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LE CONQUISTE DEL CAPITALISMO
Italia è la settima potenza del
mondo
• La povertà minaccia 16 milioni
di persone dice il rapporto Ires - CGIL
La povertà colpisce sempre di più le
famiglie italiane e in particolare le generazioni
più giovani che vivono un nuovo disagio, quello di "voler
stare dentro la società dei consumi, ma senza averne
i mezzi".
E questo il dato che emerge dal
rapporto Ires-Cgil "I salari dal 2002 al 2005". A
rischio d’impoverimento in Italia sono 16,5 milioni
di cittadini, se si considera la soglia dei 1000
euro netti al mese: secondo i dati della Banca
d'Italia, sono circa 6,5 milioni i lavoratori che ne
guadagnano di meno e circa 10 milioni i pensionati
che percepiscono una pensione che raggiunge al
massimo gli 800 euro netti al mese.
Ma le persone a rischio salgono a 20
milioni se si considera anche la fascia di
lavoratori con un reddito inferiore alla soglia
appena più alta di 1.350 euro netti mensili.
Per la situazione dei nuclei
familiari il rapporto parla chiaro: negli ultimi
anni si sono moltiplicate in maniera molto notevole
le famiglie che per arrivare a fine mese sono
costrette a rivolgersi alla rete di supporto sociale
esterno, come ad esempio la Caritas. Ed è proprio
quest'ultima ad andare a fondo del problema, con
un'indagine che riguarda le nuove generazioni di
poveri, diplomati e laureati con uno stipendio
minimo o addirittura in attesa di un primo impiego:
i più fortunati, ossia quelli con un lavoro, pur
essendo qualificati percepiscono uno stipendio di
circa 18 mila Euro annui lordi, con un contratto al
di sotto delle loro necessità.
Dal 2002, secondo il dossier, si è
registrato uno sbilanciamento delle risorse a favore
dei ceti medio-alti: i redditi dei capofamiglia
operaio o impiegato si assesta intorno ai 1.434 euro
mensili, in netta contrapposizione a quelli degli
imprenditori o dei liberi professionisti che
arrivano a 9.053 Euro.
Se nel 2000 il reddito delle
famiglie di operai era circa la metà di quello delle
famiglie con a capo un imprenditore, nel 2005 la
distanza si è amplificata: in Italia, il reddito
netto di una famiglia con un imprenditore o un
libero professionista come persona di riferimento.
risulta quasi 3 volte superiore al reddito di una
famiglia con capofamiglia operaio.
La situazione è grave anche per
quanto riguarda le nuove generazioni. Una valida
testimonianza arriva dalla ricerca "Extreme -
sperimentazione di percorsi per soggetti in
condizioni di disagio estremo", promossa dalla
Caritas e che ha tra i suoi partner Cna e Cisl, con
un occhio di riguardo rivolto ai giovani. L'indagine
è stata condotta tra settembre e ottobre del 2005,
su un campione di 193 persone, che volontariamente
si sono rivolte ai centri Caritas. Cinque le città
prese in esame: Iglesias, Terni, Arezzo, Torino e
Cassino.
Ne emerge un quadro allarmante. Tra
le persone con meno di 40 anni che hanno chiesto
aiuto, la metà sono stranieri, il 5% ha una laurea e
circa il 50% la licenza media. Spesso hanno
competenze e abilità che non corrispondono ai lavori
che svolgono, ma loro non lo sanno.
Il 52,8% che si rivolge alla Caritas
è donna e ha dichiarato di essere disoccupata da 32
mesi, per gli uomini la media scende al 22%.
E' per questo che i ricercatori
parlano di "una tendenza alla femminilizzazione
della povertà e all'esclusione sociale sempre più
marcata di fasce di popolazione in piena età
produttiva", anche se le donne hanno un livello di
scolarizzazione mediamente superiore a quello degli
uomini.
Chi sono i laureati che si rivolgono
ai centri d’ascolto Caritas?
In prevalenza immigrati. Immigrati
ai quali, pur se formalmente viene riconosciuto
l'alto titolo di studi, di fatto non si dà loro la
possibilità di farlo fruttare.
Ci sono però anche gli italiani,
soprattutto nel centro-sud. Italiani con marcati
problemi di marginalità sociale e che non reggono la
competizione del mondo del lavoro, (da L’Ernesto).
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