Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5

    

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L'Avana. 3 Giugno 2009

LE RIFLESSIONI DEL COMPAGNO FIDEL

Il cavallo di Troia

( da CubaDebate)

Rafael Correa, presidente dell'Ecuador, durante la sua visita in Honduras, prima della riunione della OEA, ha dichiarato:  "Credo che la OEA ha perso le motivazioni della sua esistenza, e forse non ne ha mai avute". La notizia trasmessa dall’ANSA, aggiunge che Correa, "ha pronosticato  la morte di questa organizzazione per i molti errori commessi."

"I paesi del continente americano presentano condizioni geografiche differenti e non si possono “ficcare tutti nello stesso paniere”, e per questo l'Ecuador ha proposto, da alcuni mesi  la creazione di una Organizzazione di Stati Latinoamericani” ha aggiunto.

"Non è possibile che i problemi della regione si discutano a Washington:

costruiamo  qualcosa di nostro, senza paesi estranei alla nostra cultura, ai nostri valori, includendo ovviamente nazioni che, inspiegabilmente, sono state separati dal sistema interamericano, e parlo del caso concreto di Cuba… è stata un’autentica vergogna che mostra la doppia morale che esiste nelle relazioni internazionali."

Al suo arrivo in Honduras, il presidente Zelaya e Correa hanno dichiarato che "La OEA dev’essere riformata e deve reinserire Cuba, altrimenti dovrà scomparire."

Un altro dispaccio dell'agenzia DPA recita:

"La reintegrazione di Cuba nell'Organizzazione degli Stati Americani (OEA) ha smesso d’essere un tema a sè stante nell'Assemblea Generale dell'organismo, nella città di San Pedro Sula, per trasformarsi ancora una volta, nel motivo di una lotta di interessi che vanno molto al di là dei limiti dell'Isola dei Caraibi e potrebbero mettere in discussione (ancora una volta), le relazioni emisferiche.

"Il presidente del Venezuela, Hugo Chávez, l’ha detto ben chiaro,  definendo  l'incontro emisferico cominciato questo martedì in Honduras, con termini quasi guerreschi.

"Sarà, ha detto, una battaglia interessante nella quale  se si dimostrerà  che la OEA continua ad essere un ministero delle colonie, che non si trasforma per rispondere alla volontà dei governi che la formano, allora dovremopianificare l'uscita dall'organismo e crearne un altro alternativo."

"L'America Latina sta facendo di Cuba la cartina di tornasole  della sincerità su un vero avvicinamento dell'amministrazione Obama alla regione”, ha affermato l'esperta in Cuba del Council of Foreign Relations di Washington, Julia Sweig, al 'The Washington Post', prima dell'incontro in Honduras."

Resistendo alle aggressioni dell'impero più poderoso mai esistito, il nostro popolo ha lottato per tutti gli altri popoli fratelli di questo continente.

L’OEA è stata complice di tutti i crimini commessi contro Cuba.

La totalità  dei paesi dell'America Latina, in uno o in un altro momento, è stata  vittima degli interventi e delle aggressioni politiche ed economiche. Nessuno  tra loro lo può negare. È ingenuo credere che le buone intenzioni di un Presidente degli Stati Uniti giustifichino l'esistenza di questa istituzione che aperse le porte al cavallo di Troia, che appoggiò i Vertici delle Americhe, il neoliberismo, il narcotraffico, le basi militari e le crisi economiche.

L'ignoranza, il sottosviluppo, la dipendenza economica, la povertà, il ritorno forzato  di coloro che emigrano alla ricerca di un lavoro, il furto dei cervelli e anche le armi sofisticate del crimine organizzato sono le conseguenze degli interventi e del saccheggio provenienti dal Nord.

Cuba, un piccolo paese, ha dimostrato che si può resistere il blocco ed avanzare in molti campi ed anche cooperare con altri paesi.

Il discorso pronunciato oggi dal presidente dell’Honduras, Manuel Zelaya, nell'Assemblea Generale della OEA, contiene principi che possono passare alla storia. Ha detto cose bellissime del suo  paese.

Mi limiterò a quello che ha espresso parlando di Cuba.

"… Nell'Assemblea dell'Organizzazione degli Stati Americani che inizia oggi a San Pedro Sula, in Honduras, dobbiamo avviare il processo di sagge rettifiche dei vecchi errori commessi”.

Noi, i latinoamericani riuniti in questa sede, di recente, un paio di settimane o mesi fa, abbiamo tenuto un gran Vertice nel Gruppo di Rio, a Salvador de Bahia, in Brasile dove ci siamo impegnati.  

L’impegno adottato e scritto, preso all'unanimità da tutta l'America Latina era che in quest’assemblea di San Pedro Sula, per maggioranza di voti o per consenso, si deve emendarsi il vecchio e consumato errore commesso nel 1962 di espellere il popolo cubano da questa organizzazione”.

“Non dobbiamo andarcene da questa assemblea, cari dignitari, senza abrogare il decreto di quell'ottava riunione che condannò un intero popolo perché proclamava idee e principi socialisti, quando oggi, questi stessi principi, si praticano dappertutto, includendo gli Stati Uniti e l’Europa (Applausi). 

Gli attuali  principi di ricercare altre alternative di sviluppo sono evidenti proprio nel cambio verificato negli Stati Uniti con la scelta del presidente Barack Obama”.

“Non possiamo andarcene da quest’assemblea senza porre riparo a  quell’errore e a quell'infamia, perchè, basandosi su quella risoluzione dell'Organizzazione degli Stati Americani che ha già più di quarantanni, a questo popolo fratello di Cuba è stato imposto un blocco ingiusto ed inutile, che non è servito a nessuno dei suoi propositi, ma ha dimostrato che lì, a pochi chilometri dal nostro paese, in una piccola isola, c'è un popolo disposto a resistere ed a sacrificarsi per la sua indipendenza e la sua sovranità”.

"… non farlo ci rende complici della Risoluzione del 1962 d’espellere uno Stato dall'Organizzazione degli Stati Americani perché ha idee diverse, pensieri diversi, e proclama principi d’una democrazia differente. 

E noi non saremo complici di questo”. 

"… Non possiamo andarcene da quest’assemblea senza abrogare quello che fu stabilito allora”. 

"Un honduregno eccezionale nel nostro paese -  uno dei nostri Padri della Patria -  José Cecilio del Valle, il saggio Valle, sostenne il 17 aprile del 1826, nel suo noto articolo Sovranità e non Intervento che, avendo appena proclamato la nostra indipendenza dal regno spagnolo: “Le nazioni del mondo sono indipendenti e sovrane.  Con qualsiasi estensione territoriale o  numero di abitanti, una nazione deve dare agli altri lo stesso trattamento che desidera ricevere.  Una nazione non ha il diritto d’intervenire negli affari interni di un'altra nazione.'”      

Con quelle parole di Cecilio del Valle e citando il Mahatma Gandhi, Gesù Cristo, Martín Luther King, Abraham Lincoln, Morazán, Martí, Sandino e Bolivar, ha concluso il suo discorso.

Poco dopo, nella conferenza stampa che ha seguito l’inizio dell'Assemblea, ha risposto alle domande ed ha reiterato principi. Poi ha ceduto la parola a Daniel Ortega, che ha tenuto una delle relazioni più profonde ed argomentate nell'Assemblea dell'OEA.

Nella conferenza hanno parlato, invitati da Zelaya, Fernando Lugo, presidente del Paraguay, e Rigoberta Menchú, che hanno espresso il loro accordo con quanto sostenuto da Zelaya e Daniel.

L'Assemblea discute da ore. Nel momento in cui termino questa Riflessione, ed e già quasi notte, non ci sono ancora notizie sulla decisione. Si sa che il discorso di Zelaya ha influito.

Chávez parla con Maduro e gli dice di ribadire energicamente che non si possono ammettere risoluzioni che condizionino la deroga dell'ingiusta sanzione contro Cuba. Non si era mai vista tanta ribellione. Senza dubbio, la battaglia è dura. Molti paesi dipendono dal dito indice di una mano del Governo degli Stati Uniti puntato verso il Fondo Monetario, il Banco Mondiale, il Banco Interamericano di Sviluppo o qualsiasi altra direzione per punire i ribelli. Sferrarla  è già una prodezza con molta ribellione.

Il 2 giugno del 2009 sarà ricordato dalle future generazioni.

Cuba non è nemica della pace, né restia allo scambio o alla cooperazione tra paesi con sistemi politici differenti, ma è stata e sarà sempre intransigente nella difesa dei suoi principi. 

Fidel Castro Ruz

- 2 giugno del 2009

Ore 18:56 (Traduzione Gioia Minuti).
 

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