Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5  

    

S T A M P A   E S T E R A

L'Avana. 5 Agosto 2005

L’ONU difende i prigionieri cubani
negli USA

(BBC Mundo, Regno Unito)

Secondo le Nazioni Unite la detenzione dei cinque cubani a Miami (USA) sotto l’accusa di spionaggio viola gli accordi internazionali.

Il Gruppo di Lavoro sulla Detenzione Arbitraria della Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha affermato che il processo realizzato 4 anni fa non è stato imparziale e che le sentenze, comprese tra tra 15 anni e i 2 ergastoli sono state eccesivamente severe.

Il Gruppo dell’ONU ha segnalato che ai Cinque detenuti era stato negato l’accesso adeguato ai loro avvocati ed a prove importanti.

Cuba ritiene che I Cinque uomini siano eroi che stavano solo tentando di evitare che gruppi di esiliati a Miami attaccassero il governo di Fidel Castro.

Il nostro corrispondente all’Avana, Fernando Ravsberg, ha conversato con la moglie di Gerardo Hernández e René González, due dei Cinque cubani prigionieri.

Adriana Pérez e Olga Salanueva non hanno potuto visitare i loro mariti perché Washington ha negato loro i visti per entrare negli USA.

Che argomenti utilizzano le autorità statunitensi per negarvi l’ingresso nel paese?

Olga: I visti sono stati negati con differenti argomenti, che cambiano dopo ogni volta che li smentiamo. Dicono che siamo un pericolo per la sicurezza degli USA.

Loro sono prigionieri da 7 anni e sono assai pochi i parenti che li hanno potuti visitare finora. Impieghiamo mesi per metterci in comunicazione telefonica con l’Ufficio d’Interesse degli USA all’Avana.

Ci danno un appuntamento per i 3 mesi successivi e ci dicono che questo non è un caso che possano decidere lì, che dobbiamo aspettare una decisione di Washington, quindi occorre attendere 3, 4 o 6 mesi. A volte hanno tardato più di un anno. Finora ci hanno negato il visto sei volte.

Abbiamo una figlia che è nata nel 1998, è cittadina statunitense e non conosce suo padre. È molto crudele.

Perché negano di essere spie se si trovavano negli USA per ottenere informazioni da inviare a Cuba?

Olga: prima di tutto, le informazioni inviate non hanno mai messo a rischio la sicurezza nazionale degli USA.

I membri delle organizzazioni terroristiche – sic – (che vigilavano) passeggiano liberamente per Miami e tutti i giorni appaiono alla TV. Sono i padroni delle radio, sono i padroni della politica di Miami, ma non hanno niente a che vedere con il Governo.

Non si può ritenere spia una persona che non abbia preso nemmeno un documento che metta in pericolo la sicurezza nazionale di un paese. In tutto il processo nessun testimone, nessun documento ha potuto dimostrare che loro erano spie.

Perché il tribunale li ha condannati così severamente?

Adriana: Dobbiamo mettere in chiaro che ci troviamo di fronte a un caso politico. Mio marito ha ricevuto l’ergastolo per l’accusa di cospirazione per commettere assassinio nel primo grado.

Durante i 7 mesi di durata del processo non è stato loro permesso di trasferirsi in altre città che fossero meno ostili, come chiedeva la difesa. Perciò, nonostante quanto dimostrato da tutte le prove, è stato impossibile ottenere un verdetto di innocenza.

La giuria selezionata non poteva essere totalmente imparziale. Era impossibile in questa città riunire 12 membri della giuria che non avessero qualche vincolo con la mafia terrorista (sic) cubana a Miami.

C’è una tale carenza di prove che le accuse di spionaggio sono in realtà una cospirazione per commettere spionaggio, perché il PM sapeva in anticipo di non disporre delle prove al riguardo.

Perché è così sicura che suo marito non ha avuto a che fare con l’abbattimento degli aerei, se era lì per vigilare questi gruppi e informare sulle loro attività?

Adriana: Tutte queste organizzazioni di Miami si vantano delle loro azioni. I loro membri si presentano di fronte alla TV, alla radio e comunicano che compiranno un qualche tipo di azione.

Non era difficile quindi venirne a conoscenza. Inoltre, il giorno in cui quegli aerei sono stati abattuti dal Governo cubano José Basulto, capo dell’organizzazione Fratelli al Riscatto (che aveva inviato uno dei velivoli), ha dichiarato in televisione che avrebbe volato verso Cuba.

Non era necessario contare su Gerardo per sapere che questi aerei sarebbero entrati in territorio cubano.

Quale è la loro situazione in prigione?

Olga: Sono stati sparpagliati in 5 stati, detenuti in 5 carceri differenti. Non possono comunicare tra loro, ma possono farlo con la loro famiglia tramite la corrispondenza e le telefonate.

Noi non possiamo telefonargli. L’altra via sono le visite settimanali e mensili. Ma la maggioranza dei loro parenti si trovano a Cuba e abbiamo bisogno di un visto per poterli incontrare.

Come vedete il futuro dei vostri mariti? Credete che veramente torneranno a Cuba come afferma il Governo cubano?

Adriana: Il Gruppo di Lavoro di Detenzione Arbitraria della Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha emesso un verdetto affermando che si tratta di un caso di detenzione arbitraria.

Ci da speranza il fatto che altre organizzazioni abbiano ascoltato la nostra richiesta e si possano pronunciare a nostro favore. Non ci daremo tregua fino a quando i nostri cari non saranno tornati qui a Cuba.

La Corte d’Appello di Atlanta ha l’opportunità di far prevalere la legge. Loro sono innocenti e abbiamo la legge dalla nostra parte. Quando l’opinione pubblica conoscerà le irregolarità, verrà fatta giustizia.

Qual’è stato il momento più difficile per lei?

Olga: Tutti. Nulla può essere facile quando una persona va in prigione. La famiglia resta abbandonata, lacerata, soprattutto quando si va in carcere difendendo una causa giusta. Adesso è ancora più difficile.

Ma proprio da questa difficoltà nasce la forza, questa che adesso ci accompagna.
 

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