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Le stragi in Italia: gli anni di
piombo
• Quei morti innocenti non vanno
dimenticati
GIOIA
MINUTI
135 vittime e 550 feriti in quella che fu definita
un’azione nella “strategia della tensione” in
Italia.
È stata una particolarità del terrorismo europeo
l’uso di attentati e di massacri indiscriminati,
mirati a spostare a destra l’asse politico del
paese, dalla strage di Piazza Fontana del 12
dicembre 1969, alla strage della stazione di Bologna
del 2 agosto 1980.
Tornavo da Praga e sbagliarono la prenotazione delle
cuccette a Vienna. Una capostazione mi disse: “ Sei
italiana... ci sono stati morti a migliaia in un
attentato gravissimo, non mi ricordo dove...”
Fu un ritorno angosciato e difficilissimo: i treni
che andavano a sud avevano ritardi incalcolabili per
via delle conseguenze dell’attentato a Bologna, nodo
ferroviario di passaggio obbligatorio. Non c’era,
acqua, i bagni erano inservibili faceva molto caldo
ma soprattutto era la mancanza di notizie precise,
la sensazione di quel filo nero che vincolava tutti
quei morti e quei nomi elencati da un terrorismo
nero internazionale, quel filo nero, rosso di
sangue, che percorreva quasi tutto il pianeta.
La prima strage della serie, e sono già passati 37
anni, fu quella di piazza Fontana, detta la “strage
di Stato”. Poi a Gioia Tauro nel luglio 1970, a
Peteano il 31 maggio 1972, alla Questura di Milano
il 17 maggio 1973, a Brescia il 28 maggio 1974, le
bombe sull’Italicus il 4 agosto 1974 e Bologna il 2
agosto 1980. Inoltre le numerosissime e dimenticate
stragi mancate nell’Arena di Verona, nello stadio di
Varese, le auto bombe di Roma e di Milano.
Un dibattito quasi schizofrenico ha sempre
accompagnato la – Voluta? - perdita di memoria per
queste tragedie.
C’è chi ha contestato le definizioni di “strategia
della tensione” e “strage di Stato” perchè le
presenze, le finalità e le matrici dei vari tasselli
di un mosaico con diverse strategie e diverse
tattiche volevano “stabilizzare” il quadro
politico.
È interessante questo frammento da “Quel filo nero
dal 12 dicembre alla strage di Bologna”: - E si
sostiene che l’ipotesi che stava dietro alla formula
dell’eversione di Stato non avrebbe retto, perché
non è stato provato che i “servizi” avevano
materialmente piazzato gli ordigni mortali. Più di
un anno fa i familiari delle vittime di piazza
Fontana scrissero a Ciampi che occorreva stanziare
fondi per salvare e informatizzare quei documenti:
-Cosa diremo alle nuove generazioni quando ci
chiederanno spiegazioni di questo: forse che il
deficit pubblico è aumentato e che quindi è giusto
sacrificare la memoria del Paese nonostante che
spesso abbiamo sentito dire che un Paese senza
memoria è un paese senza futuro?-. Sono parole che
ci sentiamo di sottoscrivere. Augurandoci che la
nostra piccola, ma densa enciclopedia delle stragi
di Stato possa offrire un contributo alla battaglia
di verità e di giustizia -. |