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S T A M P A   E S T E R A

L'Avana. 1 Giugno 2006

DURO DISCORSO DI KIRCHNER AI MILITARI
"Come presidente non ho paura,
non ho paura di voi"

Tratto da APM/REBELION

Il presidente argentino ha espresso la sua ripulsa nei confronti dei settori militari che continuano a rivendicare i metodi dell’ultima dittatura, ai quali ha detto che non gli fanno paura ed ha rivendicato l’Esercito nazionale, "alieno dal terrorismo di Stato".

Il presidente argentino Néstor Kirchner ha pronunciato un duro discorso, durante il quale ha ripudiato la marcia effettuata la settimana scorsa da militari in omaggio alle vittime della sovversione, in seguito alla quale sono state inflitte dure sanzioni a sei ufficiali.

"Sono avvenuti fatti che non aiutano la costruzione del prestigio (dell’Esercito)", ha iniziato Kirchner, alludendo evidentemente all’omaggio alle vittime alla sovversione.

Il riferimento è poi divenuto esplicito. "Mi riferisco alla partecipazione di componenti di queste forze ad un atto pubblico durante il quale non solo sono stati aggrediti dei giornalisti, ma sono anche state compiute azioni e pronunciate parole che sfiorano l’apologia del delitto di terrorismo di Stato. Questo è quel che è successo il 24 maggio in Piazza San Martín", ha affermato.

Il presidente, dopo il duro avvertimento, ha ribadito la subordinazione delle Forze Armate al potere civile, affermando che "l’inclusione, l’equità e l’uguaglianza della quale l’Argentina ha bisogno, necessita di Forze Armate impegnate con l’origine della Nazione e subordinate al potere popolare".

Ha lasciato per il finale del suo discorso, durato poco meno di 15 minuti, uno dei passaggi più duri. Alzando la voce e rivolgendosi direttamente agli ufficiali che lo osservavano dal campo, ha detto loro: "Voglio che sia chiaro che come Presidente non ho paura, non ho paura di voi".

Anche le ultime frasi del discorso sono state indirizzate ai soldati. "Vogliamo l’Esercito di San Martín, Belgrano e Mosconi e non di quelli che assassinarono i loro stessi fratelli, come Videla, Galtieri, Bignone e Viola" (i capi dell’ultima dittatura militare, iniziata con il golpe del 14 marzo 1976).

Ha aggiunto, ribadendo nuovamente la politica ufficiale in materia di diritti umani: "Sto rivendicando un Esercito nazionale impegnato con il paese ed alieno una volta per tutte al terrorismo di Stato".

Il Presidente, dopo aver terminato il discorso, si è ritirato dalla Scuola Militare di El Palomar senza partecipare alla tradizionale sfilata prevista per celebrare l’anniversario dell’Esercito, svoltasi subito dopo.

Kirchner ha approfittato della cerimonia per annunciare cambiamenti nel sistema di Difesa nazionale. "Ci stiamo accingendo ad iniziare un processo di revisione, riconversione e modernizzazione integrale del sistema di difesa nazionale. Dobbiamo avanzare in maniera sostenuta in un processo che permetta di riadeguare e stabilire nuove basi sulle quali ordinare il sistema di difesa e le stesse Forze Armate", ha indicato il capo dello Stato.

Ha così esplicitato la sua intenzione, pur senza fornire maggiori precisazioni, di ristrutturare il sistema di Difesa nei prossimi mesi, cosa che implica una diminuzione del potere dei capi delle Forze Armate.

Tra le riforme previste spicca il trasferimento di funzioni come la decisione delle promozioni, l’autorizzazione delle esercitazioni di addestramento e l’acquisto di materiale dei capi delle tre forze allo Stato Maggiore Congiunto.

Kirchner ha assicurato che il processo di "riconversione" darà alle autorità civili "la conduzione effettiva della politica di Difesa".

Anche il capo dell’Esercito, generale Roberto Bendini, è sembrato riferirsi (anche se non molto direttamente) prima del discorso del presidente allo stesso episodio. "Non tollererò atti ed azioni che vadano a detrimento della disciplina o coesione dell’istituzione", ha detto con veemenza.

In questo contesto ha sostenuto che i valori di "libertà, subordinazione e disciplina" costituiscono "la colonna vertebrale dell’istituzione" e che i membri delle Forze Armate sono "tenuti moralmente e istituzionalmente a rispettarli". Ha poi lanciato un duro avvertimento: "Chi non è disposto ad attenersi a questi precetti deve abbandonare le sue file".
 

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