Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5  

    

D A L L A   S T A M P A   E S T E R A

L'Avana. 30 Luglio 2004

Le nuove misure sono freddi
calcoli di sondaggi

Di WILLIAM DELAHUNT* -preso dal Miami Herald-

Deviare risorse delle indagini contro il terrorismo con opprimente burocrazia governativa e proibire alle famiglie aiutare o vedere i suoi parenti. Quella è la nuova politica degli Stati Uniti verso Cuba.

Come se 4 decenni di embargo fallito non fossero sufficiente, la Casa Bianca ha peggiorato molto le cose. Per dimostrare  agli esiliati di linea dura della Florida il suo disprezzo di Fidel Castro, la Casa Bianca punirà con la futura stabilità della Cuba dopo Castro i più critici cioè la moderata comunità cubano-americana.

L’amministrazione di Bush ha recentemente annunciato una serie di passi provocatori per scalzare il governo cubano. Tuttavia il vero impatto –come l’attuale proibizione dei viaggi- è principalmente contro i cittadini nordamericani.

Nulla è più chiaro delle indurite restrizioni contro i cubano-americani. Finora possono viaggiare all’lsola ogni anno senza problemi. Le lacrime di felicità nell’aeroporto José Martí dell’Avana che si vedono quando si riuniscono i parenti dopo aver attraversato lo stretto della Florida sono l’indelebile testamento della profonda devozione del popolo di Cuba alla santità  della famiglia e la speranza che un giorno l’unico ostacolo agli incontri familiari sarà il volo di 40 minuti.

Quello spirito adesso è apparentemente contrario alla politica estera degli USA. Le nuove misure permettono ai cubano-americani di visitare l’lsola  una volta ogni tre anni e solo se possono ottenere un permesso del Dipartimento del Tesoro.

La Casa Bianca ha anche ristretto le rimesse. Con questi cambiamenti agli americani sono si permette di inviare effettivo ai bambini cubani, ai genitori, ai mezzi fratelli e ai nonni. Esclusi i cugini e i nipoti.

Come politica estera, questo scalza in più la forza più effettiva per la democrazia a Cuba: gli scambi diretti tra cubani e americani ordinari, specie i cubano americani. Come politica nazionale, crea un pesante mandato federale alla “politica dei viaggi” per mettere in vigore le nuove misure. Come politica, subordina tutto l’altro a un imperativo elettorale semplice: farsi simpatico a un ridotto e marginale elemento del sud della Florida.

Non importa che l’agenzia federale responsabile della localizzazione dei beni di Osama bin Laden sperperi il 20% delle sue risorse giudicando i nordamericani che viaggiano a Cuba, sia innocentemente che legalmente. O che le nuove misure si presentino solo pochi mesi dopo la votazione, con grandi maggioranze dei partiti, della Camera e il Senato per mettere fine alla proibizioni dei viaggi.

Le nuove misure contro Cuba sono un calcolo freddo basato sui sondaggi più legati al conteggio dei voti a Miami che alla democrazia all’Avana.

E’  però un calcolo sbagliato che non indebolirà la risoluzione di Castro.

Il sotto segretario di Stato Roger Noriega mentre annunciava i cambiamenti ha detto che il nostro obiettivo era “liberare il popolo cubano dalla dipendenza dalla carità internazionale”.

Per un cubano-americano, il ritorno all’lsola per il funerale di un fratello o l’invio di denaro a una zia bisognosa non è carità internazionale. E’ onorare il più fondamentale dei valori familiari.

Prendersela con queste responsabilità familiari non aiuta gli interessi degli Stati Uniti.

* Il rappresentante William Delahunt, democratico del Massachusetts, lavora nel Comitato della Camera negli Affari Esteri e partecipa al Gruppo  di Lavoro del Congresso su Cuba.
 

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