti, che no era
frutto del patriottismo d’un popolo che quando
disponeva di poco più d’un milione di abitanti –una
parte dei quali era spagnola, e dove i padroni delle
grandi piantagioni, cubani d’origine, erano
prospagnoli o pro annessionisti--,e in mezzo a una
società schiavista, fu capace di lottare per 30 anni
contro forze nemiche che raggiunsero la cifra di 300
mila soldati. Credo sinceramente che nessun altro
popolo ha realizzato una simile prodezza. E
sconfitta ormai quella decadente potenza spagnola,
il governo degli Stati Uniti, con il maggiore
opportunismo del mondo e su pretesto di portare
avanti un’opera umanitaria, interviene con le loro
forze nel nostro paese, l’occupa durante quattro
anni, si appropria di tutte le ricchezze e ci lascia
trasformati in una neocolonia sotto le clausole d’un
infame Emendamento imposto alla nostra Costituzione,
che dava loro il diritto d’intervenire e persino di
occupare permanentemente parte del nostro territorio
e di mantenerlo occupato a loro voglia per tempo
indefinito, come l’occupano ancora nella base di
Guantánamo, convertita oggi in un carcere mondiale
che trasgredisce ogni legalità e viola ciò che loro
chiamano diritti umani. Soffriamo dolore quando
sentiamo parlare di quel orribile carcere, che non
ha niente da invidiare ai campi di concentramento
nazisti.
Come conseguenza di quel intervento
mantengono ancora, per la forza, quella base,
sebbene possiedano milioni di chilometri quadrati di
territorio proprio. Non hanno fatto questo carcere
nel loro territorio; l’hanno fatto qui per umiliare
Cuba.
C’è un sacco di paesi reclamando che
lì sono rinchiusi dei loro cittadini senza alcuna
garanzia, in violazione delle più elementari norme
internazionali.
Mentre ciò avviene, come vi ho già
spiegato, i cinque nostri compagni, che osservavano
le attività terroriste contro Cuba e che
affrontavano dei grossi rischi per informare e
prevenire il nostro paese dei criminali fatti
organizzati e diretti dal territorio degli Stati
Uniti, sono sottoposti a durissimo e inumano
trattamento in carceri di massima sicurezza, in
condizioni umilianti, abusive, in estremo arbitrarie,
il che non serve ad altro che a moltiplicare
l’ammirazione e l’orgoglio del nostro popolo, quando
li vede mantenere senza piegarsi i principi
rivoluzionari e la dignità.
Dovrebbero guardare bene quei
giovani e capire che qui troveranno milioni come
loro. A quest’isola potrebbero lanciare una pioggia
di bombe nucleari e non si arrenderà mai. Questo è
un paese di storia eroica; un paese dove centinaia
di migliaia di cittadini hanno compiuto missioni
internazionaliste, e oggi possiedono le conoscenze
militari sufficienti per trasformarlo in inferno di
qualunque invasore.
Iniziammo la lotta contro l’esercito
di Batista e le loro forze armate di 85 mila uomini,
con pochi fucili, soltanto sette. E’ ben nota la
storia; la dignità, il patriottismo, la capacità del
nostro popolo di pensare, meditare, analizzare e
adeguarsi a qualunque tipo di guerra. Viviamo anche
l’esperienza di essere stati sotto la minaccia di
centinaia di proiettili nucleari nell’ano 1962.
Tuttavia, non abbiamo visto neanche un cittadino che
perdesse il sogno o si preoccupasse.
Questo nostro paese conta su milioni
di combattenti e dispone di milioni di armi, e sa
bene come utilizzarle qualora fosse aggredito.
Sarebbe conveniente che i "saggi" strateghi della
politica di minacce, blocco, strangolamento e
aggressione a Cuba meditassero per qualche minuto su
come sarebbero le cose in questo nostro paese, che
non è neanche facile da attaccare per diverse
ragioni: sanno che il prezzo sarebbe impagabile;
sanno che il popolo statunitense non lo
giustificherebbe mai perché malgrado le menzogne e i
pretesti che possano inventare per ingannarlo, si
oppone sempre di più alle illegalità, arbitrarietà e
guerre di conquista; sanno che il popolo
statunitense capisce sempre meglio gli errori e le
falsità del governo. E devo dire che sono
benevolente nel loro confronto. La quantità di
elementi di giudizio disponibili sarebbe sufficiente
per segnarli in modo indelebile per la storia. Il
morto può fare ancora tante cose prima di morire!
Ma hanno detto altra assurdità. Si è
riunito il gruppetto e un cretino ha dichiarato
pubblicamente che non solo stavano facendo tutto il
necessario affinché crollasse la Rivoluzione il più
rapidamente possibile, ma che avrebbero anche
impedito a tutti i costi che qualunque altro
dirigente rivoluzionario governasse il paese, che
loro si sarebbero adoperati affinché ciò non
avvenisse, in chiaro riferimento a un’azione
militare.
Sembra che ci vogliono imporre
quelli della mafia di Miami, chissà quali demoni,
quali banditi, quali degenerati, come se si potesse
disporre così della possibilità di governare questo
indomito popolo. Forse non lo sanno, o forse fumano
marijuana –d’altro modo non posso capirlo--, o
vivono bevendo dei cocktail in cui mischiano
qualsiasi quantità di cose.
Parlano come se credessero davvero
che questa Rivoluzione crollerà domani, che questo
paese non potrà resistere. Non si rendono conto
della causa, della realtà e della forza della
Rivoluzione cubana!
Nel nostro paese si commettono
errori, non dico di no; e continuamente denuncio,
avverto, esorto a meditare, esigo rettifiche. Noi
conosciamo molto bene la nostra gente. Il nemico
ignora che troverà milioni di leader; troverà un
intero popolo convertito in leader, persino i
bambini; troverà una cultura politica e
rivoluzionaria come quella che non ha mai avuto un
paese; troverà che non c’è mai stato un processo
politico con maggiore appoggio di quello che ha
avuto questa Rivoluzione.
Finiranno per capire che non è sulla
base della forza, né dei carri dei pompieri, né di
uomini con maschere antigas, né di gas lacrimogeno,
né con cavalli di sette piedi e bastonate che si
mantiene la tranquillità nel nostro paese, che ha il
primato insuperabile di non aver mai utilizzato la
violenza contro il popolo.
Loro sanno che ciò è vero, e sanno
anche che qui nessuno è mai stato torturato, che mai
nessuno è stato vittima d’uno squadrone della morte
e che tali istituzioni non esistono; sanno che non
ci sono mai state esecuzioni estragiudiziali; sanno
che mai è stato commesso un assassinio politico
durante i 45 anni di Rivoluzione, il che sarà un
primato olimpico molto difficile da superare nei
prossimi anni; sanno che quando c’è stato quel
disordine il 5 agosto 1994, non si è mosso un
poliziotto, non c’era un carro di pompieri né niente
del genere, che sono andato personalmente lì, nel
sedile anteriore della jeep e, avendo proibito ai
nove uomini che erano con me di usare le armi, sono
sceso proprio dove c’era un gruppo di gente
realmente amareggiata, abbastanza marginale, ai
quali la radio sovversiva ufficiale dagli Stati
Uniti aveva annunciato che sarebbero venute delle
navi per portarli negli USA. Hanno creduto alla
provocazione, erano arrabbiati e hanno cominciato a
lanciare pietre. Nessuno si è mosso, perché la prima
cosa che ho fatto è stata avvertire le autorità
competenti che non inviassero lì neanche un plotone
di soldati, né di poliziotti. Quando sono giunto sul
posto, il disordine è cessato in frazioni di secondi.
Da ogni parte è cominciata a uscire gente e gli
stessi che lanciavano le pietre hanno cominciato ad
applaudire. Abbiamo camminato verso il porto e c’era
un fiume di gente, non so da dove è uscito, abbiamo
fatto un giro sul lungomare e abbiamo camminato
lungo il Malecón per un bel po’. E’ stata l’unica
volta in 45 anni che c’è stato un disordine. Non uno
sparo, non gas lacrimogeno, né una bastonata, né un
ferito. E’ la forza del morale, è la forza della
dignità, è la forza dei principi. E’ la prima volta
che parlo in pubblico della mia attività personale
in quel episodio.
Forse per questo credano che 15
minuti dopo il mio decesso la Rivoluzione crollerà;
ignorano o vogliono ignorare i milioni di persone in
questo paese che hanno conoscenze, che non sono
analfabeti, che conoscono di politica più di quanto
ne conoscono quei signori, molto di più,
infinitamente di più; che conoscono della psicologia
umana, che sanno del tradizionale patriottismo del
nostro popolo, che sono capaci di fare ciò che
quegli eroici compagni fanno nel seno del mostro,
prigionieri dell’impero; che sanno che questo paese
conta su centinaia di migliaia di uomini che hanno
compiuto volontariamente pericolose missioni
internazionaliste nei luoghi più difficili; che oggi
conta 300 000 professori e maestri, e che se
chiedessimo docenti volontari per andare a educare
in qualunque parte del mondo riceveremmo la risposta
di decine di migliaia.
Quando Nicaragua si sono presentati
volontariamente 30 000; ne hanno assassinato uno o
due e si sono presentati altri 100 000. Ecco il
nostro popolo: uccidono un cubano e si presentano
milioni di volontari per andare a lottare; uccidono
un cubano, commettono una grande ingiustizia contro
un cubano e avrete milioni di cubani disposti a
morire, se fosse necessario, per domandare giustizia
o per dare risposta all’ingiustizia.
Qui ci sono state bande di banditi
organizzate dal governo degli Stati Uniti,
terroristi di ogni tipo che hanno ucciso migliaia di
persone, e sono stati gli operai e i contadini del
luogo, dell’Escambray, 10 000 operai e contadini,
organizzati in battaglioni, quelli che alla fine
hanno catturato fino all’ultimo bandito.
Assassinarono volontari dell’alfabetizzazione
come Manuel Ascunce, e maestri come Conrado Benítez;
invasero il paese, bombardarono il nostro popolo con
aerei che portavano l’insegna cubana, in mezzo della
campagna di alfabetizzazione, la prima al mondo di
questo genere che sradicò l’analfabetismo in un anno.
Oggi Cuba conta centinaia di migliaia, circa 800 000
professionisti laureati, intellettuali, milioni di
tecnici di livello medio, e un intero popolo che
studia. Un paese che ha universalizzato l’istruzione
superiore, un paese che lotta per raggiungere una
cultura generale integrale, un paese che dalle
proprie conoscenze otterrà le entrate necessarie al
suo pieno sviluppo e per aiutare altri paesi.
E’ noto che in Africa, nei Caraibi e
nell’America Latina c’è un altissimo numero di
medici che compiono missioni nei posti più difficili.
Loro (gli Stati Uniti, N.d.T) sanno bene che Cuba,
ad esempio, cura la salute delle tre quarti della
popolazione haitiana; loro hanno battaglioni di
aerei da bombardamento, carri armati, missili, loro
e altri hanno invaso Haiti più d’una volta, ma
nessuno ha mai inviato un medico lì, non possono
inviarlo. Non importa quale sarebbe il pagamento, il
fatto è che gli Stati Uniti e l’Europa insieme non
riuscirebbero mai a riunire le centinaia di medici
che oggi curano la popolazione haitiana.
Il nostro paese ha creato un grande
capitale umano in tutti i settori; ho già citato
l’istruzione, potrei fare riferimento a tante altre
cose; mi sono riferito ai combattenti, i compatrioti
solidali che per centinaia di migliaia, durante gli
anni di Rivoluzione, hanno compiuto pericolose
missioni internazionaliste.
Loro sanno, o dovrebbero sapere
cos’è Cuba, non dovrebbero, quindi, dire tante
sciocchezze e idiozie; farebbero meglio se si
dedicassero a bere whisky o a mischiare i loro
cocktail con qualunque altra cosa, invece di perdere
tempo in riunioni della Casa Bianca che non ci
intimidiscono affatto.
Devono sapere anche che non siamo
stati accurati, abbiamo evitato le retoriche, le
abbiamo lasciate tutte a loro, ma se vogliono
discutere e vogliono dibattere, dovrebbero trovarsi
varie corazze di acciaio speciale perché non hanno
nemmeno un argomento, non hanno un’idea, non hanno
morale, non hanno un punto d’appoggio; questa è la
verità. Ogni discussione adesso, le minacce, le
fanno per evitare che vengano a Cuba cittadini
statunitensi.
Non so cosa li spinti a dire tutto
ciò che hanno detto. Sarà stato forse la sesta
riunione con gli studenti statunitensi delle 239
università? Sono giovani intelligenti e non sono
figli di famiglie povere; questo tipo di attività
costa, e bisogna pagarla. Questo programma è stata
una magnifica iniziativa dell’università
nordamericana di Pittsburg. E ai viaggi per
conoscere cosa succede nel mondo partecipano
rappresentanze di centinaia delle migliori
università degli Stati Uniti. Perciò bisogna
distinguere molto bene, osservare. Quella gente
della riunione nella Casa Bianca non oserebbe mai
incontrare quegli studenti statunitensi.
Suggerisco loro di riunirsi con i
più di seicento studenti e professori con cui mi
sono riunito per quattro ore nel Palazzo delle
Convezioni e di discutere con loro se vogliono
conoscere com’è il mondo, cos’è Cuba, qual è stata
l’impressione degli studenti a riguardo, che si
facciano raccontare che Cuba non è un popolo di
fanatici, ma un popolo di gente colta, civile; che
questo è forse l’unico paese dove non è mai stata
bruciata una bandiera statunitense, che uno dei modi
in cui molte persone sfogano la loro passione e i
loro aggravi, ciò non è mai stato fatto qui, perché
la nostra è una rivoluzione educatrice, una
rivoluzione di principi, una rivoluzione basata
sulle idee, che non può incolpare il popolo
nordamericano di ciò che fanno i loro governi al
nostro paese.
Loro, invece, sembra che
attribuiscono la colpa di tutto ai bambini, ai
malati, agli anziani cubani, a coloro che soffrono,
perché qual è lo scopo di tutte le misure per
inasprire il blocco e di altre ancora?
Vi dicevo che loro non hanno idea di
quanto è l’appoggio del popolo cubano alla
Rivoluzione, e noi lo conosciamo millimetro a
millimetro. E’ da quattro anni che ogni giorno
facciamo un inchiesta per conoscere lo stato
d’opinione tra la popolazione; ciò ci consente di
sapere come sono avanzate le conoscenze e la
coscienza del nostro popolo in questi anni, come
progrediscono tutti i programmi, decine e decine di
programmi sociali, culturali, educativi, artistici.
Quattro anni fa non c’erano scuole
di istruttori d’arte, e questo pomeriggio, quando
vedevo le giovani professore d’arte, diplomate nelle
nostre scuole, che sono l’unico luogo da dove
possono emergere i sentimenti e i valori che ci
rendono esseri umani, o le conoscenze che ci rendono
produttori e creatori, pensavo al pregio di contare
oggi 16 000 studenti scelti che studiano nelle
scuole di istruttori d’arte e che nei prossimi otto
mesi otterranno il diploma.
Conosciamo ciò che hanno fatto gli
alunni del terzo anno della scuola di istruttori
d’arte all’Università di Scienze Informatiche UCI,
una nuova università, l’impatto che hanno causato lì.
Infatti, gli studenti dell’UCI non si rassegnano,
non si conformano con altri istruttori che non siano
i 20 che sono stati lì. Il nostro paese il prossimo
settembre avrà circa 3 500 istruttori d’arti
diplomati; lo stesso mese altri 16 000 studenti
continueranno o inizieranno studi della suddetta
specialità quando comincerà il corso. Quindi, si
diplomeranno non meno di 3500 ogni anno ed
entreranno più di 4 000, per coprire l’eventualità
che alcuni non possano concludere gli studi;
conosciamo le capacità disponibili e così la scuola
sarà sempre piena.
Dopo aver visto lo spettacolo d’oggi
è possibile immaginare perfettamente quale sarà la
situazione quando ci siano 10 000, 20 000 istruttori
d’arte.
E c’è ancora qualcosa: l’Istituto
Superiore d’Arte sta ricevendo un forte appoggio. Si
fanno investimenti importanti: E un’istituzione di
grande prestigio e diventerà uno dei migliori del
mondo.
Nella capitale del paese si trova la
Scuola Nazionale di Danza classica, e 4 100 bambini
di famiglie umili hanno, su richiesta delle famiglie,
due giorni alla settimana, in cui ricevono lezioni
di danza classica impartite da professoresse di
danza tra le migliori del mondo. Al tempo stesso 300
alunni realizzano lì gli studi professionali. La
capacità della scuola è di 300. E malgrado il blocco
e tutta la porcheria imperialista un gruppo di
autobus trasporta da diversi luoghi i bambini e le
bambine fino a scuola con la maggior sicurezza
durante tutta la settimana. E il costo, con il
combustibile caro, raggiunge appena i 30 000 dollari
all’anno; cioè, offrire una tale possibilità a
bambini di qualunque famiglia, di qualunque
municipio della Città dell’Avana, implicherebbe un
costo di trasporto di sette dollari pro capite all’anno.
E la scuola contemporaneamente forma professionisti
della danza, divulga e promuove conoscenze culturali
e artistiche di grande valore.
Ciò non esiste in nessun altro luogo.
A ciò dovrebbero dedicarsi i personaggi citati,
dovrebbero investire i soldi in attività di questo
tipo invece di destinare soldi al genocidio e a fare
guerre di conquiste alla ricerca di petrolio e altre
materie prime che vogliono controllare in modo
assoluto.
Che indaghino se loro fanno qualcosa
come questo. Che analizzino ciò che succede nei
ghetti di afronordamericani di New York, o nelle
città della Florida, o nella California, lì dove
decine di milioni di persone mancano di risorse per
l’istruzione e la sanità.
Non c’è un solo punto, non c’è
neanche un esempio che possano offrire al mondo che
sia paragonabile all’opera di questa Rivoluzione.
Sarebbe come comparare l’inferno con il paradiso.
Abbiamo lo stimolo e la
soddisfazione di costruire un paradiso per i poveri.
Abbiamo la felicità di aver chiuso per sempre le
porte dell’inferno per i nostri compatrioti (Applausi).
Siamo felici di creare un modello, di dimostrare
quanto è capace di fare l’uomo, che la giustizia è
possibile, che l’intelligenza con cui l’uomo viene
al mondo, ben coltivata, potrebbe raggiungere dei
risultati che fino ad oggi nella storia dell’umanità
sono stati semplice utopia. Abbiamo quindi la
soddisfazione di trasformare un’utopia in realtà.
Ecco lo spirito con cui leggiamo
tutte le sporche notizie di quelle ripugnanti
creature che si riuniscono per ordire sogni
criminali. Quando ricevano la notizia, piacevole per
loro, tranquilla per me, che il modesto sforzo a cui
ho dedicato la mia vita abbia concluso, milioni di
cubani tanto rivoluzionari come noi e molto più
colti e preparati di noi, un popolo unito e
agguerrito, porterà avanti la Rivoluzione.
Risulta evidente, si dimostra
dappertutto che questi bambini della prima, seconda
e terza elementare sono invidiabili. Gli anni
passano, sono passati soltanto quattro anni di
battaglia di idee e quasi, quasi c’è bisogno d’una
guida telefonica per numerare le cose che sono state
fatte, migliaia e migliaia di compiti e misure per
portare a termine i programmi intrapresi.
Mi sono riferita alle scuole dove
studiano 16 000 istruttori d’arte, ben selezionati.
Potrei riferirmi alla scuola di formazione di
infermiere emergenti, creata quando ci fu scarsezza
di infermiere nella Capitale; potrei menzionare
quattro scuole di nuova creazione per la formazione
di 7 200 lavoratori sociali ogni anno, e i 14 000
che stanno ormai lavorando. Quando si è iniziata
questa battaglia non c’era niente di tutto ciò.
Potrei reiterare fenomeni come
quello di aver ridotto la quantità di alunni per
maestro nell’elementare; potrei menzionare le 2 500
scuole elettrificate grazie ai pannelli solari, e
che non c’è neanche una che non abbia accesso all’elettricità
per i mezzi audiovisivi, i televisori e i computer.
Potrei menzionare le opere che stiamo facendo per
centinaia, e se sono piccole per migliaia, per
compiere i programmi di salute previsti. Potrei
riferirmi ai 100 000 alunni che studiano alle scuole
di formazione integrale di giovani. Niente di ciò
esisteva quattro anni fa.
Potremmo riferirci allo studio
trasformato in impiego e alla riduzione della
disoccupazione al di sotto del 4%; ciò equivale
tecnicamente al pieno impiego, in momenti in cui nel
mondo c’è una tremenda e crescente cifra di
disoccupazione.
Bisognerebbe parlare anche della
quantità di scuole di pittura e di altre attività
artistiche che sono state costruite e che
continueremo a costruire. Potrei menzionare la Rete
Educativa, una tra quelle di maggiore rating nel
paese, e la seconda Rete Educativa che fra tre o
quattro mesi funzionerà anche in tutto il paese.
Potremmo parlare dell’Università per
Tutti, dell’iscrizione di oltre 100 000 studenti nei
centri d’istruzione superiore. Niente di ciò c’era
quattro anni fa.
Potrei riferire che oggi 29 000
medici studiano per conseguire titoli scientifici e
che alcune migliaia di essi compiono missioni
internazionaliste in difficili e dure condizioni, e
ciononostante continuano a studiare attraverso nuovi
metodi, con i video, la TV, l’impiego esaustivo di
questi mezzi, i computer e i programmi interattivi
che possono moltiplicare le conoscenze.
Ben presto potremo parlare non più
di 50 000 specialisti, di cui 30 000 in medicina
generale integrale, tra i quasi 70 000 medici di cui
disponiamo, bensì di centinaia di migliaia con
titoli scientifici. Nel nostro paese ci sono più
medici pro capita che negli Stati Uniti, molti di
più; ma ovviamente ciò non appare come apporto al
PIL perché non è un prodotto commerciale, i loro
servizi sono assolutamente gratuiti.
Si svilupperanno anche le attività
ricreative, culturali, artistiche, sportive. Si
riempirà il paese di scuole e musei.
Proprio oggi –sono un po’ in ritardo—
dobbiamo inaugurare un bellissimo museo a Cárdenas.
Cárdenas occupa un luogo spiccato nel cuore del
popolo di Cuba, nel cuore di tutti noi, perché qui
si è iniziata questa battaglia che tanti frutti
produce e che tanti frutti produrrà in tempo storico
record, verso la creazione della società più giusta
della Terra. L’opera della Rivoluzione, creata con
tanti sacrifici e con il sangue di tante nobili
persone, durante tanto tempo, non potrà essere
distrutta. Non c’è dubbio che potranno far
scomparire l’isola e tutti gli esseri viventi che ci
sono in essa dalla faccia della Terra, ma non
riusciranno a far sì che Cuba ceda un pollice ai
loro ricatti, alle loro stupide domande, alle loro
minacce!
Vi sfido a farlo! Fateci scomparire
dalla faccia della Terra! (Applausi), ciò che
probabilmente scomparirà molto più presto di quello
che pensano è quest’ordine ingiusto, brutale, con
cui oggi opprimono e sfruttano sempre di più il
mondo, senza alcuna speranza per l’avvenire di
un’umanità che in 150 anni è cresciuta di sei volte
--secondo calcoli-- da un miliardo a 6,3 miliardi, e
che in 50 anni diventeranno 10 miliardi, in un
pianeta che sempre di più viene distrutto, rovinato,
dove le risorse non rinnovabili si esauriscono a
causa dello spreco, dove l’atmosfera, l’aria e i
mari vengono avvelenati. Quindi, potrebbe
dimostrarsi matematicamente che la specie umana, con
le criminali armi che ha creato e anche senza di
esse, con la distruzione delle condizioni naturali
di vita, può scomparire; ciò che non scomparirà
mentre ci sia coscienza e persone in grado di averla,
è l’idea del dovere di lottare affinché la specie
non perisca, e non periscano con essa le meraviglie
che l’intelligenza umana può creare. (Applausi)
Ho dovuto esprimermi in condizioni
un po’ difficili, perché ci sono adulti, c’è la
stampa, ci sono i bambini. Ma qualcosa mi consola:
so che qualunque dei bambini presenti qui, ormai
dalla prima elementare, è in grado di capire molte
delle cose che ho detto.
Ho la speranza che mi perdonino per
il fatto di essere stati seduti per tanto tempo,
quando invece siete desiderosi di mangiare la
merenda, i gelati e tutte le cose che vi aspettano,
bambini di Cárdenas. Comunque, come progetto dell’avvocato
che fui, voglio difendermi ricordandovi che siete
stati voi a esigermi di parlare (Applausi ed
esclamazioni di "Fidel, Fidel!"). Io vi avevo detto
che affrontavate un grande rischio.
¡Viva la patria! (Esclamazioni di
"Viva!")
¡Viva la vita! (Esclamazioni di
"Viva!")
¡Viva la cultura! (Esclamazioni di
"Viva!")
¡Viva l’educazione! (Esclamazioni di
"Viva!")
¡Viva per sempre l’opera e l’esempio
del nostro popolo! Esclamazioni di "Viva!")
Fino alla vittoria sempre!
(Ovazione).