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RSF e l’assassinio di José Couso
• E altri giornalisti
EMILIO MARÍN
Reporters Senza Frontiere – RSF - è una ONG con un
presidente a vita, finanziata da alcune
multinazionali. Coerente con la sua base materiale e
ideologica, RSF ha denunciato Cuba come “il
peggiore paese dell’America Latina per di libertà di
stampa”.
Ma la realtà elenca i giornalisti, come José Couso
in Iraq, per lo sparo di un carro armato degli Stati
Uniti.
Robert Ménard è presidente a vita di RSF, un nome
inadeguato perché questa organizzazione ha ben
delimitato le proprie frontiere ideologiche.
Quando la NATO ha aggredito la Iugoslavia nel 1999,
sono morti 16 giornalisti sotto i bombardamenti che
colpirono l’edificio della radio e la televisione
della Serbia.
Nella relazione del 2000 di RSF non sono nemmeno
stati nominati: probabilmente l’amnesia era dovuta
al fatto che RSF riceve milioni di dollari da noti
fabbricanti d’armamenti, come Jean-Guy Lagardére e
Serge Dessault.
Nel novembre del 2004, durante un Foro Internet
organizzato dal settimanale Le Nouvel Observateur,
Ménard ha ammesso che il bilancio annuale della sua
organizzazione è di circa quattro milioni di dollari
ed ha spiegato che la maggior parte del denaro RSF
lo raccoglie con aste, la vendita di calendari e di
fotografie... ma queste attività in realtà apportano
alcune migliaia di Euro e nulla più!
I finanziamenti di RSF provengono da alcune
multinazionali e dalla CIA, che ha
nell’organizzazione la sua punta di lancia per
attaccare Cuba. Tra le imprese che finanziano RSF
ci sono Publicis, una multinazionale che gestisce
una buona porzione della pubblicità internazionale,
la newyorchese Saatchi & Saatchi e la francese
Vivendi, attraverso Vivendi Universal Publishing
Services.
Ménard ha operato per conto della CIA nel 1998
quando ha contattato vari giornalisti cubani per
conto della Sezione d’Interessi di Nordamerica
(SINA).
Nell’occasione ha avuto però la “sfortuna” di
reclutare e rivelare i suoi piani a chi fingeva
d’essere un mercenario ma era un agente dei servizi
segreti cubani: il giornalista Néstor Baguer.
Con questi precedenti, nessuno si deve sorprendere
se pochi giorni fa, è stato diffuso l’attacco
preparato da RSF contro il governo cubano, che
appare come il peggiore della regione perchè
impedisce la libertà di stampa.
L’Avana ha “migliorato” la sua penultima posizione
tra i “cattivi” di tutto il mondo” andando al
settimo posto, solo perché in altri paesi la
situazione è peggiorata.
Ménard ha sottolineato il fatto per non dare a Fidel
Castro neanche questo ironico margine di
miglioramento.
Il criterio con cui questo parigino presenta il suo
campionato di libertà di stampa assomiglia come una
goccia d’acqua al metodo già utilizzato dalla
Società Interamericana di Stampa (SIP). Le due
organizzazioni attaccano prima di tutto Cuba e il
Venezuela.
Fidel Castro è stato ferocemente attaccato per
l’arresto, i processi e la detenzione di 70
controrivoluzionari, nel marzo del 2003, che erano
agenti al soldo degli Stati Uniti e cercavano di
destabilizzare il governo del loro stesso paese. Tra
gli arrestai solo quattro erano giornalisti e il più
noto, Raúl Rivero, è già stato liberato per motivi
di salute.
Ménard, che definisce Cuba il peggior paese
d’America Latina, è sicuramente deluso perchè
nell’Isola non sono mai - dopo il 1959 - avvenuti
casi d’esecuzione extragiudiziaria, di scomparsa
forzata di persone e tanto meno si sono viste
persone, giornalisti o meno, torturate.
RSF ha una visione molto più positiva della
Colombia, dove i successivi governi, i militari e i
“para” hanno assassinato centinaia di giornalisti
negli ultimi due decenni. La spiegazione è molto
semplice: Ménard ha relazioni politiche e fa affari
con la Freedom House dell’agente della CIA, Frank
Calzón, e con l’ex re della pizza e capitano dei
marine in Vietnam, Leopoldo Fernández Pujals,
reinserito tra i terroristi e mafiosi di Miami.
Assieme alla SIP, presieduta d’Alejo Miró Quesada
Cisneros, di El Comercio di Lima, RSF ha sparato
duramente contro Hugo Chávez. Uno dei suoi attacchi
è avvenuto alla fine del 2004 contro la “Legge di
Responsabilità Sociale nella Radio e Televisione
della repubblica Bolivariana del Venezuela”.
RSF ha dichiarato che si trattava di una “legge
trappola” ma in realtà stava difendendo i grandi
mezzi privati e soprattutto lo zar della TV e amico
di José María Aznar, Gustavo Cisneros.
La relazione di RSF stabilisce tre zone dove la
libertà di stampa ha avuto i maggiori problemi:
l’Asia Orientale (Birmania, Cina, Vietnam e Lao);
l’Asia Centrale (Turkmenistan, Uzbekistan e
Kazaquistan) e il Medio Oriente (Iran, Iraq, Arabia
Saudita e Siria).
Abbiamo già citato i paesi pericolosi – per RSF -
nell’America Latina. Qualsiasi coincidenza con la
diagnosi del Dipartimento di Stato e la CIA non è
affatto casuale.
CON I CARRI ARMATI
Ménard rifiuta di occuparsi della vita del
giornalista afro americano Mumia Abu Jamal, che si
trova dal 1982 nel corridoio della morte, ma questo
era prevedibile. “Non abbiamo fatto mai nulla e non
ne parleremo mai. Non si tratta di un tema di
libertà di stampa”, ha risposto nel Foro di Le
Nouvel Obserbateur parlando di Mumia.
Ma, non à stata chiara però l’operazione di RSF
contro la diffusione della verità sul caso di José
Couso, cameraman di Telecinco della Spagna,
assassinato l’8 ottobre del 2003 nell’Hotel
Palestina di Bagdad.
Couso è morto per lo sparo di un carro armato
statunitense contro l’albergo dove notoriamente
alloggiava la stampa internazionale da quando era
iniziata l’occupazione militare.
Nello stesso giorno in cui Ménard diffondeva la sua
relazione manipolata, i familiari e gli amici di
Couso chiedevano al Tribuanale Nazionale
l’estradizione in Spagna dei tre militari implicati
nel crimine: il sergente Thomas Gibson, dalla
compagnia A del reggimento di blindati No.64 della
terza divisione di fanteria corazzata dell’esercito
degli Stati Uniti, autore dello sparo e il capitano
Philiph Wolford, capo di quell’unità, assieme al
tenente colonnello Philiph de Camp ce comandava il
Reggimento di chi ordinato di sparare.
Quel proiettile ha ammazzato il cameraman spagnolo e
il reporter Taras Protsyuk, dell’Agenzia
Reuters.Nello stesso giorno gli USA bombardarono le
catene televisive arabe Al Jazeera e Abu Dhabis,
ammazzando il giornalista Tareq Ayub. Poi, le truppe
d’occupazione hanno ucciso Mazen Dana della
Reuters, Alí al Jabit e Alí Abdel Asís di Al
Arabica TV.
La giornalista italiana Giuliana Sgrena si è
salavata a stento in un’immotivata sparatoria da
parte dei marins nordamericani mentre la stavano
trasferendo all’aeroporto dopo la sua liberazione.
La relazione del giudice spagnolo lamenta l’assenza
di collaborazione da parte delle autorità
statunitensi alle due petizioni giudiziarie emesse
dalla Procura il 21 aprile del 2004 e il 6 giugno
del 2005”, accusando Washington di non voler dare
informazioni su come si erano svolti i fatti che
avevano provocato due morti al piano No. 15
dell’albergo di Baghdad e di non aver nemmeno svolto
investigazioni sui tre accusati.
George W. Bush manderà una relazione alla giustizia
di Madrid e permetterà l’estradizione degli
assassini del giornalista in Spagna ?
Non è molto improbabile e Ménard – RSF – non si
dedica certamente alla diffusione del caso Couso con
denunce in ambito internazionale.
Il suo mestiere è un altro: attaccare Fidel Castro
perchè Cuba si difende dal blocco e dal terrorismo e
tacere sulla morte dei giornalisti avvenute per i
proiettili lanciati dagli Abrams M-1 sulle rive del
Tigri.
La chimata Reporters senza Frontiere ha frontiere
ideologiche e sponsors miliardari. (Fonte: La Arena) |