Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5  

    

DALLA STAMPA STRANIERA

L'Avana. 27  Dicembre 2006

Nasce Camp 6, il carcere dell’isolamento totale

PATRICIA LOMBROSO

Potrebbe chiamarsi “Guantánamo 2”, ma non ci sono strade alberate e laghetti, solo sbarre d'acciaio, porte di vetro e la luce sempre accesa.

Il supercarcere chiamato Camp Delta non bastava: la nuova sezione della galera per terroristi più famosa (e infame) del mondo è sempre nell'angolo dell'isola di Cuba, battente bandiera americana, e si chiama Camp 6: è costata 37 milioni di dollari e ospiterà 178 detenuti.

Nei giorni scorsi ci sono entrati i primi 42 prigionieri. Tra loro potrebbe esserci anche David Hicks, l'australiano arrestato cinque anni fa in Afghanistan e da allora incamminato sulla via della pazzia. Le autorità militari del carcere gli hanno negato la visita psichiatrica.

La parola d'ordine di Camp 6 è “Isolamento totale”.

Nella vecchia Guantánamo i carcerieri potevano tutto (per esempio picchiare i detenuti, come hanno ammesso 23 secondini in un'inchiesta condotta dal Pentagono) e i carcerati niente. In quella nuova sarà peggio.

“Il Military commission act” approvato dal presidente Bush in ottobre ha spazzato via lo scarso diritto alla difesa che restava e moltiplicato gli abusi di potere. E' urgente un'inchiesta internazionale indipendente”, ha detto Cathryn Newell Beirman, dell'organizzazione Human Rights Wacht, ha appena visitato Guantánamo. Tutte e due le Guantánamo.

Domanda: “Siete riusciti a sapere chi sono questi 42 detenuti di Guantánamo gia trasferiti nel supercarcere”?

C.N.B.: “Ogni dettaglio sui detenuti è tenuto segreto. Le notizie sono scarse e quanto realmente avviene in quel carcere è inaccessibile a chiunque non sia gradito alla Casa Bianca e al Pentagono. Vale in particolare per gli osservatori dell'ONU e per le organizzazioni dei diritti civili”.

D.: “Quali sono le ragioni addotte dai militari per questo nuovo supercarcere”?

C.N.B.: “Il comandante Robert Durand, che gestisce Guantánamo, sostiene che Camp 6 servirà per proteggere i secondini dai rischi di attacchi da parte dei detenuti che non cooperano sufficientemente. Questi detenuti vengono classificati con il termine tecnico-militare di poco arrendevoli”.

D.: “Come si fa a diventare un detenuto poco arrendevole”?

C.N.B.: “Causando incidenti per atti di disperazione, spesso provocati da pestaggi arbitrari e continuati, violenze fisiche e mentali, osando resistere alle irruzioni in cella, alle infrazioni arbitrarie, alle dissacrazioni del Corano...”

D.: “L'isolamento totale del nuovo carcere è legato ai casi di sciopero della fame collettiva e ai suicidi in cella avvenuti in giugno”?

C.N.B.: “Aprire Camp 6 non è davvero una decisione motivata dalla salvaguardia dell'incolumità dei detenuti, quanto dal fatto che essi costituiscono un pericolo, dice il Pentagono, per l'incolumità dei loro torturatori. Su che cosa sia un attacco dei detenuti, l'interpretazione del Pentagono è ampia e discrezionale. Un esempio citato dai militari consiste nell'utilizzo improprio da parte dei detenuti degli utensili in plastica forniti dallo stesso carcere”.

D.: “Quali sono le condizioni di detenzione per i detenuti a Guantánamo, una volta trasferiti a Camp 6”?

C.N.B.: “ Il nuovo carcere è progettato per l'isolamento totale dei detenuti.

Contiene 178 celle, ciascuna con un solo detenuto, senza alcun contatto con nessun altro. Le celle sono cubicoli, piccole tombe bianche con illuminazione artificiale 24 ore su 24. Ci sono un bugliolo in ferro e un giaciglio in plastica, null'altro. Il portello di accesso alla cella è in vetro, per escludere ogni forma di intimità. La cosiddetta area riservata per la ricreazione, cui nessuno ha diritto, è stata suddivisa in piccoli spazi di accesso individuale per impedire ogni forma di contatto fra detenuti. L'area delle docce è strutturata in modo tale che ogni detenuto viene incatenato mani e piedi prima di uscire dallo spazio doccia. Al secondo piano, dove ci sono le celle, è stata costruita una barriera di filo spinato per impedire i suicidi...”.

D.: “Human Rights Watch, altre organizzazioni internazionali, governi europei, il segretario generale dell'ONU: avete tutti invocato la chiusura di Guantánamo per il trattamento inumano e degradante dei detenuti. Come ha risposto il Pentagono”?

C.N.B.: “In modo talmente contorto che ogni volta che i militari rilasciano dichiarazioni sulle condizioni di detenzione a Guantánamo noi siamo costretti a decodificarle. Prendiamo l'isolamento totale, per esempio. I militari sostengono che i detenuti nelle celle di massima sicurezza in realtà non sono in condizioni di isolamento totale perché... ogni volta che subiscono gli interrogatori il loro isolamento viene interrotto”! (Il Manifesto) 
 

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