Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5

    

C U L T U R A

L'Avana. 23 Dicembre2009

L’arte nell’era digitale

Umberto Eco

Gli storiografi del Medioevo ci dicono che l’abitante di un villaggio difficilmente si trasferiva in un altro paese vicino, distante pochi chilometri, ma era possibile che visitasse, come pellegrino, Santiago de Compostela o Gerusalemme. 

Senza dubbio, anche se conosceva le sculture e le vetrate della sua chiesa, cosa poteva sapere delle costruzioni che incrociava nel suo pellegrinaggio?

È difficile  voler vedere qualcosa che non si è mai vista, che sfidi le nostre capacità di percezione.

Alcuni hanno messo in dubbio il fatto che Marco Polo fosse andato davvero in Cina, perchè non parla della Grande Muraglia, né del te e nemmeno dei piedi bendati delle donne. Ma si può stare molto tempo in Cina, senza sapere davvero cosa bevono i cinesi, senza osservare i piedi di una donna, magari per educazione, notando come molti però, che nella corte di Gengis Kan le dame si muovevano a piccoli passi e senza mai passare per la Grande Muraglia o passarci e scambiarla per una fortezza locale.

Tutto questo per dire che sino al XX secolo la conoscenza che la gente aveva dell’arte degli altri paesi era molto limitata. 

Se osserviamo le magnifiche incisioni della Cina del sacerdote Athanasius Kircher, partendo dalle ricostruzioni visive realizzate secondo le descrizioni verbali dei missionari, è molto difficile riconoscere una pagoda.

Quante opere d’arte della sua stessa civiltà vedeva un contadino francese, sino al XIX secolo? Laccesso alle collezioni private - e anche ai musei - era riservato ad una elite  ed al massimo ad una elite urbana, sino all’invenzione della fotografia.

Per sapere, per esempio, a cosa somigliava un’opera d’arte conservata a Firenze, si ricorreva alle incisioni.

Ah quegli splendidi libri di  Lacroix, dove le Madonne di tutti i secoli, bizantine o del Rinascimento, avevano il viso delle giovani che popolavano le storie dell’epoca romantica!

Ricorderemo che una delle etimologie della parola “kitsch” – anche se le ipotesi sono numerose – è “sketch”, sbozzo sintetico e rapido. 

I cavalieri inglesi, durante il loro “Grand Tour” d’Italia, per conservare dei ricordi dei monumenti e delle gallerie che visitavano, chiedevano agli artisti di strada che facessero un disegno di opere viste una sola volta, eseguito rapidamente  nella maggioranza dei casi. In questo modo anche l’evocazione dell’esperienza artistica diretta passava per rappresentazioni infedeli.

E non possiamo dire che le cose siano migliorate con l’invenzione della fotografia. Per convincersi basta consultare alcuni libri conosciuti della prima metà del XX secolo sulla storia dell’arte, sino a che non fu possibile la riproduzione  a colori.

Lo stesso succedeva con le arti visive nel mondo dello spettacolo.  È noto quel meraviglioso racconto di Borges, nel quale Averroè cerca invano di tradurre i termini “tragedia” e “commedia” di Aristotele, dato che queste forme non esistevano nella cultura musulmana, e ode parlare di uno strano fatto visto da alcuni visitatori in Cina, dove persone mascherate e vestite come personaggi d’altri tempi attuavano in uno scenario in modo incomprensibile. Gli raccontano che è il teatro, ma lui non comprende bene di che cosa si tratta. Nel mondo contemporanee la situazione si inverte.

In primo luogo la gente viaggia moltissimo e rischia di vedere gli stessi luoghi  da tutte le parti: hotels, aeroporti, supermercati, tutti simili gli uni agli altri, a Singapore come a Barcellona e si è parlato molto della maledizione di questi “non luoghi”.

Ma comunque la gente vede ed e anche possibile che un francese abbia visto le piramidi o il Empire State Building, ma non il tappeto di Bayeux (un poco come il suo antenato, il contadino medioevale…)

Il museo, prima riservato alle persone coltivate, oggi è meta di flussi continui di visitatori di tutte le classi sociali. È vero che molti guardano, ma non vedono, anche se, nonostante tutto, ricevono informazioni sulle arti di differenti culture. Inoltre i musei viaggiano e le opere d’arte si muovono.

Si organizzano sontuose esposizioni sulle culture esotiche, dall’Egitto faraonico agli sciiti. Il gioco dei prestiti reciproci delle opere d’arte, si trasforma in una vertigine a volte pericolosa.

Si può dire lo stesso degli spettacoli e non si può dubitare che un abitante di una città dell’interno ha più opportunità di vedere uno spettacolo della Berliner Ensemble o un nô giapponese, di quella che avevano i suoi genitori.

A questo va aggiunta l’informazione visuale: non parlo del cinema o della televisione, che fanno diventare quasi inutile una visita a Los Angeles, dato che la si percorre meglio in uno scherno che imbarcandosi in una maratona frenetica da un’autostrada ad un’altra, senza entrare mai nei centri abitati. Parlo di Internet, che oggi pone a nostra disposizione tutte le opere del Louvre, della Galleria degli Uffizi o della National Gallery.

Questo provoca un’internazionalizzazione del gusto, e la prova è l’esperienza appassionante che vive chi entra in contatto con il mondo artistico cinese: usciti recentemente da un isolamento quasi assoluto, gli artisti cinesi producono opere che difficilmente si distinguono da quelle che si espongono a New York o a Parigi.

Ricordo un incontro tra critici europei e cinesi,  nel quale gli europei credevano d’interessare i loro invitati mostrando immagini di diverse ricerche artistiche europee, mentre i cinesi sorridevano divertiti, perchè conoscevano quelle cose meglio di loro.

Finalmente, basta  pensare negli innumerevoli giovani di tutti i paesi che riconoscono un brano musicale solo se è cantato in inglese...

Andiamo verso un gusto generalizzato al punto tale che non possiamo distinguere  il pop cinese dal pop nordamericano?

O meglio, vediamo profilarsi forme di localizzazione in modo tale che le differenti culture produrranno interpretazioni distinte dello stesso stile o  programma artistico?

Comunque il nostr gusto resterà marcato dal fatto che già non è possibile sperimentare stupore (o incomprensione) di fronte allo sconosciuto.

Nel mondo di domani lo sconosciuto, se resta ancora qualcosa, starà solamente al di là delle stelle. 

Questa mancanza di stupore o di rifiuto contribuirà ad una maggiore comprensione tra le culture o ad una perdita d’identità? 

Di fronte a questa sfida  è inutile fuggire: è preferibile intensificare gli scambi, le ibridazioni, le miscele. 

In fondo in botanica gli innesti favoriscono le coltivazioni. Perchè no nel mondo dell’arte?

 (Le Monde/ Traduzione  francese - spagnolo di Estela Consigli/ spagnolo- italiano di Gioia Minuti - Testo scritto per il Festival Reims Scene d’Europa)
 

STAMPARE QUESTO MATERIALE


Direttore Generale: Lázaro Barredo Medina / Direttore Editoriale: Gabriel Molina Franchossi
HOSPEDAJE: Teledatos Cubaweb.  La Habana
Granma Internacional Digital: http://www.granma.cu/

 

Spagnolo | Inglese | Francese | Portoghese | Tedesco
© Copyright. 1996-2009. Tutti i Diritti Riservati. Granma Internazionale / Digitale. Repubblica di Cuba

Subir