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Tributo ”all’anello mancante”
della trova cubana
Jorge Petinaud
Musicisti e personalità della cultura cubana
hanno reso omaggio all’autore di “La canción de
la trova”, Germán Pedro Ibáñez (Pedrito), in
occasione del 5º anniversario della sua morte.
Familiari e membri del Sestetto Habanero, che
Ibáñez aveva diretto negli ultimi 40 anni della
sua vita, hanno guidato un corteo fino alla sua
tomba nel Cimitero di Colón de L’Avana.
Una sola delle sue oltre 100 composizioni,
quella che dedicò al repertorio “juglaresco”
negli anni ’50 basterebbe per immortalarlo come
ponte tra la vecchia generazione e quella di
Silvio Rodríguez e Pablo Milanés, ha assicurato
suo nipote, Jaime Gracián Hernández.
Ha ricordato che quando la presentò per la prima
volta di fronte a grandi musicisti, tra cui
Sindo Garay, l’autore di Perla Marina elogiò il
brano e gli disse che sarebbe diventata una
pietra miliare del catalogo musicale cubano.
Francisco Repilado (Compay Segundo) confermò il
pronostico di Garay includendo questa canzone
ripetutamente nella sua ampia discografia, ha
aggiunto Hernández.
Ha evocato il ruolo di Ibáñez come preservatore
e continuatore alla fine del XX secolo ed
all’inizio del XXI del repertorio originale del
primo sestetto, fondato nel 1920.
Ibáñez, il cui nome artistico era semplicemente
Pedrito, nacque l’11 ottobre del 1928 a
Sagua
la Grande, nella provincia di Las Villas -oggi
Villa Clara- dall’unione di Siria Ibáñez e
Gracián Celaya.
Insieme alla madre si trasferì nel quartiere di
Cayo Hueso, a L’Avana, durante la prima
infanzia, e nel pieno dell’adolescenza cominciò
a lavorare in una piccola fabbrica di sigari
nella sua casa.
Però l’ambiente musicale del popoloso quartiere
lo attraeva e cominciò lo studio della chitarra
con Enrique Hernández e contemporaneamente
imparava a suonare il tres per imitare il
prestigioso sonero Alfredo Boloña.
Cominciò la sua carriera artistica con
l’orchestra Maravillas del 42 come cantante,
chitarrista e compositore e fu integrante di
altri gruppi fino agli anni ’50 quando formò un
trio insieme a Compay Segundo e Blas Díaz, che
si esibì nelle emittenti nazionali della
capitale.
Le sue capacità come compositore, arrangiatore,
chitarrista e cantante con il dominio di varie
voci lo condussero al Sestetto Habanero nel
1964, guidato allora da Manolo Furé, alla
direzione musicale e generale dal 1955.
Durante quattro decenni, fino al 9 agosto del
2007, data della sua morte, viaggiò in 32 paesi,
nei quali portò in trionfo il repertorio
classico del Sestetto e nuovi brani -molti dei
quali scritti da lui-, fedeli alle sonorità ed
alla cadenza del primo gruppo di questo tipo-
(Traduzione Granma Int.).
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