MARC COOPER –
The Nation (tratto da La Jornada)
–
"L’Amministrazione di George W. Bush
rappresenta una minaccia per gli altri paesi, per le
libertà e i diritti negli Stati Uniti", sostiene lo
scrittore statunitense Gore Vidal, per il quale a
partire dalla "nostra guerra contro il Messico, nel
1846, che ebbe l’obiettivo di appropriarsi della
California, siamo stati animati da un puro intento
di spoliazione".
Vidal, uno dei più prolifici
scrittori nordamericani e senza dubbio uno dei più
chiari nell’esprimere le sue visioni politiche
considera che, "se è esistito un grande motivo per
mettere formalmente sotto accusa il Governo, questo
è l’11 settembre". Non si è mai verificato un atto
di negligenza come questo".
Marc Cooper, uno degli editori di
The Nation, ha intervistato Vidal nella sua casa
di Hollywood poco dopo il suo 80° compleanno.
-Nell’introduzione al suo nuovo
libro, "América Imperial", sostiene che le quattro
parole più dolci del vocabolario statunitense sono
"I told you so" ("Te lo dije"). Che voleva dire?
-Oh, di tutto. Il principale
pezzetto di saggezza che ho voluto proporzionare,
che ho ottenuto da Thomas Jefferson e che lui a sua
volta prese da Montesquieu, è che non si può
mantenere una repubblica ed un impero nello stesso
tempo. I romani non hanno potuto. I britannici sono
riusciti ad arrangiarsi soltanto fino ad un certo
punto, per poi andare in rovina. Venezia fu un
impero ed anche gli Stati Uniti. In ogni caso,
queste repubbliche si sono perse. A partire dalla
nostra guerra contro il Messico, nel 1846, che ebbe
l’obiettivo di appropriarsi della California, siamo
stati animati puramente dalla brama imperiale della
spoliazione.
-Da questo punto di vista, quanto è
differente l’Amministrazione Bush? Presenta aspetti
di novità o si inserisce nello stesso arco storico?
-Ci sono molte differenze. Il
macchinario è cambiato. Esistono armi nucleari e
batteriologiche. Possiamo uccidere molta più gente.
Ma abbiamo avuto cose inimmaginabili per me e per la
maggior parte degli statunitensi; abbiamo avuto un
Governo che si è messo contro tutti i paesi della
Terra. Li abbiamo insultati tutti.
-Tom DeLay, leader della maggioranza
del Congresso, è sotto processo. Bill Frist, leader
della maggioranza del Senato, è sotto indagine della
Commissione di Sicurezza e Scambio e abbiamo visto
la debacle di Michael Brownie Brown e dell’Agenzia
Federale per la Gestione delle Emergenze. Non sarà
che alla fine il Governo cadrà sotto il suo stesso
peso?
-Sotto la sua mancanza di peso (dice
ridendo). Credo sia questa la frase che lei sta
cercando.
-Qualcosa come un’insostenibile
leggerezza?
-Si, un’insostenibile leggerezza. O
meglio: oggi tocca a DeLay e domani non più. Si,
credo che stia crollando. Le accuse contro DeLay non
sarebbero state presentate se due uragani non
avessero messo in piazza, soprattutto negli USA, il
fatto che non abbiamo un Governo. E nella misura
nella quale lo abbiamo non solo è corrotto, ma
costituisce anche una minaccia per gli altri paesi,
per le nostre libertà e i nostri diritti.
-Se davvero il Governo crollerà per
la sua mancanza di peso, che succederà dopo?
-La legge marziale: sarà questo il
passo successivo. Bush è come una superficie di
cristallo. Uno può vedere in ogni momento i vermi
che si contorcono nella sua testa. E’ il primo
indizio di quel che ha nella testa: una mentalità da
giunta militare.
-E la giunta militare è...
-Cheney, che sta a capo di tutto,
sospetto. E alcuni altri operatori seri. In ogni
modo ho notato per la prima volta che questo era
quel che Bush aveva nella mente quando si è reso
conto che gli uragani sfavorivano le sue relazioni
pubbliche. E si è messo a pensare che i suoi amici
si contenderanno la presidenza nel 2008. Allora,
qual’è la prima cosa che fa? Qual’è la prima cosa
che viene a mente ad un dittatore? Di togliere la
Guardia Nazionale ai governatori. La Guardia è agli
ordini dei governatori, ma Bush dice sempre che la
darà ai militari. Hanno questo in mente: il
controllo militare.
-Prevede una dittatura militare? E
che gli statunitensi la sosterranno?
-Sostengono qualsiasi cosa. E nello
stesso tempo non sostengono niente. Tratto con molti
giornalisti europei, molto addentro alla politica
statunitense, ma mi fanno domane sciocche come: "A
Kerry non è andata molto bene. Chi sarà il prossimo
leader dell’opposizione che potrà arrivare alla
presidenza?" Io gli rispondo: In primo luogo The
New York Times non lo intervista e, se appare
come un possibile vincitore, non appare in tv nelle
fasce orarie di maggior ascolto. E’ eliminato in
partenza. O lo fanno passare per stupido, come con
Howard Dean quando amplificarono il suo famoso
ululato. Questo fece la CBS per farlo passare come
un maniaco. Sono molto abili! Se i media sono
completamente controllati dall’establishment
corporativo – o qualsiasi altra frase che descriva
coloro che ci governano – non arriva al pubblico
nessuna informazione che possa essergli utile.
Nessun Alfiere Bianco verrà
riconosciuto dalla stampa o visto in televisione.
Non avrà modo di arrivare alla
gente. E questo è un fatto permanente nella nostra
situazione...Se potesse concretizzarsi
un’opposizione reale alla cricca del petrolio e del
gas che si è appropriata di tutti e tre i poteri,
credo che dovrebbe scaturire dalla base. Dovremmo
trovare il modo di pubblicizzare per mezzo di
Internet l’Alfiere Bianco o l’Alfiere Nero, o
chiunque venga a salvarci.
-Quali sono le tre o quattro cose
principali che l’Alfiere Bianco dovrebbe dirci per
motivarci, come lei dice, a preservare la repubblica?
-In primo luogo dovrebbe permetterci
di conservare il denaro che guadagnamo. Perchè la
maggior parte di noi soffre un enorme peso fiscale.
-Questo è quel che dicono i
repubblicani.
-Lo dicono, ma non sono sinceri.
Quel che vogliono davvero dire è: "Noi, coloro che
hanno denaro, non vogliamo che i nostri figli
paghino imposte sulle loro eredità. Non vogliamo
pagare imposte sui nostri enormi introiti. Non
vogliamo pagare imposte sui profitti delle nostre
grandi corporations" e lo hanno ottenuto. Chi si
mette contro di loro deve dire che le corporations
verranno gravate di una maggiore imposizione fiscale,
com’è sempre stato. La gente lo capisce e se non lo
capisce glielo si può spiegare in dieci minuti.
-Che farebbe l’Alfiere Bianco con
l’esercito?
-Dimezzerebbe il suo bilancio
annuale. In questo modo risparmieremmo molto denaro.
Potremmo ricostruire molte dighe. Non abbiamo più
bisogno di questo bilancio...Non possiamo vincere
nessuna guerra. Non possono imporci nuovamente il
reclutamento forzato. Siamo già alla fine di questo
regime. Dobbiamo incrociare le dita perchè non si
sia anche alla fine di questo paese.
-Uno degli aspetti in cui le cose
sembrano migliorate nel nostro paese è quello dell’omofobia.
Adesso si dibatte cortesemente sul matrimonio
omosessuale.
-Non so quanto questo tema interessi.
Parli con chiunque nell’esercito e si accorgerà che
la situazione è ugualmente negativa che quando
prestai tre anni di servizio, durante la Seconda
Guerra Mondiale. I sospettati di attività sessuale
con persone dello stesso sesso venivano rinchiusi o
emarginati. Era così e continua ad esserlo. Una
tematica come il matrimonio omosessuale serve solo a
mantenere viva l’omofobia.
-Quindi, lei non lo difende?
-No, perchè so con quale proposito
se ne parla...Si prende un argomento come il
matrimonio omosessuale, che non riguarda il 99.9%
della popolazione e si insiste in continuazione.
Questo prova che tutti i democratici sono folli, o
tutti omosessuali. Se qualcuno si vuole sposare bene,
ma perchè dev’essere affar mio?
-Se prendiamo un momento storico,
per esempio 40 anni fa; a metà degli anni ’60,
quando lei aveva la metà della sua età attuale,
pensava che gli Stati Uniti avrebbero preso questo
indirizzo?
-Non ho mai creduto che un
presidente si sarebbe azzardato a favorire una
guerra preventiva. Non ho mai pensato che saremmo
arrivati a questo, ad avere come presidente una
specie di maniaco che attacca verbalmente e
fisicamente qualsiasi paese voglia. I padroni di
questa nazione normalmente sono stati abbastanza
astuti. Sapevano quel che volevano. Di sicuro non
volevano pagare imposte. Non volevano che qualcuno
li facesse saltare un giorno come avvenuto l’11
settembre. E se c’è stata una grande causa per
mettere formalmente sotto accusa il Governo, questa
è stata l’11 settembre. Non si è mai verificato un
atto di negligenza come questo.
-Non starà insinuando che
l’Amministrazione Bush abbia permesso che
l’attentato avvenisse...
-No. Non dico niente di tutto ciò.
Se ci fosse stato un qualche complotto perverso tra
il nostro Governo e la squadra di attentatori dell’Arabia
Saudita in un paese come il nostro, almeno due dei
suoi protagonisti sarebbero già apparsi in tv,
intervistati da Barbara Walters. Il nostro paese è
così: non sappiamo mantenere i segreti. No; è
impensabile. I retroscena dell’11 settembre sono
stati pianificati molto meticolosamente. Non esiste
in questo Governo un cervello che possa macchinare
un qualcosa come l’11 settembre. Nè per prevenirlo
nè per perpetrarlo.
* Gore Vidal ha
ricevuto il 9 di questo mese il Premio Letterario
2005 del Pen club statunitense nella città di Los
Angeles per la sua carriera come narratore,
drammaturgo e saggista.