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La linea dura di Bush gli fa perdere i cubani moderati MARCELA SANCHEZ - Dal The Washington Post) Dopo l’elezione del presidente, nel 2000, i votanti cubano – americani si vantavano con buone regioni di aver posto il presidente Bush nella Casa Bianca; Bush
aveva vinto in Florida e grazie alla Florida la presidenza, soprattutto per quell’82% di voti cubani. Bush ha dimostrato la sua gratitudine. Tre mesi dopo l’elezione nominò Otto Reich, un cubano - americano noto nemico
di Castro, segretario assistente di stato per l’emisfero occidentale. Reich non è stato riconfermato, ma Bush ha continuato a nominare responsabili in vari ruoli personaggi con lo stesso profilo. La credenza popolare
in Florida e in America Latina è che la politica degli USA nella regione avrebbe assunto un chiaro tono di ulteriore ostilità verso Castro. Dopo l’11 settembre i funzionari di Bush come John R. Bolton vicesegretario di
stato per il controllo delle armi e della sicurezza internazionale, cominciarono a segnalare Fidel Castro come una minaccia terrorista imminente; con questa idea fissa venne creata l’illusione che l’amministrazione Bush avrebbe agito drasticamente contro la Rivoluzione. I toni ebbero un buon effetto e Bush ha vinto nella Florida anche quest’anno ma, se si guardano i risultati da vicino, questi mostrano che un numero crescente di votanti cubano – americani, la base latina più fedele dei repubblicani, non ha votato per
Bush Nei distretti con più del 75% di ispanici il voto cubano per i democratici è cresciuto del 3% – 5 %, ha detto Dario Moreno, un esperto di politica cubano - americana della Florida International University nella
Contea di Miami Dade, dove il 75% del voto ispanico è cubano- americano. Il dipartimento elettorale assicura che Bush ha perso 10 punti in percentuale rispetto al 2000. Appare evidente quello che dicono i numeri:
l’attuale politica degli USA verso Cuba sta perdendo di vista un segmento crescente di cubano – americani. Per alcuni la politica è semplicemente stagnante, per altri sta andando contro gli interessi dei cubano
–americani e delle loro famiglie nell’Isola. Dopo che la commissione presidenziale ha terminato i lavori, l’amministrazione Bush ha sottolineato due tra le più dure raccomandazioni: la restrizione più forte dei viaggi e
i maggiori limiti alle rimesse e ai pacchi inviati a Cuba. A molti cubani nell’esilio queste sanzioni appaiono disumane; l’anno scorso circa 125.000 viaggiarono a Cuba per visitare i familiari e più di 31000 lo fecero
in varie occasioni. Migliaia di cubani l’anno scorso hanno inviato una media di 50.650 pacchetti al mese, includendo anche vestiti e oggetti per l’igiene personale. Adesso i permessi di viaggi sono di uno ogni tre anni e
l’invio di pacchi, medicinali e alimenti è molto limitato. Ma non è necessario essere democratici per cominciare a rivalutare la strategia verso Cuba... Mel Martínez che sarà il primo senatore cubano – americano della storia, ha dichiarato in privato il suo disaccordo per alcune restrizioni. Vari leader cubani sono
ansiosi di segnalare che Mel Martínez ha ottenuto uno scanno repubblicano vincendo sulla democratica Betty Castor e nelle primarie ha vinto nettamente su un altro repubblicano dalla linea dura sul tema Cubano.
Jorge Mas Santos, attuale presidente della FNCA è apparso compiaciuto per l’entrata di una voce più moderata nel Congresso degli USA. Martínez è
d’accordo nell’aiutare i cubani a mantenere l’unione familiare e nello stesso tempo isolare Castro, è stato detto, indicando che questi aiuterebbe a modificare le restrizioni che stanno danneggiando i vincoli familiari dei cubani.
L’esilio cubano non è d’accordo per niente con le nuove misure di Bush e di fatto Bush stava solo ascoltando la linea più dura quando le ha approvate. È chiaro che i
disaccordi interni nell’esilio cubano sono destinati ad aumentare mentre si susseguono le generazioni. La perdita di terreno di Bush tra i cubano - americani dovrebbe servire d’avviso sui rischi che si corrono se si ignorano le preoccupazioni dei più moderati.
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