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Patiranno la fame almeno 100.000
honduregni, nel 2010
Carmen Esquivel
Sarría
PL - Almeno 100.000 honduregni soffriranno la fame
l’anno prossimo, per la siccità e la crisi
alimentare in una situazione aggravata
dall’instabilità politica dopo il colpo di Stato.
Una missione dell’Ufficio di Coordinamento dei Temi
Umanitaria della ONU, (OCHA), arriverà nel paese nei
prossimi giorni per realizzare uno studio completo
delle sequele provocate dal fenomeno climatico,
detto El Niño.
L’investigazione determinerà quanti quintali di
granaglie di base alimentare non si otterranno più
per la mancanza della pioggia e quali saranno le
zone più danneggiate; inoltre si verificheranno le
misure che si dovranno prendere.
L’assessore per le risposte d’emergenza della OCHA,
Douglas Reiner, ha allarmato sul rischio di una
crisi umanitaria in America Centrale per la siccità
ed ha dichiarato che tra i più danneggiati in
Honduras ci saranno almeno 100.000 persone.
“La situazione in questo paese si è aggravata dopo
il colpo di Stato del 28 giugno contro il presidente
legittimo, Manuel Zelaya, soprattutto per la
chiusura parziale di scuole ed ospedali.
Diversi pazienti non sono stati assistiti
adeguatamente ed i bambini non mangiano più il cibo
che ricevevano a scuola”, ha dichiarato Reiner.
Dopo il colpo fascista sono stati sospesi vari
programmi sviluppati dal governo Zelaya in appoggio
ai piccoli e ai medi produttori.
Inoltre sono stati danneggiati i progetti fomentati
dalla Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra
America nei settori della salute, l’educazione, la
cultura e l’energia.
L’Honduras ha ricevuto da questo blocco 100 moderni
trattori, oltre ad aratri, seminatrici ed altri
strumenti per accrescere la produzione.
Nel settore energetico l’incorporazione all’ALBA e
concretamente a PETROCARIBE garantiva un
rifornimento stabile di 20.000 barili al giorno di
petrolio a prezzi preferenziali e con un basso tasso
d’interesse.
Il regime dell’usurpatore Micheletti ha chiesto al
Congresso Nazionale di sottoporre a votazione il
virtuale ritiro del paese da questo meccanismo e la
decisione è stata approvata dal presidente eletto
nelle illegali votazioni del 29 novembre, Porfirio
Lobo (Traduzione Granma Int.)
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