Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5  

    

n o t i z i e

L'Avana. 21  Dicembre 2006

Le stragi in Italia: gli anni di piombo
• Quei morti innocenti non vanno dimenticati

GIOIA MINUTI

135 vittime e 550 feriti in quella che fu definita un’azione nella “strategia della tensione” in Italia.

È stata una particolarità del terrorismo europeo l’uso di attentati e di massacri indiscriminati, mirati a spostare a destra l’asse politico del paese, dalla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, alla strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

Tornavo da Praga e sbagliarono la prenotazione delle cuccette a Vienna. Una capostazione mi disse: “ Sei italiana... ci sono stati morti a migliaia in un attentato gravissimo, non mi ricordo dove...”

Fu un ritorno angosciato e difficilissimo: i treni che andavano a sud avevano ritardi incalcolabili per via delle conseguenze dell’attentato a Bologna, nodo ferroviario di passaggio obbligatorio. Non c’era, acqua, i bagni erano inservibili  faceva molto caldo ma soprattutto era la mancanza di notizie precise, la sensazione di quel filo nero che vincolava tutti quei morti e quei nomi elencati da un terrorismo nero internazionale, quel filo nero, rosso di sangue, che percorreva quasi tutto il pianeta.  

La prima strage della serie, e sono già passati 37 anni, fu quella di piazza Fontana, detta la “strage di Stato”.  Poi a Gioia Tauro nel luglio 1970, a Peteano il 31 maggio 1972, alla Questura di Milano il 17 maggio 1973, a Brescia il 28 maggio 1974, le bombe sull’Italicus il 4 agosto 1974 e  Bologna il 2 agosto 1980. Inoltre le numerosissime e dimenticate stragi mancate nell’Arena di Verona, nello stadio di Varese,  le auto bombe di Roma e di Milano.

Un dibattito quasi schizofrenico ha sempre accompagnato la – Voluta? - perdita di memoria per queste tragedie.

C’è chi ha contestato le definizioni di “strategia della tensione” e “strage di Stato”  perchè le presenze, le finalità e le matrici dei vari tasselli di un mosaico con diverse strategie  e diverse tattiche volevano  “stabilizzare” il quadro politico. 

È interessante questo frammento da “Quel filo nero dal 12 dicembre alla strage di Bologna”: - E si sostiene che l’ipotesi che stava dietro alla formula dell’eversione di Stato non avrebbe retto, perché non è stato provato che i “servizi” avevano  materialmente piazzato gli ordigni mortali. Più di un anno fa i familiari delle vittime di piazza Fontana scrissero a Ciampi che occorreva stanziare fondi per salvare e informatizzare quei documenti: -Cosa diremo alle nuove generazioni quando ci chiederanno spiegazioni di questo: forse che il deficit pubblico è aumentato e che quindi è giusto sacrificare la memoria del Paese nonostante che spesso abbiamo sentito dire che un Paese  senza memoria è un paese senza futuro?-. Sono parole che ci sentiamo di sottoscrivere. Augurandoci che la nostra piccola, ma densa enciclopedia delle stragi di Stato possa offrire un contributo alla battaglia di verità  e di giustizia -.

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