Il debito
pubblico degli USA è un record amaro per Bush
ROBERTO REZZO
La Corte dei Conti americana ha
lanciato l’allarme per il debito pubblico fuori
controllo. L’anno fiscale si è chiuso con un
disavanzo di 8.500 miliardi di dollari. I tagli alle
tasse sono sotto accusa.
Le ultime proiezioni sul debito
pubblico degli Stati Uniti elaborate dal Government
Accountability Office (Gao), l’ufficio del Congresso
hanno mostrato che quest'anno fiscale si è chiuso
con un buco di 8.500 miliardi di dollari e che
nell'arco di una generazione - in assenza di
drastiche misure correttive - il debito indicizzato
al tasso d'inflazione è destinato a sfondare la
soglia dei 46mila miliardi.
Tanto quanto vale la ricchezza di
tutti gli americani messi insieme, da Bill Gates a
un’immigrata cinese. Soltanto per pagare gli
interessi sul debito non basterebbe neppure l'intero
gettito fiscale.
David Walker, il direttore del Gao,
ha annunciato che durante la campagna per le
presidenziali del 2008 intende girare l'America in
lungo e in largo per spiegare agli elettori la
gravità della situazione: "È impossibile affrontare
un problema se non ci si rende neppure conto che
esiste".
I sondaggi dicono che l'opinione
pubblica ha un'idea molto vaga sia sull'entità
dell'indebitamento pubblico che delle reali
conseguenze a lungo termine. L'ultima indagine
commissionata dalla rete televisiva CBS e dal New
York Times indica come problema più grave per
l'America, al primo posto, la guerra in Iraq,
seguita dal terrorismo, dalla disoccupazione e dalla
debolezza dell'economia. Il debito pubblico non
entra neppure nella rosa delle prime dieci
preoccupazioni degli americani.
Quando però la questione del
disavanzo viene esplicitamente menzionata, il 42%
degli interpellati afferma che dovrebbe essere una
priorità per l'amministrazione, mentre il 38% la
considera di secondaria importanza.
Walzer è convinto di avere
potenzialmente dalla sua parte la maggioranza degli
americani. E vuol essere sicuro che alle prossime
elezioni nessun politico possa eludere il problema.
Sta organizzando un tour de force di conferenze e
comizi come se fosse uno dei candidati alla Casa
Bianca, ma mette bene in chiaro di non avere affatto
intenzione di cambiare mestiere.
"Può permettersi di parlare chiaro e
di dire la verità, perché non rischia nulla, ha un
mandato di 15 anni che dura sino al 2013", ha
spiegato Isabel Sawhill, economista della Brookings
Institution di Washington.
Il messaggio è semplice: con questo
andazzo il debito pubblico è destinato a crescere
ogni anno di una cifra compresa tra i due e i
tremila miliardi di dollari. Quando la generazione
dei baby boomer raggiungerà l'età della pensione,
l'America di troverà di fronte a uno «tsunami
demografico» in grado di paralizzare l'economia.
Sei anni di amministrazione Bush
hanno messo i conti pubblici su un binario molto
pericoloso: bruciato l'intero surplus creato negli
anni '90 durante la presidenza Clinton, il governo
ha attinto a piene mani dalle banche centrali di
Cina e Giappone per la gestione delle partite
correnti. E c'è il problema strutturale della
previdenza sanitaria che - pur lasciando senza
assistenza 50 milioni di americani - viaggia da sola
verso un disavanzo di 5mila miliardi.
Il costo di Medicare - il programma
destinato ai cittadini oltre i 60anni di età - è
quadruplicato dal 1970 ad oggi e le proiezioni
indicano che entro il 2030 è destinato ad assorbire
il 25% di tutte le risorse federali.
Il sistema può essere razionalizzato
e migliorato ma gli economisti avvertono che dalla
spirale non si esce senza un aumento delle entrate
fiscali.
I tagli alle tasse di Bush vanno
tagliati. (l’Ernesto)