Un generale
iracheno disertore
ha rivelato l’ubicazione di sette carceri
clandestini
Un generale iracheno disertore, ex
comandante delle forze speciali del Ministero degli
Interni, ha rivelato l’ubicazione di sette prigioni
clandestine del Governo ad interim dell’Iraq, dove i
carcerieri "torturano" sistematicamente i detenuti,
mentre l’esercito statunitense ha riconosciuto la
morte di quattro soldati in atti di guerra
perpetrati martedì dalla resistenza nel paese invaso.
Il generale Munthadar Samarai, che
ha abbandonato l’Iraq per il timore di venire ucciso
da agenti governativi, ha fatto le rivelazioni alla
radio pubblica francese ‘France Inter’, dopo aver
notificato ai superiori – senza successo –, le
pratiche alle quali ha osservato sottoporre i
presunti militanti della resistenza armata durante
gli interrogatori.
Samarai ha in particolare denunciato
il caso di un dirigente guerrigliero chiamato Najim
Taji. "Ho assistito alle terribili torture
inflittegli dai suoi carcerieri. Ha ricevuto
scariche elettriche, lo hanno flagellato con cavi e
gli hanno conficcato chiodi nel corpo", ha detto il
militare disertore.
L’esercito d’occupazione, dopo le
denuncie internazionali di torture a prigionieri di
guerra sotto il controllo degli Stati Uniti in
carceri clandestine dell’Europa orientale, in
ottobre e novembre, ha smantellato una prigione
segreta – presumibilmente allestita dalle autorità
irachene, al margine di quelle statunitensi – nel
barrio Jadriya di Bagdad, dov’erano detenuti 170 rei,
quasi tutti membri della minoranza sunnita, fonte
principale della resistenza armata.
Il generale disertore ha detto che
questo locale è solo uno dei vari che funzionano
segretamente ed ha assicurato che altri centri
clandestini di detenzione a Baghdad si trovano in
Piazza Nossur, nella Porta del Canale e nella
Raduanyia.
"Fuori della capitale irachena", ha
aggiunto, "ci sono locali segreti a Kut, Yussufiya e
Saidya".
Il comando militare d’occupazione a
Baghdad ha intanto informato che quattro militari
dell’esercito statunitense sono morti in due
attacchi, uno a Baghdad e l’altro a Yussufiya, a 20
km a sud di questa città.
Un quinto soldato è morto a causa di
una crisi cardiaca, facendo salire a 2.150 il numero
dei decessi della forza d’invasione in 33 mesi
d’occupazione.
Un soldato iracheno è morto in un
altro fatto di guerra avvenuto nel nord di Baghdad,
quando un ordigno è esploso al passaggio di un
convoglio militare.
Si è concluso questo sabato il tempo
dato dal gruppo Brigate delle Spade del Diritto alla
forza militare d’occupazione affinchè questa liberi
tutti i detenuti iracheni, minacciando in caso
contrario l’esecuzione di quattro stranieri tenuti
in ostaggio da due settimane.
I quattro uomini sono il britannico
Norman Kember, di 74 anni; lo statunitense Tom Fox,
di 54 ed i canadesi James Loney, di 41 e Harmit
Singh Sooden, di 32.