Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5

    

E C O N O M I A

L'Avana. 10 Settembre 2009

Il capitalismo raccontato da Michael Moore

“Il compito dell’artista, del musicista o del regista non è di seguire la folla. I politici non cambieranno nulla di spontanea volontà, non ha senso per loro mostrarsi coraggiosi, è troppo rischioso. Sono le persone che devono farli cambiare”. Così il regista americano Michael Moore annuncia la proiezione alla Mostra del cinema di “Capitalism: a love story”, il suo ultimo atto di accusa contro gli Stati Uniti e il sogno americano.

Tra gli eventi più attesi di Venezia, il documentario, promette il regista, sarà “un perfetto film sentimentale, che contiene tutti gli ingredienti delle più belle love story: lussuria, passione, romanticismo e 14.000 lavoratori licenziati ogni giorno”.

Continua Moore, con il suo solito humor caustico: “È un amore proibito, che non osa pronunciare il suo nome: è il capitalismo”.

Insomma “una storia d’amore” finita tragicamente, causa di una crisi economica mondiale di cui tutti, e per prima l’America, stanno pagando le amare conseguenze e della quale Moore, va a rintracciare i responsabili con quella rabbia e quell’amore per il vero che abbiamo imparato a riconoscere e che in passato lo hanno reso dominatore assoluto dei box office.

Spiega ancora il regista: “Non penso sia un mistero chi c’è dietro a questo collasso. Una grande rabbia è stata rivolta verso le banche e le istituzioni finanziarie, che hanno messo a rischio la nostra economia e l’hanno distrutta, così come verso i politici che hanno permesso che succedesse. Il film non descrive un boom, un fallimento o un salvataggio. Ho iniziato a lavorare a questo progetto prima che l’economia colasse a picco. Non mi concentro su un individuo, una società o un problema in particolare, ma sul quadro generale.

Questo film attacca il sistema che permette, incoraggia e, cosa più importante, garantisce questa corruzione”.

Dopo essere andato contro le lobby statunitensi delle armi nel documentario sulla strage di Columbine (Bowling a Columbine) che si aggiudicò l’Oscar nel 2003, e contro l’intera famiglia Bush in Fahrenheit 9/11 ( 2004), per avere messo in collegamento la guerra in Iraq con gli attentati dell’11 settembre 2001, “il regista del popolo”, come viene definito, ha deciso con quest’ultimo lavoro di affrontare “la radice di tutti i mali”, ma anche dei problemi indagati nei precedenti lavori.

“Io sto facendo questo film da vent’anni – ammette – dopo l’esordio di Roger & Me, avvenuto nel 1989 (in cui il capitalismo e la libera impresa sono da subito additati come i primi mali della società), ci sono stati dei collegamenti e delle idee comuni presenti in tutti i miei progetti. Capitalism: a love story non è semplicemente la continuazione di questo lavoro, ma il suo culmine”.

In questo modo il regista ci porta nelle case delle persone che hanno visto improvvisamente stravolta la propria esistenza cercando di dimostrare come la super potenza delle lobby internazionali e il loro “amore” per il denaro a ogni costo abbia prodotto conseguenze devastanti sull’economia mondiale e sulla vita dei cittadini dell’intero globo.

“Era uno Stato ricco, il Michigan – raccontava Moore già ai tempi di Roger & Me -. Aveva solo tre prigioni. Dopo la chiusura delle fabbriche della GM, fino alla crisi odierna, siamo arrivati a quaranta penitenziari e tutti i carcerati hanno una cosa in comune: la povertà”.

Possiamo, dunque, essere sicuri che il regista che da anni ha deciso di fare luce sulla parte più nascosta del liberismo sfrenato made in Usa – e che già nel 2007 con il suo documentario Siko denunciava l’urgenza di una riforma e la disumanità del sistema sanitario statunitense, una delle battaglie più ambiziosi dell’attuale presidente Barack Obama – affronterà senza paura e parzialità anche quest’ultima sfida. (Alessia Mazzenga su “Terra”).
 

STAMPARE QUESTO MATERIALE


Direttore Generale: Lázaro Barredo Medina / Direttore Editoriale: Gabriel Molina Franchossi
HOSPEDAJE: Teledatos Cubaweb.  La Habana
Granma Internacional Digital: http://www.granma.cu/

 

Spagnolo | Inglese | Francese | Portoghese | Tedesco
© Copyright. 1996-2009. Tutti i Diritti Riservati. Granma Internazionale / Digitale. Repubblica di Cuba

Subir