|
Guillermo Martínez chiude la
partecipazione cubana con un argento
Enrique Montesinos, inviato speciale
Guillermo Martínez ha chiuso con un solido lancio
del giavellotto di 86,41 metri conquistando cosě la
medaglia d’argento nell’ultima giornata del XII
Mondiali di Atletismo, siglando l’uscita della
nazionale cubana dalla cittŕ di Berlino.
“La
gara č stata meravigliosa, e l’ispirazione č venuta
da mia figlia che oggi compie 13 giorni, e alla
quale dedico la medaglia”, ha detto il lanciatore di
Camaguey di 28 anni, che si č avvicinato come mai al
suo risultato migliore di 87,17 metri del 2006, e
che ha migliorato al momento opportuno il precedente
di 82,76 di questa stagione.
Il
merito di un tale successo č stato anche attribuito
dal subcampione alla chimica con il suo nuovo
allenatore Isbel Luaces. Guillermo č stato superato
solo dal norvegese Andreas Thordkilsen, due volte
campione olimpico, che nella seconda ronda ha
piazzato un 89,59 e nella terza un altro
rispettabile 88,95 che gli č valso l’oro.
Dopo
due mondiali (Helsinki e Osaka) nelle cui finali
Guillermo lanciava meno che nelle classificazioni,
l’atleta ha finalmente ottenuto la sua
consacrazione.
Martínez ha annunciato che non nutriva aspettative
in questa prima grande gara dopo un anno passato
fuori dall’atletismo e che, stando al suo
allenatore, ha cominciato la competizione cercando
un buon primo lancio (83,43) che alla fine gli ha
assicurato la medaglia.
Ha poi
confermato che il lancio di 86 metri č stato il
prodotto della sicurezza del titolo giŕ ottenuto e,
alla domanda circa il significato di un simile
trionfo ha risposto enfaticamente: “Creo che č una
rinascita di Guillermo Martínez, e mi aspettano
molte cose da fare”.
Questa
č stata la quarta medaglia d’argento di Cuba, e la
sesta in totale (1-4-1), mettendo l’isola al 12°
posto nella tabella finale ordinata in base agli
ori. Per punti, 51, la classificazione sale al 9°
posto, prodotto della presenza di 11 tra i primi 8.
Gli
Stati Uniti, anche se con un risultato inferiore di
10-6=22, si mantengono in testa per punti (231),
appoggiati anche dalla presenza, unica, di oltre un
centinaio di atleti.
Jamaica
(7-4-2=13) grazie ai suoi fenomenali velocisti, e
Kenya (4-5-2=11) per la sua rimonta sull’Etiopia,
hanno lasciato la Russia nel quarto posto
(4-3-6=13), influenzata per alcune frustrazioni, con
la Isibaieva in testa.
Anche
se, per punti, Russia (154) ha lasciato in terza
posizione Giamaica (136) ed in quarta Kenya (120).
Yeimer
e la staffetta non ce l’hanno fatta
Fino ad
ora, qualsiasi sia il ritmo di corsa di una finale
di 800 metri, per Yeimer López non č quello giusto.
Si č
visto che, per varie ragioni, i “duri” di meno di
1:44 sono rimasti fuori ed altri non hanno mostrato
impeto sufficiente per correre, e per tanto, un
ritmo lento avrebbe dovuto favorire il Cubano,
originalmente velocista sui 400 metri.
Ma i
fatti non hanno aiutato, neppure dopo gli strani
risultati delle semifinali, e giŕ dalla prima curva
lenta in 53:54 č stato chiaro che Yeimer, che
sembrava senza forze, non sarebbe stato in grado,
terminando quindi all’ultimo posto (1:47,80), il
10°, visto che erano stati aggiunti due atleti che
erano caduti nelle semifinali, e per tanto non
apportando neanche un punticino.
E nella
staffetta femminile 4x400, la sfortunata decisione
tecnica di mettere Diosmely Peńa al posto di Susana
Clement (quella con il rendimento inferiore nelle
semifinali), ha fatto sě che la nuova apripista non
solo arrivasse ottava, ma con uno svantaggio
impossibile da colmare. Tutte erano talmente
contrariate che sono passate come tornadi nella zona
mista, ma alle successive domande la delegazione ha
risposto menzionando delle lesioni muscolari.
Doppietta di Bekele
Nessun
Etiope aveva vinto i 5.000 metri nei mondiali, e
meno che meno conquistato l’inedita doppietta dei
5.000 e dei 10.000, prodezza realizzata da Kenenisa
Bekele, dopo aver respinto clamorosamente ciň che
sembrava una rimonta decisiva da parte del campione
difensore Bernard Lagat, statunitense.
Bekele,
con quattro corone consecutive nei 10.000 – da
Parigi 2003 – aveva nel passato tentato la doppietta
solo in un’occasione, senza andare oltre il bronzo
nei 12 giri e mezzo dell’ovale. I Keniani, che
avevano sette medaglie d’oro in tale distanza (8 se
si conta anche quella di Lagat a Osaka, di
provenienza Keniana), rimangono adesso a bocca
asciutta visto che a James C’Kurui (QUAT-13:17,78) č
andato il bronzo, dietro a Lagat (USA-13:17,33) e
Bekele (ETH-13:17,09) (Traduzioni Granma Int).
|