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Industria sideromeccanica cubana
s’impone contro l’embargo economico
L’industria sideromeccanica cubana ha perso in
importazioni 38 mila 160 milioni di dollari a
partire dalla metà del 2008, a causa delle
limitazioni dell’embargo economico imposto all’Isola
dagli Stati Uniti.
In un
incontro dei direttivi di questo settore circa i
danni di una tale politica ostile, si è precisato
che in quel periodo si sono acquisite risorse
dall’estero per un valore di 642 mila 160 milioni di
dollari, i quali hanno permesso di soddisfare la
domanda in quest’area.
Dati
forniti dalla direttrice delle Relazioni Esteriori
del settore, Irene Rodríguez, hanno indicato che il
cerchio economico che dura da quasi 50 anni ha
obbligato Cuba a comprare dai lontani Paesi
dell’Asia o dell’Europa, o attraverso intermediari,
cosa che rende le transazioni più care o più
difficili.
Senza
l’embargo statunitense, e con una cifra simile alle
perdite che hanno implicato queste importazioni,
Cuba avrebbe potuto fabbricare 199 frigoriferi per
il programma di risparmio energetico o 1.980
trattori per lo sviluppo dell’agricoltura.
A
questa lista di prodotti si aggiungerebbero anche
1.273 ambulanze per i servizi medici d’urgenza,
1.186 ascensori per barelle per gli ospedali, così
come un milione 773 mila 423 tegole galvanizzate per
costruire i tetti di 49 mila 260 abitazioni.
Tra le
principali aree d’incidenza dell’embargo economico
si identificano: una costante persecuzione di
possibili contratti relativi a materie prime e
l’invio di fondi e accordi tra imprese cubane e
straniere per produzioni o servizi comuni, ha
indicato la funzionaria.
Viene
impedito inoltre l’accesso a crediti bancari
statunitensi o di qualsiasi agenzia o compagnia
sussidiaria dello stesso Paese e, ovviamente, ci
sono le perdite monetarie per un aumento dei costi,
gli alti tassi d’interesse e l’imbarco.
Risaltano inoltre le perdite nell’esportazione
d’acciaio e dei suoi derivati per 400 mila dollari,
prodotti che hanno sperimentato una considerevole
riduzione delle offerte ed elevati costi per
l’impatto della crisi economica.
A
partire dalla metà del 2008, il prezzo della
tonnellata di barre d’acciaio è calata da 1.250
dollari ad un minimo di 400 e 500 dollari.
D’altra
parte, nel caso dell’acciaio inossidabile,
imprescindibile nella fabbricazione dell’arredamento
e nell’attrezzatura medica, il non accesso al
mercato statunitense moltiplica varie volte i costi
della sua acquisizione in altri Paesi e di
conseguenza le perdite per Cuba (Traduzioni
Granma Int/Cubavisión Internacional)
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