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S C I E N Z A  E  T E C N O L O G I A

L'Avana. 3 Gennaio 2006

La silenziosa guerra per l’acqua si combatte in tutto il pianeta

MARCEL CLAUDE

Nessuna delle giustificate e urgenti domande sociali che vengono rivolte al modello neoliberale imposto in America Latina e in gran parte del mondo, potrà apportare un cambio strutturale al modello d’accumulazione è espressione del neoliberalismo e della globalizzazione galoppante che tutti soffriamo.

L’ordine neoliberale che è stato creato dovrebbe confrontarsi con una trasformazione profonda, non spinto dai movimenti sociali, ma da una realtà molto meno negoziabile, non suscettibile di repressioni politico-militare: la carenza delle risorse naturali e soprattutto dell’acqua.

Questa realtà è già dietro l’angolo. Solo il 2,5% dell’acqua del pianeta è potabile e meno della metà è disponibile per essere utilizzata. Attualmente più di 1.200 milioni di persone, soprattutto in America Latina, Africa e Asia soffrono per la carenza di questo indispensabile elemento in qualche modo.

Secondo il Fondo delle Popolazioni della ONU tra 25 anni una su tre persone sulla Terra avrà poca acqua o non ne avrà.

Le ovvie conseguenze di questa carenza (desertificazione, minor produzione di alimenti, aumento di malattie infettive e distruzione degli ecosistemi) è già motivo di tensioni politiche e sociali interne in America Latina, come si è visto alcuni anni fa in Bolivia, dove la privatizzazione dell’acqua potabile di Cochabamba, ha portato la popolazione alla rivolta. Il risultato furono diversi morti e la città in stato d’assedio.

Questi problemi si trasformeranno presto in conflitti internazionali, quando si accentuerà ancora di più la differenza tra i paesi ricchi d’acqua e quelli che invece non dispongono di grandi risorse.

Tutto questo va inquadrato in un sistema economico che è stato incapace di gestire con capacità ed efficienza questa risorsa.

Si tratta del riflesso di due fenomeni in aumento in tutto il pianeta: uno è la privatizzazione dell’acqua, con le grandi trasnazionali che impongono il loro potere economico a molte nazioni del Terzo mondo, in un affari che è fortemente lucrativo.

La Coca Cola sostiene che la vendita della sua acqua imbottigliata –in alcuni paesi più cara della benzina- finirà per dare entrate maggiori delle sue note bevande gassate in pochi anni. Basta ricordare la polemica suscitata nel Regno Unito esattamente un anno fa, quando questa trasnazionale riconobbe che stava imbottigliando acqua potabile a Londra, per venderla come acqua minerale a 3 Euro il litro.

Il secondo fenomeno è l’accelerata militarizzazione delle grandi fonti d’acqua, o come si presenta eufemisticamente, la "protezione" delle potenze straniere. Per esempio, diversi analisti concordano che uno degli obiettivi strategici dell’invasione in Iraq è stato il controllo dei due fiumi più importanti del Medio Oriente, un territorio dove l’acqua è pregiata come il petrolio.

Esistono molti esempi: in Argentina una ricerca del Centro Militare per la Democrazia, ha presentato una preoccupante conclusione: "La ciclica presenza del comandante dell’Esercito Sud degli Stati uniti, nella Tripla frontiera, le dichiarazioni del dipartimento di Stato e i rumori sulla presenza di terroristi hanno un solo obiettivo: il controllo del sistema acquifero Guaraní (SAG), un vero oceano d’acqua potabile sotterraneo che ha il suo principale punto di riformazione nella zona ".

La poca effettività del mercato per amministrare questa risorsa è ampiamente dimostrata e rimane solo una cosa da fare: convincere i popoli del mondo che l’acqua, più che un bene negoziabile è un diritto basico e che come tale richiede la protezione statale, per far sì che esistano garanzie per la popolazione.

Ogni Stato dovrebbe assicurare questo diritto o altrimenti tutti dovremmo seguire il coraggioso esempio di Cochabamba che ha ottenuto con la forza della disubbidienza civile il ricupero del suo diritto fondamentale di poter contare sull’acqua per continuare a vivere.

(Marcel Claude è il direttore della ONG Oceania in America Latina e Antartica. ALTERCOM)

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