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Scontri violentissimi a Gerusalemme:
è la terza Intifada?
Continuano ancora i violenti scontri, iniziati il 15
marzo, tra i poliziotti israeliani e i palestinesi
che protestano all’ennesimo sopruso nei confronti
della loro città più amata.
Martedì 16 marzo, migliaia di palestinesi della
Striscia di Gaza hanno partecipato a imponenti
cortei di sostegno ai fratelli impegnati nella
scontri vicino alla moschea al-Aqsa che protestano
in segno di rifiuto alle minacce alle quali è
esposta al-Quds (Gerusalemme).
Manifestanti palestinesi e poliziotti israeliani si
sono scontrati in varie zone di Gerusalemme Est, nel
giorno in cui il movimento islamico Hamas aveva
proclamato "Giornata della rabbia" per protestare
alle "provocazioni" di Israele.
I principali scontri sono avvenuti nel campoprofughi
di Shuafat e all'entrata della località di Isawie.
La poliziaisraeliana ha attaccato i manifestanti
sparando proiettili di gomma,granate stordenti e gas
lacrimogeni. Scontri analoghi sono scoppiatianche in
altre zone di Gerusalemme Est, nelle cui strade la
polizia sionista ha schierato 3.000 agenti, che
controllavano anche gli accessi alla città per
impedire che i palestinesi di cittadinanza
israeliana residenti in Galilea arrivassero a dare
man forte ai manifestanti.
La polizia da cinque giorni aveva bloccato gli
accessi alla Spianata delle Mosche e aveva
rafforzato le misure di sicurezza in tutti i
quartieri di Gerusalemme Est. La crisi è iniziata
con la questione della 'Hurva' (rovina, in ebraico),
una sinagoga inaugurata nella notte dopo esser stata
ricostruita per la terza volta negli ultimi 250
anni. Un'antica profezia collega la terza
inaugurazione con il periodo del Terzo Tempio, per
cui alcuni gruppi estremisti ebraici hanno
approfittato per rivendicare il diritto a entrare
nella Spianata delle Mosche. Ma i palestinesi
considerano una provocazione le pretese dei gruppi
estremisti ebraici e Hamas ha dunque proclamato
"Giornata della rabbia", una forma di appello usata
nella seconda Intifada per portare in piazza i
manifestanti.
Gli scontri vanno avanti da alcune settimane dentro
e fuori la Città Vecchia, dove si trovano i luoghi
sacri di ebrei, musulmani e cristiani; ma negli
ultimi giorni sono stati esacerbati dalla decisione
israeliana di costruire abitazioni per ebrei nelle
zone occupate di Gerusalemme Est.
Il premier Benjamin Netanyahu, nonostante
l’opposizione della Comunità internazionale, ha
ribadito anche lunedì che il piano per costruire
1.600 nuovi alloggi a Gerusalemme Est andrà avanti
come programmato; e il via libera all'allargamento
dell'insediamento, annunciato martedì scorso durante
la visita del vicepresidente americano Joe Biden, ha
ulteriormente infiammato gli animi dei palestinesi.
(Irib)
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