Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5

    

C U B A

L'Avana. 22 Luglio 2009

 LE RIFLESSIONI DEL COMPAGNO FIDEL

Il 30º Anniversario Sandinista e la proposta di San José

(da Cubadebate)

Il colpo di Stato in Honduras, promosso dall’estrema destra degli Stati Uniti che mantiene in Centro America la struttura creata da Bush, appoggiato dal Dipartimento di Stato, si sviluppa male per l’energica resistenza del popolo.

La criminale avventura, condannata in forma unanime dall’opinione mondiale e dagli organismi internazionali, non si può sostenere.  

Il ricordo delle atrocità commesse nei decenni scorsi dalle tirannie promosse dagli Stati Uniti, che le  hanno istruite ed armate nel nostro emisfero, è ancora fresco Gli sforzi dell’impero si erano incamminati durante l’amministrazione di Clinton e negli anni successivi nel piano  d’imporre il TLC a tutti paesi dell’America Latina attraverso i detti Vertici dell’America.

Il tentativo d’impegnare l’emisfero con un Accordo di Libero Commercio è fallito. Le economie di altre regioni del mondo sono cresciute con buoni ritmi e il dollaro sta perdendo la sua egemonia esclusiva come divisa privilegiata. La bruitale crisi finanziaria  mondiale complicava la situazione.

In queste circostanze è avvenuto il colpo militare in Honduras, uno dei paesi più poveri dell’emisfero.

Dopo tre settimane di crescente lotta popolare gli Stati Uniti manovrano per perdere tempo, Il Dipartimento di Stato ha assegnato ad  Oscar Arias, presidente della Costa Rica, il compito di dare ausilio al colpo militare in Honduras, assediato dalla vigorosa, ma pacifica pressione popolare.

Mai un fatto simile in America Latina aveva ricevuto una risposta del genere.

Nei calcoli del governo degli Stati Uniti pesava il fatto che Arias ha ottenuto un Premio Nobel per la Pace, la storia reale di Oscar Arias indica che si tratta di un politico neoliberale, con talento e facilità di parola, molto calcolatore e fedele alleato degli Stati Uniti.

Dai primi anni del trionfo della Rivoluzione cubana, il governo degli Stati Uniti ha utilizzato la Costa Rica e le ha assegnato risorse per presentarla come una vetrina delle conquiste sociali che si potevano  ottenere con il capitalismo.

Questo paese centro americano è stato usato come base per l’imperialismo, per gli attacchi da pirati contro Cuba. Migliaia di tecnici e laureati cubani sono stati sottratti al nostro popolo, già colpito da un crudele blocco, per prestare servizio in Costa Rica. Le relazioni tra la Costa Rica e Cuba sono state ristabilite in una data recente, è stato uno degli ultimi paesi dell’emisfero a farlo e questo ci soddisfa, ma non per questo devo evitare d’esprimere quello che penso in questo momento storico di Nuestra America.

Arias, proveniente dal settore ricco e  dominante della Costa Rica, ha studiato diritto ed economia in un’università del suo paese; ha studiato ed ottenuto un Master in scienze politiche nell’università inglese di Essex, dove ha ricevuto il titolo di dottore in Scienze Politiche. Con questi allori accademici, il presidente  José Figueres Ferrer, del Partito Liberación Nacional, lo nominò assessore nel 1970, a  30 anni e poco dopo  lo nominò  Ministro di Pianificazione, incarico nel qual fu riconfermato dal presidente successivo, Daniel Oduber. Nel 1978 entrò nel Congresso come Deputato di questo Partito.  Divenne Segretario

Generale nel 1979, e  Presidente per la prima volta nel 1986.

Anni prima del trionfo della Rivoluzione cubana un movimento armato della borghesia nazionale della Costa Rica, guidato da José Figueres Ferrer, padre del presidente Figueres Olsen, aveva eliminato il piccolo esercito golpista di questo paese e la sua lotta contò con la simpatia dei cubani.

Quando combattevamo sulla Sierra Maestra contro la tirannia di Batista, ricevemmo dal Partito di Liberazione creato da Figueres Ferrer alcune armi e munizioni, ma era troppo amico degli yankee e così, presto, ruppe con noi.  Non va dimenticata la riunione della OEA a San José della Costa Rica, che fu motivazione della Prima Dichiarazione de L’Avana, nel 1960.

La la l riunione della OEA a gli yankee e corra maestra ocntro l atiranni dibatista ricevemmo dal pertio diliberai

Tutto il centro America ha sofferto per 150 anni e ancora soffre, dal tempo del filibustiere   William Walker, che si nominò presidente del Nicaragua nel 1856. Il problema dell’interventismo degli Stati Uniti è costante, anche se il popolo eroico del Nicaragua ha conquistato un’indipendenza che è disposto a difendere fino all’ultimo respiro. Non si conosce nessun appoggio della Costa Rica. Dopo l’ha ottenuto, anche se un governo di questo paese, poco prima della vittoria del 1979 volle essere solidale con il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale.

Quando il Nicaragua  era dissanguato dalla guerra sporca di Reagan, il Guatemala e El Salvador avevano pagato un alto prezzo di vite per la politica interventista degli Stati Uniti che somministravano denaro, armi, scuole e addestramento alle truppe di repressione. 

Daniel ci ha raccontato che con gli yankee promossero le formule per porre fine alla resistenza rivoluzionaria del  Guatemala e di El Salvador.

Più d’una volta Daniel mi aveva commentato con amarezza che Arias, compiendo le istruzioni degli Stati Uniti aveva escluso il Nicaragua dai negoziati di pace.  Si era riunito solo con i governi di El Salvador, Honduras e Guatemala, per imporre accordi al Nicaragua. Esprimeva per questo un’ enorme gratitudine  per Victorio Cerezo. Mi ha raccontato ugualmente che il primo accordo si firmò in un convento di Esquipulas, in Guatemala, il 7 agosto del 1987, dopo due  giorni d’intense conversazioni tra i cinque presidenti centroamericani. Non ho mai parlato pubblicamente di tutto questo, ma stavolta, commemorando il 30º Anniversario della Vittoria Sandinista del 19 luglio del 1979, Daniel ha spiegato tutto questo con impressionante chiarezza, come ha fatto con tutti i temi del suo discorso, ascoltato da migliaia di persone e trasmesso da radio e televisione. Utilizzo le sue parole testuali:

“Gli yankee lo hanno nominato mediatore. Abbiamo una profonda simpatia per il popolo della Costa Rica, ma io non posso dimenticare che in quegli anni duri il Presidente della Costa Rica convocò i Presidenti centroamericani e non ci invitò "

“Gli altri presidenti centroamericani furono però più sensati e gli dissero -  non ci può essere un piano di pace se non partecipa il Nicaragua - e per la verità il presidente che ebbe il coraggio di rompere l’isolamento che gli yankee avevano imposto in centro America, dove avevano proibito ai presidenti di conversare con il presidente del Nicaragua e volevano una soluzione militare, cioè  terminare con una guerra con il Nicaragua e la sua Rivoluzione - chi diede quel passo coraggioso fu il presidente del Guatemala, Vinicio Cerezo.

Questa è la storia vera.

Poi ha aggiunto: “Gli yankees sono corsi a cercare il presidente Oscar Arias perchè lo conoscono, per cercare di guadagnare tempo, per far sì che i golpisti comincino a fare domande che sono inaccettabili. Da quando un golpista negozia con le persone alle quali sta sottraendo i diritti costituzionali? Questi diritti non si possono negoziare: semplicemente si deve far ritornare  il presidente Manuel Zelaya  come dicono gli accordi dell’ALBA, del Gruppo di Río, del SICA, della OEA e delle Nazioni Unite nei nostri paesi vogliamo soluzioni pacifiche.

La battaglia che sta combattendo il popolo dell’Honduras in questo momento è una battaglia pacifica per evitare altro dolore, oltre a quello già prodotto  in Honduras, ha detto testualmente Daniel.

In virtù della guerra sporca ordinata da Reagan e che  - me lo ha detto Daniel - in parte fu pagata con droghe inviate negli Stati Uniti, persero la vita più di 6.000 persone e rimasero invalide altre 5800. La guerra sporca di Reagan fu motivo di distruzione e abbandono di 300 scuole e 25 centri della sanità e  150 maestri furono assassinati. Il costo fu di decine di migliaia di milioni di dollari.

Il Nicaragua aveva solo 3,5 milioni di abitanti, non ricevette più il combustibile che le inviava la URSS e la sua economia divenne insostenibile. Convocarono le lezioni e le anticiparono, poi rispettarono la decisione del popolo che aveva perso ogni speranza di preservare le conquiste della Rivoluzione. Quasi 17 anni dopo i sandinisti sono tornati vittoriosi al governo.

Solo due giorni fa hanno commemorato il 30º Anniversario della prima vittoria. Sabato 18 luglio il Premio Nobel, ha proposto i noti 7 punti dell’ iniziativa personale di pace, che toglie  autorità alle decisioni della ONU e della OEA e che equivalgono ad una resa di Manuel Zelaya, gli rubano simpatia e debilitano l’appoggio popolare. Il presidente costituzionale ha inviato quello che ha definito  “un ultimatum ai golpisti”, che  i suoi rappresentanti dovevano presentare annunciando il suo ritorno in Honduras per domenica 19  luglio, da qualsiasi dipartimento del paese.

A mezzogiorno circa di domenica 19, a Managua, la gigantesca manifestazione sandinista con storiche denunce della politica degli Stati Uniti verità che non potevano non essere trascendentali.

Il peggio è che gli Stati Uniti stanno trovando resistenze nel governo golpista alle loro manovre edulcoranti, e va precisato un momento in cui il Dipartimento di Stato ha inviato  un forte messaggio a Micheletti, e se i capi militari sono stati avvertiti delle posizioni del governo degli Stati Uniti.

In realtà per guardare i fatti da vicino, Micheletti si è insubordinato contro la pace.  Lunedì 21 il suo rappresentante a San José, Carlos López Contreras, aveva dichiarato che la proposta di Arias non si poteva discutere perchè il primo punto, ossia il ritorno di Zelaya, non era negoziabile.

Il governo civile golpista ha preso sul serio il suo ruolo e non si è reso conto che Zelaya, privato di tutta l’autorità, non costituisce un pericolo  per l’oligarchia e politicamente soffrirebbe un duro colpo se si accettasse  la proposta del Presidente della Costa Rica.

Domenica 19, quando Arias ha chiesto altre 72 ore per spiegare la sua posizione, la signora Clinton ha telefonato a Micheletti ed è stata quella che il portavoce Philip Crowley ha definito “una chiamata dura”.

Un giorno sapremo quello che ha detto, ma bastava veder la faccia di Micheletti parlando in una riunione del suo governo, lunedì 20: sembrava davvero quella di un bambino dell’asilo rimproverato dalla maestra. 

Attraverso TeleSur abbiamo visto le immagini e sentito i discorsi della riunione. Altre immagini trasmesse sono state quelle dei rappresentanti della OEA che pronunciavano i loro discorsi nel seno di questa istituzione, impegnandosi ad ascoltare le ultime parole del Nobel per la Pace, mercoledì 22.  Sapevano quello che la Clinton aveva detto a Micheletti?  Forse sì, forse no. Forse qualcuno, ma non tutti lo sapevano. Uomini, istituzioni e concetti si erano trasformati in strumenti dell’alta e arrogante politica di Washington. 

Mai un discorso nel seno della OEA  ha brillato con tanta dignità, come le brevi, coraggiose e brillanti parole di Roy Chaderton, ambasciatore del Venezuela, in questa riunione.

Domani parlerà l’immagine di pietra di Oscar Arias, che spiegherà  che hanno elaborato  questa o quella proposta di soluzione per evitare violenza.

Penso che lo stesso Arias sia caduto in una grande trappola montata dal Dipartimento di Stato.  Vedremo quello che accadrà.

Senza dubbio il popolo dell’Honduras è quello che dirà l’ultima parola. I rappresentanti delle organizzazioni sociali e delle nuove forze non sono strumenti di nessuno,dentro o fuori dal paese, conoscono le necessità e la sofferenza del popolo. Le sue coscienze e il loro temperamento si sono moltiplicati e molti cittadini che erano indolenti si sono sommati e gli stessi affiliati onesti dei Partiti tradizionali che credono nella libertà, la giustizia e la dignità umane giudicheranno i leaders partendo da questo momento storico.

Non si conosce ancor quale sarà l’atteggiamento dei militari di fronte ad un ultimatum yankee e che messaggi giungeranno agli ufficiali.

Il solo punto di  riferimento patriottico e onorevole è la lealtà del popolo che ha sopportato con eroismo le bombe lacrimogene, i colpi e gli spari.

Senza che nessuno possa assicurare quale sarà l’ultimo capriccio dell’impero, se a partire dalle ultime decisioni adottate, Zelaya  tornerà legalmente o illegalmente. Senza dubbio gli honduregni gli faranno un grande ricevimento, perchè sarà una misura della vittoria che hanno già ottenuto con le loro lotte. Nessuno dubiti che solo il popolo dell’Honduras sarà capace di costruire la sua storia!

Fidel Castro Ruz

21 luglio del 2009

Ore 20.55 8 (Traduzione Gioia Minuti)

 

STAMPARE QUESTO MATERIALE


Direttore Generale: Lázaro Barredo Medina / Direttore Editoriale: Gabriel Molina Franchossi
HOSPEDAJE: Teledatos Cubaweb.  La Habana
Granma Internacional Digital: http://www.granma.cu/

 

Spagnolo | Inglese | Francese | Portoghese | Tedesco
© Copyright. 1996-2009. Tutti i Diritti Riservati. Granma Internazionale / Digitale. Repubblica di Cuba

Subir