Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5  

     

E S T E R I

 L'Avana. 23 Aprile 2012

   

Reclamata la libertà per i 5 antiterroristi in 25 paesi  

Numerose attività di solidarietà in 25 paesi hanno accompagnato la chiusura della Campagna internazionale “Cinque giorni per i Cinque”, che reclama la liberazione degli antiterroristi condannati negli Stati Uniti.

Cinque giorni per i Cinque alla Casa Bianca. Foto: Bill Hackwell
Cinque giorni per i Cinque alla Casa Bianca.
Foto: Bill Hackwell
 

Anche se le giornate iniziate il 17 aprile hanno avuto come scenario principale Washington, le espressioni d’appoggio alla causa di  Gerardo Hernández, Fernando González, Ramón Labañino, Antonio Guerrero e René González sono avvenute nei più diversi punti del mondo.

I membri del Movimento Messicano di Solidarietà hanno realizzato un miting davanti all’ambasciata degli Stati Uniti, nella capitale del paese, ed hanno gridato parole d’ordine in appoggio alla libertà dei Cinque ed hanno distribuito volantini con la spiegazione del caso.

Il movimento russo Vinceremo si è riunito davanti alla missione diplomatica di Washington a Mosca ed ha consegnato una dichiarazione indirizzata al presidente degli USA, Barack Obama.

A  Puerto Rico, una ventina d’organizzazioni hanno diffuso una dichiarazione congiunta che esige dall’amministrazione della Casa Bianca la scarcerazione immediata di tre prigionieri politici portoricani e dei Cinque antiterroristi cubani.

“Obama: libera i Cinque, già”, è stata la domanda dei guatemaltechi solidali con i combattenti cubani  davanti all’ambasciata degli Stati Uniti in questo paese.

“Anche Germania, Argentina, Australia, Belgio, Bolivia, Brasile, Cile, Costa Rica, El Salvador, Spagna, Italia, Nicaragua, Perú, Regno Unito, Turchia, Svezia e Ucraina sono stati paesi sede di azioni di solidarietà”, ha informato  Graciela Ramírez, coordinatrice del Comitato Internazionale per la Libertà dei Cinque.

“La campagna, ha aggiunto, vuole richiamare l’attenzione sul caso, coinvolgere persone che non lo conoscono ancora e bussare alla porta del Congresso degli Stati Uniti, per chiedere che prestino attenzione all’ingiustizia e la facciano terminare.

(PL/ Traduzione Granma Int.)
 

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