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S T A M P A  E S T E R A

L'Avana. 24 Luglio 2006

LE CONQUISTE DEL CAPITALISMO
Italia è la settima potenza del mondo
• La povertà minaccia 16 milioni di persone dice il rapporto Ires - CGIL

La povertà colpisce sempre di più le famiglie italiane e in particolare le generazioni più giovani che vivono un nuovo disagio, quello di "voler stare dentro la società dei consumi, ma senza averne i mezzi".

E questo il dato che emerge dal rapporto Ires-Cgil "I salari dal 2002 al 2005". A rischio d’impoverimento in Italia sono 16,5 milioni di cittadini, se si considera la soglia dei 1000 euro netti al mese: secondo i dati della Banca d'Italia, sono circa 6,5 milioni i lavoratori che ne guadagnano di meno e circa 10 milioni i pensionati che percepiscono una pensione che raggiunge al massimo gli 800 euro netti al mese.

Ma le persone a rischio salgono a 20 milioni se si considera anche la fascia di lavoratori con un reddito inferiore alla soglia appena più alta di 1.350 euro netti mensili.

Per la situazione dei nuclei familiari il rapporto parla chiaro: negli ultimi anni si sono moltiplicate in maniera molto notevole le famiglie che per arrivare a fine mese sono costrette a rivolgersi alla rete di supporto sociale esterno, come ad esempio la Caritas. Ed è proprio quest'ultima ad andare a fondo del problema, con un'indagine che riguarda le nuove generazioni di poveri, diplomati e laureati con uno stipendio minimo o addirittura in attesa di un primo impiego: i più fortunati, ossia quelli con un lavoro, pur essendo qualificati percepiscono uno stipendio di circa 18 mila Euro annui lordi, con un contratto al di sotto delle loro necessità.

Dal 2002, secondo il dossier, si è registrato uno sbilanciamento delle risorse a favore dei ceti medio-alti: i redditi dei capofamiglia operaio o impiegato si assesta intorno ai 1.434 euro mensili, in netta contrapposizione a quelli degli imprenditori o dei liberi professionisti che arrivano a 9.053 Euro.

Se nel 2000 il reddito delle famiglie di operai era circa la metà di quello delle famiglie con a capo un imprenditore, nel 2005 la distanza si è amplificata: in Italia, il reddito netto di una famiglia con un imprenditore o un libero professionista come persona di riferimento. risulta quasi 3 volte superiore al reddito di una famiglia con capofamiglia operaio.

La situazione è grave anche per quanto riguarda le nuove generazioni. Una valida testimonianza arriva dalla ricerca "Extreme - sperimentazione di percorsi per soggetti in condizioni di disagio estremo", promossa dalla Caritas e che ha tra i suoi partner Cna e Cisl, con un occhio di riguardo rivolto ai giovani. L'indagine è stata condotta tra settembre e ottobre del 2005, su un campione di 193 persone, che volontariamente si sono rivolte ai centri Caritas. Cinque le città prese in esame: Iglesias, Terni, Arezzo, Torino e Cassino.

Ne emerge un quadro allarmante. Tra le persone con meno di 40 anni che hanno chiesto aiuto, la metà sono stranieri, il 5% ha una laurea e circa il 50% la licenza media. Spesso hanno competenze e abilità che non corrispondono ai lavori che svolgono, ma loro non lo sanno.

Il 52,8% che si rivolge alla Caritas è donna e ha dichiarato di essere disoccupata da 32 mesi, per gli uomini la media scende al 22%.

E' per questo che i ricercatori parlano di "una tendenza alla femminilizzazione della povertà e all'esclusione sociale sempre più marcata di fasce di popolazione in piena età produttiva", anche se le donne hanno un livello di scolarizzazione mediamente superiore a quello degli uomini.

Chi sono i laureati che si rivolgono ai centri d’ascolto Caritas?

In prevalenza immigrati. Immigrati ai quali, pur se formalmente viene riconosciuto l'alto titolo di studi, di fatto non si dà loro la possibilità di farlo fruttare.

Ci sono però anche gli italiani, soprattutto nel centro-sud. Italiani con marcati problemi di marginalità sociale e che non reggono la competizione del mondo del lavoro, (da L’Ernesto).
 

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