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Gli immigranti sono il 12,4% della
popolazione degli USA
• Lo ha rivelato un recente
censimento
DAVID BROOKS
Anche se il dibattito politico su una riforma
migratoria continua ad essere stagnante, la presenza
degli immigranti negli Stati Uniti si incrementa e
si allarga geograficamente per tutto il paese,
rappresentando attualmente il 12,4% della
popolazione nazionale, cioè, 35,7 milioni, con un
aumento di quasi 5 milioni d’abitanti negli ultimi
cinque anni, dicono i nuovi dati ufficiali.
In questa realtà si sta generando una
diversificazione sociale che cambia la complessità
sociale in quasi tutti gli angoli del paese e nutre
le tensioni che inquinano il dibattito politico
nazionale sul tema migratorio.
L’Ufficio del Censimento degli Stati Uniti riporta
che il numero degli immigranti non solo è cresciuto,
ma che la loro presenza si è allargata nella
geografia statunitense ben al di là degli stati dove
tradizionalmente erano concentrati. Gli immigranti
sono la parte crescente della popolazione in 46 dei
50 stati e nella capitale.
Il Sondaggio delle Comunità Americane è un conteggio
annuo effettuato dell’Ufficio del Censimento per
attualizzare le rilevazioni statistiche decennali e
si esegue in comunità con più di 65 mila persone.
Si limita alla popolazione che vive nelle case,
escludendo prigioni, scuole, forze armate, ecc.;
cioè, non registra il totale della popolazione.
I risultati del sondaggio del 2005 diffusi
registrano che tra la popolazione nata all’estero, i
messicani rappresentano il 30,7% e i latinoamericani
(includendo i messicani) rappresentano il 53,3%.
Stabilisce anche che i latini continuano ad
aumentare come la minoranza più numerosa degli USA,
rappresentando il 14,5% del totale della popolazione
(i negri sono il 12,8%).
Altri risultati mostrano che la California, New
York, il Texas e la Florida continuano ad essere le
sedi più frequenti della popolazione emigrante.
Altri stati con ondate migratorie più recenti,
registrano una forte crescita nella loro popolazione
immigrante: per esempio la Carolina del Sud è
cresciuta del un 47% dal 2000, più di ogni altro
stato. La presenza latina si è incrementata del 48%
anche in Arkansas e solo in due stati si è
incrementata la percentuale della popolazione
bianca: West Virginia e Hawaii.
Questi dati dimostrano, dicono gli esperti, la
dispersione degli immigranti e delle nuove minoranze
in regioni del paese che prima non vivevano
quest’esperienza demografica.
“Quel che stiamo osservando adesso è una diffusione
delle nuove minoranze in nuove destinazioni”, ha
dichiarato lo specialista in demografia William
Frey, del Brookings Institution al Los Angeles
Times.
In Georgia, dov’era già forte la crescente presenza
degli immigranti, il numero dei residenti nati
all’estero è arrivato al 9% della popolazione dello
stato, dal 7,2% del 2000.
Secondo Jeffrey Passell, del Pew Hispanic Center,
che ha analizzato questi nuovi dati, il 58% degli
immigranti negli USA dal 2000 si è concentrato in
cinque degli Stati a destinazione tradizionale (a
parte di quelli menzionati prima, va incluso
l’Illinois), ma il 24% si è stabilito in Stati che
hanno registrato una marcata crescita della loro
popolazione immigrante, come la Georgia, il
Massachusset e lo Stato di Washington.
Il Connecticut, il Minnesota, l’Alabama, la Carolina
del Sud, il Missouri, il Kentucky, l’Ohio, la
Pennsylvania e il Nevada, ha informato il New York
Times, hanno una presenza dell’11% di immigranti
molto recenti.
Il volto degli Stati Uniti sta cambiando e presto,
per via del flusso migratorio, lo spagnolo, come il
cinese, l’arabo e decine d’altre lingue si udranno
dal profondo sud sino al nord ovest, dalla costiera
a nord-est e sino al Pacifico.
La presenza sempre più numerosa e diversificata di
immigranti, secondo alcuni esperti, sta elevando il
tema migratorio ad un punto prioritario nel
dibattito politico nazionale.
Tutto indica che questo non cambierà in un futuro
prossimo. Una ricerca dell’Istituto delle Politiche
migratorie (MPI in inglese) conclude che se la
immigrazione rimane ai livelli attuali, gli
immigranti e i loro figli rappresenteranno tutta la
crescita della forza-lavoro statunitense negli anni
tra il 2010 e il 2030.
Tutto questo ha rafforzato il dibattito sulla
riforma migratoria, che ristagna per via delle
manovre dei legislatori repubblicani conservatori,
mentre si stanno realizzando 21 dibattiti pubblici
in diversi luoghi del paese, con le tematiche
centrali sulla minaccia alla sicurezza, l’economia e
le garanzie sociali per l’immigrazione.
Il rappresentante federale Charlie Norwood, uno dei
leader di questa fazione anti-immigrante
maggioritaria nella Camera dei Rappresentanti, ha
risposto alle critiche dei gruppi latini che non
sono stati invitati a partecipare ad un’udienza a
Gainsville, in Georgia ed ha dichiarato: “Quello che
desideravo erano testimoni che fossero d’accordo con
me, non che stessero in disaccordo con me”. Durante
l’incontro pubblico ha fatto una dichiarazione: il
progetto di riforma migratoria limitata approvato
dal Senato: “È la peggior legislazione che ho visto
in 12 anni nella Camera dei Rappresentanti. Potete
essere sicuri che non si trasformerà in legge, non
permetteremo che ciò accada”, ha riportato il
giornale locale, Access North Georgia.
Le elezioni legislative di novembre si avvicinano e
molti analisti credono che Norwood potrebbe avere
ragione e che è ogni volta meno probabile che si
possa approvare una riforma migratoria integrale
quest’anno.
Nel frattempo, gli immigranti continuano a ricevere
minacce, ad essere sfruttati, trattati con violenza
e umiliati in questo paese che si proclama la
nazione degli immigranti. Però con o senza riforma,
la realtà è che questo paese, lo voglia o no, si sta
trasformando da costa a costa per la presenza degli
immigranti. (La Jornada).
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