Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5

    

S P O R T

L'Avana. 23 Luglio 2009

ASPETTANDO IL BRASILE
Missione compiuta

Dopo quattro anni Cuba ritorna nell’élite del volleyball maschile, vincendo contro l’Argentina per 3 set a uno (25-22, 22-25, 26-24 e 26-24) nello stadio Grandska Arena di Belgrado, durante l’apertura della Grande finale della XX lega Mondiale.

La partita, piena di alti e bassi da parte di entrambe le squadre, non è stata precisamente brillante, ma piuttosto una battaglia per la sopravvivenza, dopo la quale il vinto avrebbe dovuto giocarsi il tutto per tutto contro il Brasile nel gruppo F. Una missione alquanto difficile. Da lì si spiega il nervosismo, e l’incostante inizio dei gauchos, che hanno sollecitato l’allenatore Javier Weber a mettere mano alla panchina, prendendo Javier Filardi e Lucas Ocampo, per ricomporre il gioco traumatizzato in gran parte dagli ostacoli del muro cubano. Perché è stata questa e nessun altra la principale arma del gruppo delle Antille, che poco a poco si è lasciato contagiare dall’instabilità sudamericana, con tutto un repertorio di ricezioni inadeguate, servizi inefficaci, e passaggi ripetitivi che hanno finito per rendere prevedibile l’attacco.

Solo così si capisce come Cuba ha perso il secondo set, per poi dominare il terzo ed il quarto in modo deciso. Ciò soprattutto grazie a Wilfredo León, che si è saputo inventare tre schiacciate nel momento più complicato per dimostrare che non esiste in questa Lega uno schiacciatore più effettivo, né 15 anni meglio sfruttati.

La sua meritevole partita, con 24 punti, ha fornito l’impulso definitivo del quale necessitava la squadra cubana, basato anche sull’apporto di Michael Sánchez (16), per ottenere un importante trionfo che rafforza le speranze e moltiplica le possibilità. Proprio oggi che sappiamo di che stazza è fatta la versione più attuale del Brasile, ultima potenza egemonica che ha conosciuto questo sport.

Ci tocca quindi tornare ad affrontare l’incognita alle 11:30 (ora cubana), visto che ancora s’ignora il reale livello della squadra diretta da Bernardo Rezende (Bernardinho), che è riuscita ad arrivare alla finale, ma giocando contro rivali di minor portata, come Finlandia, Polonia e Venezuela. Si tratta di una squadra parzialmente rinnovata, nella quali alcuni degli storici – campioni mondiali (2002, 2006), olimpici (2004), e sette volte vincitori della Lega Mondiale – hanno passato la staffetta alle nuove generazioni. Nonostante ciò, tra le sue fila spiccano giocatori come l’inossidabile attaccante Gilberto Godoy (Giba) e Murilo Endres, ai quali se ne aggiungono altri di provata qualità come l’alzatore Bruno Rezende, il libero Sergio Santos, ed il gigante Lucas Saatkamp (2,09).

Nell’altra partita del giorno, gli anfitrioni serbi si sono avvalsi, come d’abitudine, dei potenti attacchi di Ivan Miljkovic (17) per battere gli Stati Uniti, con punteggi di 25-20, 25-23 e 25-22 nel gruppo E, nel quale oggi gli statunitensi esauriranno le loro possibilità di classificazione di fronte alla Russia, alle 2:30 p.m.(Traduzioni Granma Int)
 

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