Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5

    

C U B A

L'Avana. 1 Dicembre2009

LE RIFLESSIONI DEL COMPAGNO FIDEL

Esiste un limite per l’ipocrisia
 e la menzogna?

Gli Stati Uniti, nella loro lotta contro la Rivoluzione Cubana, hanno avuto nel governo del Venezuela il loro miglior alleato: l’esimio don Rómulo Betancourt Bello. Non lo sapevamo allora. Era stato eletto Presidente il 7 dicembre del 1958 e, senza  tuttavia la sua assunzione dell’incarico, il 1º  gennaio del 1959 trionfò in Cuba la Rivoluzione.

Alcune settimane dopo ebbi il privilegio d’essere invitato dal governo provvisorio di Wolfgang Larrazábal per visitare la Patria di Bolívar, che era stata tanto solidale con Cuba.

Ho visto poche volte nella mia vita tanto calore di popolo. Le immagini dei filmati si conservano. Si avanzava per l’autostrada, che aveva sostituito il sentiero asfaltato dove mi avevano condotto la prima volta che ero andato in Venezuela nel 1948, da Maiquetía a Caracas, con gli autisti più temerari che ho mai conosciuto.

Stavolta udii la fischiata più sonora, prolungata e imbarazzante della mia lunga vita, quando osai dire il nome del recente eletto e non ancora incaricato presidente. Le masse più radicali della Caracas eroica e combattiva avevano votato in massa contro di lui. 

L’ "illustre" Rómulo Betancourt era menzionato con interesse nei  circoli politici dei Caraibi e dell’America Latina.

Come si spiega?  Era stato tanto radicale da ragazzo che a 23 anni entrò come membro del Burò Politico del Partito Comunista della Costa Rica, dal 1931 al 1935. Erano i tempi difficili della Terza Internazionale. Dal marxismo-leninismo apprese  la struttura di classe della società, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo nella storia e lo sviluppo della colonizzazione del capitalismo e dell’imperialismo negli ultimi secoli.

Nel 1941, con altri leaders della sinistra, fondò in Venezuela il Partito Azione Democratica.

Esercitò la Presidenza provvisoria del Venezuela dall’ottobre del 1945 sino al febbraio del 1948, in virtù di un colpo di Stato civico militare. Marciò di nuovo in esilio quando l’illustre scrittore e intellettuale venezuelano Rómulo Gallegos fu eletto Presidente Costituzionale e destituito quasi d’immediato.

La macchina ben ingrassata del suo partito lo elegge Presidente nelle elezioni del 7 dicembre del 1958, dopo che le forze rivoluzionarie venezuelane, con la direzione della Giunta Patriottica  presieduta da Fabricio Ojeda, face cadere la dittatura  del generale Pérez Jiménez.

Quando alla fine di gennaio del 1959 io parlai  nella Plaza del Silencio, dove si riunirono centinaia di migliaia di persone e menzionai per pura cortesia Betancourt, si produsse la colossale fischiata che ho raccontato contro il Presidente eletto. Para me fu una vera lezione di realismo politico.

Lo dovetti ovviamente visitare, dato che era il presidente eletto di un paese amico. Incontrai un uomo amaro e risentito. 

Era già il modello di governo "democratico e rappresentativo" che necessitava l’impero. Collaborò in tutto il possibile con gli yankees  prima dell’invasione mercenaria di Girón.

Fabricio Ojeda, sincero e indimenticabile amico della Rivoluzione Cubana, che ho avuto il privilegio di conoscere, ed ho parlato con lui ampiamente, poi mi spiegò molto sul processo politico della sua Patria  del Venezuela con cui sognava. Fu una delle numerose persone assassinate da quel regime totalmente al servizio degli imperialisti.

Da allora è trascorso quasi mezzo secolo.

Posso offrire testimonianze del cinismo eccezionale dell’impero che abbiamo dovuto affrontare infaticabilmente noi rivoluzionari cubani, come degni eredi di Bolívar e Martí.

Durante il tempo trascorso, dai giorni di Fabricio Ojeda, il mondo è cambiato considerevolmente. Il potere militare e tecnologico di questo impero è cresciuto; ed anche la sua esperienza e la sua mancanza totale di etica.

Le sue risorse mediatiche sono più costose e meno subordinate a norme morali.

Accusare il leader della Rivoluzione Bolivariana, Hugo Chávez, di promuovere la guerra contro il popolo  della Colombia, scatenare una corsa agli armamenti,  presentarlo come produttore e promotore del traffico di droga, repressore della libertà d’espressione, violatore dei diritti umani ed altre imputazioni simili, è un’azione ripugnante e cinica, come tutto quello che ha fatto, fa e promuove l’impero.

La realtà non si può mai dimenticare e nemmeno smettere di reiterarla; la verità obiettiva e ragionata  è l’arma più importante con la quale martellare senza stancarsi sulla coscienza dei  popoli.

Il governo degli Stati Uniti, è necessario ricordarlo, promosse e appoggiò in Venezuela il colpo di Stato fascista dell’11 aprile del 2002 e, dopo il suo fallimento, pose tutte le sue speranze in un colpo petrolifero, appoggiando con programmi e risorse tecniche capaci di liquidare qualsiasi governo, e sottovalutando il popolo e la direzione  rivoluzionaria di questo paese.

Da allora ha cospirato senza mai smettere contro il processo rivoluzionario venezuelano, come ha fatto - e continua a fare -  contro la Rivoluzione nella nostra Patria durante 50 anni.

Il Venezuela, con le enormi risorse  energetiche ed altre materie prime che possiede, ottenute a prezzi infimi, e le proprietà multinazionali delle grandi installazioni e dei servizi,  interessa agli Stati Uniti per controllarlo molto più di  Cuba.

Schiacciata nel sangue e nel fuoco la Rivoluzione in Centroamerica, con colpi di Stato sanguinosi e repressivi dei passi avanti democratici e  progressisti in Sudamerica, l’impero non poteva rassegnarsi alla costruzione del socialismo in Venezuela. Si tratta di un fatto reale, innegabile ed evidente   per tutti coloro che dispongono  di un minimo di cultura politica in America Latina e nel mondo.

È conveniente ricordare che il governo del Venezuela non si armò nemmeno dopo il colpo di Stato promosso dagli Stati Uniti nell’aprile del 2002.

Il barile di petrolio valeva solo 20 dollari, già svalutati da quando nel 1979 Nixon sospese la conversione in oro, quasi 30 anni prima che Chávez fosse eletto presidente. Quando ha ottenuto l’incarico, il petrolio venezuelano non raggiungeva i 10 dollari. Successivamente, quando i prezzi si elevarono, dedicó le risorse sociali del paese a programmi sociali, a piani d’investimento e sviluppo ed alla cooperazione con numerose nazioni dei Caraibi e dell’America Centrale, e ad altre economie più povere in Sudamerica. Nessun altro paese ha mai offerto una così generosa cooperazione.

Non ha comprato un solo fucile durante i primi anni del suo governo. Ha anche fatto quello che nessun altro avrebbe deciso in condizioni di pericolo per la propria integrità: sospendere legalmente l’obbligo di ogni cittadino onesto e rivoluzionario di difendere con le ami il suo paese.

Penso che la Repubblica Bolivariana  ha tardato nell’acquisto delle armi.

I fucili di fanteria di cui disponeva erano gli stessi da 50 anni; il governo provvisorio dell’ammiraglio Larrazábal mi offerse un fucile automatico FAL nel penultimo mese di guerra, nel novembre del 1958.

Il Venezuela continuava a disporre di queste armi di fanteria e così fu per vari anni dopo la nomina presidenziale di Chávez.

Fu il governo degli Stati Uniti che decretò il disarmo del Venezuela, quando proibì il rifornimento dei pezzi di ricambio per l’equipaggiamento militare yankee, venduto tradizionalmente a questo paese, dagli aerei da combattimento e trasporto militare alle comunicazioni ed ai radar.

È veramente ipocrita accusare ora il Venezuela di una corsa alle armi.

Al contrario  gli Stati Uniti hanno rifornito di migliaia di milioni di dollari in armi, mezzi di combattimento da trasporto, via aria e per l’addestramento delle Forze Armate della vicina Colombia.

Il pretesto era la lotta contro la guerriglia. Sono testimone degli sforzi del presidente Hugo CHavez nella ricerca della pace interna in questo fraterno paese: gli yankee non solo rifornirono le armi, ma iniettarono sentimenti di odio contro il Venezuela alle truppe che si addestravano, come hanno fatto in Honduras attraverso la Forza impegnata, basata a Palmarola.

Gli Stati Uniti danno alle unità di combattimento, dove dispongono di basi militari, la stessa uniforme e l’equipaggiamento che danno alle truppe d’intervento del loro paese in qualsiasi luogo del mondo. Non necessitano soldati propri come in Iraq, in Afganistan e nel nord del Paquistan, per pianificare attacchi di genocidio contro i nostri popoli.

L’estrema destra imperialista che controlla le risorse fondamentali del potere utilizza menzogne spudorate per mascherare i suoi piani.

L’avvocatessa e analista venezuelana-statunitense Eva Golinger, dimostra come  gli argomenti strategici usati nel messaggio inviato  nel maggio del 2009 al Congresso degli Stati Uniti per giustificare un investimento nella base di Palanquero, sono alterati totalmente nell’accordo per cui gli USA ricevono questa stessa base, assieme ad altre numerose installazioni civili e militari.

Il documento inviato al Congresso il 16 novembre, intitolato: "Addendum per riflettere i termini dell’accordo di cooperazione nella difesa, tra gli Stati Uniti e la Colombia”, firmato il 30 ottobre del 2009, è completamente alterato, ha spiegato l’analista.

“Non si parla già più della missione di mobilità che garantisce l’accesso a tutto il continente del Sudamerica, con eccezione di Capo Horn. Sono cambiati anche tutti i riferimenti alle operazioni di portata globale, ai teatri di sicurezza ed all’aumento della capacità delle Forze Armate statunitensi per realizzare una guerra in forma rapida nella regione”, scrive l’acuta e ben informata analista.

È ovvio, d’altra parte, che il presidente della Repubblica Bolivariana  sta combattendo arduamente per superare gli ostacoli che gli Stati Uniti hanno creato nei paesi latinoamericani, tra i quali la violenza sociale ed il traffico di droga. La società nordamericana non è stata capace di evitare il consumo ed il traffico delle droghe. Le conseguenze danneggiano oggi molti paesi  dell’area. La violenza  è stata uno dei prodotti più esportati dalla società capitalista degli Stati Uniti nell’ultimo mezzo secolo, attraverso la crescita dei mezzi di massa di comunicazione e la detta industria  della ricreazione. Sono fenomeni nuovi che la società umana non conosceva prima.

Questi mezzi si potrebbero usare per creare nuovi valori in una società più giusta e più umana.

Il capitalismo sviluppato ha creato le dette società di consumo e con questo ha concepito problemi che oggi non è capace di controllare.

Il Venezuela è quel paese che sta portando avanti molto rapidamente i programmi sociali che possono arrestare questa tendenza sommamente negativa.

I grandissimi successi ottenuti negli ultimi Giochi Sportivi Bolivariani lo stanno dimostrando.

Nella riunione di UNASUR, il Ministro degli Esteri della Repubblica Bolivariana ha posto con chiarezza il problema della pace nell’area.

Qual’è la posizione di ogni paese di fronte all’installazione delle basi yankee nel territorio dell’America del sud? Stabilirlo non solo è un obbligo di ogni Stato, ma anche un obbligo morale di ogni donna e di ogni uomo cosciente e onesto del nostro emisfero e del mondo. L’impero deve sapere  che in qualsiasi circostanza i latinoamericani lotteranno senza stancarsi per il loro più sacri diritti.

Esistono però problemi più gravi ed immediati per tutti i popoli del mondo: il cambio climatico, forse il peggiore e il più urgente in questo istante.

Prima del 18 dicembre ogni Stato  dovrà  adottare una decisione.

Di nuovo l’illustre Premio Nobel della Pace, Barack Obama, dovrà definire la sua posizione sull’assunto spinoso.

Già che ha accettato la responsabilità di ricevere il Premio, dovrà rispondere alla domanda etica di Michael Moore che, saputa la notizia, ha esclamato: “ E adesso se lo guadagni!” “Ma lo può fare?”, mi domando Quando l’esigenza unanime dei circoli scientifici è che le emissioni di diossido devono esser ridotte di non meno il 30% rispetto al livello del 1990, gli Stati Uniti offrono solo una riduzione del 17% di quello che emettevano nel 2005, e questo equivale al 5% del minimo che esige la scienza a tutti gli abitanti del pianeta per il 2020. Gli Stati Uniti consumano il doppio per abitante dell’ Europa e superano le emissioni della Cina, nonostante i 1.338 milioni di cittadini di questo paese. Un abitante della società più consumista emette decine di volte più CO2 pro capiate  di un cittadino povero del Terzo Mondo.

In soli 30 anni addizionali, non meno di novemila milioni di esseri umani che popoleranno il pianeta,  necessiteranno che il totale di diossido di carbonio  che si emette nell’atmosfera, si riduca di non meno del 80% rispetto alle emissioni del 1990. Queste cifre  le  comprende con amarezza un numero crescente di leaders dei paesi ricchi, ma la cerchia che dirige il paese più poderoso e ricco del pianeta, gli Stati Uniti, si consola da solo, affermando che tali pronostici sono invenzioni della scienza.

Si sa che a Copenaghen, al massimo si approverà di continuare la discussione per porre d’accordo i più di 200 Stati e le istituzioni che devono dirimere gli impegni, tra i quali uno importantissimo.

Chi e con quanti risorse contribuirà tra i paesi ricchi allo sviluppo e al risparmio energetico dei più poveri? 

Esiste forse un limite all’ipocrisia e alla menzogna? 

 

Fidel Castro Ruz – 29 Novembre del 2009

Ore 19.15 (Traduzione Gioia Minuti)

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