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S C I E N Z E   E  T E C N O L O G I A

L'Avana. 16 Dicembre2009

Venezuela e Bolivia scuotono il Vertice di Copenaghen

• “Il socialismo è la strada per la salvezza del pianeta”, reitera Chavez

Fausto Triana

Se mancavano attori con un linguaggio ben affilato, l’arrivo dei presidenti del Venezuela, Hugo Chávez ed Evo Morales, della Bolivia, ha davvero scosso ulteriormente il Vertice sul Cambio Climatico immerso in una profonda crisi d’incertezza.

Salvare il mondo in 48 ore? : dicotomia di Copenaghen.

Hugo Chávez e stato obbligato a rinviare una conferenza stampa per il ritardo negli interventi del segmento d’alto livello della Conferenza, ma ha approfittato del suo spazio per  esprimere posizioni non solo del Venezuela, ma anche dell’ALBA e di buona parte del Gruppo dei 77, più la Cina.

Evo Morales ha avuto contatti con i giornalisti ed ha partecipato ad un incontro molto toccante con il Caucus Indigeno Mondiale, rappresentato da più di 200 persone che hanno riconosciuto i suoi sforzi per la Madre Terra.

I delegati dell’Associazione del Popolo Internazionale Indigeno hanno spiegato  a Morales la loro frustrazione per il fatto che la COP15 di Copenaghen  non ha incluso nei suoi attestati nemmeno una sola delle rivendicazioni delle minoranze.

“Lei è un vero difensore del nostro pianeta, un esempio per l’umanità. Ci congratuliamo per la sua recente rielezione e perchè lei è un vero campione del mondo a favore delle comunità indigene”, hanno dichiarato ad Evo.

Lo statista boliviano ha ringraziato per le parole dei suoi fratelli ed ha approfittato per reiterare che il cambio climatico non è un problema di tecnologia o di finanziamenti, ma un modello di vita del sistema capitalista.

Con ironia e senso dell’umorismo, Chávez ha assicurato che i ricchi stanno distruggendo questo pianeta e si è chiesto se è perchè pensano d’andare in un altro,  e questo ha provocato molte risate tra  presenti.

Inoltre ha paragonato la realtà dell’appuntamento nella capitale danese con il successo  della manifestazione all’esterno del Palazzo dei Congressi Bella Center, dove la marea umana delle ONG’s, sabato scorso ha toccato proporzioni inaspettate.

Chávez ha ricordato due degli slogan di protesta: “Non si deve cambiare il clima, ma cambiare il sistema”, e “Se il clima fosse bianco lo avrebbero già salvato”.

È curioso che nelle ultime e decisive 48 ore del COP15, le parole di Morales e di Chávez sono state ascoltate con molto interesse, stando al clamore delle ONG’s e delle numerose delegazioni.

Il capo della delegazione della Cina, Su Wei, ha invitato i paesi industrializzati a smettere con le scuse e a farsi carico delle loro responsabilità storiche, che sono la causa del cambio climatico.

Su Wei ha sottolineato  che il blocco dei ricchi non è stato sincero nell’ora di presentare le offerte di riduzione delle emissioni inquinanti ed ha definito i loro obiettivi come “molto vaghi”. (Traduzione Granma Int.).
 

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