Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5

    

C U B A

L'Avana. 10 Agosto 2009

LE RIFLESSIONI DEL COMPAGNO  FIDEL

Le basi yanquee e la sovranità  latinoamericana

Il concetto di nazione sorse dalla somma degli elementi comuni come la storia, il linguaggio, la cultura, i costumi, le leggi, le istituzioni ed altri elementi relazionati alla vita materiale e spirituale delle comunità umane.

I popoli dell’America, per la cui libertà Bolívar realizzò le gradi gesta che ne fecero  El Libertador dei popoli, furono chiamati da lui a creare, come disse, la più grande nazione del mondo, meno che per estensione e ricchezze che per la sua libertà e la sua gloria.

Antonio José de Sucre sferrò ad  Ayacucho l’ultima battaglia contro l’impero che aveva reso gran parte di questo continente proprietà reale della corona di Spagna per più di 300 anni.

È la stessa America, che decine di anni  dopo, già in parte divisa dal nascente impero yankee Martí chiamò Nuestra America.

Va ricordato ancora una volta che prima di morire in combattimento per l’indipendenza di Cuba, ultimo bastione della colonia spagnola in America, il 19 maggio del 1895, poche ore prima della sua morte, José Martí scrisse profeticamente che tutto quello che aveva fatto e che avrebbe fatto era “ ...per impedire a tempo, con l’indipendenza di Cuba, che gli Stati Uniti si estendessero per le Antille  e ricadessero con maggior forza sulle nostre terre d’America”.

Negli Stati Uniti, dove le 13 colonie recentemente liberate non tardarono ad espandersi disordinatamente verso ovest, in cerca di terre e di oro, sterminando gli indigeni, sino a quando arrivarono alle coste del Pacifico, gli Stati agricoli del sud competevano con gli Stati industriali del nord che sfruttavano il lavoro salariato, cercando di creare altri Stati, per difendere i loro interessi economici.

Nel 1848 sottrassero al Messico più del 50% del suo territorio in una guerra di conquista contro il paese militarmente debole  e occuparono la capitale, imponendo umilianti condizioni di pace.

Nel territorio sottratto c’erano le grandi riserve petrolio e di gas che mantengono gli Stati Uniti da più d una secolo e continuano a mantenerli.

Il filibustiere William Walker, stimolato dal “destino manifesto”  proclamato dal suo paese, sbarcò in Nicaragua nel 1855 e si autoproclamò presidente, sino a che fu espulso dai nicaraguensi e da altri patrioti  centroamericani, nel 1856.

Il nostro Eroe Nazionale vide che il destino dei paesi latinoamericani era strozzato dal nascente impero degli Stati Uniti.

Dopo la morte in combattimento di José Martí, ci fu l’intervento militare in Cuba quando l’esercito spagnolo era già stato sconfitto.

L’emendamento Platt che concedeva al poderoso paese il diritto d’intervenire nell’Isola fu così imposto a Cuba.

 L’occupazione di Puerto Rico, che dura da 111 anni e oggi costituisce il detto Stato Libero Associato, e che non è uno stato libero, fu una conseguenza di quell’intervento.

Le cose peggiori per l’America Latina stavano per cominciare, confermando le geniali premonizioni di Martí.

Il crescente impero aveva gia deciso che il canale che doveva unire i due Oceani sarebbe passato per Panama.

L’istmo di Panama, la Corinto sognata da Bolívar come capitale della più grande Repubblica del mondo, da lui concepita, era di proprietà yankee.

E ancora le peggiori conseguenze dovevano giungere nel XX secolo.

Con l’appoggio delle oligarchie politiche nazionali, gli Stati Uniti s’impossessarono delle risorse e delle economia dei paesi latino americani e gli interventi si moltiplicarono. Le forze militari e della polizia caddero sotto la loro egida. Le imprese multinazionali yankees s’impadronirono delle produzione dei servizi fondamentali, delle banche e le compagnie di assicurazioni, del commercio estero, le ferrovie, le navi, i magazzini, i servizi elettrici, quelli telefonici e altro, e in maggiore o minor grado passarono nelle loro mani.

Sicuramente la profondità della disuguaglianza sociale fece scoppiare la Rivoluzione messicana nel secondo decennio degli anni XX e questo fu fonte d’ispirazione per altri paesi. La Rivoluzione fece avanzare il Messico in molti settori, ma lo stesso impero che ieri aveva divorato gran parte del suo territorio, oggi divorava le importanti risorse naturali che gli restavano, la forza lavoro economica e fanno versare al Messico anche il proprio sangue,

Il TLCAN è il più brutale accordo economico imposto ad un paese in via di sviluppo. Per essere breve, basta segnalare che il governo degli Stati Uniti ha appena affermato testualmente : “Dato che il Messico ha sofferto un doppio colpo, non solo per la caduta della sua economia, ma anche per gli effetti del virus A H1N1, probabilmente vedremo di tenere l’economia più stabile prima di avere lunghe discussioni su  nuovi negoziati commerciali”.

Ovviamente  non si dice una sola parola su fatto che la guerra sferrata per il traffico della droga, nella quale il Messico pone 36.000 soldati, quasi quattromila messicani sono morti, nel 2009.

La droga non solo apporta gravi problema di salute: provoca violenza che lacera il Messico e l’America Latina, come conseguenza del mercato insaziabile degli Stati Uniti, fonte infinta di divisa con cui si fomenta la produzione di cocaina e di eroina nel paese in cui si forniscono le armi che si usano in questa feroce e non pubblicizzata guerra.

Quelli che muoiono dal Fiume Grande e sino ai confini del Sudamerica sono latinoamericani. In questo modo la violenza generale batte il records  dei morti e le vittime superano la cifra di 100.000 per anno, in America Latina,  provocate soprattutto dalle droghe e la povertà.

L’impero non sferra la lotta contro la droga nelle sue frontiere, la sferra nei territori latinoamericani.

Nel nostro paese non si coltivano nè la coca nè i papayeri. Lottiamo con efficienza contro coloro che tentano d’introdurre droghe nel nostro paese o di utilizzare Cuba come transito.  Gli indici delle persone che muoiono per la violenza si riduce ogni anno. Non necessitiamo per questo i soldati yankee. 

La lotta contro la doga è un pretesto per stabilire basi militari in tutto l’emisfero.  Da quando le navi della IV Flotta e gli aerei più moderni da combattimento servono per combattere le droghe?

Il vero obiettivo è il controllo delle risorse economiche, il dominio dei mercati e la lotta contro i cambi sociali.

Che necessità c’era di ristabilire questa Flotta smobilitata alla fine della Seconda Guerra Mondiale meno di 60 anni fa, quando non esistono più la URSS e nemmeno la guerra fredda? Gli argomenti usati per lo stabilimento delle sette basi aeronavali in Colombia sono un insulto all’intelligenza.

La storia non perdonerà coloro che commettono queste slealtà contro i suoi popoli e tanto meno coloro che utilizzano come pretesti l’esercizio della sovranità per far accettare le truppe yankee

A che sovranità si riferiscono? Quella conquistata da  Bolívar, Sucre, San Martín, O´Higgins, Morelos, Juárez, Tiradentes, Martí?

Nessuno di loro avrebbe accettato mai un così spregevole argomento per giustificare la concessione di basi militari alle forze armate degli Stati Uniti, un impero più dominante, più poderoso e più universale della corona spagnola.

E come conseguenza di tali accordi  promossi in forma illegale e incostituzionale dagli Stati Uniti, qualsiasi governo di questo paese utilizzasse queste basi, come fecero Reagan con la guerra sporca e Bush con quella dell’Iraq per provocare un conflitto armato tra due popoli, sarà una tragedia.

Venezuela e Colombia,  nacquero insieme nella storia dell’America, tra le battaglie di  Boyacá e Carabobo, con la direzione  di Simón Bolívar.

Le forze yankee potranno promuovere una guerra sporca, come fecero in Nicaragua ed anche usare soldati di altre nazionalità, addestrati per questo, e potranno attaccare qualche paese, ma difficilmente il popolo combattivo, vibrante e patriottico della Colombia si lascerà trascinare in una guerra contro un popolo fratello come quello del Venezuela.

Si sbagliano gli imperialisti se non valutano abbastanza gli altri popoli dell’America Latina e nessuno sarà d’accordo con le basi militari yankee e nessuno smetterà d’essere solidale con qualsiasi popolo latino americano, aggredito dall’imperialismo.

Martí ammirava straordinariamente Bolívar e non si sbaglio quando disse: “Bolívar sta lì nel cielo d’America, attento e vigilante ... con gli stivali da campagna ancora indosso, perchè  quello che lui non ha fatto ancora, oggi è rimasto da fare, perchè Bolívar ha da fare in America tuttavia”.  

Fidel Castro Ruz -

9 Agosto 2009

Ore 18.32

(Traduzione Gioia Minuti).
 

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