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Venezuela e Bolivia scuotono il
Vertice di Copenaghen
• “Il socialismo è la strada per la
salvezza del pianeta”, reitera Chavez
Fausto Triana
Se mancavano attori con un linguaggio ben affilato,
l’arrivo dei presidenti del Venezuela, Hugo Chávez
ed Evo Morales, della Bolivia, ha davvero scosso
ulteriormente il Vertice sul Cambio Climatico
immerso in una profonda crisi d’incertezza.
Salvare il mondo in 48 ore? : dicotomia di
Copenaghen.
Hugo
Chávez e stato obbligato a rinviare una conferenza
stampa per il ritardo negli interventi del segmento
d’alto livello della Conferenza, ma ha approfittato
del suo spazio per esprimere posizioni non solo del
Venezuela, ma anche dell’ALBA e di buona parte del
Gruppo dei 77, più la Cina.
Evo Morales ha avuto contatti con i giornalisti ed
ha partecipato ad un incontro molto toccante con il
Caucus Indigeno Mondiale, rappresentato da più di
200 persone che hanno riconosciuto i suoi sforzi per
la Madre Terra.
I delegati dell’Associazione del Popolo
Internazionale Indigeno hanno spiegato a Morales la
loro frustrazione per il fatto che la COP15 di
Copenaghen non ha incluso nei suoi attestati
nemmeno una sola delle rivendicazioni delle
minoranze.
“Lei è un vero difensore del nostro pianeta, un
esempio per l’umanità. Ci congratuliamo per la sua
recente rielezione e perchè lei è un vero campione
del mondo a favore delle comunità indigene”, hanno
dichiarato ad Evo.
Lo statista boliviano ha ringraziato per le parole
dei suoi fratelli ed ha approfittato per reiterare
che il cambio climatico non è un problema di
tecnologia o di finanziamenti, ma un modello di vita
del sistema capitalista.
Con ironia e senso dell’umorismo, Chávez ha
assicurato che i ricchi stanno distruggendo questo
pianeta e si è chiesto se è perchè pensano d’andare
in un altro, e questo ha provocato molte risate
tra presenti.
Inoltre ha paragonato la realtà dell’appuntamento
nella capitale danese con il successo della
manifestazione all’esterno del Palazzo dei Congressi
Bella Center, dove la marea umana delle ONG’s,
sabato scorso ha toccato proporzioni inaspettate.
Chávez ha ricordato due degli slogan di protesta:
“Non si deve cambiare il clima, ma cambiare il
sistema”, e “Se il clima fosse bianco lo avrebbero
già salvato”.
È curioso che nelle ultime e decisive 48 ore del
COP15, le parole di Morales e di Chávez sono state
ascoltate con molto interesse, stando al clamore
delle ONG’s e delle numerose delegazioni.
Il capo della delegazione della Cina, Su Wei, ha
invitato i paesi industrializzati a smettere con le
scuse e a farsi carico delle loro responsabilità
storiche, che sono la causa del cambio climatico.
Su Wei ha sottolineato che il blocco dei ricchi non
è stato sincero nell’ora di presentare le offerte di
riduzione delle emissioni inquinanti ed ha definito
i loro obiettivi come “molto vaghi”. (Traduzione
Granma Int.).
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