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L'Avana. 12  Dicembre 2006

L’ONU chiede che vengano rispettati i diritti umani
• Annan ha criticato il governo USA nel suo discorso di addio dalla ONU

Granma Int. – La necessità del rispetto dei diritti umani e in particolare dell’obbligo di porre fine alla povertà, è stato sottolineato alle Nazioni Unite in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani.

Dove ci sono intere famiglie che lottano per la loro sussistenza con meno di un dollaro al giorno, o dove muoiono bambini per la mancanza di un’assistenza di base che li potrebbe salvare, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani suona falsa, ha detto il segretario generale Kofi Annan.

In un messaggio circolato qui in occasione della Giornata, il diplomatico ghanese  ha detto che i diritti umani  significano assai poco per milioni di persone di questo mondo che vivono afflitti da fame e malattie.

“Se analizziamo la povertà dalla prospettiva dei diritti umani, risulta più evidente il nostro imperioso dovere morale di porre fine a questa piaga”, ha detto Annan che fra pochi giorni abbandonerà la sua carica di Segretario Generale.

In questo senso ha sottolineato che “i diritti umani si vedono minacciati in qualsiasi momento e ovunque un uomo, una donna o un bambino sussitano nella povertà estrema”.

Annan ha detto che lo sviluppo, la sicurezza e i diritti umani oggi vanno insieme, e nessuno di questi può arrivare lontano se non avanzano anche gli altri due.

“Infatti, colui che propugna energicamente la difesa dei diritti umani ma non fa nulla per promuovere la sicurezza e lo sviluppo umano, o viceversa, perde credibilità e toglie forza alla sua causa”, ha aggiunto.

Per questa ragione Annan ha sottolineato l’utilità di parlare “con una sola voce su questi tre temi e di fare tutto il possibile per riuscire a far si che il diritto a una vita dignitosa, libera dal timore e dalla miseria abbia un vero senso per i più necessitati”.

In una cerimonia realizzata a New York, il Segretario Generale ha deplorato il fatto che le Nazioni Unite abbiano fallito nella loro responsabilità di promuovere i diritti umani, tenendo conto dell’attuale situazione  a Darfur, in Sudan.

Lì, ha detto, la popolazione civile muore vittima degli scontri armati ed è costretta ad abbandonare la sua terra.

Annan ha assicurato di essersi adoperato affinchè i diritti umani fossero un elemento centrale dell’opera che ha realizzato a capo dell’organizzazione durante un decennio.

Ma ha ammesso che questo organismo mondiale “a volte non ha fatto tutto quel che ci si aspettava” nella promozione dei diritti umani.

Il segretario generale uscente delle Nazioni Unite ha criticato nel suo discorso di fine mandato l’Amministrazione del presidente George W. Bush, segnalando che gli USA non devono sacrificare i loro ideali democratici sull’altare della lotta contro il terrorismo.

Annan, in un discorso preparato per essere presentato nella Biblioteca e Museo Presidenziale Truman, ha detto anche che il Consiglio di Sicurezza dev’essere ampliato.

“I diritti umani e il dominio della legge sono vitali per la sicurezza e la prosperità mondiali”, ha detto il diplomatico.

Il fatto che gli Stati Uniti, a quanto sembra, stiano abbandonando “i loro stessi ideali ed obiettivi, naturalmente preoccupa e rende perplessi i loro amici nel mondo”, ha aggiunto.

Annan, che lascerà l’ONU il 31 dicembre dopo 10 anni come suo segretario generale, è stato un forte critico della guerra in Iraq.

Ha aggiunto che gli Stati Uniti, per il loro straordinario potere, hanno una responsabilità speciale nei confronti del mondo.

Ha inoltre segnalato due principi che considera fondamentali: La responsabilità comune, la solidarietà mondiale, il dominio della legge, le relazioni reciproche e il multilateralismo.

Annan ha anche chiesto una riforma del Consiglio di Sicurezza, la cui composizione “riflette tuttora la realtà del 1945” e ha raccomandato di aumentare il numero dei suoi membri per rappresentare parti del mondo che non vi hanno voce.

Ha aggiunto che i membri permanenti, le potenze mondiali, “devono accettare la speciale responsabilità che deriva dai loro privilegi”. (AP)

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