Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5

    

C U L T U R A

L'Avana. 12 Marzo 2010 

La giovane Cuba

Un nuovo libro dal titolo La giovane cuba, di Zambon Editore, scritto tra il 1963 e il 1964 e rimasto inedito sino ad ora, è il resoconto di un viaggio durato più del previsto. Giunta a Cuba con l'obiettivo di incontrare i leaders del Governo rivoluzionario, per capire l'evoluzione ideologica dei barbudos verso il marxismo e il comunismo, l'autrice - una delle prime reporter occidentali ad intervistare Fidel Castro - ci offre al tempo stesso uno spaccato di vita quotidiana cubana a soli quattro anni dal trionfo della Rivoluzione.

Le interviste alle principali personalità politiche dell'isola - non solo Fidel, ma anche Raúl Castro, Dorticós, il Che, Celia Sanchez, Haydée Santamaria e tanti altri - si alternano e si intrecciano agli incontri con la gente comune nei locali dell'Avana, nei campi di raccolta della canna, nei paesini di provincia, sulla Sierra. Il risultato è una galleria di ritratti di donne e uomini, che, ciascuno a suo modo, ci raccontano come si vince e come si difende una Rivoluzione.

Un diario di viaggio che è ora un documento storico di eccezionale interesse.

Con 90 fotografie e interviste a Fidel Castro e a Che Guevara finora mai pubblicate in Italia, manca solo ilnome della giornalista... che l’editore si riserva di annunciare “ufficialmente”. 

“Ecco la differenza tra un rivoluzionario e un ribelle. Di ribelli ce ne sono tanti. Una volta vinta la guerra vanno in televisione, si fanno invitare in altri paesi, percorrono le città in cabriolet e salutano la folla. [...]. Fidel non ha fatto niente di tutto questo per un motivo molto semplice: non è solamente un ribelle, è un rivoluzionario. E non smetterà mai. Avevamo capito che non esistono le mezze misure: o si faceva come si è fatto oppure questa smetteva di essere una rivoluzione; e quanto al socialismo, non era quel che la propaganda ci aveva fatto credere, e non era nemmeno necessariamente quel che era stato in altri paesi: era quello che ne facevamo noi.

D'un tratto due uomini a cavallo, sicuramente due operai dell'azienda collettiva, irrompono nel mio campo visivo, e mi fanno uno strano effetto: se in quel momento mi fossi trovata in una fattoria privata e li avessi visti passare, con quel loro atteggiamento, né arrogante né servile, ma semplice, li avrei certamente scambiati per i padroni di quella terra”.
 

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