|
Violenza in Messico
Droga, armi e tre morti vincolati al
consolato USA a Ciudad Juárez
AIN - La ministra degli Esteri messicana, Patricia
Espinosa, ha affermato che la violenza del
narcotraffico che soffrono diverse localaità
messicane, come Ciudad Juárez, è prodotta, tra
molti fattori, dal consumo di droghe negli Stati
Uniti.
La diplomatica, citata da AP, ha assicurato che il
Messico assume tutte le sue responsabilità
nell’affrontare la violenza del narcotraffico, ma ha
considerato che anche gli Stati Uniti devono fare di
più per investigare e fermare i gruppi che dal loro
territorio aiutano quelli che operano nei cartelli
messicani.
“Questa situazione di violenza, ha detto la ministra
Espinosa alla stampa, deriva dalla mancanza di una
riduzione sostanziale del consumo di droghe negli
Stati Uniti e dal fatto che là c’è un mercato che
implica necessariamente questo flusso permanente di
narcotici.
Patricia Espinosa ha ammesso che un altro fattore
che fa persistere la violenza è la mancaza di azioni
dei governi messicani negli ultimi anni, ma ha
assicurato che l’amministrazione del presidente
Felipe Calderón fa assolutamente tutto quello che
può per detenere questo clima.
“Sono necessarie azioni più efficienti, ha detto,
per fermare il flusso di armi che provengono dagli
Stati Uniti e giungono in Messico, perchè i cartelli
le necessitano per aumentare la loro potenza negli
scontri a fuoco”.
Diverse zone del Messico hanno sofferto negli
ultimi anni la crescente violenza dei cartelli delle
droghe che, mentre sostengono dispute interne per il
controllo delle rotte e dei territori, mantengono
gli scontri con le autorità.
Circa 18.000 assassinii sono attribuiti al crimine
organizzato, dal dicembre del 2006, quando il
presidente Calderón lanciò un’offensiva conto i
cartelli.
Ciudad Juárez, alla frontiera con El Paso, in Texas,
è diventata il principale centro nel mirino delle
autorità per una costante violenza che ha acquisito
nuove dimensioni nell’ultimo fine settimana, per via
dell’assassinio di tre persone vincolate al
Consolato locale degli Stati Uniti (Traduzione
Granma Int.)
|